Etica biblica‎ > ‎

Documento completo

Dichiarazione di Chicago 1986 
sull’etica biblica

La Dichiarazione fu preparata al congresso che ebbe luogo a Chicago nel dicembre 1986 anche se i testi delle relazioni erano stati falli circolare con largo anticipo tra i partecipanti. La Dichiarazione faceva seguito a quella sulla inerranza e a quella sull’interpretazione biblica. Essa tentò di offrire una traccia per uno studio sui temi evocati e fu concepita come uno strumento di lavoro per le chiese.

INTRODUZIONE

Il Consiglio internazionale sull’inerranza biblica è stato fondato nel 1977. Esso è stato concepito per durare dieci anni e per contribuire, Dio volendo, attraverso pubblicazioni e attività di carattere accademico, al consolidamento della vacillante fiducia del popolo cristiano nella totale veracità delle Scritture. Poiché tale perdita di fiducia attenua gli assoluti del cristianesimo autentico e riduce lo zelo per sostenerli, il compito sembrava urgente. Dieci anni di sforzi consacrati ad invertire la tendenza allo scetticismo verso la Bibbia non ci sembravano né troppo lunghi quanto al lavoro da fare né troppo pesanti quanto al peso finanziario. Il Consiglio, dopo dieci anni d’attività e sotto tutti i punti di vista, considera tutto quello che è stato compiuto come ragione di profonda riconoscenza verso Dio.

Le tre conferenze al vertice, organizzate dal Consiglio e con la partecipazione di vari specialisti, erano state programmate con ordine logico per permettere di usufruire delle competenze di ciascuno e unificare la testimonianza. Il «vertice» del 1978 sfociò in un’importante riformulazione della concezione cristiana tradizionale della sacra Scrittura: la rivelazione canonica data sotto più forme di testimonianze umane alla volontà, alle opere e alle vie di Dio. Il «vertice» del 1982 suscitò un ampio consenso sui principi ermeneutici e sui criteri dell’interpretazione biblica. Il «vertice» del 1986 intendeva mostrare come la Bibbia, se correttamente interpretata, è pertinente anche laddove regna confusione e imperversano le controversie in seno all’attuale cultura occidentale. Credere infatti alla Bibbia inerrante non serve a gran cosa se non si sa come interpretarla. Quanto all’interpretazione, essa implica anche l’applicazione alle realtà della vita contemporanea.

Il terzo «vertice» si è dunque preoccupato dell’applicazione delle verità eterne alle situazioni concrete della fine del XX secolo. Esso non si è preoccupato di sottolineare la necessità del lavoro pastorale e di quello dell’evangelizzazione che cercano di assicurare l’interiorizzazione e la messa in pratica della verità conosciuta. Si è piuttosto concentrato su ciò che significa vivere questa verità nel mondo attuale. Il «vertice» non si è dunque soffermato sulla disciplina personale della vita cristiana, perché su questo soggetto esistono già molte buone opere e perché la crisi non influenza molto questo punto. Prima di tutto ha centrato la sua attenzione sul fondamento trinitario che deve determinare l’intera vita della chiesa e la sua testimonianza. In secondo luogo si è concentrato su un certo numero di preoccupazioni che, per il loro rapporto con la società, potrebbero essere raggruppate sotto la rubrica dell’etica sociale cristiana.

I temi sono stati scelti in parte per la loro importanza intrinseca e in parte perché bisognava dissipare il dubbio quanto alla possibilità, per dei cristiani che credono alle Scritture, di mettersi d’accordo sul modo di trattarli. Così, come il congresso del primo «vertice» dissipò il dubbio circa la possibile intesa sulla natura delle Scritture e quello del secondo «vertice» il dubbio circa la possibile intesa sui principi d’interpretazione del testo ispirato tra i difensori dell’inerranza, il terzo «vertice» presenta un larghissimo consenso sul modo in cui la Bibbia, alla quale accorda la sua fiducia, dirige la preghiera, i progetti e l’azione in quella società alla deriva che è la società presente. Noi ringraziamo Dio per tutti quei punti d’accordo che ai nostri occhi rivestono un profondo significato per i nostri tempi.

l. AFFRONTARE l PROBLEMI CONTEMPORANEI

L’azione divina soprannaturale, che ha prodotto le Scritture canoniche, non ci ha consegnato un manuale di teologia e di etica, ma qualcosa di più ricco e di più istruttivo: un libro di vita costituito da 66 libri differenti, che raggruppano materiale molto vario. La sua colonna vertebrale è un insieme di narrazioni storiche che si sviluppano per millenni e che riferiscono come Dio Creatore è diventato Dio Redentore dopo che il peccato è entrato nel mondo e ha corrotto l’umanità. Tutti i materiali biblici, siano essi didattici, dottrinali, liturgici, relativi alla pietà o alla morale, e qualunque sia la loro forma (sermone, lettera, inno, preghiera, legge, elenco, proverbio o riflessione filosofica o pratica), possiedono questa stessa caratteristica: forniscono degli esempi applicati a gruppi particolari, nel preciso contesto storico e teologico, in un dato momento dello svolgersi della rivelazione e della redenzione.

A causa della grande distanza culturale tra le civiltà antiche del vicino oriente che hanno dato origine alla Bibbia e la vita collettiva dell'occidente moderno, è spesso difficile discernere quale sia l’applicazione più saggia e più fedele dei principi biblici per i nostri tempi. Prima di tutto occorre scoprire le verità universali della relazione tra Dio e sull’uomo, nel contesto in cui sono tessute e noi, per prima cosa, le scopriamo. In seguito bisogna applicarle al contesto culturale e allo svolgimento della storia attuali, che sono assai differenti dal contesto biblico. Per applicare la Scrittura nell’ambiente cambiato e mutevole dei nostri tempi, bisognerà tenere presente lo spirito dei principi che seguono.

