L'Evangelo di Gesù Cristo: una celebrazione evangelica

L’Evangelo di Gesù Cristo: una Celebrazione Evangelica

“Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna” (Giovanni 3:16).

“Salmeggiate al SIGNORE, perché ha fatto cose grandiose; siano esse note a tutta la terra!” (Salmo 12:5).


Introduzione al documento

Preambolo

L’Evangelo di Gesù Cristo è una notizia, una buona notizia, la migliore e più importante notizia che  un essere umano possa mai udire. L’Evangelo dichiara che il solo modo per conoscere Dio in pace, amore e gioia è attraverso la morte riconciliatrice di Gesù Cristo, il risorto Signore. Questo Evangelo è il messaggio centrale delle Sacre Scritture, ed è la vera chiave per comprenderle.


Questo Evangelo identifica Gesù Cristo, il Messia d’Israele, come il Figlio di Dio e Dio il Figlio, la seconda Persona della santissima Trinità, la cui incarnazione, ministerio, morte, risurrezione, ed ascensione ha adempiuto la volontà salvifica del Padre. La sua morte per i peccati e la sua risurrezione dai morti erano state anticipatamente promesse dai profeti ed attestate da testimoni. Nel tempo stabilito da Dio e nel modo scelto da Dio, Gesù ritornerà come glorioso Signore e Giudice di tutti (1 Tessalonicesi 4:13-18; Matteo 25:31-32). Egli ora impartisce dal Padre lo Spirito Santo a tutti coloro che veramente gli appartengono. In questa maniera le tre Persone della Trinità operano congiuntamente per la salvezza dei peccatori.


L’Evangelo presenta Gesù Cristo come il vivente Salvatore, Maestro, Vita e Speranza a tutti coloro che ripongono in Lui la loro fiducia. Esso ci dice che il destino eterno di ogni creatura umana (di salvezza o di dannazione) dipende dal modo in cui si rapporta a Gesù Cristo, .


Questo Evangelo è il solo Evangelo, non ce n’è alcun altro. Cambiarne la sostanza significa indubbiamente pervertirlo e distruggerlo. Questo Evangelo è così semplice che persino i bambini piccoli lo possono comprendere, ma è così profondo che gli studi dei più saggi teologi non potranno mai esaurirne le ricchezze.


Tutti i cristiani sono chiamati all’unità nell’amore ed all’unità nella verità. Come evangelici che traggono il loro stesso nome dall’Evangelo, noi celebriamo questa grande e buona notizia dell’opera salvifica di Dio in Gesù Cristo come il vero legame d’ogni unità fra i cristiani, sia fra le chiese organizzate e denominazioni, o nelle molte imprese trans-denominazionali cooperative dei cristiani assieme.


La Bibbia dichiara che tutti coloro che veramente confidano in Cristo e nel suo Evangelo sono figli e figlie di Dio per grazia, e quindi nostri fratelli e sorelle in Cristo. Tutti coloro che sono giustificati fanno l’esperienza della riconciliazione con il Padre, piena remissione dei peccati, transizione dal regno delle tenebre al regno della luce, la realtà d’essere nuove creature in Cristo, e la comunione con lo Spirito Santo. Essi godono dell’accesso al Padre con tutta la pace e la gioia che questo comporta.

Affinché la sua verità non sia inavvertitamente compromessa od oscurata, l’Evangelo esige da tutti i credenti il culto, il che significa costante lode e rendimento di grazie a Dio, sottomissione a tutto ciò che Egli ha rivelato nella sua Parola scritta, dipendenza da Lui in spirito di preghiera, e vigilanza.


Condividere la gioia e la speranza di questo Evangelo è un supremo privilegio. È anche un obbligo permanente, perché il Grande Mandato di Gesù Cristo rimane in vigore: proclamate l’Evangelo in ogni luogo, Egli disse, insegnando, battezzando, e facendo discepoli.


Sottoscrivendo la seguente dichiarazione, noi affermiamo il nostro impegno a questo compito e, con esso, la nostra adesione a Cristo stesso, all’Evangelo stesso, come pure l’uno all’altro come credenti evangelici in comunione fra di loro.

