Etica biblica‎ > ‎

Introduzione


INTRODUZIONE


Il Consiglio internazionale sull’inerranza biblica è stato fondato nel 1977. Esso è stato concepito per durare dieci anni e per contribuire, Dio volendo, attraverso pubblicazioni e attività di carattere accademico, al consolidamento della vacillante fiducia del popolo cristiano nella totale veracità delle Scritture. Poiché tale perdita di fiducia attenua gli assoluti del cristianesimo autentico e riduce lo zelo per sostenerli, il compito sembrava urgente. Dieci anni di sforzi consacrati ad invertire la tendenza allo scetticismo verso la Bibbia non ci sembravano né troppo lunghi quanto al lavoro da fare né troppo pesanti quanto al peso finanziario. Il Consiglio, dopo dieci anni d’attività e sotto tutti i punti di vista, considera tutto quello che è stato compiuto come ragione di profonda riconoscenza verso Dio.

Le tre conferenze al vertice, organizzate dal Consiglio e con la partecipazione di vari specialisti, erano state programmate con ordine logico per permettere di usufruire delle competenze di ciascuno e unificare la testimonianza. Il «vertice» del 1978 sfociò in un’importante riformulazione della concezione cristiana tradizionale della sacra Scrittura: la rivelazione canonica data sotto più forme di testimonianze umane alla volontà, alle opere e alle vie di Dio. Il «vertice» del 1982 suscitò un ampio consenso sui principi ermeneutici e sui criteri dell’interpretazione biblica. Il «vertice» del 1986 intendeva mostrare come la Bibbia, se correttamente interpretata, è pertinente anche laddove regna confusione e imperversano le controversie in seno all’attuale cultura occidentale. Credere infatti alla Bibbia inerrante non serve a gran cosa se non si sa come interpretarla. Quanto all’interpretazione, essa implica anche l’applicazione alle realtà della vita contemporanea.

Il terzo «vertice» si è dunque preoccupato dell’applicazione delle verità eterne alle situazioni concrete della fine del XX secolo. Esso non si è preoccupato di sottolineare la necessità del lavoro pastorale e di quello dell’evangelizzazione che cercano di assicurare l’interiorizzazione e la messa in pratica della verità conosciuta. Si è piuttosto concentrato su ciò che significa vivere questa verità nel mondo attuale. Il «vertice» non si è dunque soffermato sulla disciplina personale della vita cristiana, perché su questo soggetto esistono già molte buone opere e perché la crisi non influenza molto questo punto. Prima di tutto ha centrato la sua attenzione sul fondamento trinitario che deve determinare l’intera vita della chiesa e la sua testimonianza. In secondo luogo si è concentrato su un certo numero di preoccupazioni che, per il loro rapporto con la società, potrebbero essere raggruppate sotto la rubrica dell’etica sociale cristiana.

I temi sono stati scelti in parte per la loro importanza intrinseca e in parte perché bisognava dissipare il dubbio quanto alla possibilità, per dei cristiani che credono alle Scritture, di mettersi d’accordo sul modo di trattarli. Così, come il congresso del primo «vertice» dissipò il dubbio circa la possibile intesa sulla natura delle Scritture e quello del secondo «vertice» il dubbio circa la possibile intesa sui principi d’interpretazione del testo ispirato tra i difensori dell’inerranza, il terzo «vertice» presenta un larghissimo consenso sul modo in cui la Bibbia, alla quale accorda la sua fiducia, dirige la preghiera, i progetti e l’azione in quella società alla deriva che è la società presente. Noi ringraziamo Dio per tutti quei punti d’accordo che ai nostri occhi rivestono un profondo significato per i nostri tempi.
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