1) Tutta Ia Scrittura deve essere considerata come il canale e l’organo dell’autorità di Cristo. È infatti lui stesso ad attestare che essa era la Parola di Dio e la sola autorità permanente: l’Antico Testamento a causa della sua testimonianza e per l’uso che egli ne ha fatto, e il Nuovo Testamento per la sua promessa dell’assistenza dello Spirito Santo ai suoi autori apostolici e profetici. Essere fedeli a Cristo implica, di conseguenza, l’accettazione senza riserve di tutto ciò che la Scrittura insegna, come indicazione e come comando. Inoltre, l’idea comunemente diffusa secondo la quale la lealtà a Cristo potrebbe accontentarsi di una lettura scettica e selettiva della Scrittura, deve essere respinta come una illusione perversa e ingiustificabile. L’autorità della Scrittura e l’autorità del Cristo non sono che una stessa cosa.

2) La Scrittura è totalmente coerente in tutto ciò che insegna poiché, in fin dei conti, essa procede dallo stesso pensiero, quello di Dio Spirito. Ogni apparente contraddizione o confusione interna è dunque ingannatrice, il compito dell’esegeta consiste anche nel cercare come dissiparla. In quale misura vi riuscirà? Essa varierà, ma bisognerà sempre tendere allo scopo. L’armonia della Scrittura è assiomatica, essa è certa se l’Iddio di verità, dal quale procede ogni insegnamento biblico, conosce sempre il suo proprio pensiero e non falsifica mai i fatti. Se dunque per sua natura Dio dice solamente ciò che è vero e degno di fiducia, tutto ciò che si crede insegnato dalla Scrittura, qualunque sia il soggetto, è opportuno riceverlo come certo (vedere le dichiarazioni dei due «vertici» precedenti per una dimostrazione più dettagliata).

3) Non bisogna trascurare le differenze tra le successive tappe della rivelazione divina e occorre essere attenti al fatto che certe esigenze di Dio, prima dei tempi neotestamentari, erano solo temporanee. Tuttavia, ammesso questo, dobbiamo cercare di discernere quali principi morali e spirituali permanenti erano applicati e espressi da quelle esigenze, per poi porre la questione della loro applicazione al giorno d’oggi.

4) La chiesa non è né sorgente d’informazione infallibile su Dio al di fuori delle Scritture, né interprete infallibile della Bibbia in ciascuna delle sue istanze. Essa si situa sotto l’autorità della Bibbia e non sopra. Le pretese tradizionali del magistero cattolico romano non sono giustificate né biblicamente, né in loro stesse. Tanto meno lo sono le pretese di certi gruppi protestanti che si dicono condotti e insegnati dallo Spirito, senza l’appoggio biblico. Al contrario, secoli di studi della Bibbia hanno mostrato più e più volte che la Scrittura canonica si interpreta al suo interno su tutti gli importanti oggetti della vita della fede, della speranza, dell’obbedienza, dell’amore e della salvezza. La quasi unanimità dei commentatori rispettosi delle Scritture, su questi punti essenziali, conferma con vigore l’affermazione dei riformatori secondo la quale la Scrittura, così come noi la possediamo, è sufficiente e chiara. In altri termini, essa è completa in quanto è rivelazione di Dio e chiara quanto al suo messaggio e al suo significato per tutti coloro che, per la grazia dello Spirito Santo, vedono ciò che è manifesto. Poiché la santificazione intellettuale dei cristiani è ancora imperfetta, come il resto della loro santificazione, ci si possono attendere divergenze d’opinione tra i lettori evangelici su punti secondari. Ciò non dev’essere usato per mettere in causa la chiarezza intrinseca delle Scritture che tutti desiderano mettere in evidenza e poi applicare.

5) Ridurre l’insegnamento biblico a degli assiomi, a presupposizioni, a paradigmi culturali di un’epoca o di un’altra, è un errore di metodo. In effetti, la Scrittura svela l’opera del Creatore immutabile, le sue vie e la sua volontà per l’umanità in quanto tale. Così ogni opinione umana sui valori, le priorità, i doveri, deve essere valutata e se necessario corretta alla luce di quella rivelazione. Ogni cultura, poiché è l’espressione degli scopi di una collettività che fa parte dell'umanità peccatrice, torce, smorza e reprime le verità bibliche che se fossero applicate la trasformerebbero. Attenersi a quelle verità e rifiutare la loro assimilazione che compromette lo status quo culturale non è mai facile. La storia del protestantesimo ufficiale dei due secoli passati dice abbastanza in proposito. Ci si è largamente sbagliati per aver preso l’abitudine a relativizzare l’insegnamento biblico seguendo la moda secolare del giorno, che è stata razionalista, storica, evoluzionista, esistenzialista, marxista o altro. Si dimentica così che il peccato getta l’intelligenza umana nelle tenebre e la disorienta quando si tratta di cose d’importanza capitale; si dimentica anche che la Scrittura ci è stata data per chiarire le nostre tenebre mentali e spirituali e che essa mostra i limiti delle concezioni e delle pretese di ogni cultura. Sul soggetto di Dio o sul modo di vivere la cultura secolare si svia sempre (cfr. Romani 1:8-32) e solo la rivelazione biblica può offrire le rettifiche necessarie. Il nostro compito non è quello di correggere la Bibbia, ma di permettere ad essa di correggerci. Leggeremo correttamente 1a Scrittura solo se lasceremo che l’insegnamento biblico, verità assoluta di Dio, modifichi le concezioni che la società dà per scontate riguardo a Dio e al miglior modo di vivere. Il corretto approccio alla Scrittura consiste nel lasciarci lavorare intellettualmente, moralmente e spiritualmente. Era l’argomento dei riformatori allorché parlavano della necessità della Scrittura: nessuno può pensare in modo giusto di Dio, né vivere e comportarsi come se fosse senza la Bibbia. Per impostare bene la questione ermeneutica, centrale per i nostri dibattiti contemporanei, è necessario domandarsi quali siano gli ostacoli, in noi o nella nostra cultura, che ci impediscono di cogliere l’applicazione alla nostra situazione della Parola immutabile di Dio, parola di giudizio, di misericordia, di pentimento e di giustizia. Dopo aver posto la questione in questi termini, la Parola di Dio potrà produrre i suoi effetti. L’effetto varierà da un’epoca all’altra e da un luogo ad un altro, poiché è bene che la Parola trovi un’espressione conforme alle particolarità di ciascuna cultura; ma l’effetto principale, vale a dire l’appello al pentimento e alla fede in Cristo, all’adorazione e alla santità davanti a Dio, all’amore del prossimo e alIa giustizia, sarà dovunque e sempre lo stesso.

