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Il ruolo del Frontaliere deve essere difeso !!!!

Tutti ricordano la famosa campagna denigratoria “Bala i rat”, che ha preso vita in Canton Ticino qualche tempo fa. Certo, i frontalieri sono spesso stati vittime di campagne di questo tipo, forse anche peggiori, volute da alcuni partiti politici elvetici .  Eppure, i rapporti di lavoro interregionale fra Svizzera e Italia sono antichi quanto proficui e per questo motivo si è cercato di proporre delle soluzioni che possano da un lato tutelare i frontalieri, dall’altro aiutare nello stesso tempo i territori coinvolti.

Il Consigliere Comunale di Como Luigi Bottone, ha raccolto la sfida: l’idea è quella di creare un tavolo politico di confronto tra gli amministratori provinciali comaschi e cantonali, le Organizzazioni sindacali dei due territori confinanti e le rappresentanze delle associazioni datoriali. Ma il tavolo di confronto non deve essere soltanto un posto fittizio, ma un organismo vero e proprio riconosciuto dalle istituzioni regionali e nazionali dei due Paesi, dove si possa realizzare un confronto serio su tutte le questioni interregionali in discussione. Naturalmente, dovrebbero farne parte anche alcuni rappresentanti dei Governi Nazionali debitamente incaricati del compito. E all’appello qualcuno ha risposto: i rappresentanti di CGIL e CISL, Claudio Pozzetti e Gian Marco Gilardoni, il sindaco di Como Stefano Bruni e il sindaco di Cantù Tiziana Sala, che nella mattinata del giorno 16 ott 2011 sono intervenuti in conferenza stampa. “I frontalieri oggi sono oltre 60 mila e il trend sembra in crescita. Non è quindi un fenomeno transitorio”, ha dichiarato Claudio Pozzetti. Il coinvolgimento dei territori interregionali fin’ora è avvenuto solo parzialmente. Ad esempio la decisione presa dal Consiglio di Stato ticinese di bloccare parzialmente il ristorno delle imposte alla fonte dei lavoratori frontalieri italiani è stata fatta propria dalla Svizzera ma ha visto le province confinanti come il soggetto che ha dovuto subire decisioni altrui senza avere però una voce in capitolo.  Stefano Bruni ha dichiarato che “il sostegno a questo progetto da parte del comune è pieno”. L’interlocutore di riferimento al tavolo progettuale dovrebbe essere la Regio Insubrica, organo territoriale che già vede al suo interno Enti e istituzioni del territorio di riferimento.


Video Frontalieri - Bottone Luigi





Mercoledì 14 Marzo 2012 15:09- Agenzia Internazionale Stampa Estero

COMO\ aise\ - Il Consiglio Nazionale svizzero ieri ha deliberato la riduzione dei ristorni fiscali dei frontalieri italiani dal 38% al 12%, accogliendo così la proposta avanzata dal Canton Ticino. La decisione è stata accolta con delusione e preoccupazione dai sindacati di categoria di Cgil, Cisl e Uil che oggi, attraverso i responsabili nazionali Claudio Pozzetti, Gianmarco Gilardoni, Pancrazio Raimondo criticano la delibera.

 

"I frontalieri – ricordano i tre sindacalisti – lavorano e pagano le tasse in Svizzera, ma vivono in Italia ed usufruiscono quindi di servizi, infrastrutture, assistenza sanitaria, formazione per sé e le loro famiglie nel nostro Paese: la Convenzione fiscale tra Italia e Svizzera, sottoscritta nel 1974, ben riconosceva tale realtà, prevedeva quindi i ristorni fiscali in giusta misura ai territori di provenienza dei frontalieri ed ha finora ben funzionato. In ogni caso, trattandosi di una Convenzione fra due Stati sovrani, finché non venga denunciata, essa va applicata, senza "ritenute" improprie quale quella effettuata ultimamente dal Canton Ticino".

Per i sindacati, dunque, "le istituzioni italiane, a tutti i livelli, da quello del Governo e del Parlamento nazionali, senza perdite di tempo, riconvocando il tavolo di confronto italo-svizzero, a quello degli Enti Locali, debbono prendere subito una posizione decisa ed univoca per difendere i frontalieri ed i loro Comuni di provenienza, distinguendo nettamente le questioni che li riguardano dalle giuste misure da porre in atto per combattere l'evasione fiscale, l'esportazione di capitali all'estero ed il superamento del segreto bancario".

Un "tavolo politico locale" è auspicato anche da Luigi Bottone, consigliere del Comune di Como, che ha inviato una lettera a tutti i sindaci della provincia per invitarli a sostenere la proposta lanciata l’estate scorsa dai sindacati.

Bottone, nella lettera, ricorda che quella dei ristorni è "una cifra notevole: quasi 54 milioni di euro l’anno, da ridistribuire fra quasi 400 comuni di confine. Per tantissimi enti, questa quota rappresenta una voce superiore al 20% del proprio bilancio". In questo senso, sottolinea Bottone, il taglio deciso dal Consiglio Nazionale svizzero "comporterebbe la paralisi per molte piccole amministrazioni comunali".

