Ravvedimento ed omosessualità

Ravvedimento ed omosessualità

Un omosessuale che riconosca anche la pratica dell'omosessualità come condannata da Dio, se ne ravveda, ed accolga la grazia che Dio gli accorda in Gesù Cristo, incamminandosi sulla via del discepolato di Cristo (imparare a pensare ed a vivere come Cristo insegna), può essere sicuro dell'accoglienza di Dio fra la Sua chiesa e nel Cielo.

Ravvedersene significa non solo riconoscere che quella pratica è sbagliata, ma anche cessare dal farla, rinunciarvi, reprimendone i desideri con la forza che Dio gli può dare e l'aiuto della fratellanza. “Noi sappiamo che chiunque è nato da Dio non persiste nel peccare” (1 Giovanni 5:8).

Il ravvedimento, evidentemente, vale anche per ogni sorta di pratica che Dio condanna e per chiunque. Tutti sono chiamati a riformare in Cristo la propria vita cessando, anche quando può essere impegnativo e doloroso, da ogni pratica condannata dalla Bibbia.

Le pratiche omosessuali sono condannate da Dio come peccato. Certamente sono una fra le tante espressioni di peccato da cui siamo chiamati a ravvederci. Eppure la Bibbia indica chiaramente l'omosessualità come peccato particolarmente grave. Che piaccia o non piaccia, essa è accostata ad altre cose che sono indicate come crimini particolarmente odiosi.

Il peccato può assumere innumerevoli forme, ma è da notare come siano menzionati nella Scrittura peccati particolarmente gravi, fra i quali anche la pratica dell'omosessualità. Non potrà accedere al regno di Dio (e quindi anche ai privilegi del popolo di Dio, la chiesa) particolarmente chi si rende colpevole di quanto la Scrittura in testi come i seguenti e non se ne ravvede .

“Non v'illudete; né fornicatori, né idolatri, né adùlteri, né effeminati [“immorali” CEI, “molli” Diod.], “male prostitutes” TNIV] , né sodomit i [“omosessuali” ND; “practicing homosexuals” TNIV]; , né ladri, né avari, né ubriachi, né oltraggiatori, né rapinatori erediteranno il regno di Dio”  (1 Corinzi 6:9-10). I termini che così qui sono tradotti devono essere studiati uno per uno ed pprofonditi, al di là di quanto la particolare scelta del termine italiano possa suggerire, perché spesso un solo termine italiano non rende sempre in modo adeguato quello originale.

Quel che è tradotto: “sodomiti” o “omosessuali” in greco è: ??se?????t?? (arsenokoites), composto da “arsen” e ???t?” (koité) letto, letteralmente: “che vanno a letto, si accovacciano (fanno coito, il termine greco, infatti, è pure accostato a “sperma”) con uomini”.

La legge di Dio (condensata nei Dieci Comandamenti) condanna particolarmente quanto segue:

“...sappiamo anche che la legge [di Dio] è fatta non per il giusto ma per gl'iniqui e i ribelli, per gli empi e i peccatori, per i sacrileghi e gl'irreligiosi, per coloro che uccidono padre e madre, per gli omicidi, per i fornicatori, per i sodomiti [pervertiti (CEI); omosessuali (ND); quelli che usano co' maschi, Diod.] ” , per i mercanti di schiavi [ “trafficanti di uomini” CEI, “rapitori” ND], p er i bugiardi, per gli spergiuri e per ogni altra cosa contraria alla sana dottrina, secondo il vangelo della gloria del beato Dio, che egli mi ha affidato”  (1 Timoteo 1:9-11).

La cosa è evidenziata e confermata ulteriormente dalle parole finali del libro dell'Apocalisse:

“Beati coloro che adempiono i suoi comandamenti per avere diritto all'albero della vita, e per entrare per le porte nella città. Fuori i cani, i maghi, i fornicatori, gli omicidi, gli idolatri e chiunque ama e pratica la menzogna” (Apocalisse 22:14-15). Per “fornicatori” si intende chiunque abusi della sessualità, facendone uso in modo diverso da quello stabilito da Dio.

Il termine dispregiativo “cani” usato qui e in Deuteronomio 23:18, secondo gli studiosi si riferisce in modo particolare agli omosessuali, probabilmente alludendo al comportamento sessuale promiscuo dei cani e il odorare il retto di altri cani, cosa ritenuta disgustosa nella Bibbia (che usa generalmente il termine “cane” per indicare qualsiasi comportamento disgustoso e pervertito).

Vale la pena di menzionare 2 Pietro 2:6-8: “...se condannò alla distruzione le città di Sodoma e Gomorra, riducendole in cenere, perché servissero da esempio a quelli che in futuro sarebbero vissuti empiamente; e se salvò il giusto Lot che era rattristato dalla condotta dissoluta di quegli uomini scellerati  (quel giusto, infatti, per quanto vedeva e udiva, quando abitava tra di loro, si tormentava ogni giorno nella sua anima giusta a motivo delle loro opere inique)”. I sodomiti, in questo testo, sono “uomini scellerati”, “empi” che praticano “opere inique”. Nell'episodio di Sodoma e Gomorra, il Signore vi si riferisce come: “il loro peccato è molto grave” (Genesi 18:20), ed Abraamo ne parla come “empietà” (Genesi 18:23-25).

Per quanto poi, infine, per degli omosessuali diventare “ministri di culto”, premesso che il diventarlo, per chiunque, deve essere regolato dai criteri stabiliti dallo stesso Nuovo Testamento, vale la stessa regola: deve riconoscere essere pratica condannata da Dio e deve astenersene. Un ministro di culto che ammetta la liceità dell'omosessualità, la pratichi, o la benedica, è un abominio, per quante “acrobazie esegetiche” faccia per giustificarla. 
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