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Storia del Crocifisso di San Luca

BREVE STORIA DEL SS.MO CROCIFISSO DI BORGO S. LUCA

A.D. 1128, 22 Marzo, Venerdì Santo. Sulla spiaggia di Capo Rete, alla confluenza del Po di Volano col Po di Primaro, spinto dalla corrente si arenò un colossale, misterioso Crocifisso ligneo. La gente del vicino borgo (in seguito detto di S. Luca ) accorse numerosa, pensando a un segno del Ciclo (vi era la convinzione che fosse stato scolpito da San Luca ) e furono fatti molti tentativi per rimuovere da quel luogo la sacra scultura. Invano. La fama di quel prodigio si diffuse rapidamente alla vicina cattedrale di San Giorgio situata nei pressi del Po di Volano e a Ferrara, la città che si andava sviluppando al di là dell'argine sinistro del fiume. Giunsero le autorità comunali ed il potente vescovo Landolfo, che constatata l'impossibilità dell'impresa invitò la comunità alla preghiera e alla mortificazione. Così fu per tutto il giorno seguente. Il mattino successivo, Domenica delle Palme, giunse sulla spiaggia di Capo Rete Luca Finotti, un vecchio povero di mezzi, ma ricco di saggezza e virtù. Fra l'incredulità generale egli legò al giogo delle sue magre bestie da lavoro con una fune il pesantissimo Crocifisso e le spronò dicendo: "Avanti nel nome del SS.mo Crocifisso di S. Luca". Fra gli evviva della folla che gridava al miracolo, la sacra scultura fu trascinata dentro il borgo; nel pomeriggio si formò una lunga processione condotta dal vescovo, a cui parteciparono oltre agli ordini religiosi e al popolo, anche le autorità comunali e la nobiltà ferrarese, in direzione dell'Oratorio della Carità, nel cuore del Borgo, che divenne da allora la dimora del SS.mo Crocifisso di San Luca e col tempo un santuario con un grande flusso di pellegrini. Nella chiesetta esisteva già un altare dedicato all'evangelista Luca dal marchese Almerico d'Este nel 930. Nel 1135 fu consacrata da Landolfo la nuova cattedrale di Ferrara, nel luogo destinato a diventare il centro della città; probabilmente nel 1138 la piccola chiesa del borgo di pescatori fu ampliata e consacrata all'evangelista Luca, che secondo la tradizione aveva ritratto la Madonna e scolpito quattro Crocifissi Fu anche istituita una festa per ricordare lo straordinario ritrovamento e la sua traslazione: a beneficio dell'economia del borgo si crearono due fiere-mercato annuali, di cui la prima si teneva la Domenica delle Palme e proseguiva per quindici giorni La S. Messa e le sacre funzioni venivano celebrate dai Canonici Regolari dell'ex cattedrale di San Giorgio. Ma i borghigiani rischiarono di perdere il loro amato Crocifissa I canonici del Duomo di Ferrara fecero pressione sul vescovo Landolfo e sul suo successore per ottenere la miracolosa scultura, che meritava secondo loro una collocazione ben più degna nel tempio cittadino, che poteva contenere molti più fedeli Ottenuto il permesso del Papa, nel 1200 i canonici con molti cittadini andarono alla chiesa di San Luca per asportare il SS. Crocifisso, che ancora una volta si rivelò pesantissimo e intrasportabile. I religiosi si arresero alla volontà divina, rinunciando definitivamente al loro proposito e con giubilo i borghigiani festeggiarono il nuovo prodigio. Per secoli il Crocifisso rimase ancorato alla sua cappella in S. Luca. Ma la tradizione cita questo episodio: nel 1400 O divampare delle lotte cittadine all'ombra del dominio estense convinse la Chiesa locale a portare in processione la venerata Immagine alla Punta di San Giorgio, rivolta verso la città. A quella visione i partiti avversi si placarono e cessarono le ostilità. Nel corso dei secoli il santuario fu visitato da molti pellegrini, fra cui personaggi illustri , in prìmis i pontefici in visita a Ferrara: gli storici ricordano Papa Urbano IH (1187) e Papa Innocenze IV (1245). Gli Estensi, primi signori della città a partire dal Duecento , per secoli dimostrarono la loro devozione allo straordinario Crocifisso: Nel 1243 Madonna Madide d'Este e Beatrice figlia di Azzo Novello, fondatrice del monastero benedettino nella vicina isola di S. Antonio in Polesine. Nel 1518 la duchessa di Ferrara Lucrezia Borgia, avendo recuperato la salute dopo grave malattia si portò con la corte al Santuario e per grazia ricevuta donò fra l'altro un prezioso calice e quattro angeli dorati che reggevano i ceri posti davanti al Crocifisso, Fra i religiosi particolarmente devoti alla sacra Immagine figurano O vescovo di Ferrara Beato Giovanni Tavelli ed il cardinale Ippolito II d'Este, figlio di Lucrezia Borgia.