6) L’applicazione dei principi biblici è sempre condizionata dai limiti della nostra conoscenza della situazione alla quale ci riferiamo. Quando sorgeranno delle discussioni sulle differenziazioni possibili o sulle loro probabili conseguenze, dirette o indirette (come per esempio gli effetti a lungo termine dello sviluppo industriale, delle politiche economiche o delle strategie militari) i disaccordi avranno tendenza a venire a galla quando bisognerà scegliere il modo migliore e più saggio di agire. Si potrebbe essere turbati da tali disaccordi dopo che il dovere di amare il prossimo, che la Scrittura impone a tutti, ci impegna a ricercare le migliori soluzioni per gli altri. Ma le divergenze di questa natura non significano necessariamente che i principi mancano di certezza; esse non rispecchiano necessariamente le opposte interpretazioni dell’infallibile Scrittura.

7) Applicando i principi biblici, conviene riconoscere le zone di libertà delimitate dalle leggi di Dio; noi abbiamo la responsabilità di scegliere le opzioni che ci sembrano le più feconde per la gloria di Dio, per il bene dell’umanità e per il nostro. Una delle regole di saggezza e d’obbedienza cristiane è di non lasciare mai che il bene divenga il nemico del meglio, o di non preferire mai ciò che sembra «mica male» a ciò che è palesemente migliore. Qui ancora, i cristiani, le cui teorie si accordano in sostanza, possono avere dei diversi punti di vista dovuti a fattori personali o culturali che influenzano a giusto titolo la loro scala di valori e le loro priorità. Una volta ancora sarà un errore considerare che tali differenze testimoniano di un disaccordo sul soggetto della Bibbia.

8) Per applicare la Scrittura, bisogna essere unti di Spirito Santo. Senza questo aiuto le realtà spirituali delle quali parla la Scrittura non saranno mai percepite; la portata, il vigore e la forza di persuasione dell’insegnamento biblico saranno mai realmente afferrate; l’estensione e la profondità delle visioni, delle aspettative, delle sfide, dei rimproveri e degli appelli alla fede e al cambiamento di vita non saranno corretta- mente compresi. L’unico sano atteggiamento per coloro che vogliono esaltare la pertinenza della Parola di Dio è riconoscere umilmente che vi è sempre più da imparare in quanto le nostre conoscenze attuali sono incomplete e domandare costantemente il soccorso di Dio per maggior luce e sapienza. Questo atteggiamento interiore diventa realtà per coloro che sono legati a Gesù Cristo loro Salvatore, hanno preso coscienza della loro cecità e della follia della loro ragione naturale e ai quali il Signore stesso insegna di non appoggiarsi sulla loro propria saggezza. 
Questi otto principi costituiscono la base del terzo «vertice» le cui conclusioni riflettono Ia sincera volontà di lasciarsi guidare da essi in modo razionale e critico perché l’insegna- mento biblico abbia un impatto sul mondo che li circonda.

II. NUOVE PROSPETTIVE LUNGO ANTICHI SENTIERI

Il compito del terzo «vertice» è stato quello di applicare l’insegnamento della Bibbia degno di fiducia ad alcuni tra i più confusi campi della vita moderna. Nel suo principio, la società secolare occidentale è incapace di compiere questo compito: essa continua a valutare se stessa secondo criteri di pensiero evoluzionisti, non secondo la rivelazione del Creatore data nella Bibbia. Le conclusioni del «vertice» mostrano che l’idea fondamentale e il sistema di valori sui quali un tale giudizio è costruito sono tragicamente errati; per questo le conclusioni nel loro insieme li rimettono radicalmente in causa. Non c’è alcun dubbio, tuttavia, che nel mondo occidentale le prospettive secolari hanno ovunque il vento in poppa e ci vorranno ben più che le critiche e le rimesse in questione di un qualunque congresso per rovesciarle.

Il compito che il terzo «vertice» s’era prefissato non poteva essere realizzato da una qualunque teologia liberale o modernista. Una tale teologia mette in dubbio la divinità, la pertinenza ed il carattere normativo di gran parte dell'insegnamento biblico. Essa è dunque metodologicamente incapace di operare sotto l'autorità della Scrittura. I postulati del liberalismo relativizzano la Bibbia perché elevano a rango di assoluti idee che andavano contro l'insegnamento biblico (per esempio la bontà fondamentale dell'uomo o l'unità essenziale di tutte le religioni) e perché riorganizzano le priorità bibliche in funzione di preoccupazioni e di pregiudizi moderni e secolari (per esempio la ridefinizione del ruolo delle missioni al fine di dare priorità alle grandi cause politiche, sociali ed economiche a spese dell'evangelizzazione e della fondazione di chiese).

