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Gallicana04

L'opera della salvezza

Articolo XVI - La morte di Cristo

Noi crediamo che Dio, inviando il suo Figlio, ha voluto dimostrare il suo amore e la sua inestimabile bontà nei nostri riguardi, consegnandolo alla morte e risuscitandolo per compiere ogni giustizia e per acquistarci la vita eterna.

Esodo 53:6; Giovanni 1:29; 3:16; 15:13; Romani 4:25; 8:3, 32:33; Ebrei 22:14-15; 1 Giovanni 4:9.

Articolo XVII - La nostra riconciliazione

Noi crediamo che, mediante l'unico sacrificio che il Signore Gesù ha offerto sulla croce, siamo riconciliati con Dio, per essere considerati e reputati giusti davanti a lui, poiché noi non possiamo essergli graditi, né essere partecipi della sua adozione, se non per il fatto che egli ci perdona le nostre colpe e le seppellisce.

Così noi dichiariamo solennemente che Gesù Cristo è il nostro lavacro completo e perfetto, che nella sua morte noi abbiamo piena soddisfazione per sdebitarci dai nostri misfatti e dalle nostre iniquità di cui siamo colpevoli e che non possiamo essere liberati se non mediante questo rimedio.

Ebrei 7:27; 9:12, 24:28; 10:12, 14, 18; 1 Pietro 3:18; Romani 5:1, 8-9; 8:1; 2 Corinti 5:18-20; Colossesi 2:14; Ebrei 5:7-9.Romani 4:24; 5:19; 2 Corinzi 5:21; 1 Pietro 2:24-25; Giovanni 15:3; Romani 8:2; Ebrei 9:14; 1 Pietro 1:18-19; Esodo 53:5, 12; Matteo 20:28; Romani 3:23-24; Colossesi 1:14; 1 Timoteo 2:6; Ebrei 2:17; Atti 2:21; 4:12; 1 Corinzi 2:2; Filippesi 3:8.

Articolo XVIII - Il nostro perdono gratuito

Noi crediamo che tutta la nostra giustizia si fonda sulla remissione dei nostri peccati e che questa è anche la nostra sola felicità, come dice Davide.

Rigettiamo perciò ogni altro mezzo per poterci giustificare davanti a Dio; e senza presumere di alcuna virtù o merito ci atteniamo semplicemente all'obbedienza di Gesù Cristo, che ci viene attribuita sia per coprire tutti i nostri peccati che per farci trovare grazia e favore davanti a Dio.

La nostra pace

E in realtà noi crediamo che allontanandoci da questo fondamento [l'ubbidienza di Cristo], anche solo di poco, noi non potremmo trovare altrove alcun riposo, ma saremmo sempre agitati dall'inquietudine, dato che non siamo mai in pace con Dio finché non siamo ben risoluti di essere amati in Gesù Cristo, visto che in noi stessi noi siamo degni di essere odiati.

Esodo 1:18; 43:25; Geremia 31:4; Ezechiele 36:29; Giovanni 3:17-18; 5:24; Romani 3:23-24; 1 Corinzi 6:11; Colossesi 1:14; 1 Giovanni 2:12; Salmi 32:1-3; cf. art. 17; Luca 1:77; Romani 4:6-8; 8:1-2.Romani 4:2; 1 Corinzi 1:29-31; 4:7; Romani 5:19; Efesini 2:8.

Articolo XIX - La preghiera, nostra pace

Noi crediamo che è mediante questo mezzo che abbiamo la libertà e il privilegio di invocare Dio, con la piena fiducia che egli si dimostrerà nostro Padre. Non avremmo infatti alcun accesso al Padre se non vi fossimo indirizzati da questo mediatore, e per essere esauditi nel suo nome, dobbiamo ricevere la nostra vita da lui come dal nostro capo.