Concludendo, Bottone sottolinea "l’opportunità di mettere in atto l’accordo proposto dai sindacati nazionali Cgil, Cisl e Uil nell’estate del 2011 per la convocazione di un tavolo politico locale che tratti urgentemente tutti i temi sui frontalieri (normative, accordi, difesa dei valori)". 

http://www.aise.it/italiani-nel-mondo/previdenza-e-lavoro/108551-frontalieri-la-svizzera-falcia-i-ristorni-la-protesta-dei-sindacati-un-tavolo-politico-a-como.html




La polemica del consigliere Bottone: «Voglio spiegazioni dall'On.Bignasca » Stampa E-mail
Venerdì 29 Luglio 2011- articolo del  Corriere di Como
Senza risposta una mail del 13 luglio scorso

«È vero, sono un “semplice” consigliere comunale di Como, però vorrei chiedere spiegazioni all'On. Giuliano Bignasca del suo atteggiamento ostile ai frontalieri. Gli ho inviato una mail il 13 luglio scorso, tramite il sito istituzionale del suo partito, in cui chiedevo un incontro. Non ho ancora ricevuto risposta».
Il compenso, il battage del consigliere Luigi Bottone – infuriato dopo le ultime sparate della Lega dei Ticinesi contro i frontalieri – è arrivato ben oltre il Canton Ticino.
«I sindacati italiani confederali, Cgil Cisl e Uil, mi hanno risposto e si sono detti disponibili a collaborare per difendere i lavoratori italiani in Svizzera. Nel giro di una settimana, la Tsr (la televisione della Svizzera francese, ndr) si è detta interessata a venire a Como, a settembre, per girare un servizio sui frontalieri e sulla polemica in atto. Anche la radio della Svizzera francese sarà qui, domattina alle 11, in Comune, per approfondire la questione».
Insomma, rispondono tutti tranne la Lega dei Ticinesi. «A questo punto - conclude Bottone - son convinto che, per il partito di Bignasca, l’atteggiamento ostile nei confronti dei frontalieri sia solo uno strumento di propaganda elettorale»





17 Aprile 2012 - PRIMO TAVOLO POLITICO SUI FRONTALIERI convocato nel Comune di Como-
Presenti il Senatore Butti ,una delegata della Regione Lombardia,diversi Sindaci (Como,Cantù,Gravedona,Grandate,Laglio...ect....) ...
Trattati moltissimi temi come:
- il blocco dei ristorni ,l'abbassamento dal 38,8 al 12.50 ,bilancio dei comuni di confine, trattamenti sulla disoccupazione,questione fiscale,tavolo competitivita', dialogo italia/svizzera....ect....





Corriere del Ticino 3 Maggio 2012

Frontalieri preziosi per Chiasso

Avanzo d'esercizio grazie a sopravvenienze e imposte alla fonte
(foto Maffi)

CHIASSO - Dimenticati gli anni d’oro contrassegnati da entrate fiscali plurimilionarie garantite dalle banche, il Comune di Chiasso fonda ora la propria stabilità finanziaria, in buona parte, sul gettito assicurato dalle imposte alla fonte, stimato in poco più di 4 milioni di franchi per il 2011, e sulle sopravvenienze, fissate, con un calcolo prudenziale, a quota 8,5 milioni di franchi. Sono questi i dati salienti del consuntivo 2011 dell’amministrazione comunale presentato oggi a Palazzo civico dal sindaco della cittadina Moreno Colombo. Il documento allibra un avanzo d’esercizio pari a 127.867 franchi. I cospicui introiti riconducibili all’imposizione alla fonte dei lavoratori stranieri dimostrano l’importanza dei frontalieri sia per l’economia locale sia per le casse pubbliche.








Articolo pubblicato sul Ticinolive del 10.05.12

Il Consiglio di Stato ha sbloccato il ristorno dell’imposta dei frontalieri

Svizzera e Italia avviano un dialogo sulle vertenze aperte in ambito finanziario e fiscale. I Consiglio di Stato ticinese sblocca i ristorni dei frontalieri. L’annuncio è stato dato mercoledì mattina.

Dopo mesi di riunioni e trattative, i 28.5 milioni di franchi dell’imposta alla fonte 2010 dei frontalieri sono stati sbloccati, per decisione del Consiglio di Stato che ritiene onorate le condizioni poste per lo sblocco dei fondi. L’ordine di pagamento a favore dell’Italia è stato dato.

Il Dipartimento federale delle finanze ha riferito sull’incontro di oggi fra Michael Ambühl, capo della Segreteria di Stato per le questioni finanziarie internazionali e l’ambasciatore Carlo Baldocci, consigliere diplomatico del Ministero dell’economia e delle finanze italiano.
Una delegazione del governo ticinese composta da Marco Borradori e Laura Sadis si trova anche a Palazzo federale.