Il «vertice» respinge metodi e tesi così arbitrarie. Le conclusioni del «vertice» si oppongono a ogni forma di «ateniesismo» moderno che s’interessa solo all’ultima novità. Piuttosto che correre dietro all’ultima moda, esse presentano degli esempi di applicazioni ri-attualizzate di una eredità di fede più antica, più stabile, senza alcun dubbio, più saggia e più biblica.

Il remare contro la corrente del pensiero attuale è une gesto di audacia, non di timidezza, di coscienza, non di stravaganza. I partecipanti al «vertice» sono d’accordo nel pensare che la sola buona via per la chiesa e la collettività odierna colloca nel prolungamento dei sentieri più antichi. Ciò vale per questioni fondamentali quali il carattere sacro della vita, la sessualità, la famiglia e il ruolo dello stato istituito da Dio, in quanto regolatore degli aspetti politici, giudiziari ed economici della vita collettiva. Ma vale anche per le questioni che potrebbero sorgere alla fine del ventesimo secolo, quali la legittimità della guerra nucleare o la protezione dell’ordine naturale. I «vertice» riafferma la validità dei punti di vista difesi nel corso della storia cristiana. Bisogna inoltre deplorare la statalizzazione moderna e il suo culto della centralizzazione, sia essa fascista, marxista o altro. Ciò vale anche per la sua mentalità largamente paternalista e la facile legittimazione di opinioni inaccettabili sui soggetti menzionati in nome di una presunta evoluzione.

Quanto al sapere, se si tratta di un pregiudizio politico o di una visione profetica, i pareri resteranno senza dubbio di- scordi, ma su questo punto i membri del «vertice» si trovano molto vicini gli uni agli altri. ¡ duecentocinquanta tra noi che si sono riuniti al «vertice» lo credono: chiunque lascia la Scrittura pronunciarsi su questo soggetto, arriva a una posizione poco lontana dalla nostra. Presentiamo ora al pubblico il frutto dei nostri lavori in testimonianza di ciò che noi crediamo di aver capito di Dio e coglieremo ogni occasione per arricchirla e per confermarla nel corso di più ampi dibattiti.

III. ARTICOLI

1. L'Iddio vivente

Affermiamo che l'Iddio unico, vivente e vero è il Creatore e Colui che sostiene tutte le cose.

Affermiamo che questo Dio può essere conosciuto attraverso la rivelazione che egli dà di se stesso nella sua infallibile Parola.

Affermiamo che questo Dio esiste da ogni eternità in tre persone, Padre Figlio e Spirito Santo, e che ciascuna è pienamente Dio.

Affermiamo che questo Dio che vive, agisce e comunica, è entrato nella storia attraverso il Figlio, Gesù Cristo, per recare la salvezza al genere umano.

Affermiamo che la personalità e la volontà rivelate di Dio sono il fondamento di ogni moralità.

Rigettiamo l’opinione secondo la quale il linguaggio umano della Scrittura è inadatto a dirci chi sia Dio e quali siano i suoi attributi.

Rigettiamo l’idea secondo la quale la dottrina della Trinità è contraddittoria o fondata su una inaccettabile ontologia.

Sosteniamo che è errato adattare la nozione di Dio a quelle forme di pensiero moderno che allontanano le idee di peccato e di salvezza.

2. Il Salvatore e la sua opera

Affermiamo che Gesù Cristo è vero Dio, generato dall’eternità dal Padre, e vero uomo, concepito di Spirito Santo e nato dalla vergine Maria.

Affermiamo che l’unione indivisibile della piena divinità con la piena umanità nella persona di Gesù Cristo è essenziale alla sua opera di salvezza.

Affermiamo che attraverso la sua sofferenza, la sua morte e la sua risurrezione per noi, Gesù Cristo è il solo salvatore e redentore del mondo.

Affermiamo che la salvezza si trova per mezzo della sola fede in Gesù Cristo solo.

Affermiamo che Gesù Cristo, come lo rivelano le Scritture, è il modello supremo della vita di santità che noi riceviamo in lui e attraverso lui.

Rigettiamo che la Scrittura garantisca proclamazione e offerta di salvezza non fondata sull’opera espiatoria del Cristo crocifisso e risorto.

Rigettiamo l’idea che coloro che muoiono senza Cristo, possano essere salvati nell’aldilà.

Rigettiamo l’opinione secondo la quale persone capaci di una scelta razionale possano essere salvate senza fede personale nel Cristo biblico.

Respingiamo l’idea secondo la quale la presentazione di Cristo come modello morale senza riferimento alla sua divinità e al suo sacrificio sostitutivo farà giustizia all’insegnamento della Scrittura.

Rigettiamo l’idea che una giusta comprensione dell’amore e della giustizia di Dio autorizzi a sperare in una salvezza universale.

3. Lo Spirito Santo e la sua opera

Affermiamo che lo Spirito Santo è la terza persona dell’Iddio trino e che la sua opera è essenziale alla salvezza dei peccatori.

Affermiamo che lo Spirito di Dio accorda la vera conoscenza di Dio per la salvezza attestando e illuminando la Parola di Dio canonica di cui egli è l’autore principale.

Affermiamo che 1o Spirito Santo guida i figli di Dio accordando 1oro la saggezza necessaria per applicare le Scritture alle questioni moderne e alla vita quotidiana.

Affermiamo che la vitalità della chiesa nell’adorazione e nella comunione, la sua fedeltà in ciò che essa confessa, la sua fecondità nella testimonianza e la sua potenza nella missione dipendono direttamente dalla potenza dello Spirito Santo.

