Fine della Relatività

Viene Incrinata in modo serio  la  Teoria della Relatività di Albert Einstein dalle recenti  scoperte sui neutrini massivi e  luminali; pur possedendo massa queste particelle sono risultate inizialmente addirittura più veloci della luce. La relatività,  indicata da oltre vent'anni come superata e per alcuni aspetti incongruente e contradditoria dal presente studio sulla realtà delle onde elettro-gravitazionali, viene così violata per ben due   volte. La prima è che  anche la materia, come le onde, può viaggiare alla stessa velocità del fotone e questo accadimento era negato dalla Relatività; secondo:  non si incorre  nel presupposto relativistico che la  massa diventi ingovernabile se ci si avvicina alla velocità della luce. 
La Royal Swedish Academy of Science il 4 ottobre 2011 ha assegnato  il Premio Nobel per la Fisica 2012   agli statunitensi Saul Perlmutter,  Adam Riess e  Brian Schmidt per la scoperta dell’espansione accelerata dell’universo attraverso l’osservazione dell’esplosione di stelle lontanissime, dimostrando così  che l'universo si espande in modo sempre più veloce e ad un ritmo  sempre più rapido e questo diventa  una conferma ulteriore al  dinamismo superluminale della massa .
Tutto questo diciamo che era già accaduto in gran parte prima del discusso risultato del settembre del 2011 e confermato a prova di errore il 18 novembre 2011 sempre dal CERN di Ginevra, infatti  quasi vent'anni anni fa   si era dimostrato che il neutrino  oltre a viaggiare alla velocità della  luce   possedeva  anche massa; questo risultato è in netto conflitto con la Relatività, infatti a velocità prossime a   quella del fotone secondo Einstein la massa  diventerebbe ingovernabile perché tenderebbe all'infinito secondo la formula

 

        M0
M = ______________
    V
2
    (1 - __________ )
1/2
   c
2

 

 

M  rappresenta la massa relativistica, M0  è la massa inerziale, V la velocità e c è la velocita della luce

 La formula dice  che ad alte velocità, cioè quando i valori sono prossimi a c, la massa   aumenta in modo rilevante e quando V = c, M diventa infinito.  Ma di fronte alla prova di laboratorio si è preferito non turbare i sogni dei tantissimi relativisti. O meglio, pur di fronte all'evidenza si è preferito infilare la testa sotto la sabbia del silenzio. Eppure tanti insigni scienziati hanno sempre previsto l'inconsistenza di una parte della teoria di Einstein.
L'esperimento del CERN-Gran Sasso del settembre 2011 aveva  scatenato, come era prevedibile, numerose e diverse reazioni: tra chi rimane incredulo, perchè attaccato tenacemente alla Relatività quasi come a una forma di idolatria scientifica a chi invece se l'aspettava come ineluttabile conclusione di una teoria volutamente dogmatica e  in parte irrazionale.  E infine ci sono coloro che resistono attaccandosi ai risultati dimostrativi della Relatività ( pochi e sempre parziali e in ogni caso i risultati relativistici si possono benissimo spiegare con la fisica classica compresi i sistemi satellitari GPS ). Infatti W. Pauli per argomentare la presenza di spin nell'elettrone si servì esclusivamente della fisica classica e soprattutto di quella quantistica ed escludendo la Relatività. Bisogna ricordare che Einstein non accettò  la meccanica quantistica.

''La struttura a doppietto degli spettri alcalini, così come la deviazione dal teorema di Larmor, è dovuta a una particolare ''two-valuedness'' delle proprietà quantistiche dell'elettrone, che non può essere descritta dal punto di vista classico.'' Queste parole furono scritte da Pauli nel 1924 prima ancora che fosse introdotta la nozione di spin. Si trattò sicuramente di una felice intuizione, e senz'altro il monito a fare riferimento alla meccanica quantistica, piuttosto che a quella classica, caratterizzò i lavori successivi di Pauli stesso e di altri celebri studiosi. E i risultati di questi loro sforzi culminarono in elaborazioni fortemente formali e astratte, come in particolare la teoria dell'''elettrone magnetico'' di Pauli del 1927......  Gli autori di questi lavori, inoltre, come pure lo stesso Pauli, ricorsero ripetutamente a ragionamenti o ipotesi stilate in analogia con forme  caratteristiche della meccanica classica. Tali esigenze e tali analogie sono il segno della difficoltà che si incontrò a riconoscere il carattere intrinseco della ''nuova'' variabile.( Dalida Monti )

