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Articolo 2

AFFERMIAMO che come Cristo è Dio e uomo nel medesimo tempo in una sola Persona, così la Scrittura è, in modo indivisibile, Parola di Dio in linguaggio umano.

RESPINGIAMO l'idea secondo la quale il carattere umilmente umano della Scrittura la renderebbe soggetta ad errore, così come l'umanità di Gesù fin nella Sua umiliazione non implica alcun peccato.


Qui si fa un'analogia fra Cristo e le Sacre Scritture. Sia Cristo che le Scritture hanno un doppio aspetto di divinità e di umanità, indivisibilmente unite in un'espressione. Sia Cristo che le Scritture sono state concepite da un unico atto dello Spirito Santo. Entrambe implicano l'uso di fallibili agenti umani. Entrambi, però, però hanno prodotto un risultato teantropico; una persona una e priva di peccato e l'altro un libro privo di errori Come in ogni analogia, però, vi è una differenza. Cristo è uno ed unisce in sé due nature, mentre la Scrittura è un'espressione scritta che unisce due autori (Dio e l'essere umano). Nonostante questa differenza, la forza della similitudine nell'analogia indica l'inseparabile unità fra le dimensioni umana e divina delle Scritture tanto che non si può dire che una sia nell'errore e l'altra no.

La negazione è diretta ad una tendenza contemporanea a separare gli aspetti umani della Scrittura da quelli divini e ad ammettere l'errore nella prima. Chi ha elaborato questi articoli, però, credono che la forma umana della Scrittura non possa maggiormente essere trovata in errore di quanto si possa trovare peccato in Cristo. Questo vale a dire che la Parola di Dio (cioè la Bibbia) è tanto necessariamente perfetta nella sua manifestazione umana di come lo era il Figlio di Dio nella Sua forma umana.
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