Respingiamo l’idea che la rimessa in questione della triunica personalità del solo Dio possa essere compatibile con 1’Evangelo.

Neghiamo che una persona possa dire dal fondo del suo cuore che Gesù è Signore se ciò non proviene dallo Spirito Santo.

Neghiamo che dopo l’età apostolica lo Spirito Santo abbia dato o dia ancora alla chiesa delle nuove rivelazioni normative. 
Rifiutiamo che il titolo di rinascita sia attribuito a ogni movimento in seno alla chiesa che non implichi un accresciuto sentimento di giudizio e misericordia di Dio in Cristo.

4. La chiesa e la sua missione

Affermiamo che la Bibbia riceve la sua autorità canonica in virtù della sua ispirazione dallo Spirito Santo e che il ruolo della chiesa consiste sempre nel riconoscere e affermare questa autorità,

Affermiamo che Cristo il Signore ha stabilito la sua chiesa sulla terra e la governa attraverso la sua Parola e il suo Spirito.

Affermiamo che la chiesa è apostolica quando riceve la dottrina degli apostoli riportata nella Scrittura, si fonda su di essa e continua a proclamare l’Evangelo apostolico.

Affermiamo che le caratteristiche o le «note» d’autenticità della chiesa locale sono la confessione e la proclamazione fedele della Parola di Dio, e l’amministrazione responsabile del battesimo e della Cena.

Affermiamo che, nella loro costituzione come nella loro dottrina, le chiese sono sottomesse alla Parola del Cristo.

Affermiamo che oltre al loro impegno verso una chiesa locale, i cristiani possono legittimamente impegnarsi in organizzazioni para-ecclesiali con dei ministeri specializzati.

Affermiamo che il Cristo chiama la chiesa, in quanto suo popolo nel mondo, a servirlo con l’adorazione, l’insegnamento, il reciproco sostegno e la testimonianza.

Affermiamo che Cristo manda la chiesa nel mondo intero per intimare all’umanità peccatrice di credere, pentirsi e comportarsi in modo giusto.

Affermiamo che l’unità e la chiarezza della Scrittura ci incoraggiano a risolvere le controversie dottrinali tra cristiani e a manifestare l’unità della chiesa in Cristo.

Rigettiamo che la chiesa possa conferire la sua autorità canonica alla Scrittura.

Rigettiamo che la chiesa sia creata dalla volontà e dalle tradizioni degli uomini.

Rigettiamo che la chiesa possa vincolare la coscienza indipendentemente dalla Parola di Dio.

Rigettiamo che la chiesa possa liberarsi dell’autorità della Parola scritta di Dio ed esercitare ancora nel nome di Cristo una disciplina valida.

Neghiamo che la chiesa possa accontentarsi delle esigenze di una cultura particolare se si oppongono alla rivelazione della Scrittura o se intralciano la libertà di coscienza cristiana. 
Respingiamo l’idea secondo la quale la differenza delle situazioni culturali invalida il principio biblico dell’uguaglianza tra l’uomo e la donna e le esigenze bibliche relative al loro ruolo nella chiesa.

5. Il carattere sacro della vita umana

Affermiamo che Dio Creatore è sovrano su ogni vita umana e che l’umanità è responsabile, sotto la sua autorità, della sua preservazione e della sua protezione.

Affermiamo che la vita umana è sacra, perché Dio ha creato l’uomo a sua immagine e a sua somiglianza.

Affermiamo che la vita dell’uomo comincia dalla fecondazione e continua fino alla morte biologica. Di conseguenza l’aborto (salvo quando la vita fisica della madre è minacciata), l’infanticidio, il suicidio e l’eutanasia sono forme di omicidio.

Affermiamo che la società può infliggere sanzioni penali senza attentare al carattere sacro della vita.

Affermiamo che la privazione di acqua e di nutrimento con lo scopo di provocare o di accelerare la morte è una violazione di questo carattere.

Affermiamo che è essenziale, poiché i progressi tecnologie della medicina attenuano i confini esatti tra la vita e la morte, valutare ciascun «caso terminale» con la più grande prudenza al fine di rispettare il carattere sacro della vita.

Rigettiamo che la qualità della vita umana debba prevalere sulla sua inviolabilità.

Rigettiamo che il carattere sacro della vita prenatale impedisca ogni intervento medico per preservare la vita della donna incinta.

Rigettiamo che togliere la vita per autodifesa, per esecuzione capitale ordinata dallo stato, o per guerra condotta giustamente, costituisca necessariamente una violazione del carattere sacro della vita umana.

Respingiamo l’opinione secondo la quale coloro che rifiutano il fondamento divino di una legge morale siano esenti dal- l’obbligo etico e sociale di preservare e proteggere la vita umana innocente.

Rigettiamo che astenersi da interventi medici per prolungare la vita umana violi necessariamente il carattere sacro di questa.

6. Il matrimonio e la famiglia

Affermiamo che la ragione d’essere del matrimonio è di 394 glorificare Dio e di estendere il suo regno sulla terra attraverso un’istituzione che rende possibile la castità, la condivisione di una vita in comune, la procreazione e l’educazione cristiana dei figli.

Affermiamo che, poiché il matrimonio è un’unione consacrata davanti a Dio che unisce un uomo e una donna in una sola carne, la chiesa e lo stato dovrebbero esigere che essi vi restino fedeli secondo l’intenzione divina.

Affermiamo che nella struttura del matrimonio prescritto da Dio, il marito in quanto capo è il servitore-capo che ama la sua donna, e la donna in quanto suo aiuto e compagna subordinata è la sua collaboratrice a pieno diritto.

Affermiamo che la cura e la discip1ia amante dei fanciulli è un compito che Dio prescrive ai genitori e che l’obbedienza ai genitori è dovere dei figli.