La devozione del casato estense per il Crocifisso, che la tradizione attribuiva a S. Luca, ma per caratteristiche stilistiche riconducibile al XII secolo, non impedì all'ultimo duca Alfonso II di intervenire pesantemente nei borgo di S. Luca, che si stendeva fino a Casteltedaldo. Non ritenendo più sufficienti le difese a sud della città, il duca fece costruire quattro possenti baluardi al di là del fiume a danno del borgo, con la demolizione di molte case e anche di chiese. Costruiti da G. Battista Aleotti nel 1594, di essi non rimane traccia, cancellati e sostituiti nel Seicento dalla fortezza pontificia. Col nuovo secolo periodi di siccità si alternarono a forti piogge, con distruzione dei raccolti e conseguente carestia. Nel 1630 arrivò da Mantova messa al sacco dai lanzichenecchi la pestilenza di manzoniana memoria. Sempre più spesso i popolani ferraresi dovettero invocare la salvezza dal loro Crocifisso. A peggiorare la situazione concorsero le alluvioni del Po e del Reno, immesso da tempo nel ramo fluviale ferrarese. A più riprese fu allagato il borgo di S. Luca e nel 1654 il santuario in parte crollò sotto la spinta della corrente limacciosa. Di fronte a questa continua minaccia nel 1660 si provvide a costruire un argine, corrispondente all'attuale strada che si trova a lato del santuario. La ripresa cominciò con il primo rettore, il sacerdote diocesano don Giuseppe Marsigli, che ristrutturò e ampliò la chiesa, incrementando il pellegrinaggio dei fedeli Valente pittore, allievo di Giacomo Parolini, che introdusse il barocco nelle chiese di Ferrara, gli viene attribuita la decorazione a fresco della volta dell'aula centrale con la raffigurazione di S. Luca che dipinge la Madonna e il Bambino, in un cielo con angeli fra le nubi, di repertorio barocco. Alla sua opera risalirebbe l'aggiunta di due cappelle sulla destra dell'aula, dedicate a S. Antonio da Padova e alla Madonna Assunta in cielo. Per sua volontà furono ripristinate le due fiere annuali della Domenica delle Palme e di S. Croce, che andarono a vantaggio del commercio locale. Nuovi massicci interventi si ebbero nel Settecento per volontà di don Luca Bonetti, per più di mezzo secolo rettore del santuario (1760-1816). Sotto la sua direzione la chiesa assunse l'aspetto attuale, opera ultimata nel 1785. La facciata presenta un frontone curvilineo in cui è inserito un rosone, l'insieme è molto lineare, dominato dalla nicchia con la statua dell'evangelista Luca. Le cappelle furono rinnovate, l'interno ad unica navata fu decorato a stucco da Pietro Turchi che diede il meglio di sé con le statue degli Evangelisti, fu aggiunta l'abside ed una tribuna che poneva il Crocifisso in posizione dominante, enfatizzato dalla scenografia barocca. Mentre rinnovava il santuario rendendolo prestigioso, don Bonetti riponeva tutte le sue energie nell'attuazione di un ambizioso progetto: la costruzione di un lunghissimo porticato ripreso dal modello bolognese della Madonna di S. Luca , che attraversando il borgo doveva terminare alla Porta di S. Paolo , un riparo per i pellegrini dal sole e dalla pioggia e una struttura architettonica di grande prestigio. L'iniziativa trovò il consenso ed il contributo di ogni ceto: molte famiglie nobili nel 1769 provvidero in proprio all'erezione dei primi 27 archi; nel 1776 si raggiunsero le 80 arcate, ma dissesti finanziari, carestie e problemi vari arrestarono i lavori: il progetto prevedeva almeno 250 arcate e don Bonetti cercò disperatamente nuovi aiuti, ottenendo anche promesse da Papa Pio VI. Ma i tempi stavano cambiando anche per queste zone. Nel l'ottobre del 1796 il generale Bonaparte giunse a Ferrara stabilendovi per due giorni il suo qnartier generale. La città già da alcuni mesi era occupata dalle sue truppe, sconvolgendo la secolare presenza pontificia con la spoliazione di chiese e monasteri. Napoleone divenuto imperatore non fece più ritorno a Ferrara, ma nel 1810 la sua statua fu posta sulla colonna dell'attuale Piazza Ariostea. Don Bonetti invecchiava all'ombra di questi sconvolgenti avvenimenti, attraversando tutta l'epoca napoleonica. Ma nel 1813 avvenne un fatto che lo colpì direttamente. La città fu strappata ai Francesi dagli Austriaci. Per riconquistarla 1123 Novembre giunse con le sue truppe sotto le mura il generale Domenico Pino, eroe della campagna di Russia, il più stimato da Napoleone fra i suoi comandanti italiani.
Di fronte alla resistenza del nemico egli fece distruggere il ponte di pietra sul Volano ed il tratto dei portici che dallo stradello attraversava quasi tutto il borgo di S. Luca. Don Bonetti morì nel 1816, all'inizio della Restaurazione, quando Ferrara ritornò allo Stato della Chiesa. Nel 1832 fra le proteste generali il rettore di S. Luca don Antonio Mai fece demolire le arcate superstiti. Si salvò solo l'arco dei Varano, difeso accanitamente dalla nobile famiglia molto legata al santuario; O manufatto dalle linee barocche fu demolito nel 1947.Nel Novembre del 1901 per la prima volta il Crocifisso attraversò la Porta Paola (ribattezzata Porta Reno nel periodo napoleonico), con solenne processione portato in cattedrale. L'ultimo ingresso nel duomo cittadino risale al 2000, in occasione del Giubileo. Nel 2001 la sacra scultura è stata sottoposta ad un accurato restauro che ne ha ripristinato la policromia.

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