I BRUTTI ANATROCCOLI
liberamente ispirato alla fiaba di Hans Christian Andersen


Di e con: Silvano Antonelli


Dai 3 ai 10 anni / Pubblico Misto 




essere uguali 
essere diversi 
cosa ci fa sentire "a posto" oppure "in difetto"
rispetto a come "si dovrebbe essere"?


Per una bambina, per un bambino ogni attimo è la costruzione di un pezzo della propria identità.

Il mondo è pieno di modelli e di stereotipi di efficienza e “bellezza” rispetto ai quali è facilissimo sentirsi a disagio. Basta portare gli occhiali, o metterci un po' più degli altri a leggere una frase, o avere la pelle un po' più scura o un po' più chiara, o far fatica a scavalcare un gradino con la sedia a rotelle, o essere un po' troppo sensibili, o un po'....

Chiusi nelle proprie emozioni è come si sentisse un vuoto, un pezzo mancante.

Ma è proprio da quella mancanza che bisogna partire.

Questo tempo pare sfidarci a essere capaci di costruire noi stessi  e la nostra identità, accettando le differenze e le unicità di cui ognuno è portatore.


La fiaba di Andersen a cui il titolo si ispira è qui vista come  un archetipo. Come un “classico” che tocca un argomento universale, che va ben oltre il tempo in cui la fiaba è stata scritta. Per indagare un tema che tocca nel profondo il destino di ogni bambino e di ogni persona. Una fiaba che si modifica per parlare a questo presente.


Tra papere con gli occhiali, strumenti musicali, divertenti e poetiche suggestioni, lo spettacolo cerca di emozionare intorno all'idea che tutti, ma proprio tutti,  possano cercare di rendere la propria debolezza una forza. Da qualsiasi punto si parta e in qualsiasi condizione ci si senta.

Un modo per alzare gli occhi e guardare il grande cielo che ci circonda.

Quel cielo nel quale la vita, qualunque vita, ci chiede di provare a volare.

Lo spettacolo è stato elaborato lavorando in tre direzioni:

 -La prima è, come sempre, il rapporto con bambini e ragazzi della scuola dell'infanzia e primaria.

con loro ho condotto dei laboratori teatrali durante i quali si è  giocato intorno ai concetti di “normalità” e di “diversità”.

 -La seconda è avere incontrato “ex bambini” che sono stati bambini particolari.

Qualcuno aveva difetti fisici. Qualcuno difficoltà di apprendimento. Varie, e tante differenze.

Ora sono “grandi” e a loro ho chiesto di raccontarmi  il  percorso che li ha portati dal sentirsi “brutti anatroccoli” a trovare ,comunque,  un loro modo per volare.
  -La terza direzione è stata quella di confrontarmi con esperti di varie discipline per approfondire, anche sotto il profilo teorico, il tema dello spettacolo.


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Mirko Rizzi,
29 giu 2016, 04:44
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Mirko Rizzi,
29 giu 2016, 04:43
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Mirko Rizzi,
29 giu 2016, 04:44
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Mirko Rizzi,
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Mirko Rizzi,
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Mirko Rizzi,
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