Rigoletto
 
  

Rigoletto è la prima opera della cosiddetta “trilogia popolare” di Giuseppe Verdi, insieme a Trovatore e a Traviata. Trilogia popolare perché si tratta di tre opere che mettono in scena le tragedie umane, quelle che per intenderci potrebbero accadere ad ognuno di noi. In queste tre opere sono trattate le passioni più umane, più personali, e tuttavia più “normali”, che fanno girare il mondo. Detto questo, passiamo subito ad aprirvi le porte che vi introdurranno in questa opera stupenda. A Parma si usa dire che il Rigoletto è “c’me ‘l gozen” (come il maiale): non si butta via niente.

Siamo a Mantova nel XVI secolo all'interno del sontuoso palazzo del Duca di Mantova. Alla fine del breve preludio che ci trascina già nell’atmosfera vagamente sinistra dell’opera, il sipario si apre mostrandovi lo sfarzo della grande sala, con i broccati, i velluti e i mobili stupendi che caratterizzano l’arredamento della dimora del Duca. Siamo nel pieno di una festa, dedicata al lusso e al peccato. Dovete sapere che il Duca di Mantova è un libertino,  un giovanotto al quale le donne piacciono, e molto. E ce lo dimostra subito: dopo aver avuto un breve colloquio con Borsa, suo cortigiano, riguardante la ‘cotta’ che si è preso per una ragazza che vede di frequente in chiesa e che vive in una casa poco fuori città, e che da quella casa un misterioso uomo entra ogni notte, il nostro nobile Duca esprime subito il suo pensiero sulla considerazione che ha delle donne, cantando Questa o quella per me pari sono, infischiandosiene delle raccomandazioni che Borsa gli fa circa le possibili arrabbiature dei mariti gelosi.

E, come volevasi dimostrare, cosa fa il Duca alla fine della sua esposizione? Va subito a ‘provarci’ con la Contessa di Ceprano, moglie di un altro signore che fa parte della corte del Duca stesso: il Conte di Ceprano appunto. E da qui entriamo nel vivo della prima scena. Perché mentre il Duca fa il cascamorto con la contessa, arriva Rigoletto, buffone di corte, sfortunato nel suo fisico deformato da una gobba molto pronunciata, che si accorge della ‘tresca’ e, senza alcun tatto, va da Ceprano  alzando il dito indice e il mignolo (le corna per intenderci) sopra la sua testa esclamando: “In testa che avete signor di Ceprano?”, suscitando le risate di tutti i presenti.  Ma Ceprano accusa il colpo.

 

 

La scena però è interrotta dall’arrivo di Marullo, che annuncia una grandissima novità. Tutti gli si fanno vicino, pendendo letteralmente dalle sue labbra, e Marullo, stando bene attento a non farsi sentire da Rigoletto, annuncia che il “gobbo” ha un’amante. Questa notizia suscita la meraviglia dei presenti: capirai, brutto com’è chi sarà mai la pazza che ha deciso di concedergli il proprio corpo? Eppure la notizia è vera, perché Marullo l’ha visto entrare in una casa fuori città, in cui abita una ragazza molto avvenente (state iniziando a mettere insieme i pezzi del puzzle vero?).

La scena si sposta ora di nuovo sul Conte, che confida a Rigoletto di trovare molto importuno il Conte di Ceprano (no dico: tu ci provi come un assassino con la moglie, e quello dovrebbe starsene calmo e tranquillo? Ma roba da matti!!!). Rigoletto che non vedeva l’ora, inizia a dare una serie di consigli al Duca: rapire la Contessa, esiliare il Conte, tagliargli la testa. E questo lo dice molto fuori dai denti, in modo che il Conte stesso senta bene. A questo punto il Conte di Ceprano non ce la fa più: chiama a raccolta tutti i cortigiani e giura vendetta. Dà loro appuntamento a casa sua per la notte seguente, in modo che tutti possano dare a Rigoletto ciò che si merita (facendoci capire che il buffone, evidentemente, è abituato a comportarsi così con tutti). Presi i dovuti accordi, i cortigiani continuano a vivere i divertimenti della festa messi a disposizione dal Duca.

E qui abbiamo un’altra interruzione: la festa è scossa da un arrivo inaspettato. Il Conte di Monterone fa il suo ingresso in scena, accusando il Duca di aver usato la propria figlia, abusando di lei (state capendo di che pasta è fatto quest’uomo insomma). Ma anche di fronte al dolore di un padre che darebbe la vita per difendere la propria figlia, Rigoletto non ha un briciolo di pietà. Inizia a denigrare Monterone mettendolo alla berlina di fronte a tutti, e mimando l’atto dello stupro sul corpo della figlia, davanti agli occhi del padre. Monterone ha uno scatto d’ira tanto forte da costringere le guardie del Duca a trattenerlo. Qui c’è il vero inizio dell’opera: Monterone accusa il Duca di viltà, e subito dopo scaglia una tremenda maledizione su Rigoletto, maledizione che accompagnerà il buffone per tutta la durata dello spettacolo. 

 
 
Opere                                                                                                                                                                                      Gilda