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Quinta domenica


12. D. Poiché abbiamo meritato, secondo il giusto giudizio di Dio, una pena temporale ed eterna, in che modo potremmo liberarcene e tornare in grazia (e tornare ad essere ricevuti nel Suo favore)?

R. Dio vuole che la Sua giustizia sia soddisfatta[1]. Dobbiamo quindi ripagarlo interamente o noi stessi o mediante un altro[2].

13. D. Ma possiamo fare questo pagamento noi stessi?

R. Assolutamente No. Al contrario, noi aumentiamo ogni giorno il nostro debito[3].

14. D. Ma una creatura qualsiasi può pagare per noi?

R. Nessuna, poiché, in primo luogo Dio non vuole punire nessuna altra creatura per una mancanza di cui l’uomo si è reso colpevole[4]; in secondo luogo, nessuna creatura, che sia semplicemente tale, può sopportare il perso della collera eterna di Dio contro il peccato, né può liberarne altri[5].

15. D. Quale mediatore e liberatore dobbiamo quindi cercare?

R. Qualcuno che sia un vero[6] uomo e che sia giusto[7] e che sia tuttavia più forte di tutte le creature, cioè che sia al tempo stesso vero Dio[8].


[1] "Non ti prostrare davanti a loro e non li servire, perché io, il SIGNORE, il tuo Dio, sono un Dio geloso; punisco l'iniquità dei padri sui figli fino alla terza e alla quarta generazione di quelli che mi odiano ... Rifuggi da ogni parola bugiarda; e non far morire l'innocente e il giusto; perché io non assolverò il malvagio" (S. 20:5; 23:7). Leggere Romani 2:1-11.
[2] "Egli vedrà il frutto del suo tormento interiore, e ne sarà saziato; per la sua conoscenza, il mio servo, il giusto, renderà giusti i molti, si caricherà egli stesso delle loro iniquità" (Is. 53:11); "Infatti, ciò che era impossibile alla legge, perché la carne la rendeva impotente, Dio lo ha fatto; mandando il proprio Figlio in carne simile a carne di peccato e, a motivo del peccato, ha condannato il peccato nella carne, affinché il comandamento della legge fosse adempiuto in noi, che camminiamo non secondo la carne, ma secondo lo Spirito" (Ro. 8:3,4).
[3] "Se tieni conto delle colpe, Signore, chi potrà resistere?" (Sl. 130:3); "rimettici i nostri debiti come anche noi li abbiamo rimessi ai nostri debitori" (Mt. 6:12); "Oppure disprezzi le ricchezze della sua bontà, della sua pazienza e della sua costanza, non riconoscendo che la bontà di Dio ti spinge al ravvedimento? Tu, invece, con la tua ostinazione e con l'impenitenza del tuo cuore, ti accumuli un tesoro d'ira per il giorno dell'ira e della rivelazione del giusto giudizio di Dio" (Ro. 2:4,5).
[4] "Ecco, tutte le vite sono mie; è mia tanto la vita del padre quanto quella del figlio; chi pecca morirà ... La persona che pecca è quella che morirà, il figlio non pagherà per l'iniquità del padre, e il padre non pagherà per l'iniquità del figlio; la giustizia del giusto sarà sul giusto, l'empietà dell'empio sarà sull'empio" (Ez. 18:4,20). "Poiché dunque i figli hanno in comune sangue e carne, egli pure vi ha similmente partecipato, per distruggere, con la sua morte, colui che aveva il potere sulla morte, cioè il diavolo, e liberare tutti quelli che dal timore della morte erano tenuti schiavi per tutta la loro vita. Infatti, egli non viene in aiuto ad angeli, ma viene in aiuto alla discendenza di Abraamo. Perciò, egli doveva diventare simile ai suoi fratelli in ogni cosa, per essere un misericordioso e fedele sommo sacerdote nelle cose che riguardano Dio, per compiere l'espiazione dei peccati del popolo. Infatti, poiché egli stesso ha sofferto la tentazione, può venire in aiuto di quelli che sono tentati" (Eb. 2:14-18).
[5] "Se tieni conto delle colpe, Signore, chi potrà resistere?" (Sl. 130:3); "Chi può resistere davanti alla sua indignazione? Chi può sopportare l'ardore della sua ira? Il suo furore si spande come fuoco e le rocce si schiantano davanti a lui" (Na. 1:6).
[6] "Infatti, poiché per mezzo di un uomo è venuta la morte, così anche per mezzo di un uomo è venuta la risurrezione dei morti" (1 Co. 15:21). "Perciò, egli doveva diventare simile ai suoi fratelli in ogni cosa, per essere un misericordioso e fedele sommo sacerdote nelle cose che riguardano Dio, per compiere l'espiazione dei peccati del popolo" (Eb. 2:17).
[7] "Gli avevano assegnato la sepoltura fra gli empi, ma nella sua morte, egli è stato con il ricco, perché non aveva commesso violenze né c'era stato inganno nella sua bocca" (Is. 53:9); "Colui che non ha conosciuto peccato, egli lo ha fatto diventare peccato per noi, affinché noi diventassimo giustizia di Dio in lui" (2 Co. 5:21); "Infatti a noi era necessario un sommo sacerdote come quello, santo, innocente, immacolato, separato dai peccatori ed elevato al di sopra dei cieli" (Eb. 7:26).
[8] "Perciò il Signore stesso vi darà un segno: Ecco, la giovane concepirà, partorirà un figlio, e lo chiamerà Emmanuele ... per dare incremento all'impero e una pace senza fine al trono di Davide e al suo regno, per stabilirlo fermamente e sostenerlo mediante il diritto e la giustizia, da ora e per sempre: questo farà lo zelo del SIGNORE degli eserciti" (Is. 7:14; 9:6); "Nei suoi giorni Giuda sarà salvato e Israele starà sicuro nella sua dimora; questo sarà il nome con il quale sarà chiamato: SIGNORE nostra giustizia" (Gr. 23:6); "Infatti, ciò che era impossibile alla legge, perché la carne la rendeva impotente, Dio lo ha fatto; mandando il proprio Figlio in carne simile a carne di peccato e, a motivo del peccato, ha condannato il peccato nella carne, affinché il comandamento della legge fosse adempiuto in noi, che camminiamo non secondo la carne, ma secondo lo Spirito" (Ro. 8:3,4).
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