Matteo 11:27; Giovanni 14:6; Ebrei 4:14-16; Salmi 50:15; 145:18; Geremia 29:12-14; Matteo 6:9; 7:11; Luca 11:2; Romani 5:10; 8:14-17; Galati 4:6; Efesini 3:12; Ebrei 10:19-22; Efesini 2:18; Matteo 28:18; Marco 16:19; Romani 8:33; Colossesi 3:1; 1 Timoteo 2:5; Ebrei 7:24-25; 1 Giovanni 2:1. Giovanni 14:13; 16:23-24; Cf. Art 17; Romani 8:31-32; 1 Corinzi 2:2; Galati 2:20-21; Ebrei 2:17-18.

Articolo XX - La giustificazione per fede

Noi crediamo che siamo resi partecipi di questa giustizia per sola fede, poiché si dice che egli ha sofferto per acquistarci la salvezza, in modo che chiunque crede in lui non perisca.

Noi crediamo che noi partecipiamo alla giustizia di Gesù Cristo perché le promesse di vita che ci sono date in lui e ne sentiamo l'effetto quando le accettiamo, non dubitando affatto che, essendo assicurati dalla bocca di Dio, non possiamo essere delusi.

Così la giustizia che noi otteniamo mediante la fede dipende dalle promesse gratuite con cui Dio dichiara e attesta che ci ama.

Giovanni 3:15-16, 18; 6:47; Atti 4:12; Romani 1:17; 3:21-28; 4:4-5, 25; 8:1; 10:4; Galati 2:16; 3:24; Efesini 2:8; Filippesi 3:9; 2 Timoteo 1:9; Tito 3:5; 1 Pietro 1:4-5; Giovanni 14:27; 15:11; Romani 5:1-2; Galati 2:15-21; 2 Corinzi 1:20; Romani 8:31-39; Efesini 3:16-19; Tito 3:5-7.

Articolo XXI - Il dono della fede

Noi crediamo che siamo illuminati nella fede dalla grazia segreta dello Spirito Santo, al punto che è un dono gratuito e particolare quello che Dio concede a chi vuole, cosicché i fedeli non hanno di che gloriarsi, essendo obbligati ad essere doppiamente riconoscenti per essere stati preferiti agli altri.

Il dono della perseveranza

Noi crediamo anche che la fede non viene data una sola volta agli eletti per introdurli sulla retta via, ma anche per farli continuare in essa fino alla fine. Infatti, come è Dio che inizia l'opera così è lui a condurla a termine.

Efesini 1:18; Romani 5:5; 2 Corinzi 1:22; Efesini 1:13-14; 1 Tessalonicesi 1:5; Giovanni 15:16; Efesini 2:8; 1 Pietro 1:3-4; Romani 2:29; 12:3; 1 Corinzi 4:7; Efesini 2:9; 1 Pietro 1:5-11; 1 Corinzi 1:8-9; Esodo 26:12; Luca 17:5; Giovanni 6:29; 1 Corinzi 10:13; Filippesi 1:6; 2:13.

Articolo XXII - La nostra rigenerazione

Noi crediamo che mediante questa fede siamo rigenerati in novità di vita, essendo per natura schiavi del peccato. Ora noi riceviamo mediante la fede la grazia di vivere santamente e nel timor di Dio, accogliendo la promessa che ci è data tramite l'Evangelo, cioè che Dio ci darà il suo Santo Spirito.

Le opere buone

Così la fede non solo non raffredda il desiderio di vivere bene e santamente, ma lo genera e lo stimola in noi, producendo necessariamente le opere buone.

Del resto, benché Dio, per compiere la nostra salvezza, ci rigeneri, riformandoci a ben fare, confessiamo tuttavia che le opere buone, che noi facciamo sotto la guida del suo Spirito, non ci vengono computate per la giustificazione o per meritare che Dio ci consideri suoi figli, poiché noi saremmo sempre sospesi nel dubbio e nell'inquietudine, se le nostre coscienze non si fondassero sulla soddisfazione mediante la quale Gesù Cristo ci ha liberati dal nostro debito.