L’Evangelo

Questo Evangelo di Gesù Cristo, che Dio presenta nelle Scritture infallibili, congiunge la dichiarazione stessa di Gesù sulla presente realtà del regno di Dio con il resoconto apostolico della persona, collocazione ed opera di Cristo, ed il modo in cui esseri umani peccatori ne possono trarre beneficio. La Regola di Fede dei padri della chiesa, i credo storici, le confessioni di fede riformate, e le basi dottrinali di raggruppamenti evangelici posteriori, rendono testimonianza alla sostanza di questo messaggio biblico.


Il cuore dell’Evangelo è che il nostro santo ed amorevole Creatore, confrontato con l’ostilità e la ribellione umana, ha scelto, nella sua propria libertà e fedeltà, di diventare il nostro santo ed amorevole Redentore e Reintegratore. Il Padre ha inviato il Figlio per essere il Salvatore del mondo (1 Giovanni 4:15): è attraverso il Suo solo ed unico Figlio che si realizza il Suo unico e solo piano di salvezza. Pietro, infatti, annuncia: “In nessun altro è la salvezza; perché non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini, per mezzo del quale noi dobbiamo essere salvati” (Atti 4:12), e Cristo stesso ha insegnato: “Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me” (Giovanni 14:6).


Attraverso l’Evangelo noi apprendiamo che noi esseri umani, che eravamo stati creati per essere in comunione con Dio, siamo per natura - cioè “in Adamo” (1 Corinzi 15:22) - morti nei peccati, insensibili verso il nostro Creatore e separati da Lui. Costantemente distorciamo la Sua verità, infrangiamo la Sua legge, minimizziamo i Suoi obiettivi e criteri, ed offendiamo la Sua santità con la nostra mancanza di santità, tanto che davvero ne risultiamo essere “senza senza speranza e senza Dio nel mondo” (Romani 1:18-32; 3:9-20; Efesini 2:1-3,12). Eppure, Dio, nella sua grazia misericordiosa, ha preso l’iniziativa di riconciliarci con Sé attraverso la vita priva di peccato e la morte vicaria del Suo amato Figlio (Efesini 2:4-10; Romani 3:21-24).


Il Padre ha inviato il Figlio per liberarci dal dominio del peccato e di Satana, e per renderci figli ed amici di Dio. Gesù ha scontato in nostra vece sulla croce la pena che meritiamo, soddisfacendo ciò chhe esige la giustizia retribuiva di Dio, versando il Suo Sangue in sacrificio. Rendendo così possibile la giustificazione per tutti coloro che confidano in Lui (Romani 3:25-26), la Bibbia descrive questa potente transazione sostitutiva come il pagamento di un riscatto, riconciliazione, redenzione, propiziazione, e vittoria sulle potenze malvagie (Matteo 20:28; 2 Corinzi 5;18-21; Romani 3:23-25; Giovanni 12:31; Colossesi 2:15). Essa ci assicura un rapporto ristabilito con Dio che comporta perdono e pace, accettazione ed accesso, e adozione nella famiglia di Dio (Colossesi 1:20; 2:13-14; Romani 5:1-2; Galati 4:4-7; 1 Pietro 3:18).


La fede in Dio e in Cristo, alla quale ci chiama l’Evangelo, è un fiducioso protendersi del nostro cuore per afferrare le promesse e benefici che ci vengono offerte.


Questo Evangelo, inoltre, proclama la risurrezione corporale, l’ascensione e l’intronizzazione di Gesù come evidenza dell’efficacia del Suo sacrificio, effettuato per noi una volta per sempre, della realtà dell’attuale Suo ministero personale nei nostri riguardi, e della certezza del futuro Suo ritorno per glorificarci (1 Corinzi 15; Ebrei 1:1-4; 2:1-18; 4:14-16; 7:1-10,25). Nella vita di fede, come i vangeli ce la presentano, i credenti sono uniti con il loro risorto Signore, in comunione con Lui, e guardano a Lui in spirito di ravvedimento e di speranza per riceverne la potenza dello Spirito Santo per non cadere in peccato e servirlo veramente.