Affermiamo che è responsabilità della chiesa prendersi cura della famiglia.

Affermiamo che onorare i genitori è per tutti una responsabilità che dura tutta la vita e che include la cura delle persone anziane.

Affermiamo che la famiglia dovrebbe rendere numerosi servizi di cui si carica lo stato attualmente.

Rigettiamo che il piacere e Ia pienezza personale siano il fondamento del matrimonio e che le difficoltà giustifichino la rottura dell’unione.

Rigettiamo che l’ideale biblico del matrimonio possa essere raggiunto sia da una coppia che lo vive senza una unione legale, sia dalla coabitazione omosessuale o dalla coabitazione di gruppo.

Rigettiamo che lo stato abbia il diritto di legittimare concezioni del matrimonio e dell’unità famigliare che si oppongono alle norme bibliche.

Rigettiamo l’idea secondo la quale il cambiamento delle condizioni sociali rende sorpassate o prive di valore le regole date da Dio nel matrimonio e nella famiglia.

Rigettiamo che 1o stato abbia il diritto di usurpare la responsabilità che la Bibbia riconosce ai genitori.

7. Divorzio e nuove nozze

Affermiamo che il matrimonio di Adamo ed Eva, relazione monogama per tutta la vita, è il modello di tutti i matrimoni.

Affermiamo che Dio unisce il marito e la moglie in tutti i matrimoni contratti e consumati e che riterrà responsabile coloro che avranno infranta quell'unione.

Affermiamo che, essendo l’essenza del matrimonio un impegno per tutta la vita verso il partner, ogni tentativo, in caso di difficoltà coniugali, deve almeno in primo luogo ricercare la riconciliazione dei partner e la restaurazione del matrimonio.

Affermiamo che Dio odia il divorzio, qualunque ne siano i motivi.

Affermiamo che in un mondo peccatore, benché Dio odi il divorzio, la separazione è talvolta da consigliare e il divorzio talvolta inevitabile.

Affermiamo che Dio perdona i peccatori che si pentono, così pure quelli che hanno peccato sciogliendo il legame coniugale.

Affermiamo che è responsabilità della chiesa locale esercitare la disciplina verso coloro che violano le norme bibliche del matrimonio, reintegrare nuovamente nel suo seno e con compassione coloro che si pentono e essere lo strumento fedele della grazia divina verso coloro la cui vita reca le cicatrici di una rottura coniugale.

Rigettiamo l’idea che la Scrittura si contraddice sul soggetto del divorzio e del matrimonio.

Rifiutiamo l’idea che sia peccato separarsi e vivere separato da un congiunto dissoluto e violento.

8. Deviazioni sessuali

Affermiamo che la Scrittura rivela le norme divine circa le relazioni sessuali e che discostarsene è peccato.

Affermiamo che le relazioni sessuali non sono legittime se non nell’ambito di una relazione coniugale eterosessuale.

Affermiamo che la grazia di Dio in Cristo può affrancare l’uomo e la donna dalla schiavitù di un comportamento sessuale deviante, eterosessuale o omosessuale, e che la chiesa deve assumersi la responsabilità di aiutare tali persone a vivere una vita che onora Dio.

Affermiamo che Dio ama gli omosessuali come ama gli altri peccatori e che, come ogni tentazione, quelle omosessuali possono essere superate per Ia potenza di Dio nella vita di coloro che portano le conseguenze di un comportamento sessuale deviante.

Affermiamo che la pienezza dell’uomo non dipende dalla soddisfazione degli appetiti sessuali; l’edonismo e simili filosofie che incoraggiano la promiscuità sessuale sono nell’errore e 
conducono alla distruzione.

Affermiamo che la pornografia minaccia il benessere degli individui, della famiglia e della società nel suo insieme e che tocca ai cristiani cercare di impedirne la produzione e la distribuzione.

Respingiamo l’opinione secondo la quale il comportamento omosessuale possa piacere a Dio. 
Rigettiamo che il fattore ereditario, il condizionamento nell’infanzia o qualsiasi influenza esteriore possano servire come attenuante per un comportamento sessuale deviante.

Rigettiamo che si possano trovare scuse per il maltratta- mento o lo sfruttamento sessuale dei bambini.

Rigettiamo che sia impossibile sperare nella liberazione da un comportamento sessuale o da ogni altra forma di deviazione sessuale.

Respingiamo l’idea secondo la quale la guarigione di una persona sessualmente deviata possa essere favorita con qualche speranza attraverso la condanna senza compassione o attraverso la compassione che dimentica di applicare la verità biblica.

9. Lo Stato sotto la signoria di Dio

Affermiamo che Dio ha stabilito il governo civile come strumento della sua grazia comune per frenare il peccato, mantenere l’ordine e promuovere la giustizia civile e il bene comune.

Affermiamo che Dio dà ai governi civili il diritto di far uso della forza coercitiva per difendere e incoraggiare coloro che fanno il bene e punire giustamente coloro che commettono il male.

Affermiamo che è bene e desiderabile che dei credenti partecipino al governo civile e agiscano in accordo con la legge morale di Dio per la promulgazione di leggi per il bene di tutti.

Affermiamo che è dovere de cristiani pregare per te autorità civili e obbedire loro affinché questa obbedienza non violi la legge morale di Dio e non faccia trascurare le responsabilità della testimonianza cristiana.

Affermiamo che i governi hanno la responsabilità davanti a Dio di promulgare le leggi, vigilando per la loro osservanza. che si accorda con la legge morale di Dio in materia di relazioni umane.

Affermiamo che non bisogna confondere il regno di Cristo espresso attraverso la sua Parola sulla sua chiesa, con il potere che egli concede ai governi civili; una simile confusione comprometterebbe la purezza dell’Evangelo e violerebbe la coscienza individuale.

