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Le ragioni del convegno


La didattica delle lingue moderne e classiche è una disciplina che è nata sui banchi di scuola, per trasferirsi nelle aule delle Università grazie all’apporto delle ricerche che, nel campo delle scienze linguistiche, sono state condotte negli ultimi decenni. Ormai è tempo di rinnovare l’insegnamento delle lingue alla luce dei risultati scientifici raggiunti, non solo a livello metodologico, ma anche a livello più ampio di educazione linguistica, laddove la descrizione della lingua, ad esempio nella prospettiva generativista, pone una sfida alle nozioni stesse della grammatica tradizionale, erede secolare di Port Royal e radicata nelle scuole. Se le lingue moderne spesso vengono studiate come un mezzo pratico per la comunicazione in un mondo sempre più globalizzato, le lingue classiche offrono non solo l’opportunità di accedere a un patrimonio di altissima letteratura e di umana sapienza accumulatasi nei secoli, ma anche un momento di riflessione linguistica autonoma, in quanto lingue storicamente concluse e di millenario prestigio. In virtù di queste e altre caratteristiche, le lingue classiche, e in particolare il latino per l’Italia, vengono a costituire un’esperienza cognitiva unica per approfondire, con sempre maggiore affidabilità scientifica, il sistema complesso del linguaggio, abilità essenziale dell’uomo, oltre a rimanere uno strumento indispensabile per la comprensione dei testi della civiltà classica. Le recenti riforme del sistema scolastico, l’imminente avvio della laurea magistrale abilitante e l’istituzione del TFA (Tirocinio Formativo Attivo) possono essere l’occasione per ripensare non solo l’insegnamento delle lingue classiche e moderne alla luce degli studi accademici più recenti, ma anche la formazione teoricopratica del docente che deve farsi promotore di questo rinnovamento verso le future generazioni. Se sapremo aprirci, dunque, alle scienze linguistiche contemporanee trovando un punto di sintesi con le lingue classiche, potremo dire di aver contribuito a debellare l’assedio di chi, scettico sui motivi dell’insegnamento del greco e del latino nei licei italiani, vorrebbe renderli sempre più opzionali.


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