BEDRINA
 

La Bedrina (da bedra = betulla) è nota per la sua palude protetta e anche come belvedere. Negli anni '40, ricorda Mario Fransioli ("Dalpe" pp 229-230) si falciava pressoché tutto il terreno, compresa la palude, che una siepe in pietra tagliava di traverso separandola in due parti, quella del Vènn in mano a privati e quella della Bedrina vera e propria appartenente al Patriziato. Il fieno veniva riposto nella stalla del Vènn che è stata demolita negli anni successivi all'erezione del ripetitore. Nel 1961 la palude è stata acquistata da Pro Natura su intervento della Pro Dalpe. Informazioni scientifiche si trovano nel libro di don Aldo Toroni (anima buona cui dovrei ancora delle scuse per quando era professore di biologia al liceo di Lugano e ha avuto la sfortuna di avere anche me per allievo) "La palude della Bedrina", 1968, stampato a cura della Pro Dalpe. "Straordinaria è soprattutto la varietà dei muschi del genere Sphagum, che ne costituisce l'elemento principale", si legge a p. 13 con riferimento alla palude. Ma c'è altro ancora da vedere.

Nota: queste foto sono state fatte prima del grosso internvento di rigenerazione del livello della falda realizzato nell'autunno del 2013 in collaborazione con l'Ufficio natura e paesaggio: grazie ad una serie di sbarramenti interrati il livello dell'acqua è stato stabilizzato e la vegetazione palustre troverà nuovamente le condizioni ottimali per svilupparsi, si legge sul sito di Pro Natura (v. anche il suo comunicato stampa del 6 novembre 2013).

 

 

Bedrina, la palude, inizio settembre.

 

                                         Scorcio di palude.


                         Lo stesso albero sradicato. Tramonto autunnale.

 

                                             Abitante del luogo


                                                        Cardi.


 

 Drosera rotundifolia, pianta carnivora "dai numerosi tentacoli rossi con cui acchiappa i piccoli insetti attratti dalle goccioline vischiose" (Toroni cit. p. 16): "Essa rinserrra spietatamente la sua preda, la decompone con una proteasi analoga alla pepsina e ne digerisce le parti molli; quando la foglia si riapre non rimane dell'insetto catturato che la carcassa vuota; i tentacoli rossi si ridistendono nella posizione abituale" (p. 15).


Riparo per caprioli ai margini della palude. Uno si vede in questa pagina. Altri alla pagina Caprioli.


Il burrone a strapiombo.

 

 

Vista sull'altro versante della valle: Sass Chièra, Pizzo Pettine, il villaggio di Vigera.


 

Larice rinsecchito sull'orlo del burrone. Sullo sfondo il villaggio di Mairengo.


 

Vista su Osco.