Teologia gay e antinomismo

La teologia gay pesantemente influenzata dall'antinomismo

La teologia gay è così pesantemente influenzata dall'antinomismo che tutte le argomentazioni del movimento dei “gay cristiani” contro ciò che le Scritture affermano chiaramente sull'omosessualità sono il risultato dell'infusione di questa eresia. Proprio come il proverbiale “ vaso di Pandora ”, quando un gruppo religioso abbraccia una fallacia dottrinale, esso apre la porta affinché altre credenze errate siano accettate e praticate. Questo spesso è spiritualmente fatale.

L'antinomismo è inerentemente ipocrita in parte perché esso minimizza la parola scritta nelle questioni sessuali e morali, ma ne fa un uso selettivo per appoggiare le proprie posizioni. Tali credenze sono una componente dominante della teologia “cristiana” gay e sono la ragione della capacità di questo movimento di apparire e suonare “cristiano” per coloro che non hanno familiarità con le effettive sue credenze. Parla di “amore” e di “grazia”, ma si tratta di discorsi che, di fatto provengono da “empi che volgono in dissolutezza la grazia del nostro Dio e negano il nostro unico Padrone e Signore Gesù Cristo”  (Giuda 4).

Nel tentativo di relativizzare la legge di Dio, l'approccio gay alla teologia, per giustificare sé stesso, fa appello all'esigenza pretestuosa di far prevalere “lo spirito” alla “lettera” come pure all'amore (in qualsiasi modo lo si intenda) come criterio principale del “comportamento cristiano” da contrapporsi all'ubbidienza alla Parola di Dio, la “lettera”, la “legge”. Si fa appello alla priorità del “sentimento” e sulle emozioni rispetto alla logica. Talvolta si sente citare, come presupposto antinomista, il poeta Thomas Carlyle che dice: “Un cuore amorevole è il principio di ogni conoscenza”. Questo condurrebbe alla “conoscenza di sé stessi”. Praticamente il principio che dice: “Va dove ti porta il cuore” come giustificazione di ogni cosa. Si tratta, però, di un principio che davvero segue la via insegnata da Gesù Cristo?

Salmo 111:10 afferma “Il timor del SIGNORE è il principio della sapienza; hanno buon senso quanti lo praticano”. Geremia 17:9-10 dice che:“Il cuore è ingannevole più di ogni altra cosa, e insanabilmente maligno; chi potrà conoscerlo?”. La Bibbia non ci esorta mai a perseguire la conoscenza di noi stessi, ma “crescete nella grazia e nella conoscenza del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo”  (2 Pietro 3:18). E' quando conosciamo Cristo, infatti, che noi giungiamo a conoscere autenticamente noi stessi, ma solo in Lui. La moderna filosofia “del cuore” è una filosofia pagana, così come non è l'amore cristiano quello di cui tanto si riempie la bocca.

Una delle caratteristiche principali di un falso vangelo è che non produce alcuna forza per combattere il peccato (così com'è definito dalla Scrittura). Paolo dichiara in Romani 1:16: “non mi vergogno del vangelo; perché esso è potenza di Dio per la salvezza [libertà dal peccato] di chiunque crede”. La teologia gay non solo non ha potenza alcuna per condurre i suoi aderenti a combattere e vincere il peccato, ma lo giustifica “mettendo in pace il cuore”, liberando dai sensi di colpa ed incoraggiando la condotta immorale (salvo indicare come peccato tutto ciò che vorrebbe impedire la propria “fellicità”, ovvero fare ciò che più ci aggrada. Come disse l'apostolo: “Essi, pur conoscendo che secondo i decreti di Dio quelli che fanno tali cose sono degni di morte, non soltanto le fanno, ma anche approvano chi le commette”  (Romani 1:32).

Talvolta, nei circoli gay “cristiani” esiste la chiara consapevolezza di essere “dottrinalmente eretici”, ma questo viene giustificato col solito soggettivismo e sentimentalismo, dicendo qualcosa del genere: “Sappiamo di essere dottrinalmente eretici, ma sappiamo pure che essere dottrinalmente eretici è meglio che nasconderci, negare il nostro vero io e vivere la menzogna che la dottrina vorrebbe che noi vivessimo”. In tutto questo, naturalmente, non c'è nulla del “portare la croce”, la difficoltà e l'impegno di cambiare secondo i propositi di Dio. E' così che la disfunzione viene benedetta e non condotta a “funzionare” correttamente.

Se poi non riescono a trovare testi adeguati nella Bibbia o fra gli scritti cristiani che possano giustificare e favorire lo “stile di vita” gay, non si esita a leggere testi di altre religioni, ad esempio il Buddismo, per sostenere il principio de “va dove ti porta il cuore”. Insomma, non cambiamento, non conversione, non trasformazione, ma accettazione e giustificazione della realtà così come essa si manifesta, “benedizione” della “normalità” della disfunzione e della corruzione dovuta alla Caduta e non salvezza. Quanto tutto questo sia incoerente con i principi cristiani autentici non è difficile da vedere. Che importa però.... La religione (adattata) è solo un pretesto per giustificare le proprie scelte immorali. 

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