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Articolo 9

AFFERMIAMO che il termine "ermeneutica", che da un punto di vista storico designa le regole dell'esegesi, possa essere usato per far riferimento a tutto quel processo della percezione del senso della rivelazione biblica e al suo impatto sulla nostra vita.

RESPINGIAMO l'idea secondo la quale il messaggio della Scrittura proviene, o è dettato, dalla comprensione che ne ha il suo interprete. Respingiamo dunque la teoria secondo la quale "l'orizzonte" dell'autore biblico e quello dell'interprete debbano fondersi in modo tale che l'interpretazione possa distaccarsi dal senso espresso dalla Scrittura.


Questa affermazione s'incentra sulla definizione da darsi al termine "ermeneutica" chiarendone il significato. Essa include non solo la percezione che si ha del significato dichiarato di un testo, ma anche delle implicazioni che il testo ha sulla propria vita. Ermeneutica, così, è più che esegesi biblica. Non è solo la scienza mediante la quale si comprende il significato di un brano biblico, ma anche quello che mette in grado di comprendere (attraverso l'opera dello Spirito Santo) le implicazioni spirituali della/e verità del testo in esame per la vita cristiana.

La Negazione nota come il significato di un brano non sia derivato o dettato dall'interprete, ma proviene dall'autore che lo scrisse. La comprensione che ne ha il lettore, quindi, non ha un ruolo ermeneutico definitivo. I lettori devono prestare ascolto al significato di un testo e non cercare di legiferare su di esso. Naturalmente, il significato così compreso deve essere applicato alla vita del lettore, ma il bisogno o desiderio di un'applicazione specifica non dovrebbe colorare l'interpretazione del brano.
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