( se non hai voglia di leggere clicca qui )


Nabucco


Se siete seduti all’interno di un teatro nel quale sta per andare in scena il “Nabucco” di Giuseppe Verdi, è giusto veniate a conoscenza del fatto che state per assistere ad una delle opere più belle scritte dal nostro buon “Peppino”: sanguigna, mastodontica, granitica. E’ la terza opera della sua produzione, con la quale entra a far parte dell’Olimpo dei compositori operistici.

Fatta questa doverosa premessa, mettetevi comodi e ascoltatevi ad occhi chiusi la sinfonia, che vi anticipa i temi musicali più importanti che ascolterete nel corso dello spettacolo dall’orchestra stessa e dai cantanti. Una sinfonia che vi farà sognare, sobbalzare sulla sedia, scuoterà i vostri sensi, e li rapirà, tenendovi stretti a sé. Sentirete ogni singolo strumento palpitare, e dare il meglio di sé in un vortice inarrestabile di note e melodie.

Alla fine della sinfonia, il sipario si aprirà velocemente, proiettandovi nella Gerusalemme  del 587-586 a.C., all’epoca dell’invasione del regno di Giuda da parte del re babilonese Nabucodonosor. Le prime note di questo mastodontico pezzo corale, “Gli arredi festivi”,  ci fanno subito capire la situazione di terrore che si sta vivendo sul palcoscenico. Vedrete entrare nel tempio di Salomone (luogo in cui si svolge il primo atto) un numero considerevole di Ebrei in preda al panico, terrorizzati, terrei, che annunciano l’imminente arrivo delle truppe di Nabucco col proposito di conquistare Gerusalemme e in primo luogo proprio il tempio.

Alla fine di questo lungo grido di disperazione degli Ebrei, fa il suo ingresso in scena Zaccaria, gran pontefice degli Ebrei, che spinge avanti a sé una donna da lui fatta prigioniera. Zaccaria prende la parola dicendo al popolo: “Sperate o figli”, perché il Signore Dio ha mandato un segno del suo potere, e questo segno è proprio la donna che sta ora davanti a loro. La donna è Fenena, figlia di Nabucco, mediante la quale il gran pontefice ha intenzione di ricattare il re babilonese: la libertà degli Ebrei, in cambio della vita di sua figlia. Queste parole riaccendono la speranza negli Ebrei, che gioiscono nell’apprendere dell’esistenza di questa possibilità.

Ma la gioia del momento è subito scossa dal trafelato ingresso in scena di Ismaele, nipote di Sedecia re di Gerusalemme. Il giovane annuncia l’imminente arrivo dell’esercito di Babilonia, che è ormai alle porte della città. Zaccaria a questa notizia, spinge Fenena verso Ismaele, e affida la ragazza alla custodia del giovane. Gli Ebrei si uniscono al canto del gran pontefice, che incita il popolo a unire le forze e a combattere senza timore contro Nabucco, uscendo di scena al grido di “morte allo straniero” (anche per queste sfumature nell’800 le opere verdiane furono prese come un incitamento al Risorgimento, al combattimento contro l’oppressore austriaco).



Restano in scena solamente Ismaele e Fenena, ed è in questo momento che veniamo a conoscenza di un passato sentimentale tra i due. Il giovane si fa infatti riconoscere dalla ragazza, e insieme ricordano come Fenena stessa lo salvò dalla prigione all’epoca in cui Ismaele andò in Babilonia come ambasciatore: per Ismaele, è ora giunto il momento di ricambiare il favore ricevuto in passato dalla ragazza. Ma questo idillio amoroso viene interrotto dall’entrata in scena di Abigaille, che fa il suo ingresso nel Tempio alla testa di un manipolo di soldati babilonesi travestiti da Ebrei. Ora, dovete sapere che Abigaille è un’ambiziosissima schiava, ritenuta la seconda figlia di Nabucco, quindi ritenuta sorella di Fenena, ma lo capiremo meglio nel secondo atto (questo è uno dei ruoli più difficili per la voce di soprano dal punto di vista vocale e da quello interpretativo).

Ecco, questo è il momento in cui la trama di quest’opera si sdoppia: oltre alla strada politica (quella della volontà di conquistare e sottomettere gli Ebrei da parte di Nabucco), c’è la solita strada del sentimento, e il solito amore tra i due piccioncini ostacolato dal “terzo incomodo”, che nella fattispecie è Abigaille. Quest’ultima infatti è innamorata di Ismaele, e cosa fa per conquistare il suo piccolo cuoricino? Gli propone uno scambio: se lui le giura amore eterno, lei promette di salvare la vita a tutti gli Ebrei. E secondo voi Ismaele accetta? Ecco appunto: col cavolo. Capirai, apriti cielo! Abigaille si arrabbia come un caimano australiano e promette “tremenda vendetta”, per dirla con Rigoletto.

Ma questa conversazione a tre (credeteci, un terzetto stupendo) viene interrotta dal repentino arrivo in scena degli Ebrei che annunciano l’arrivo di Nabucco e del suo esercito all’interno del Tempio. E qui, signori miei, sentirete come il nostro caro “Peppino” mette in musica questo fiero arrivo. Una marcia con tamburi, piatti, trombe, tromboni e chi più ne ha più ne metta, che vi farà letteralmente sobbalzare sulla sedia.

Per farla breve Nabucco fa il suo fiero ingresso nel tempio,con cavallo, esercito, banda, corone, allori, e pure il cestino del pranzo. Ma ecco che subito gli si para davanti Zaccaria, che ricorda al re di Babilonia di stare calmo calmo, perché quella è la casa di Dio e soprattutto perché ha in mano come ostaggio sua figlia Fenena e che (mostrandogli il coltello) può tagliarle la gola in qualsiasi momento. Questa mossa Nabucco non se l’aspettava proprio: pensa e ripensa la strategia da usare, poi conviene con sé stesso che è meglio fingere di stare al gioco di Zaccaria, e una volta risolta la cosa, la sua vendetta sarà terribile. E qui Nabucco si fa conoscere per quello che è iniziando a cantare “Tremin gl’insani”, dando inizio ad un bellissimo concertato, in cui tutti i personaggi (Ebrei compresi) esternano il loro stato d’animo.

Alla fine di questo concertato Nabucco dichiara ai presenti che è intenzionato ad andare avanti nel suo progetto di conquista, e fissa lo sguardo severissimo su Zaccaria che, per nulla intimorito, alza il coltello su Fenena per compiere ciò che aveva annunciato a Nabucco. Ma ecco che succede l’imponderabile: il braccio di Zaccaria è fermato dalla mano di Ismaele, che disarma il gran pontefice degli Ebrei portando in salvo Fenena. Zaccaria guarda stupito il giovane, e in breve la sorpresa lascia il posto allo sdegno, anzi, ad una sonora incazzatura.

L’azione di Ismaele lascia ora campo libero a Nabucco, che ordina al suo esercito di saccheggiare e dare alle fiamme il tempio di Salomone, e di fare prigionieri tutti gli Ebrei, a partire proprio da Zaccaria. Abigaille si frega le mani pensando a quanto sarà divertente cancellare dalla faccia della terra ogni traccia che riguarda il popolo di cui fa parte chi ha osato respingerla. Gli Ebrei, dal canto loro, non possono far altro che  lanciare una severa maledizione sul traditore. Con questi contrastanti stati d’animo, si chiude il primo atto.


Opere                                                                                                                                                                         Il fulmine!