Affermiamo che quando delle famiglie o delle chiese trascurano le responsabilità che assegna loro la Scrittura, mettendo così in pericolo gli interessi fondamentali dei loro membri, lo stato ha il diritto di intervenire.

Rigettiamo che 1 stato abbia il diritto d’usurpare l’autorità istituita da Dio in altre sfere della vita, in modo particolare nella chiesa e in seno alla famiglia.

Respingiamo l’idea secondo la quale iI regno di Dio possa essere stabilito con la coercizione dei governi civili.

Respingiamo il diritto che avrebbe lo stato di vietare nelle scuole pubbliche la preghiera volontaria e altri esercizi religiosi volontari, fatti in un momento appropriato.

Rigettiamo che l’istituzione provvidenziale da parte di Dio di un dato governo conferisce a tale governo una benedizione speciale oltre a quella di esercitare in modo fedele e giusto le sue responsabilità.

Respingiamo l’opinione secondo la quale la credenza religiosa è indispensabile per la partecipazione al governo civile o che la sua assenza rende illegittima l’autorità di coloro che go- vernano.

Respingiamo il diritto che il governo avrebbe di prescrivere ai cittadini delle preghiere o delle forme di un preciso esercizio religioso.

10. La legge e la giustizia

Affermiamo che le Scritture sono la sola raccolta infallibile di principi morali immutabili che fonda una sana giurisprudenza e una adeguata filosofia dei diritti dell’uomo.

Affermiamo che Dio ha impresso la sua immagine nel cuore dell'essere umano in modo tale che tutti sono moralmente responsabili verso lui di ciò che essi fanno come individui e come membri della società.

Affermiamo che la legge rivelata di Dio, la natura morale dell’umanità e la legislazione umana impediscono, dopo la caduta, che l’ordine politico sprofondi nel caos e nell’anarchia e ricordano all’umanità il suo bisogno di redenzione per Cristo Gesù.

Affermiamo che l’Evangelo non può essere imposto per via legislativa e che Ia Legge non può salvare il peccatore.

Rigettiamo che il positivismo legale o ogni altra filosofia umanista della legge possano soddisfare il bisogno di norme assolute in materia di diritto e di giustizia.

Rigettiamo che qualche persona o collettività compia la volontà di Dio al punto di poter giustificare sé stessa davanti al tribunale della giustizia assoluta di Dio.

Rigettiamo l’idea che qualche ordine politico, economico o sociale sia libero dalle conseguenze mortali del peccato originale o sia in grado di proporre una soluzione utopica o ancora possa sostituirsi alla società perfetta che Cristo solo stabilirà al momento del suo ritorno.

11. La guerra

Affermiamo che Dio desidera la pace e la giustizia fra le nazioni e che condanna ogni guerra di aggressione.

Affermiamo che gli stati legittimi hanno il diritto e il dovere di difendere i loro territori e i loro cittadini contro le aggressioni e l’oppressione di altre potenze, come quello di preparare una adeguata difesa della popolazione civile.

Affermiamo che nella giusta difesa dei loro territori e dei loro cittadini, i governi devono fare uso solamente di mezzi giusti.

Affermiamo che gli stati belligeranti devono fare di tutto per limitare il numero delle vittime civili.

Respingiamo l’idea secondo la quale la causa di Cristo può essere difesa con le armi terrene. 
Rigettiamo che sia vietato ai cristiani l’uso delle armi nella difesa degli stati legittimi.

Respingiamo l’opinione secondo la quale iI massacro di civili senza alcuna discriminazione sia una forma morale di guerra.

Respingiamo l’idea secondo la quale le circostanze della guerra moderna annullano il diritto e il dovere dei governi ci- vili di difendere i territori e i cittadini.

12. Discriminazioni e diritti umani

Affermiamo che Dio ha creato l’uomo e la donna a sua immagine e ha concesso ad ogni essere umano dei diritti fondamentali che devono essere salvaguardati, mantenuti e pro- mossi nel campo naturale e spirituale.

Affermiamo che ogni essere umano è in ultima istanza responsabile verso Dio del modo in cui ha fatto uso dei suoi diritti.

Affermiamo che i cristiani devono difendere i diritti degli altri ed essere pronti a rinunciare ad alcuni di essi per il bene degli altri.

Affermiamo che i cristiani devono seguire l’esempio compassionevole di Gesù portando i fardelli di coloro i cui diritti sono lesi.

Respingiamo la legittimità di ogni preteso diritto del- l’uomo che viola l’insegnamento della Scrittura.

Rifiutiamo di considerare accettabile un atto, se violando i diritti della persona, le viene fatto torto e recato danno alla vita naturale e spirituale.

Respingiamo l’idea secondo la quale l’età, l’infermità, le situazioni economiche sfavorevoli, la razza, la religione o il sesso, considerati come criteri di discriminazione, potrebbero giustificare la privazione dell’esercizio e del godimento dei diritti dell’uomo.

Rigettiamo che l’arrivismo o la lotta per il potere siano compatibili con l’appello del Cristo a consacrare i nostri diritti al suo servizio.

13. L’economia

Affermiamo che si possono trovare nella Scrittura dei principi economici validi e che essi devono far parte integrante di una concezione cristiana del mondo e della vita.

Affermiamo che i beni materiali concretizzano la benedizione di Dio in modo che noi ne godiamo con riconoscenza e che sappiamo guadagnarli, amministrarli, condividerli come economi responsabili davanti a Dio.

Affermiamo che i cristiani devono donare col sacrificio dei- loro beni al fine di sostenere l’opera della chiesa di Dio.

