16. Stretta comunione

4. L'osservanza della stretta comunione con Cristo, fonte di ogni grazia e di buone opere; per rafforzare il credente nella fede e nell'ubbidienza

La quarta cosa necessaria come evidenza della vera fede è di conservarsi in stretta comunione con Cristo, fonte di ogni grazia e di tutte le buone opere, come affermato da Giovanni 15:5:

"Io sono la vite, voi siete i tralci. Colui che dimora in me e nel quale io dimoro, porta molto frutto; perché senza di me non potete far nulla".

In questo versetto Cristo, con la similitudine di una vite, ci insegna:

  1. Noi siamo per natura dei rovi sterili fintanto che non siamo trasformati venendo a Cristo.

  2. Cristo è la vite nobile, avendo in sé stessa tutta la vita e la linfa della grazia: Egli è in grado di trasformare la natura di ciascuno che venga a Lui e di comunicare spirito e vita a tutti coloro che vengono a Lui: "Io sono la vite, voi siete i tralci", Egli dice.

  3. Cristo ama avere dei credenti così stretti a Lui che giammai l'incredulità potrebbe strapparveli. Questo presuppone che sia di fatto possibile che essi dimorino in Cristo per fede ed amore, ed Egli in loro mediante la Sua Parola ed il Suo Spirito. E' Lui stesso, infatti, che unisce queste due cose: "Colui che dimora in me e nel quale io dimoro" come cose inseparabili.

  4. Se non si è innestati in Cristo, uniti a Lui per fede, non possiamo fare la minima opera buona con le nostre proprie forze. Sì, agli occhi di Dio, se non si attinge da Cristo per fede spirito e vita, l'opera che potremmo fare sarebbe cattiva e priva di bontà. "perché senza di me non potete far nulla".

  5. Questa reciproca dimora è fonte ed infallibile causa di costante e continuo ben fare, infatti: "Colui che dimora in me e nel quale io dimoro, porta molto frutto".

Il nostro dimorare in Cristo presuppone tre cose:

  1. Che noi si abbia udito il suono gioioso dell'Evangelo, l'offerta di Cristo a noi rivolta, noi che, rispetto alla Legge, siamo peccatori perduti.

  2. Che noi si abbia di tutto cuore abbracciato l'offerta di grazia di Cristo.

  3. Che, avendolo accolto, noi siamo divenuti figli di Dio (Giovanni 1:12) e siamo stati incorporati nel Suo corpo mistico, affinché Egli possa dimorare in noi come Suo tempio e noi dimorare in Lui come nella residenza di giustizia e di vita.

Il nostro dimorare in Cristo comporta altre tre cose:

  1. L'avvalerci di Cristo ogni qual volta ci rivolgiamo a Dio e ogni qual volta intraprendiamo un qualsiasi servizio verso di Lui.

  2. L'essere pienamente soddisfatti della Sua sufficienza, senza pretendere di uscire da Lui per trovare giustizia, vita o qualsiasi altra provvigione, in noi stessi o in altri, ritenendo che questo valga.

  3. Il fissare in Lui soltanto la nostra fede, avvalendoci di Lui soltanto e trovando il Lui soltanto la piena nostra soddisfazione aderendo tanto a Lui che non vi sia nulla che mai ce ne possa in alcun modo staccare, nessuna seduzione, nessuna tentazione di Satana e del mondo, nessuna paura o problema. Tutto questo per poter sempre confessare la Sua verità ed ubbidire ai comandi di Lui che ci ha amato dando Sé stesso per noi. In Lui, infatti, non soltanto si trova la nostra vita, ma pure corporalmente la pienezza della Divinità in ragione dell'unione sostanziale e personale in Lui della natura divina ed umana.

Perciò, che ogni credente vigilante, per rafforzarsi nella fede e nell'ubbidienza, ragioni nella maniera seguente:

"Chiunque si avvalga ogni giorno di Cristo Gesù per purificare la sua coscienza e sentimenti dalla colpa e dalla sporcizia dei peccati contro la Legge, per essere messo in grado di rendere obbedienza alla Legge nell'amore, ha in sé stesso evidenza di vera fede". E' per questo motivo che ogni credente vigilante dirà: "Io mi avvalgo giornalmente di Gesù Cristo per purificare la mia coscienza e sentimenti dalla colpa e sporcizia dei peccati contro la Legge per essere in grado di ubbidire alla Legge nell'amore. Trovo quindi in me stesso evidenza di vera fede".

Allo stesso modo che ogni credente pigro e dormiente, ragioni nel modo seguente per darsi una scossa:

"Tutto ciò che è necessario per dare evidenza di vera fede, io mi studierò di farlo, altrimenti inganno solo me stesso e perirò. Mi avvarrò, però, di Cristo Gesù ogni giorno per purificare la mia coscienza e sentimenti dalla colpa e dalla sporcizia dei peccati contro la Legge e per rendere ubbidienza alla Legge nell'amore. Tutto questo è necessario per dare prova che in me c'è vera fede. Mi studierò di fare questo, altrimenti solo inganno me stesso e perirò".

Infine, visto che Cristo stesso l'ha rilevato come indubitabile evidenza di una persona eletta da Dio alla vita ed affidata a Cristo per essere redenta, "Se egli viene a me", cioè, se stabilisce uno stretto patto con me e si tiene in comunione con Lui, com'Egli ci insegna: "Tutti quelli che il Padre mi dà verranno a me; e colui che viene a me, non lo caccerò fuori" (Giovanni 6:37), che ciascuna persona che non si avvalga diligentemente di Cristo per la remissione del peccato e l'emendamento della vita, ragioni in questo modo sulla base delle dette premesse, affinché la sua coscienza ne sia risvegliata:

"Chiunque non sia stato persuaso di peccato, di giustizia e di giudizio né dalla Legge, né dall'Evangelo, tanto da non venire a Cristo ed avvalersene giornalmente per la remissione del peccato e l'emendamento della sua vita, egli non solo è privo di ogni evidenza di fede salvifica, ma pure di ogni apparenza della sua elezione, fintanto che rimane in questa condizione. Possa così ogni impenitente dire: "Io non sono stato così convinto né dalla Legge né dall'Evangelo, di peccato, di giustizia e di giudizio, e perciò non sono venuto a Cristo e non me ne avvalgo giornalmente per la remissione del peccato e l'emendamento della vita. Manco quindi non solo di ogni evidenza di fede salvifica, ma anche di ogni apparenza della mia elezione, fintanto che rimango in questa condizione".

Comments