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Sanatoria


 Il "permesso" in sanatoria (accertamento di conformità) (art. 36. T.U.)

L'intervento realizzato in assenza di/in difformità da "permesso"/super­d.i.a., può essere regolarizzato se conforme alla disciplina urbanistico - ­edilizia vigente sia al momento della sua realizzazione, sia al momento della presentazione della domanda di sanatoria (cd doppia conformità). La domanda di sanatoria costituisce, per chi la riceva, una sostanziale notizia di reato, di cui informare la Procura della Repubblica. II dirigente/ responsabile dell'ufficio comunale decide entro 60 giorni, trascorsi vana­mente i quali la domanda si intende respinta. La sanatoria può essere ri­chiesta anche per opere in corso e deve essere presentata entro il termine stabilito per la esecuzione della sanzione irrogata a sèguito dell'accerta­mento dell'abuso. La sanatoria, che fa comunque salvi i diritti dei terzi, estingue soltanto i reati contravvenzionali previsti dalle norme urbanisti­che vigenti e le sanzioni amministrative ed i procedimenti di esecuzione delle stesse: non quelli relativi a violazioni in materia di costruzioni in zona sismica, né quelli in materia di opere in conglomerato cementizio, né quelli in materia di zone di particolare interesse ambientale o di opere su beni culturali in assenza di autorizzazione o per violazione dei sigilli. Sono comunque escluse dalla sanatoria le opere realizzate su edifici ed immobili assoggettati alla tutela della l. 10 giugno 1939, n. 1089 (ora, d.lgs. n. 490/1999[1]), e che non siano compatibili con la tutela medesima. L'azione penale relativa alle violazioni edilizie rimane sospesa fin­ché non siano stati esauriti i procedimenti amministrativi di sanatoria (in cui però non sono compresi i procedimenti giurisdizionali amministrativi instaurati a seguito del diniego della sanatoria - CP, sez. III, n. 413/2001). Il procedimento sanzionatorio amministrativo, invece, è sospeso sol­tanto se la istanza sia presentata prima della irrogazione della sanzione e soltanto per il periodo di tempo previsto per la decisione (60 giorni).           

La sanatoria per emersione dal sommerso

Gli artt. 1 e 2, L. n. 383/2001 (mod. dalla L. n. 73/2002), consentono agli imprenditori che hanno fatto ricorso a lavoro irregolare, non adem­piendo in tutto o in parte agli obblighi previsti dalla normativa fiscale e previdenziale, di regolarizzare la loro posizione, e, aderendo ai program­mi di emersione, possono regolarizzare i loro insediamenti produttivi, accedendo al regime di cui agli articoli 20[2], 21[3] e 24[4] del d.lgs. n. 758/1994.

Tale regime è esteso anche alle violazioni amministrative e penali in materia ambientale, ma soltanto se determinano solo lesione di interessi amministrativi e sono caratterizzate dalla messa in pericolo e non dal danno al bene protetto.

Si rammenti però che Sono sempre esclusi i casi di esecuzione di lavo­ri di qualsiasi genere su beni culturali nonché ambientali e paesaggistici, realizzati senza le autorizzazioni prescritte dagli articoli 21[5] e 163[6] del d.lgs. n. 490/1999, o in difformità dalle medesime autorizzazioni (art. 2, l. cit.). I piani di emersione debbono essere approvati dal Sindaco (art. 1, l. cit.)

La denuncia di inizio di attività in sanatoria (art. 37, c. 4, T.U.)

Anche l'opera realizzata in assenza di/in difformità da d.i.a., può esse­re regolarizzata se sia conforme alla disciplina urbanistica ed edilizia vi­gente sia al momento della realizzazione dell' opera sia al momento della presentazione della domanda di sanatoria (cd doppia conformità). Le modalità e gli effetti della procedura, però, non sono espressamente indi­cati dal T.U.


 

[1] Testo unico delle disposizioni legislative in materia di beni culturali e ambientali, a norma dell'art. 1 della legge 8 ottobre 1997, n. 352
(G.U. n. 302 del 27 dicembre 1999, s.o. n. 229)

 

[2] Art. 20. Prescrizione.

