13. Convinzione dell'obbligo

Evidenze della vera fede

1. Convinzione dell'obbligo del credente di osservare la Legge morale

Per quanto riguarda il primo punto, vale a dire convincere il credente, nel suo giudizio, dell'obbligo di osservare la legge morale, si prenda, fra i tanti, il testo di Matteo 5:16-20

"(16) Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli. (17) «Non pensate che io sia venuto per abolire la legge o i profeti; io sono venuto non per abolire ma per portare a compimento. (18) Poiché in verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, neppure un iota o un apice della legge passerà senza che tutto sia adempiuto. (19) Chi dunque avrà violato uno di questi minimi comandamenti e avrà così insegnato agli uomini, sarà chiamato minimo nel regno dei cieli; ma chi li avrà messi in pratica e insegnati sarà chiamato grande nel regno dei cieli. (20) Poiché io vi dico che se la vostra giustizia non supera quella degli scribi e dei farisei, non entrerete affatto nel regno dei cieli.".

In questo testo, il Signore:

  • Comanda ai credenti, giustificati per fede, di dare prova della grazia di Dio in loro davanti agli uomini facendo opere buone. "Risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli". Egli li induce a farlo mostrando loro che, sebbene essi non siano giustificati dalle opere, gli spettatori delle loro opere buone possono, per loro mezzo, essere convertiti o edificati, come pure affinché la gloria di Dio attraverso di esse risalti maggiormente.

  • Egli dà loro come regola della loro nuova ubbidienza, nessun'altra legge se non la legge morale, esposta e spiegata da Mosè e dai profeti. "Non pensate che io sia venuto per abolire la legge o i profeti".

  • Egli fa loro intendere che la dottrina della grazia e la libertà dalla maledizione della Legge per fede in Lui, è facilmente equivocata dai giudizi corrotti dell'uomo, come se essa pregiudicasse od allentasse l'obbligo del credente ad ubbidire ai comandi e ad essere soggetto all'autorità della Legge. Indubbiamente quest'errore è un'abolizione della Legge e dei Profeti e non sarà in alcun modo tollerato in alcuno dei Suoi discepoli perché è contrario al fine stesso della Sua venuta, che è in primo luogo santificarli e poi salvarli: "Non pensate che io sia venuto per abolire la legge o i profeti".

  • Egli insegna:

- che il fine dell'Evangelo e del Patto di grazia è quello di far sì che la Legge morale fosse ubbidita: "io sono venuto non per abolire ma per portare a compimento".

- che l'obbligo della Legge morale, in tutti i punti, in tutti i doveri che prescrive, è perpetuo e rimarrà fino alla fine del mondo, tanto che nemmeno il più piccolo dettaglio della sua sostanza sarà ignorato, come dice il versetto 18.

- che l'infrazione della Legge morale e la promozione della sua trasgressione esclude dal Cielo e giustamente pure dalla comunione della vera Chiesa. L'ubbidienza alla Legge, d'altro canto, ed insegnare agli altri a farlo attraverso l'esempio, il consiglio, la dottrina, secondo la vocazione d'ognuno, comprova come quella persona sia un vero credente e sia grandemente stimato da Dio e degno di molta stima da parte della vera Chiesa. Versetto 19.

- che la giustizia di ogni vero cristiano deve superare quella degli scribi e dei Farisei, perché gli scribi ed i Farisei, nonostante si fossero impegnati ad eseguire fino al più piccolo dettaglio della legge, ne venivano meno nella pratica. Essi studiavano la parte esteriore del dovere, ma negligevano la sua parte interiore e spirituale; essi eseguivano fino al più piccolo dettaglio di quanto la Legge prescrive, ma trascuravano il giudizio, la misericordia e l'amore di Dio. In una parola, essi andavano in giro vantando la loro propria giustizia e respingevano la giustizia di Dio per fede in Gesù. Un vero cristiano, però, deve avere molto di più di quello: deve riconoscere la piena estensione del significato spirituale della Legge, avere rispetto per tutti i comandamenti, e operare per purificare sé stesso da ogni sudiciume della carne e dello spirito, non mettere in evidenza le proprie vittorie, ma rivestirsi della giustizia imputata di Cristo, la quale sola può nascondere la nostra nudità, altrimenti non ci salva, così dice il testo: "Se la vostra giustizia non supera...".

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