Affermiamo che l’uso dei beni personali e materiali per la proclamazione dell’Evangelo è necessario sia alla salvezza dell’umanità perduta che a vincere la povertà.

Affermiamo che la compassione attiva per il povero e l’oppresso è un obbligo che Dio impone ad ogni essere umano, in modo particolare a coloro che possiedono dei beni.

Affermiamo che il possesso di beni impone degli obblighi coloro che li possiedono.

Affermiamo che la corruzione, la cupidigia e la sete del potere dell’uomo generano l’ingiustizia economica e pervertono il pensiero del povero.

Affermiamo che la Scrittura attesta il diritto alla proprietà privata, amministrata sotto lo sguardo di Dio.

Respingiamo che la Scrittura insegni esplicitamente una scienza dell’economia, benché se ne possano estrarre dei principi economici.

Rigettiamo che la Scrittura insegni che la compassione per il povero trovi la sua esclusiva espressione in un dato sistema economico.

Rigettiamo che la Scrittura insegni che il denaro o la ricchezza siano male in loro stessi.

Rigettiamo che la Scrittura vanti sia il collettivismo che l’individualismo economico.

Rigettiamo che la Scrittura vieti l’uso del capitale per ottenere dei redditi.

Respingiamo l’idea secondo la quale la prosperità materiale costituisca il centro della speranza cristiana.

Respingiamo l’opinione secondo la quale i cristiani devono fare uso dei loro beni in primo luogo per la loro propria soddisfazione.

Rigettiamo che la liberazione dal peccato implichi necessariamente la liberazione economica o politica.

14. Il lavoro e il tempo libero

Affermiamo che Dio ha creato l’umanità a sua immagine e nella sua grazia l’ha formata per il lavoro e per il tempo libero.

Affermiamo che, in ogni lavoro onorevole, anche se umile, Dio agisce con e attraverso i lavoratori.

Affermiamo che il lavoro è il mezzo prescritto da Dio per glorificarlo e provvedere ai nostri bisogni e a quelli degli altri.

Affermiamo che i cristiani devono lavorare nel miglior modo possibile al fine di piacere a Dio.

Affermiamo che ciascuno deve sottomettersi umilmente a ogni autorità nell'abito del proprio lavoro, esercitando nel contempo l'autorità che detiene.

Affermiamo che, nel proprio lavoro, ognuno deve dapprima cercare il Regno di Dio e la sua giustizia rimettendosi a Lui per i propri bisogni materiali.

Affermiamo che un giusto salario deve retribuire ogni lavoro senza alcuna discriminazione.

Affermiamo che i momenti di libertà, nella proposizione convenuta, sono prescritti da Dio e che bisogna gioirne alla sua gloria.

Affermiamo che il lavoro e il so prodotto hanno non solo un valore temporale, ma anche eterno quando il compito è compiuto e il suo frutto impiegato per la gloria di Dio.

Rifiutiamo l'idea che conviene lavorare per il proprio sviluppo e il proprio piacere piuttosto che per il servizio e il piacere di Dio.

Rigettiamo che i ricchi abbiano più diritto al tempo libero che i poveri.

Rigettiamo che certi tipi di lavoro diano alle persone più valore agli occhi di Dio che non altri.

Rigettiamo l'idea che il cristiano debba disprezzare il tempo libero o farne l'unico suo scopo.

15. La ricchezza e la povertà

Affermiamo che Dio, essendo giusto e pieno di amore, si preoccupa in modo particolare dei poveri nella loro miseria.

Affermiamo che Dio chiama i suoi figli ad una gestione responsabile della loro vita e delle loro risorse.

Affermiamo che lo sforzo di sacrificio per alleviare la povertà, l’oppressione e la sofferenza degli altri è un tratto distintivo della vita cristiana.

Affermiamo che l’avidità del povero non è più sana della cupidigia del ricco.

Rigettiamo che possiamo a giusto titolo chiamarci discepoli di Cristo se non ci mettiamo attivamente in ansia per il povero, gli oppressi, i sofferenti, specialmente per coloro che condividono la nostra fede.

Neghiamo che possiamo considerare la prosperità o la povertà come la misura della nostra fedeltà a Cristo.

Neghiamo che sia necessariamente ingiusto che dei cristiani siano ricchi o che certe persone possiedano più di altre.

16. La cura di ciò che ci circonda

Affermiamo che Dio ha creato ciò che ci circonda alla sua gloria e per il bene delle sue creature. 
Affermiamo che Dio affida all’umanità la cura di governare la sua creazione.

Affermiamo che l’umanità valorizza il resto della creazione.

Affermiamo che il suo dominio sulla terra impone all’uomo la responsabilità di proteggere e di prendersi cura della sua vita e dei suoi beni. 
Affermiamo che i cristiani dovrebbero dedicarsi alle ricerche scientifiche responsabili e alla loro applicazione tecnologica.

Affermiamo che la gestione della terra del Signore include l’uso produttivo delle sue risorse con la cura, per quanto possibile, del loro rinvigorimento.

Affermiamo che l’inquinamento della terra, dell’acqua e dello spazio, che può essere evitato, è un atto irresponsabile.

Rigettiamo che il cosmo sia senza valore senza l’umanità.

Rigettiamo che la concezione biblica permetta e incoraggi lo sfruttamento che sciupa la natura.

Rigettiamo che i cristiani debbano adottare la concezione anti-culturale che ripudia la scienza o la credenza erronea che la scienza è la speranza dell’umanità.

Respingiamo l’idea secondo la quale degli individui o delle collettività possano sfruttare le risorse dell’universo a loro proprio vantaggio e a detrimento degli altri.

Rigettiamo che una visione materialistica del mondo possa servire di base al riconoscimento del valore di ciò che ci circonda.

Comments