 La verità è  che c'è stata e ancora resiste, una sorta di sudditanza psicologica verso la Relatività e ciò ha permesso che pur di fronte a prove schiaccianti  come la presenza di spin nell'elettrone ( lo stesso W. Pauli nel dare la notizia era titubante per il timore di violare la relatività ristretta), la caduta dei gravi di massa diversa con  accelerazione diversa ( principio di equivalenza ), il mancato annullamento della forza di gravità in un corpo in caduta libera per la presenza delle forze di marea e la presenza di massa nei neutrini, fin'ora considerati particelle luminali, malgrado tutto questo  non si è  riusciti, anche in presenza di prove inconfutabili a spazzare via questa teoria che ora - in gran parte -  rimane tale. Tutte cose, quelle sopra riportate, che scardinano dalle fondamenta alcuni pilastri della Relatività. 
Nella teoria gravitazionale newtoniana la velocità di fuga dipende dalla massa del corpo in moto nel campo di gravità; nel 1783 lo scienziato inglese, che precedette Cavendsch negli esperimenti sulla forza di massa, John Michell, affermò che la velocità di fuga di un corpo celeste poteva risultare superiore alla velocità della luce, dando luogo a quella che egli chiamò una dark star e nel 1795  Pierre-Simon de Laplace riportò quest'idea nella prima edizione del suo trattato “Mécanique céleste”.
L’osservazione fin dal 1998 di alcune supernove lontane in costante accelerazione aveva posto, in astrofisica, il problema del Big Strip, ovvero di porre un limite alla velocità dell’espansione dell’Universo pena l’impossibilità dell’osservazione dei corpi celesti lontanissimi e la possibile violazione del limite della velocità della luce come prevede la Relatività ristretta. La costante perciò di Einstein tolta per errore manifesto era in parte rientrata per frenare l’eccesso di velocità dell’espansione del cosmo. Einstein infatti non accettò inizialmente l’idea di un universo in continua espansione e inserì nelle sue formule una costante arbitraria per renderlo statico. Ma quando le prove risultarono schiaccianti lui stesso ammise l’errore. Alla luce dei recenti risultati del neutrino superluminale possiamo tranquillamente ipotizzare che le lontane galassie del nostro universo stanno viaggiando ad una velocità superiore a quella della luce e che molti neutrini ormai sfuggono anche alla possibile analisi di una loro presenza.
La scoperta della presenza di massa nei neutrini ipotizzata da Bruno Pontecorvo nel 1969 è stata confermata sia in Italia, sempre nel laboratorio sotterraneo del Gran Sasso a partire dal 2006, come pure in Giappone, nel 1998, dove esiste il rilevatore di neutrini più grande del mondo, il SuperKamiokande. Il solo fatto che una particella materiale potesse viaggiare alla velocità della luce era più che sufficiente per mettere in passato la relatività, ma bisogna considerare che quasi tutti i fisici delle ultime due generazioni sono stati "imbottiti" di relatività e perciò è ragionevole capire la loro riluttanza.  
L'esperimento con i neutrini che al Cern inizialmente sembrava avesse superato la velocità della luce, venne tentato prima anche al Fermilab di Chicago e anche allora furono rilevati scostamenti dalla teoria della relativita'. Ma, a differenza del programma Opera, vennero interpretati nell'ambito di un normale margine di errore.  La prova sicura dell'esistenza di una massa per i neutrini è la scoperta che essi non restano stabili nei tre tipi esistenti in natura, neutrini tau(i meno rilavabili), elettronici e muonici, ma che durante la loro esistenza oscillano fra un tipo e l'altro.
In meccanica quantistica l’oscillazione è dimostrativa della presenza di massa.
La presenza di massa nei neutrini ha praticamente fatto cadere uno dei pilastri portanti della relatività, quello di far viaggiare la massa alla velocità della luce. Dalla presenza di materia in queste elusive particelle subatomiche nasce una speculazione scientifica di un certo interesse. Potrebbero essere proprio i neutrini i candidati a far diventare il nostro universo da espansivo ad implosivo. L’implosione o Big Crunch potrebbe essere causata proprio dall’apporto di massa dei neutrini fin’ora a torto considerati solo da un punto di vista ondulatorio. Insomma la famosa massa mancante potrebbe essere situata proprio nei neutrini. Il problema però, come spesso capita in fisica, è duplice, nel senso: da una parte i neutrini contribuiscono alla massa mancante ma dall’altro essendo superluminali sfuggono alla stessa gravità. A meno che essi stessi siano implicati nella determinazione della forza di gravità. E qui si aprirebbe uno scenario : le galassie lontanissime che viaggiano a velocità superluminali non sono in grado di sentire la forza gravitazionale delle masse che stanno alle loro spalle e di conseguenza sono destinate alla morte termica nello spazio infinito. Diventerebbe impossibile il Big Crunch. 
