Nei nostri più rappresentativi spettacoli vengano toccati i temi prossimi al vivere quotidiano dell’infanzia La sua realtà incontrata ogni giorno costituisce la fonte di una drammaturgia originale, che mira a rappresentare stati, condizioni di un immaginario contemporaneo di ragazzi. In scena, un teatro d'attore arricchito dall'utilizzo di oggetti, dall'uso della musica dal vivo, da un attento ricorrere al coinvolgimento dello spettatore.

I brutti anatroccoli
BRUTTI ANATROCCOLI  Cosa ci fa sentire “a posto” oppure “in difetto” rispetto a come “si dovrebbe essere”? Per una bambina, per un bambino ogni attimo è la costruzione di un pezzo della propria identità. Il mondo è pieno di modelli e di stereotipi di efficienza e “bellezza” rispetto ai quali è facilissimo sentirsi a disagio. Basta portare gli occhiali, o metterci un po' più degli altri a leggere una frase, o avere la pelle un po' più scura o un po' più chiara, o far fatica a scavalcare un gradino con la sedia a rotelle, o essere un po' troppo sensibili, o un po'... Chiusi nelle proprie emozioni è come si sentisse un vuoto, un pezzo mancante... (segue)

20 anni di... PERCHÉ' - PERCHÉ' (français)   una discarica? no! una stanza piena di giornali, mucchi di carta ovunque... Il sottofondo è un lontano rumore di guerra... è la realtà o solo un telegiornale che continua a trasmettere? Improvvisamente, entra in scena un personaggio, è vestito "normalmente", con giacca e cravatta, ma in più ha un elmetto e anfibi militari. Pare quasi un soldato, il soldato di tutte quelle piccole e quotidiane battaglie, il rappresentante di tutti i genitori che tornano stanchi la sera e delle preoccupazioni che li accompagnano. Si accascia su una poltrona e inizia a leggere un giornale quotidiano. La sua lettura, però, viene continuamente interrotta da qualcuno. Chi è? (segue)


A PROPOSITO DI PiTER PAN  I “classici” hanno la caratteristica di parlare al cuore delle persone oltre il tempo nel quale sono stati scritti. Contengono un seme di eternità e di verità. E' come parlassero alla condizione profonda dell'essere umano.
“Peter Pan” parla del volare, della voglia di spiccare il volo dalla finestra della propria camera. Parla del desiderio di ritornare e di finestre chiuse. Parla dell'ombra, della paura di chi cerca di continuare a sognare ma è assalito dalla nostalgia per la sicurezza perduta. Peter Pan, a nostro parere, interpreta perfettamente i sentimenti del tempo  (segue)


STORIA DI UN PALLONCINO - HISTOIRE D'UN PETITE BALLON un attore racconta la storia di un Palloncino azzurro che, a differenza degli altri palloncini, non riesce a fare a meno di scappare verso l’alto. Se la mamma gli fa il bagno e si distrae un attimo per prendere l’asciugamano lui... vola via. Anche quando va a scuola non riesce mai a stare fermo nel banco e vola ... sul soffitto a parlare con il lampadario. Il Palloncino azzurro non lo fa apposta, mentre sta facendo una cosa i suoi pensieri volano a fantasticarne un’altra. Il papà e la mamma sono preoccupati e lo portano dal dottore, ma lui scappa anche da lì e vola così in alto da finire nel "paese più per aria che c’è"... (segue)

                                                                         

Quando arriva NataleMA QUANDO ARRIVA NATALE  Una storia semplice, che permetterà ai bambini di sperimentare ricordi, profumi e climi dell'evento più atteso dell'anno. Uno spettacolo sull'attesa. In mezzo alla scena c'è un albero di Natale. E' ancora spoglio. Arriva un personaggio portando uno scatolone. Borbotta e si lamenta che “tutti gli anni tocca a lui addobbare l'albero”...”che tutti dicono di volerlo aiutare ma quando è il momento di farlo non c'è mai nessuno”...”che lui ha un mucchio di altre cose da fare”...”eccetera eccetera eccetera”. Apre lo scatolone per prendere palline e festoni ma succede l'imprevisto: lo scatolone è vuoto. Cioè...non proprio vuoto. Sul fondo è rimasto un mandarino. Forse un regalo dimenticato...forse (segue)        

STRIP - STRIP (français)   la scena è costituita da reti. Entra uno strano personaggio vestito in modo spropositato, quasi rigonfio di abiti.E' trafelato, come al solito in ritardo. Deve fare una fotografia al pubblico. Scatta.Mentre attende che la foto si sviluppi, annota i nomi dei presenti. L'impacciata ricerca di una penna stilografica, la sua non scrive, comporta la rovinosa caduta di un mucchio di fotografie, fatte nel passato che iniziano a interloquire con lui. I ricordi si collegano in un caleidoscopio a ritroso, ogni immagine è rimasta a lui appiccicata in un abito o un oggetto che evocano una situazione. La comica spoliazione prosegue, costringendo il nostro personaggio a ritrovare (segue)


UN PAPA' (sarà maschio o femmina?)   Una strana notte per nascere, una strana e profonda notte. Fortunatamente questo papà è pronto, nonostante l'ora tarda. Passeggino, vestitini, pannolini e un milione e mezzo di giocattolini. Dovrebbe esserci tutto. E se non bastasse? Questo papà un po' di paura ce l'ha. Il suo bambino arriva e lui non sa come si fa il papà! Non sa neanche se è maschio o femmina! E se piange, che si fa? Ci vuole una ninna per fare la nanna! Ma questo papà non sa suonare, non sa cantare, non sa inventare... E allora ascolta i suoni che gli girano attorno, come un girotondo, quelli dentro un ricordo; quelli che gli stanno dentro: il cuore che batte come una cassa, il respiro che soffia, la voce che strilla e si attorciglia. Metti tutto assieme nell'attesa ma fai in fretta che il bimbo nuovo non aspetta. (segue)