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Nuove prospettive

II. NUOVE PROSPETTIVE LUNGO ANTICHI SENTIERI


Il compito del terzo «vertice» è stato quello di applicare l’insegnamento della Bibbia degno di fiducia ad alcuni tra i più confusi campi della vita moderna. Nel suo principio, la società secolare occidentale è incapace di compiere questo compito: essa continua a valutare se stessa secondo criteri di pensiero evoluzionisti, non secondo la rivelazione del Creatore data nella Bibbia. Le conclusioni del «vertice» mostrano che l’idea fondamentale e il sistema di valori sui quali un tale giudizio è costruito sono tragicamente errati; per questo le conclusioni nel loro insieme li rimettono radicalmente in causa. Non c’è alcun dubbio, tuttavia, che nel mondo occidentale le prospettive secolari hanno ovunque il vento in poppa e ci vorranno ben più che le critiche e le rimesse in questione di un qualunque congresso per rovesciarle.

Il compito che il terzo «vertice» s’era prefissato non poteva essere realizzato da una qualunque teologia liberale o modernista. Una tale teologia mette in dubbio la divinità, la pertinenza ed il carattere normativo di gran parte dell'insegnamento biblico. Essa è dunque metodologicamente incapace di operare sotto l'autorità della Scrittura. I postulati del liberalismo relativizzano la Bibbia perché elevano a rango di assoluti idee che andavano contro l'insegnamento biblico (per esempio la bontà fondamentale dell'uomo o l'unità essenziale di tutte le religioni) e perché riorganizzano le priorità bibliche in funzione di preoccupazioni e di pregiudizi moderni e secolari (per esempio la ridefinizione del ruolo delle missioni al fine di dare priorità alle grandi cause politiche, sociali ed economiche a spese dell'evangelizzazione e della fondazione di chiese).

Il «vertice» respinge metodi e tesi così arbitrarie. Le conclusioni del «vertice» si oppongono a ogni forma di «ateniesismo» moderno che s’interessa solo all’ultima novità. Piuttosto che correre dietro all’ultima moda, esse presentano degli esempi di applicazioni ri-attualizzate di una eredità di fede più antica, più stabile, senza alcun dubbio, più saggia e più biblica.

Il remare contro la corrente del pensiero attuale è une gesto di audacia, non di timidezza, di coscienza, non di stravaganza. I partecipanti al «vertice» sono d’accordo nel pensare che la sola buona via per la chiesa e la collettività odierna colloca nel prolungamento dei sentieri più antichi. Ciò vale per questioni fondamentali quali il carattere sacro della vita, la sessualità, la famiglia e il ruolo dello stato istituito da Dio, in quanto regolatore degli aspetti politici, giudiziari ed economici della vita collettiva. Ma vale anche per le questioni che potrebbero sorgere alla fine del ventesimo secolo, quali la legittimità della guerra nucleare o la protezione dell’ordine naturale. I «vertice» riafferma la validità dei punti di vista difesi nel corso della storia cristiana. Bisogna inoltre deplorare la statalizzazione moderna e il suo culto della centralizzazione, sia essa fascista, marxista o altro. Ciò vale anche per la sua mentalità largamente paternalista e la facile legittimazione di opinioni inaccettabili sui soggetti menzionati in nome di una presunta evoluzione.

Quanto al sapere, se si tratta di un pregiudizio politico o di una visione profetica, i pareri resteranno senza dubbio di- scordi, ma su questo punto i membri del «vertice» si trovano molto vicini gli uni agli altri. ¡ duecentocinquanta tra noi che si sono riuniti al «vertice» lo credono: chiunque lascia la Scrittura pronunciarsi su questo soggetto, arriva a una posizione poco lontana dalla nostra. Presentiamo ora al pubblico il frutto dei nostri lavori in testimonianza di ciò che noi crediamo di aver capito di Dio e coglieremo ogni occasione per arricchirla e per confermarla nel corso di più ampi dibattiti.
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