La giustificazione da parte di Dio di coloro che confidano in Lui, secondo l'Evangelo, è una transizione decisiva, qui ed ora, da uno stato di condanna e d'ira a causa dei loro peccati ad una di piena accoglienza e favore grazie all'ubbidienza perfetta di Gesù, che è culminata nella sua morte volontaria portatrice dei loro peccati. Dio "giustifica gli empi" (empio; Romani 4:5) imputando loro (contando, accreditando, mettendo loro sul conto, a loro attivo) la Sua giustizia e cessando di considerare i loro peccati un debito da pagare, un passivo (Romani 4:1-8). I peccatori ricevono, per fede in Cristo soltanto, "il dono della giustizia" (Romani 1:17; 5:17; Filippesi 3:9), diventando, così "la giustizia di Dio' in colui che è stato "fatto peccato" per loro (2 Corinzi 5:21).


Quando i nostri peccati sono stati messi in conto a Cristo, al tempo stesso è stata messa sul nostro conto la giustizia di Cristo. Questa è la giustificazione mediante l'imputazione della giustizia di Cristo. In questa transazione noi portiamo solo il bisogno che abbiamo di essa. La nostra fede nel Dio che la impartisce, il Padre, il Figlio, e lo Spirito Santo, è essa stessa frutto della grazia di Dio. La fede ci collega in maniera salvifica a Gesù ma, in quanto essa implica il riconoscimento che noi non abbiamo meriti nostri propri da vantare, è espressamente non un'opera meritoria.


L'Evangelo ci assicura che tutti coloro che hanno affidato la loro vita a Gesù Cristo sono figlioli di Dio nati di nuovo (Giovanni 1:12), nei quali lo Spirito Santo dimora, potenzia ed assicura della loro speranza e condizione di salvezza (Romani 7:6; 8:9-17). Il momento in cui crediamo autenticamente in Cristo, il Padre ci dichiara giusti in Lui e comincia a conformarci a Sua immagine. Una fede genuina riconosce Gesù come Signore e dipende da Lui, manifestandosi in crescente ubbidienza a ciò che Dio comanda, sebbene questo non contribuisca in nulla alla base della nostra giustificazione (Giacomo 2:14-26; Ebrei 6:1-12).


Mediante la Sua grazia santificante, Cristo opera in noi per fede, rinnovando la nostra natura decaduta e conducendoci ad autentica maturità, quella misura di sviluppo intesa dall'espressione "la pienezza di Cristo" (Efesini ,4:13). L,'Evangelo ci chiama a vivere come servi ubbidienti di Cristo e come Suoi emissari nel mondo, operando giustizia, amando la misericordia ed aiutando tutti i bisognosi, cercando così di rendere testimonianza al regno di Cristo. Nel momento della sua morte, Cristo prende con Sé il credente (Filippesi 1:21) portandolo in condizione di inimmaginabile gioia in costante adorazione di Dio (Apocalisse 22:1-5).


La salvezza nel suo senso più pieno è dalla colpevolezza del peccato nel passato, dalla forza del peccato nel presente e dalla presenza del peccato nel futuro. È così che, sebbene nel presente i credenti godano di un assaggio della salvezza, essi ne attendono la pienezza nel futuro (Marco 14:61-62; Ebrei 9:28). La salvezza è una realtà trinitaria, iniziata dal Padre, realizzata dal Figlio ed applicata dallo Spirito Santo. Essa ha una dimensione globale, perché il piano di Dio è quello di salvare credenti da ogni tribù e lingua (Apocalisse 5:9) per essere la Sua chiesa, una nuova umanità,  il popolo di Dio, il corpo e la sposa di Cristo e la comunità dello Spirito Santo.


Tutti gli eredi della salvezza finale sono chiamati qui ed ora a servire il loro Signore e l’un l’altro, a condividere la comunione con le sofferenze di Gesù e a lavorare assieme per far conoscere Cristo al mondo intero.


Apprendiamo dall’Evangelo che, dato che tutti hanno peccato, così tutti coloro che non accolgono Cristo saranno giudicati giustamente e riceveranno ciò che meritano secondo la santa legge di Dio e dovranno patire il castigo retributivo eterno.

Unità nell’Evangelo

Ai cristiani è comandato di amarsi l’un l’altro nonostante le differenze di razza, genere, privilegi e condizione sociale, politica ed economica (Giovanni 13:34-35; Galati 3:28-29) e d’essere d’una sola mente dovunque possibile (Giovanni 17:20-21; Filippesi 2:2; Romani 14:1-15:13). Sappiamo che le divisioni ostacolano la nostra testimonianza nel mondo, e desideriamo una maggiore comprensione reciproca e di dire la verità con amore. Sappiamo pure che come affidatari della verità rivelata di Dio noi non possiamo abbracciare una qualsiasi forma di indifferentismo dottrinale o di relativismo pluralista con il quale si sacrifichi la verità di Dio per una falsa pace.


