Inerranza biblica

Dal 26 al 28 ottobre 1978 si è tenuto a Chicago un congresso per chiarire il significato della totale veracità della Scrittura. Presieduto da J.M. Boice e animato dal segretario Jay H. Grimstead, esso ha raccoltoe 268 partecipanti provenienti da diverse chiese, facoltà e scuole. Dopo un ampio dibattito si è giunti alla Dichiarazione che segue. Essa è stata firmata da 240 partecipanti al congresso stesso ed ha avuto una larga eco nel mondo teologico mondiale. La commissione che redasse la dichiarazione era formata da Edmund Clowney, James I. Packer, R.C. Sproul, Roger R. Nicole, Earl D. Radmacher, Harold W. Hoehner, Norman L. Geisler, Donald E. Hoke.
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Art. 1 - Affermiamo che bisogna ricevere le sante Scritture come la Parola di Dio rivestita della sua stessa autorità. Respingiamo l’opinione secondo cui le Scritture riceverebbero la loro autorità dalla chiesa, dalla tradizione o da qualunque altra fonte umana.

Art. 2 - Affermiamo che le Scritture sono la norma scritta suprema attraverso cui ogni coscienza è legata a Dio e che l’autorità della chiesa è subordinata a quella della Scrittura. Respingiamo l’opinione secondo cui le confessioni di fede della chiesa, i suoi concili o le sue dichiarazioni avrebbero un’autorità superiore o uguale all’autorità della Bibbia.

Art. 3 - Affermiamo che la Parola scritta è integralmente rivelazione che procede da Dio. Respingiamo l’opinione secondo cui la Bibbia non sarebbe che una testimonianza alla rivelazione o che diverrebbe rivelazione solo nell’avvenimento dell’incontro o che dipenderebbe, per essere efficace, dalla risposta degli uomini.

Art. 4 - Affermiamo che Dio, che ha fatto l’umanità a sua immagine, ha impiegato il linguaggio come un modo per rivelarsi. Respingiamo l’opinione secondo cui il linguaggio umano sarebbe talmente caratterizzato dalla nostra finitudine creazionale da diventare inadeguato per trasmettere la rivelazione divina. Respingiamo pure l’opinione secondo cui la corruzione del linguaggio e della cultura ad opera del peccato avrebbe reso vana l’opera divina dell’ispirazione.

Art. 5 - Affermiamo che la rivelazione di Dio nelle sante Scritture è stata progressiva. Respingiamo l’opinione secondo cui una rivelazione successiva (che può realizzare una rivelazione anteriore) potrebbe correggerla o contraddirla. Escludiamo pure che una rivelazione normativa sia stata data posteriormente alla ultimazione degli scritti del Nuovo Testamento.

Art. 6 - Affermiamo che la Scrittura nella sua totalità e nelle sue parti, anche per ciò che concerne le stesse parole dell’originale, è stata data per ispirazione divina. Respingiamo l’opinione secondo cui la Scrittura sarebbe ispirata nel suo insieme, ma non nei dettagli, o, al contrario, in certe parti, ma non nella sua totalità.

Art. 7 - Affermiamo che l’ispirazione è stata l’opera di Dio: Dio ci ha comunicato la sua Parola attraverso il suo Spirito per mezzo di uomini che l’hanno scritta. La Scrittura è di origine divina. Il modo dell’ispirazione divina rimane, per noi, in grande misura misteriosa. Respingiamo l’opinione che riduce l’ispirazione a una forma di intuizione umana o ad uno stato d’esa1tazione della coscienza.

Art. 8 - Affermiamo che Dio, nell’opera dell’ispirazione, ha utilizzato le caratteristiche della personalità propria degli autori che egli aveva scelto e preparato, come pure il loro stile personale. Respingiamo l’opinione secondo cui Dio avrebbe soffocato la loro personalità nel far loro scrivere le parole che egli aveva scelto.

Art. 9 - Affermiamo che l’ispirazione, senza conferire l'onnipotenza, ha garantito che le affermazioni degli autori biblici siano vere e degne di fiducia su tutti i soggetti di cui hanno parlato e scritto. Respingiamo l’opinione secondo cui la finitudine o la natura peccaminosa di questi autori avrebbe, necessariamente o no, introdotto qualche falsità e distorsione nella Parola di Dio.

