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TRIS NIKA

Il tratto di mura dove è ambientata l’avventura è quello della Collina degli Angeli, rinvenuto dal prof. Felice Costabile negli anni ’60.  Nel tratto di mura, che fu parzialmente demolito e poi fatto restaurare dagli scopritori, vennero alla luce una iscrizione incisa nel muro, probabilmente in lingua campana, e l’edicola con la Vittoria alata e la leggenda TRIS NIKA.

Il nostro racconto, nell’avarizia delle fonti letterarie antiche, inventa una vicenda che, però, poggia su una solida base documentale. Vera è la storia del Bruttio (anche se tutti i nomi sono di fantasia) che fece entrare a Taisia i legionari romani come se fossero prigionieri (anche se non ci è stata tramandata “l’offesa” che il comandante cartaginese gli aveva fatto); vera è la destinazione dell’edicola come trofeo per ricordare alle generazioni future un assalto nemico respinto in quel tratto di mura (che deve essere stato ad opera di Annibale, non foss’altro perché non ne sono ricordati altri!); vera è la serie monetale che venne battuta tra il 213 ed il 211 a.C. a Taisia (l’unicum è conservato nel Medagliere del Piccolo Museo San Paolo di Reggio); vera e accurata è l’ambientazione storica ed il quadro militare ed economico entro cui si muovono i miei personaggi fantastici (anche se non si conosce la vera fine del Bruttio che consegnò Taisia ai Romani della guarnigione reggina).

Nella mia intenzione, il vero protagonista della vicenda rimane quello che io chiamo da vari anni “il muro del pianto”, cioè le mura greche di Collina degli Angeli, cui sono particolarmente affezionato, perché mi sono costate, nel corso del tempo:

1.      una “scomunica” da parte dell’allora Soprintendente Archeologa della Calabria, con annesso rifiuto di concessioni di studio e di contratti di schedatura, essendo costei pervicacemente (e illegittimamente) convinta che chi muovesse critiche alla Soprintendenza fosse un nemico da combattere con tutte le armi e non un inguaribile amante del patrimonio storico ed archeologico della nostra terra, che soffriva nel vederlo negletto e distrutto;

2.     una minaccia di farmi saltare la macchina (minaccia alla quale, in verità, non ho mai creduto, anche se alcuni amici mi riferirono all’epoca di avere garantito per me e di aver ottenuto la remissione della “pena”) solo per avere solo documentato come le mura di cinta della polis di Reggio fossero diventate il muro di un condominio, che si è permesso di addossarvi un cancello elettrico;

3.     le maledizioni degli abitanti delle case vicine, a causa del cartello di sosta vietata che, dopo tanti sforzi, ero riuscito a fare piazzare in zona dalla Soprintendenza, per evitare che i paraurti delle automobili sbrecciassero i mattoni del muro (da qualche anno, per permettere la sosta, è stato realizzata una copertura in legno, chiamata a Reggio, per gioco, lo “Chalet”).

Mi piace oggi, avendo fatto pace con tutti dentro il mio animo, fare rivivere nella fantasia gli uomini e le donne che riuscirono ad infliggere una delle poche sconfitte che Annibale dovette subire in Italia.

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Daniele Castrizio,
27 mar 2010, 14:41
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