Il disaccordo dottrinale chiama al dibattito. Il dialogo per la comprensione reciproca e, se possibile, restringere le differenze che abbiamo fra di noi è un valore, doppiamente tale quando lo scopo dichiarato è l’unità nelle cose primarie, libertà nelle cose secondarie e carità in tutte le cose.


Nei paragrafi precedenti è stato fatto un tentativo di affermare ciò che è primario ed essenziale nell’Evangelo così come lo comprendiamo. Un utile dialogo, però, esige non solo carità nei nostri atteggiamenti, ma anche chiarezza in ciò che affermiamo. La nostra estesa analisi della giustificazione per sola fede attraverso il solo Cristo riflette la nostra persuasione che la verità dell’Evangelo è di importanza cruciale e non sempre bene compresa e correttamente affermata. Per ulteriore chiarezza, a causa dell’amore per la verità di Dio e per la chiesa di Cristo, noi ora esprimeremo i punti chiave di ciò che è stato detto in affermazioni e negazioni specifiche a riguardo dell’Evangelo e della nostra unità in esso e in Cristo.

Affermazioni e negazioni

1. Affermiamo che l’Evangelo affidato alla chiesa è, in prima istanza, l’Evangelo di Dio (Marco 1:14; Romani 1:1). Dio ne è l’autore, ed Egli ce lo rivela in ed attraverso la Sua Parola. La sua verità ed autorità si fonda in Lui solo.


Neghiamo che la verità o l’autorità dell’Evangelo derivi da una qualsiasi intuizione o invenzione umana (Galati 1:1-11). Noi neghiamo che la verità o l’autorità dell’Evangelo si fondi sull’autorità di una qualsiasi chiesa particolare o istituzione umana.


2. Noi affermiamo che l’Evangelo è la potenza salvifica di Dio nel fatto che esso operi la salvezza per chiunque creda, senza distinzione (Romani 1:16). Questa efficacia dell’Evangelo risiede nella potenza di Dio stesso (1 Corinzi 1:8).


Noi neghiamo che la potenza dell’Evangelo risieda nell’eloquenza del predicatore, nella tecnica dell’evangelista, o nel carattere persuasivo dell’argomentazione razionale (1 Corinzi 1:21; 2:1-5).


3. Noi affermiamo che l’Evangelo fa la diagnosi dell’universale condizione umana come di peccaminosa ribellione contro Dio, e che, se non cambia, porterà ciascuna persona alla perdizione eterna sotto la condanna di Dio.


Noi neghiamo qualsiasi rifiuto della natura decaduta della razza umana o qualsiasi affermazione che sostenga la bontà o divinità della razza umana.


4. Noi affermiamo che Gesù Cristo è la sola via che porta alla salvezza, l’unico Mediatore fra Dio e l’umanità (Giovanni 14:6; 1 Timoteo 2:5).


Noi neghiamo che chiunque possa essere salvato in altri modi che non siano Gesù Cristo e il suo Evangelo. La Bibbia non offre speranza alcuna che i fedeli sinceri di altre religioni come se potessero essere salvati senza una fede personale in Gesù Cristo.


5. Noi affermiamo che Dio comandi alla chiesa di predicare l’Evangelo ad ogni persona vivente (Luca 24:47: Matteo 28:18-19) e che quindi sia suo preciso obbligo il farlo.


Noi neghiamo che una qualsiasi particolare classe o gruppo di persone, qualunque sia la sua identità etnica o culturale, possa essere ignorata o evitata nella predicazione dell’Evangelo (1 Corinzi 9:19-22). Dio si propone una chiesa globale fatta di persone da ogni tribù, lingua e nazione (Apocalisse 7:9).


6. Noi affermiamo che la fede in Gesù Cristo, come la divina Parola (o Logos, Giovanni 1:1), la seconda Persona della Trinità, coeterno e co-essenziale con il Padre e con lo Spirito Santo (Ebrei 1:3), sia di carattere fondamentale per la fede nell’Evangelo.


