RUDERI

 

Guarda anche le pagine CASCINE  e quella sui ruderi del "MONASTERO" .

 

Vecchie costruzioni che erano ancora in piedi quando ero ragazzo sono ormai ridotte a ruderi (erisc, eirisc o irisc in dialetto, sing. eriscia, eiriscia, iriscia). Qui sotto le foto di alcuni di essi.

 

La segheria comunitaria (réssia in dialetto), costruita nel 1615 qualche centinaio di metri a valle del ponte di Dalpe e operativa, con le dovute trasformazioni, fino ai primi anni dopo la Seconda guerra mondiale (mi pare).


                          Réssia, vista dal lato Est e piano inferiore.

 

Il Mulino di Dalpe, a pochi passi dai ruderi della segheria. Non so fino a quando abbia funzionato. Mi pare di ricordare che quando ero bambino l'interno fosse ancora pressoché intatto. Il tetto è stato rifatto di recente. Dentro, purtroppo, è rimasto poco da salvare. Notizie sui mulini di Dalpe e Cornone in Mario Fransioli, "Dalpe", pp. 111-112.

 

                               Il mulino di Dalpe. Ingresso e interno.

Il mulino vicino al ponte di Cornone. Non so se si tratti del mulino privato, operativo dall'inizio del XIX secolo, cui accenna M. Fransioli (p. 111). Ma mi pare che si parli di un mulino in questa zona anche nella nota leggenda su San Carlo e i "nani di Dalpe".

                              Il mulino vicino al ponte di Cornone.




Questi dovrebbero essere i resti della vecchia fornace situata sopra le cascine dell'alpe Geira, se interpreto correttamente le informazioni pubblicate da Mario Fransioli nel suo libro "Dalpe" (pp. 113-114). È stata l'ultima a scomparire ("propriamente a essere demolita", scrive lo storico lasciando trasparire una certa amarezza) delle sei fornaci per la calce note nel territorio di Dalpe. Sempre secondo Fransioli era forse la più piccola e l'ultima a produrre calce. Le fornaci di Dalpe, scrive ancora lo storico, erano più piccole di quella di Prato (foto sotto), restaurata e ben visibile lungo la strada che scende a Rodi, la quale era già attiva nel 1640. Il massimo impiego delle fornaci da calce fu nel secolo XIX, che vide la costruzione di parecchie case e stalle di pietra, queste ultime tutte rivestite di calcina.

 

 Prato Leventina - resti di una vecchia fornace

  La fornace di Prato Leventina, restaurata, visibile dalla strada. Dimensione originale 


Visto che siamo a Prato...



                                                 Dazio vecchio




Ruderi di una stalla in Bedrina, ormai attorniata dal bosco, sotto la strada.


 

I resti di una stalla in Piumogna. 

 


Ruderi delle cascine dell'alpe di Geira distrutte dalla valanga nel febbraio 1925. Sul lato destro della valle, dirimpetto a quelle odierne.



 

Resti della cascina di Cortin, sotto Morghirolo. Grazie a Luca per l'informazione sul nome del posto.


Corte di Canarisc, sotto il Pizzo Lambro.


Corte di Canarisc, sotto il Pizzo Lambro. Cascina (a destra) e stalla.

 

                               Corte di Canarisc. Primo piano sulla cascina.



Gülaresc, quota 2151. Corte abbandonato da parecchi decenni, sopra la conca dell'alpe Morghirolo. Non è la cascina più alta, ma certamente la più fuori mano del territorio dalpese. Credo siano pochi in paese ad esserci mai passati vicini.


Gülaresc, la cascina con il tetto sventrato da due diversi punti di vista.



Piano di Lèi. Rudere di una cascina a fianco del promontorio su cui si trova la capanna del Campo Tencia, a quota 2146 sulla cartina, in territorio di Chironico. Era ancora in piedi quando ero ragazzo.



Piano di Lèi, poco sotto il Lago (lèi) di Morghirolo. Ruderi, a quota 2210, del corte inferiore dell'alpe di Lei Scima (lo chiamo così io, non so se il posto avesse un nome suo), un lembo di pascolo dalpese nell'alta Val Piumogna quasi tutta di Chironico (alpe di Croslina). A sinistra si vede un tratto del "muro" di confine (v. sotto).


Il "muro" di confine tra i pascoli dell'alpe di Croslina (Chironico) - a sinistra - e quello, assai ridotto, del corte inferiore dell'alpe di Lei Scima (Dalpe).


V. anche la pagina  MONASTERO.