Art. 10 - Affermiamo che l’ispirazione in senso stretto vale solo per i testi autografi, testi che i manoscritti giunti fino a noi (Dio vi ha vegliato nella sua provvidenza) permettono di stabilire con una grande esattezza. Affermiamo ancora che le copie e le traduzioni delle Scritture sono la Parola di Dio nella misura in cui rispecchiano fedelmente l’originale. Respingiamo l’opinione secondo cui l’assenza degli autografi renderebbe problematico qualche aspetto essenziale della fede cristiana. Neghiamo inoltre che questa assenza invalidi l’affermazione dell’inerranza biblica o le tolga il suo significato.

Art. 11 - Affermiamo che la Scrittura, divinamente ispirata, è infallibile in modo tale che, lungi dallo sviarci, essa è vera e sicura su tutti i punti di cui tratta. Rigettiamo l’opinione secondo cui la Bibbia potrebbe essere infallibile ed errare nello stesso tempo. Si può distinguere tra infallibilità ed inerranza, ma non separarle.

Art. 12 - Affermiamo che la Scrittura nella sua totalità è inerrante, esente da ogni falsità, frode o inganno. Respingiamo l’opinione che limita l’infallibilità e l’inerranza della Bibbia ai temi spirituali, religiosi o inerenti alla redenzione ed esclude le affermazioni relative alla storia e alle scienze. Dichiariamo inoltre illegittimo l’impiego di ipotesi scientifiche sulla storia della terra per capovolgere l’insegnamento della Scrittura intorno alla creazione e al diluvio.

Art. 13 - Affermiamo che il termine inerranza conviene, come termine teologico, per caratterizzare l’intera verità della Scrittura. Respingiamo la pratica che impone alla Scrittura dei canoni d’esattezza e di veracità estranei al suo modo e al suo scopo. Respingiamo l’opinione secondo cui l’inerranza verrebbe meno quando si incontrerebbero caratteristiche come le seguenti: assenza di precisione tecnica intesa in senso moderno, irregolarità della grammatica o dell’ortografia, riferimento ai fenomeni della natura tali quali si presentano all’osservazione, menzione di parole false ma che sono solo riportate, uso dell’iperbole e di numeri arrotondati, adattamento tematico delle cose raccontate, diversità nella selezione dei particolari quando due o più racconti sono paralleli, uso di citazioni libere.

Art. 14 - Affermiamo l’unità e l’armonia intera della Scrittura. Respingiamo l’opinione secondo cui gli elementi ritenuti erronei e le contraddizioni non ancora risolte invaliderebbero ciò che la Bibbia dice relativamente alla propria verità.

Art. 15 - Affermiamo che la dottrina dell’inerranza si fonda sull’insegnamento della Bibbia relativo alla sua ispirazione. Respingiamo l’opinione secondo cui si potrebbe trascu rare l’insegnamento di Gesù sulla Scrittura invocando da parte sua un adattamento alle idee del suo tempo o qualche limitazione naturale della sua umanità.

Art. 16 - Affermiamo che la dottrina della inerranza ha fatto parte integrante della fede della chiesa lungo tutto il corso della sua storia. Respingiamo l’opinione secondo cui l’inerranza è una dottrina inventata dalla scolastica protestante o una reazione nata dall’opposizione all’alta critica negativa.

Art. 17 - Affermiamo che lo Spirito Santo rende testimonianza alle Scritture assicurando i credenti intorno alla verità della Parola scritta di Dio. Respingiamo l’opinione secondo cui questa testimonianza dello Spirito Santo potrebbe separarsi dalla Scrittura oppure contraddirla.

Art. 18 - Affermiamo che bisogna interpretare la Scrittura per mezzo di una esegesi grammaticale e storica tenendo conto delle forme e dei procedimenti letterari e che bisogna interpretare la Scrittura attraverso la Scrittura. Respingiamo come qualcosa di illegittimo ogni utilizzazione del testo o ogni ricerca delle sue fonti che conduca a relativizzarne o negarne la storicità o che faccia rifiutare le sue indicazioni quanto agli autori umani.

Art. 19 - Affermiamo di primaria importanza per la sana ed intera comprensione della fede cristiana la confessione della piena autorità, infallibilità e inerranza della Scrittura. Affermiamo inoltre che una confessione del genere dovrebbe condurci a conformarci sempre più alla immagine di Cristo. Respingiamo l’opinione secondo cui tale confessione sarebbe necessaria alla salvezza. Tuttavia respingiamo anche l’opinione secondo cui si potrebbe negare l’inerranza senza che ne derivino gravi conseguenze sia per il credente che per la chiesa.