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Articolo 10

AFFERMIAMO che la Scrittura di comunica la verità di Dio con espressioni verbali che si avvalgono di una vasta varietà di generi letterari diversi.

RESPINGIAMO l'idea che i limiti del linguaggio umano rendano la Scrittura inadeguata per comunicare il messaggio di Dio.


Questa Affermazione è un'estensione letteraria logica dell'articolo II che riconosce l'umanità della Scrittira. La Bibbia è Parola di Dio, ma è scritta con parole umane. Per questo la rivelazione è detta "verbale". La Rivelazione si avvale di "proposizioni" (Articolo VI) perché esprime certe verità in forma di unità di discorso dotate di significato compiuto senza l'apporto del contesto situazionale o di altro contesto verbale. La Bibbia è un libro umano che fuso di forme letterarie normali. Esse includono: parabole, satia, ironia, iperbole, metafora, paragone, poesia e persino allegorie (ad esempio Ezechiele 16-17).

In quanto espressione in linguaggio umano finito, la Bibbia comporta certe limitazioni, allo stesso modo in ci Cristo, come uomo aveva delle limitazioni. Questo vuol dire che Dio si è adattato al linguaggio umano così che la Sua eterna verità sia possa essere compresa dall'essere umano in un mondo temporale.

Nonostante l'ovvio fatto dei limiti dell'espressione linguistica, la Negazione rilva prontamente come questi limiti non rendano la Scrittura un mezzo di comunicazione inadeguato per comunicare la verità di Dio. Sebbene, infatti, Dio si adatti (attraverso il linguaggio) alla finitudine umana, non vi è alcun accomodamento all'errore umano. L'errore non è essenziale alla natura umana. Cristo era umano, eppure non errava. Adamo era umano prima di errare. Solo perché la Bibbia è scritta con linguaggio umano, questo non vuol dire debba errare. Di fatto, quando Dio si avvale del linguaggio umano vi è la garanzia soprannaturale che esso non sarà in errore.
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