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Cinquantunesima domenica


D. 126. Qual è la quinta richiesta?

«Perdonaci le nostre offese, come noi perdoniamo anche a coloro che ci hanno offesi», cioè: a causa del sangue di Gesù Cristo, non volere imputarci, a noi poveri peccatori, tutti i nostri peccati e il male che ci resta sem­pre attaccato[1]. Quanto a noi, troviamo così in noi stessi la testimonianza della tua grazia, che è la nostra ferma risoluzione di perdonare di tutto cuore al nostro prossimo[2].

  • [1] Salmo 51:1-7; "...e non chiamare in giudizio il tuo servo, perché nessun vivente sarà trovato giusto davanti a te" (Sl. 143:2); "Non c'è dunque più nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù" (Ro. 8:1); "Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate; e se qualcuno ha peccato, noi abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo, il giusto. Egli è il sacrificio propiziatorio per i nostri peccati, e non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo" (1 Gv. 2.1,2).
  • [2] Matteo 18:21-35; "Perché se voi perdonate agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonate agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe" (Mt. 6:14,15).
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