Altra considerazione è che i neutrini si dimostrano luminali nell'attraversare la materia e si comportano come se la massa dei pianeti o delle stelle quasi non esistesse; un comportamento questo che ricorda la forza di gravità.
Viene messa parzialmente  in discussione pure la celebre formula poincariana
E=MC2
fatta propria da Einstein e a lui erroneamente attribuita ,nel 1900 Poincaré, riferendosi al fatto che nell'etere il momento elettromagnetico è di 1/c^2 volte il flusso energetico di Poynting, suggerì che tale energia poteva possedere una massa pari a 1/c^2 la densità dell'energia stessa,  cioè appunto  E=MC2 .
Fizeau nel 1851 con un interferometro molto sensibile misurò la variazione di propagazione della luce nell'acqua e notò che il fotone si muoveva a velocità maggiore nella direzione del moto e a velocità minore nella direzione opposta. Lo stesso Maxwell nel 1879 riteneva il fenomeno ben lontano dall'essere risolto. Come dire che non risulta vero che la luce si muove con velocità costante. Se aggiungiamo, come dicevamo prima, che anche il principio di equivalenza non è totalmente dimostrato e che la gravità non si annulla del tutto nei corpi in caduta libera e che non è neppure costante l'accelerazione sui corpi di massa diversi in caduta libera come dimostra la caduta sul pianeta Giove della cometa Shoemaker-Levy avvenuta dal 16 al 20 luglio del 1994, possiamo concludere che non tutto quadra  nella   relatività einsteniana.
Finiscono così, anche se tristemente, tutte le supposizioni del tempo che si accorciava e si dilatava in rapporto alla velocità come pure tutte le disanime sullo spazio che si curvava per la presenza di masse e del tempo che variava in base alla gravità. Perdono di senso le affermazioni tipo " increspature della trama spazio-tempo" oppure
" oscillazioni  spazio-temporali ".
Diventeranno un lontano ricordo le speculazioni scientifiche-filosofiche sul tempo dei gemelli: il primo invecchiava perchè statico e rimasto sulla Terra, mentre  per quello che viaggiava a velocità prossime alla luce il tempo scorreva lentamente quasi a fornire il dono della giovinezza. Finisce l'ossessionante esperimento dell'uomo nel vagone ferroviario che sparava un raggio di luce dentro il treno e che veniva visto diversamente nel tempo dall'osservatore in stazione.
Tutte cose comunque già sostanzialmente anticipate da emeriti scienziati come Liebiniz,Tesla e Mach e altri e da anni riproposti da questo studio sulle onde gravitazionali che adesso, svincolato dall'idea che la gravità poteva essere una forza misteriosa capace di curvare lo spazio e influire sul tempo, ancor più dimostra che le onde gravitazionali esistono e sono di natura ellettromagnetica. Finisce quindi l'epoca dello spazio dinamico-intelligente e del tempo personale legato al dinamismo e diverso da un  altro.
 L'avvenimento scientifico attuale fa seguito a quello di qualche anno fa quando fu riscontrato - come dicevamo sopra -  nei neutrini, la presenza di una massa. Ciò emerse dal fatto che un neutrino mutante - oscillante è passato dallo stato muonico a quello tau sempre nei laboratori del CERN. A suo tempo il fisico italiano Bruno Pontecorvo, del gruppo dei ragazzi di via Panisperna di Enrico Fermi a Roma, aveva ipotizzato verso la metà del secolo scorso, la possibilità di trasformazione dei neutrini mentre nel modello standard i neutrini non hanno una massa. La recente scoperta della particella di Dio o bosone di Higgis, pesante più di 150 neutroni mantiene valida la teoria del modello Standard.
 Diventa di sostegno storico, a questa scoperta, l'esplosione della Supernova 1987° che fu osservata sulla Terra in luce visibile il 23 febbraio 1987, i fotoni avevano impiegato 160.000 anni per giungere fino a noi dalla Grande Nube di Magellano. Nell'esaminare le registrazioni , si constatò che un impulso di neutrini era pervenuto sulla Terra prima della luce della supernova. Le particelle furono identificate come neutrini emessi dalla stella morente nel momento del collasso del suo nucleo, circa tre ore prima che l'energia sprigionata dal collasso stesso spazzasse via gli strati esterni della stella liberando l'intenso fulgore della luce visibile. I neutrini non sarebbero perciò partiti prima come si è fin'ora ipotizzato, ma  essendo queste particelle simili per alcuni aspetti enrgetici alle onde gravitazionali e capaci perciò di penetrare facilmente la materia, aver percorso una traettoria rettilinea rispetto a quella dei fotoni e quindi arrivare primi.  Bisogna sgomberare il campo da tutte le fantasiose immaginazioni che portano a ipotizzare che si può  invertire la casualità degli avvenimenti se scopriamo oggetti superluminali. Semplicemente vedremo con tale entità energetiche prima quello che era successo allo stesso istante. Un pò come quando vediamo sfrecciare un aereo supersonico e poi alla sua scomparsa sentire il rombo dei suoi motori.
 
O.L.

 

Dallo studio dimostrativo sull'esistenza delle onde gravitazionali
 
 
 

* Contatore siti