1. Allo scopo di eliminare la contravvenzione accertata, l'organo di vigilanza, nell'esercizio delle funzioni di polizia giudiziaria di cui all'art. 55 del codice di procedura penale, impartisce al contravventore un'apposita prescrizione, fissando per la regolarizzazione un termine non eccedente il periodo di tempo tecnicamente necessario. Tale termine è prorogabile a richiesta del contravventore, per la particolare complessità o per l'oggettiva difficoltà dell'adempimento. In nessun caso esso può superare i sei mesi. Tuttavia, quando specifiche circostanze non imputabili al contravventore determinano un ritardo nella regolarizzazione, il termine di sei mesi può essere prorogato per una sola volta, a richiesta del contravventore, per un tempo non superiore ad ulteriori sei mesi, con provvedimento motivato che è comunicato immediatamente al pubblico ministero.
2. Copia della prescrizione è notificata o comunicata anche al rappresentante legale dell'ente nell'ambito o al servizio del quale opera il contravventore.
3. Con la prescrizione l'organo di vigilanza può imporre specifiche misure atte a far cessare il pericolo per la sicurezza o per la salute dei lavoratori durante il lavoro.
4. Resta fermo l'obbligo dell'organo di vigilanza di riferire al pubblico ministero la notizia di reato inerente alla contravvenzione ai sensi dell'art. 347 del codice di procedura penale.

 

[3] Art. 21.Verifica dell'adempimento.

1. Entro e non oltre sessanta giorni dalla scadenza del termine fissato nella prescrizione, l'organo di vigilanza verifica se la violazione è stata eliminata secondo le modalità e nel termine indicati dalla prescrizione.
2. Quando risulta l'adempimento alla prescrizione, l'organo di vigilanza ammette il contravventore a pagare in sede amministrativa, nel termine di trenta giorni, una somma pari al quarto del massimo dell'ammenda stabilita per la contravvenzione commessa. Entro centoventi giorni dalla scadenza del termine fissato nella prescrizione, l'organo di vigilanza comunica al pubblico ministero l'adempimento alla prescrizione, nonchè l'eventuale pagamento della predetta somma.
3. Quando risulta l'inadempimento alla prescrizione, l'organo di vigilanza ne dà comunicazione al pubblico ministero e al contravventore entro novanta giorni dalla scadenza del termine fissato nella prescrizione.

 

[4] Art. 24. Estinzione del reato.

1. La contravvenzione si estingue se il contravventore adempie alla prescrizione impartita dall'organo di vigilanza nel termine ivi fissato e provvede al pagamento previsto dall'art. 21, comma 2.
2. Il pubblico ministero richiede l'archiviazione se la contravvenzione è estinta ai sensi del comma 1.
3. L'adempimento in un tempo superiore a quello indicato nella prescrizione, ma che comunque risulta congruo a norma dell'art. 20, comma 1, ovvero l'eliminazione delle conseguenze dannose o pericolose della contravvenzione con modalità diverse da quelle indicate dall'organo di vigilanza, sono valutate ai fini dell'applicazione dell'art. 162-bis del codice penale. In tal caso, la somma da versare è ridotta al quarto del massimo dell'ammenda stabilita per la contravvenzione commessa.

 

[5] Art. 21. Obblighi di conservazione
(Legge 1 giugno 1939, n. 1089, artt. 5, comma 2; 11, commi 1 e 2; 12, comma 1; d.P.R. 30 settembre 1963, n. 1409, artt. 38,lett. g e 42, comma 1; d.P.R. 14 gennaio 1972, n. 3, art. 9, comma 1, lett. a)

1. I beni culturali non possono essere demoliti o modificati senza l’autorizzazione del Ministero.

2. Essi non possono essere adibiti ad usi non compatibili con il loro carattere storico od artistico oppure tali da creare pregiudizio alla loro conservazione o integrità.

3. Le collezioni non possono, per qualsiasi titolo, essere smembrate senza l’autorizzazione prescritta al comma 1.

4. Gli archivi non possono essere smembrati, a qualsiasi titolo, e devono essere conservati nella loro organicità. Il trasferimento di complessi organici di documentazione di archivi di persone giuridiche a soggetti diversi dal proprietario, possessore o detentore è subordinato ad autorizzazione del soprintendente.

5. Lo scarto di documenti degli archivi di enti pubblici e degli archivi privati di notevole interesse storico è subordinato ad autorizzazione del soprintendente archivistico.

 

[6] Art. 163. Opere eseguite in assenza di autorizzazione o in difformità da essa
(Legge 28 febbraio 1985, n. 47, art. 20; decreto legge 27 giugno 1985, n. 312 convertito con modificazioni nella legge 8 agosto 1985, n. 431, art 1-sexies)

1. Chiunque, senza la prescritta autorizzazione o in difformità di essa, esegue lavori di qualsiasi genere sui beni ambientali è punito con le pene previste dall’articolo 20 della legge 28 febbraio 1985, n. 47.

2. Con la sentenza di condanna viene ordinata la rimessione in pristino dello stato dei luoghi a spese del condannato. Copia della sentenza è trasmessa alla regione ed al comune nel cui territorio è stata commessa la violazione.

 

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