Cf. art. 9, art. 10, art. 11; Giovanni 8:34, 36; Romani 6:4-7, 22; Colossesi 1:13; 2:13; 3:9-10, 17; 1 Pietro 1:3; Giovanni 3:5; 5:24; Atti 15:9; Romani 8:15; 10:17; 1 Tessalonicesi 1:5; 1 Pietro 1:3; Romani 14:23; 1 Timoteo 1:5; Ebrei 11:6; Matteo 5:16; 7:7; Luca 1:74-75; Giovanni 15:5, 8; Romani 6:22; 2 Corinzi 5:9-10; Galati 5:6, 19-26; Efersini 2:10; 1 Tessalonicesi 4:3, 7; Tito 2:14; 3:8; Giacomo 2:14, 18, 22, 26. 1 Giovanni 2:3-6; 3:3; 5:18; Deuteronomio 30:6; Filippesi 2:13; Luca 17:10; Romani 4:1-2, 4; 2 Timoteo 1:9; Tito 3:5-7.

Articolo XXIII - L'uso della Legge e dei Profeti

Noi crediamo che tutte le figure della legge siano cessate con la venuta di Gesù. Cionondimeno, benché le cerimonie dell'Antico Testamento non siano più in uso, noi crediamo che noi troviamo nella Persona di Cristo - in cui tutte le cose sono state compiute - la sostanza e la realtà di ciò che esse rappresentavano e significavano.

Inoltre, noi crediamo che sia necessario fare uso della Legge e dei Profeti sia per regolare la nostra vita che per essere confermati nelle promesse dell'Evangelo.

Romani 10:4; Matteo 5:17; Colossesi 2:17; Ebrei 9:11-14, 24-28; 10:10, 13-18; Deuteronomio 4:2; 13:1; Romani 7:12; 2 Timoteo 3:16; 2 Pietro 1:19.

Nota. Gli interpreti non sono d'accordo sull'espressione al termine del paragrafo: "per essere confermati nelle promesse dell'Evangelo" o "per confermare le promesse dell'Evangelo"? La Confessione belga dice: "pertanto noi usiamo ancora le testimonianze prese dalla Legge e dai Profeti per confermarci nel Vangelo e anche per regolare la nostra vita in tutta onestà, alla gloria di Dio, secondo la sua volontà" XXV. Nell'Istituzione, Calvino dichiara "Non è difficile giudicare ora quale sia il fine a cui mira la Legge: una giustizia perfetta onde la vita dell'uomo si conformi, come ad un modello, alla purezza di Dio. Il Signore ha espresso nella Legge la propria natura talché se qualcuno adempisse quanto vi è prescritto, rifletterebbe nella propria vita l'immagine di Dio" (2:8:51).

Articolo XXIV - Rifiuto di false dottrine

Dato che Gesù Cristo è il nostro unico avvocato e che ci ordina di avvicinarci familiarmente al Padre nel suo nome, non ci è consentito pregare se non nella forma che Dio ci ha prescritto attraverso la sua Parola.

Noi crediamo che tutto ciò che gli uomini hanno immaginato circa l'intercessione dei santi defunti non è che abuso e inganno di Satana per sviare gli uomini dalla forma della buona preghiera.

Noi rigettiamo quindi anche tutti gli altri mezzi che gli uomini credono di possedere per redimere se stessi davanti a Dio come mezzi che recano offesa al sacrificio della morte e passione di Gesù Cristo.

Consideriamo, infine, il purgatorio come illusione derivante da quella stessa fabbrica da cui sono venuti i voti monastici, i pellegrinaggi, le proibizioni del matrimonio e dell'uso delle carni, l'osservanza rituale dei giorni, la confessione auricolare, le indulgenze e tutte le altre cose del genere con cui si pensa di meritare la grazia e la salvezza.

Tutte queste cose noi rigettiamo non solo per la falsa opinione del merito che vi è connessa, ma anche perché sono invenzioni umane che impongono un giogo alle coscienze.

1 Timoteo 2:5; Ebrei 7:24-25; 10:19-22; 1 Giovanni 2:1-2; Giovanni 16:23-24; Matteo 6:5-13; Luca 11:2-4; Giovanni 14:6,13; Matteo 15:7-11; Atti 10:14-15; Romani 14:2-3; Galati 4:9-11; 5:1-4; Colossesi 2:16-17, 20-23; 1 Timoteo 4:1-5; Tito 1:15.
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