Accertamenti sanitari

In virtù dell’art. 2087 c.c., “l'imprenditore è tenuto ad adottare nell'esercizio dell'impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l'esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l'integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro”.

In vero, nell’ambito della tutela delle condizioni da lavoro, il datore di lavoro è tenuto ad adottare una serie di misure necessarie atte a garantire l’integrità fisica e la personalità morale dei lavoratori.

Tra queste misure rientrano gli accertamenti sanitari preassuntivi.

Le visite mediche preventive attuate in fase preassuntiva rientrano nella “sorveglianza sanitaria” e devono essere effettuate dal medico competente o da un medico del SSN (Cir. Min. Lav. 22 gennaio 2010).

Devono essere sottoposti a sorveglianza sanitaria, a cura e spese del datore di lavoro, i lavoratori esposti al rischio da:

·         agenti fisici (art. 181, c. 2, T.U.);

·         agenti biologici (art. 279 T.U.);

·         agenti chimici pericolosi per la salute (art. 229 T.U.);

·         amianto (art. 259 T.U.);

·         movimentazione manuale di dei carichi;

·         video terminalisti.

Inoltre, la visita medica che accerti l’idoneità al lavoro è prevista:

·         i lavoratori da adibire a lavorazioni industriali che espongano all'azione delle sostanze nocive indicate nella tabella allegata al D.P.R. n. 303/1956; ovvero lavoratori occupati nella stessa azienda in lavorazioni diverse da quelle indicate nella tabella, quando esse siano eseguite nello stesso ambiente di lavoro ed espongano, a giudizio della Direzione provinciale del lavoro, a rischi della medesima natura; nonchè lavoratori occupati in lavorazioni diverse da quelle previste nella tabella, ma che espongano a rischi della medesima natura, quando le lavorazioni stesse siano soggette all'assicurazione obbligatoria contro le malattie professionali ovvero lavoratori occupati in lavorazioni per le quali è obbligatoria l'assicurazione contro la silicosi e l'asbestosi (artt. 33 e 34, D.P.R. n. 303/1956);

·         i bambini e gli adolescenti (art. 8, L. n. 977/1967);

·         i giovani dai 18 ai 21 anni da occupare in attività non industriali, compresa quella agricola, che espongano all'azione di sostanze nocive (D.P.R. n. 479/1975);

·         i lavoratori da adibire ad attività che li espongano alle radiazioni ionizzanti;

·         i lavoratori da adibire a lavori in cassoni ad aria compressa (art. 34, D.P.R. n. 321/1956).

 

Ai sensi dell’art. 6 L. n. 135/1990, è vietato al datore di lavoro di svolgere indagini volte ad accertare in persone da assumere l’esistenza di uno stato di sieropositività da infezione HIV, pena l’applicazione delle sanzioni previste dall’art. 38 L. n. 300/1970.

 

A seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 218 del 2 giugno 1994, deve ritenersi legittima la richiesta al lavoratore da parte del datore di lavoro di sottoporsi ad accertamenti sanitari diretti ad escludere lo stato di sieropositività laddove il lavoratore sia destinato ad espletare mansioni che comportano rischi per la salute dei terzi (v. art. 5, commi 3 e 5, L. n. 135/1990).

 

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