Noi neghiamo che una qualsiasi concezione di Gesù Cristo che riduca o respinga la sua piena divinità sia una fede evangelica o porti alla salvezza.


7. Noi affermiamo che Gesù Cristo è Dio fattosi carne (Giovanni 1:14). Discendente di Davide, nato da una vergine (Romani 1:3), Egli aveva una vera natura umana, era soggetto alla Legge di Dio (Galati 4:5) ed era simile a noi in ogni cosa eccetto che nel peccato (Ebrei 2:17; 7:26-28). Noi affermiamo che la fede nella vera umanità di Cristo sia essenziale alla fede nell’Evangelo.


Noi neghiamio che possa essere salvato chiunque respinga l’umanità di Cristo, la sua incarnazione o che sia privo di peccato, o che sostenza che queste verità non siano essenziali all’Evangelo (1 Giovanni 4:2-3).


8. Noi affermiamo che la riconciliazione operata da Cristo, attraverso la quale, per la sua ubbidienza, egli ha offerto un sacrificio perfetto, propiziando il Padre pagando per i nostri peccati e soddisfando per noi alla giustizia divina secondo l’eterno proposito di Dio, è un elemento essenziale dell’Evangelo


Noi neghiamo una qualsiasi concezione della Riconciliazione che respinga la soddisfazione sostitutiva della divina giustizia, realizzata in modo vicario per i credenti, siano compatibile con l’insegnamento dell’Evangelo.


9. Noi affermiamo che l’opera salvifica di Cristo include sia la sua vita che la sua morte in nostro favore (Galati 3:13). Noi dichiariamo che la fede nell’ubbidienza perfetta di Cristo, attraverso la quale egli ha adempiuto a tutto ciò che esige la Legge di Dio in nostro favore, sia essenziale per l’Evangelo.


Noi neghiamo che la nostra salvezza sia raggiungibile semplicemente o esclusivamente dalla morte di Cristo, senza alcun riferimento alla sua vita di perfetta giustizia.


10. Noi affermiamo che la risurrezione corporale di Cristo dai morti sia essenziale all’Evangelo biblico (1 Corinzi 15:14).


Noi neghiamo la validità di un qualsiasi cosiddetto vangelo che neghi la realtà storica della risurrezione fisica di Cristo.


11. Noi affermiamo che la dottrina biblica della Giustificazione per sola fede in Cristo soltanto sia essenziale all’Evangelo (Romani 3:28; 4:5; Galati 2:16).


Noi neghiamo che chiunque possa credere nell’Evangelo biblico ed allo stesso tempo respingere l’insegnamento apostolico della giustificazione per sola fede in Cristo soltanto. Noi pure neghiamo che vi sia più di un solo e vero Evangelo (Galati 1:6-9).


12. Noi affermiamo che la dottrina dell’imputazione (accreditamento o messa sul conto) sia dei nostri peccati a Cristo che della sua giustizia a noi, per la quale i nostri peccati sono pienamente perdonati e noi siamo pienamente accolti, sia essenziale all’Evangelo biblico (2 Corinzi 5:19-21).


Noi neghiamo che siamo giustificati per la giustizia di Cristo infusa in noi, o da una qualsiasi giustizia che si ritenga ci sia congenita.


13. Noi affermiamo che la giustizia di Cristo per la quale siamo giustificati, sia propriamente la sua, che possa essere raggiunta indipendentemente da noi, in ed attraverso la sua perfetta ubbidienza. Questa giustizia è accreditata, messa sul conto, o imputata a noi attraverso la dichiarazione forense (vale a dire legale) di Dio, come la sola base della nostra giustificazione.


Noi neghiamo che una qualsiasi opera che noi si compia in qualsiasi fase della nostra esistenza, possa integrare il merito di Cristo o guadagnarci meriti che contribuiscano in qualsiasi modo alla base della nostra giustificazione (Galati 2:16; Efesini 2:8-9; Tito 3:5).


14. Noi affermiamo che, sebbene in tutti i credenti dimori lo Spirito Santo e siano in processo di diventare santi e conformi all’immagine di Cristo, quelle conseguenze della giustificazione non ne sono la base. Dio ci dichiara giusti, ci rimette i peccati e ci adotta come suoi figlioli, per grazia soltanto, attraverso la sola fede, e per causa di Cristo soltanto, mente noi siamo ancora peccatori (Romani 4:5).