E’ stato deciso che un gruppo di pilotaggio si riunirà il 24 maggio per discutere delle questioni pendenti, un accordo fiscale simile alle convenzioni già sottoscritte da Berna con altri paesi, l’accesso ai mercati finanziari e la black list dei paradisi fiscali su cui il precedente governo italiano aveva messo la Svizzera.
Nei prossimi giorni a Roma, la presidente della Confederazione Eveline Widmer-Schlumpf incontrerà il premier italiano Mario Monti.





LIBERA CIRCOLAZIONE, PARITÀ DI TRATTAMENTO E PROTEZIONE SOCIALE DEI LAVORATORI FRONTALIERI NELL'UE

I lavoratori frontalieri residenti e occupati nell'Unione europea godono, come tutti i lavoratori migranti, del principio di non discriminazione e della parità di trattamento previsti per i lavoratori che si spostano sul territorio dell'Unione. Più in particolare, il regolamento n. 1612/68 sulla libera circolazione dei lavoratori all'interno della Comunità europea  prevede all'articolo 7 la parità di trattamento per tutte le condizioni di occupazione e di lavoro, in particolare in materia di retribuzione, licenziamento, reintegrazione professionale o rioccupazione, se il lavoratore è disoccupato. In materia di diritto del lavoro, il frontaliere è soggetto, come il migrante, alla legislazione del paese in cui è occupato. In virtù dell'articolo 7, paragrafo 2 del medesimo regolamento, egli beneficia degli stessi vantaggi sociali e fiscali di cui godono i cittadini di tale paese.

In materia di protezione sociale, i principi e il regime applicabili ai lavoratori frontalieri sono, salvo in alcuni casi specifici, gli stessi che in generale sono validi per tutti i lavoratori migranti all'interno della Comunità europea.

Il regolamento CEE n. 1408/71 di coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale degli Stati membri e il relativo regolamento di applicazione n. 574/72 comprendono tra l'altro disposizioni specifiche riguardanti talune prestazione destinate ai lavoratori frontalieri. Questi ultimi, in linea di principio, godono di vantaggi di cui non beneficiano gli altri lavoratori migranti, come per l'accesso transfrontaliero alle prestazioni sanitarie.

Tuttavia, i problemi da essi incontrati riguardo al loro statuto sociale e familiare non sono necessariamente legati alla loro qualità di lavoratori frontalieri. Si tratta piuttosto di problemi comuni ad altre categorie di migranti - dovuti in particolare alle differenze tra le legislazioni nazionali e alla totale assenza di coordinamento dei sistemi nazionali di regimi complementari non legali, specialmente nel settore delle pensioni - che i frontalieri conoscono con maggiore urgenza e maggiore intensità per il fatto di trovarsi, per la loro stessa situazione, in prima linea nell'applicazione del diritto europeo della sicurezza sociale.

DIFENDIAMO I FRONTALIERI

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IL CONCETTO DI LAVORO FRONTALIERO

Ciò che distingue il lavoratore frontaliero dal tradizionale lavoratore migrante è il fatto di essere residente in uno Stato e di lavorare in un altro. Mentre il secondo lascia il suo paese di origine, con o senza la sua famiglia, per abitare e lavorare in un paese diverso dal suo, il frontaliere ha una doppia cittadinanza nazionale per il luogo di residenza e il luogo di lavoro.

Tuttavia risulta impossibile stabilire un concetto univoco che comprenda criteri obiettivi per la definizione del lavoro frontaliero. Tale concetto copre infatti realtà diverse, a seconda che si consideri l'accezione comunitaria - enunciata in particolare in materia di sicurezza sociale - o le numerose definizioni contenute nelle convenzioni bilaterali di doppia imposizione - valide per la determinazione del regime fiscale applicabile ai lavoratori frontalieri.

In virtù della normativa comunitaria, l'espressione "lavoratore frontaliero" designa qualsiasi lavoratore occupato sul territorio di uno Stato membro e residente sul territorio di un altro Stato membro (criterio politico), dove torna in teoria ogni giorno o almeno una volta alla settimana (criterio temporale) (1). Questa definizione, che, oltre agli elementi intrinseci dello spostamento dal domicilio al luogo di lavoro attraverso una frontiera, conserva la condizione temporanea del ritorno quotidiano o settimanale al domicilio, si applica tuttavia solamente alla protezione sociale dei lavoratori in questione all'interno dell'Unione europea.

In campo fiscale, le convenzioni bilaterali di doppia imposizione, che determinano il regime fiscale dei lavoratori frontalieri, fissano invece definizioni maggiormente restrittive, che impongono inoltre un criterio spaziale, secondo il quale il fatto di risiedere e lavorare in una zona frontaliera in senso stretto, definita in modo variabile in ciascuna convenzione fiscale, è considerato un elemento costitutivo del concetto di lavoro frontaliero.

Il primo problema riflette dunque la mancanza di una definizione uniforme del lavoro frontaliero che, secondo i criteri fissati, può portare nella pratica all'identificazione di diverse categorie di popolazione.


SLOGAM COMPARSI IN SVIZZERA