Noi neghiamo che i credenti debbano essere inerentemente giusti in virtù della loro cooperazione con la grazia di Dio che trasforma la vita, davanti a Lui, li dichiari giustificati in Cristo. Noi siamo giustificati mentre siamo ancora peccatori.


15. Noi affermiamo che la fede salvifica risulti nella santificazione, la trasformazione della vita in crescente conformità a Cristo attraverso la potenza dello Spirito Santo. La santificazione significa ravvedimento costante, una vita fatta del voltare le spalle al peccato per servire Gesù Cristo affidandoci riconoscenti a Lui come proprio Signore e Maestro (Galati 5:22-25; Romani 8:4,13-14).


Noi respingiamo una qualsiasi concezione della giustificazione che la separi dalla nostra unione santificante con Cristo e dalla nostra conformità crescente alla sua immagine attraverso la preghiera, il ravvedimento, il portare la croce e la vita nello Spirito.


16. Noi affermiamo che la fede salvifica includa l’assenso mentale al contenuto dell’Evangelo, il riconoscimento del nostro proprio peccato e bisogno, come pure fiducia e dipendenza personale da Cristo e dalla sua opera.


Noi neghiamo che la fede salvifica includa solo l’assenso mentale dell’Evangelo, e che la giustificazione sia assicurata da una semplice professione di fede. Inoltre noi neghiamo che in qualsiasi elemento della fede salvifica vi sia un’opera meritoria o che ci guadagni la salvezza.


17. Noi affermiamo che, sebbene la vera dottrina sia di importanza vitale per la salute ed il benessere spirituale, non siamo salvati dalla dottrina. La dottrina è necessaria per informarci su come possiamo essere salvati da Cristo, ma è Cristo che ci salva.


Noi neghiamo che le dottrine dell’Evangelo possano essere respinte senza danno. Negare l’Evangelo comporta rovina spirituale e ci espone al giudizio di Dio.


18. Noi affermiamo che Gesù Cristo comandi ai suoi seguaci di proclamare l’Evangelo ad ogni persona vivente, evangelizzando chiunque in qualsiasi luogo, e rendendo i credenti dei discepoli nell’ambito della comunità della chiesa. Una testimonianza piena e fedele a Cristo include la testimonianza personale, una vita che piaccia a Dio, ed atti di misericordia e carità verso il prossimo: senza questo tutta la predicazione dell’Evangelo apparirebbe arida.


Noi neghiamo che la testimonianza personale, una vita che piace a Dio ed atti di misericordia e carità verso il prossimo costituiscano in sé evangelizzazione senza la proclamazione dell’Evangelo.

Il nostro impegno

In quanto evangelici uniti nell’Evangelo, noi promettiamo di vigilare e di prendersi cura l’uno dell’altro, pregare e perdonare l’un l’altro, e protenderci in amore e verità verso tutto il popolo di Dio dovunque, perché noi siamo una famiglia, uno nello Spirito Santo, ed uno in Cristo.


Secoli fa si diceva veracemente che in tutte le cose necessarie vi dev’essere unità, in cose meno che necessarie vi dev’essere libertà e che in tutte le cose vi debba essere l’amore. Noi consideriamo necessarie tutte queste verità evangeliche come necessarie.


Ora a Dio, l’Autore della verità e della grazia di questo Evangelo, per Gesù Cristo, suo soggetto e nostro Signore, sia lode e gloria nei secoli dei secoli. Amen.


14 giugno 1999


Comitato redazionale: John N. Akers, John Ankerberg, John Armstrong, D.A. Carson, Keith Davy, Maxie Dunnam, Timothy George, Scott Hafemann, Erwin Lutzer, Harold Myra, David Neff, Thomas Oden, J.I. Packer,  R.C. Sproul, John Woodbridge


“GOSPEL JESUS CHRIST: EVANGELICAL CELEBRATION” COPYRIGHT 1999 COMMITTEE EVANGELICAL UNITY GOSPEL, 5551, GLENDALE HEIGHTS,  60139-5551


Versione originale: http://www.ligonier.org/learn/articles/gospel-jesus-christ-evangelical-celebration/



Pagine secondarie (1): Introduzione al documento
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