Dichiarazione di Willowbank

DICHIARAZIONE DI WILLOWBANK
Sui rapporti con il popolo ebraico (1989)

La dichiarazione fu elaborata e approvata il 29 aprile 1989 da tutti i membri presenti al colloquio sull' Evangelo e gli ebrei dopo diversi giorni di intenso dialogo acccompagnati dalla preghiera.Tutti insieme i partecipanti rimisero il testo alle chiese invitandole a riflettere,a pregare e ad agire poi di conseguenza, intorno a queste importanti questioni sull'Evangelo e il popolo ebraico.I partecipanti provenivano dalla Scandinavia, dall'Europa e dall'America del Nord: Vernon Grounds (pres.), Denver (Usa); Tokunboh Adeymo, Nairobi (Kenia); Henry Blocher, Vaux-sur-Seine (Francia); Tormod Engelsviken, Oslo (Norvegia); Arthur Glasser, Pasadena(Usa), Kenneth Kantzer, Deerfield(Usa); Ole Chr. Kvarmer, Oslo (Norvegia), James Packer, Vancouver (Canada); Sunand Sumitra, Bangalore (India).

“L'Evangelo è potenza di Dio per la salvezza di ogni credente; del Giudeo prima e poi del Greco” (Romani 1:16). “Fratelli ,il desiderio del mio cuore e la mia preghiera a Dio per Israele è che siano salvati” (Romani 10:1)

Preambolo

Tutti i cristiani debbono riconoscere l'immenso debito di gratitudine che hanno verso il popolo ebraico. L'Evangelo infatti è la buona notizia che Gesù è il Cristo, il Messia ebraico promesso da tempo; attraverso la sua vita, la sua morte e la sua risurrezione egli salva dal peccato e dalle sue conseguenze. Coloro che l'adorano come loro divino Signore e Salvatore hanno dunque ricevuto attraverso il popolo ebraico, il dono più prezioso fatto da Dio. Tutto questo li spinge a manifestare amore verso questo popolo. Animati dal desiderio di giustizia per ogni uomo, noi difendiamo con risolutezza il diritto del popolo ebraico a godere di una serena esistenza in Israele o nelle sue comunità disperse nel mondo. Denunciamo tutte le persecuzioni perpetrate nel passato contro gli ebrei da sedicenti cristiani e ci impegniamo personalmente a resistere ad ogni forma di antisemitismo. Non possiamo fare di più per esprimere il nostro amore se non incoraggiare il popolo ebraico a ricevere, insieme a tutti gli altri popoli il dono della vita che Dio fa attraverso Gesù il Messia e, perciò, ci rallegriamo vivamente per il numero crescente di ebrei-cristiani.

Stendendo questa Dichiarazione noi ci sentiamo eredi di una lunga e rispettabile tradizione cristiana che nel 1980 ha prodotto la decisiva dichiarazione del Comitato di Losanna per l'evangelizzazione del mondo 

La testimonianza cristiana fra il popolo ebraico

Oggi, al termine del colloquio di Willowbank su L'Evangelo e gli ebrei, patrocinato dall'Alleanza evangelica mondiale con l'incoraggiamento del Comitato di Losanna, affermiamo nuovamente il nostro impegno nei confronti del popolo ebraico e il nostro desiderio di comunicare a questo popolo l'Evangelo.
Lo scopo di  questa dichiarazione è rispondere ai crescenti interrogativi e alla confusione diffusa fra i cristiani circa la necessità e la correttezza degli sforzi intrapresi per comunicare la fede in Gesù Cristo al popolo ebraico. Diversi fattori hanno provocato questa incertezza.

La devastazione, perpetrata da politici e cittadini di stati che si considerano cristiani, ha fatto nascere l'idea che i cristiani avessero perso ogni credibilità agli occhi degli ebrei. Per questo alcuni hanno rinunciato ad annunciare loro l'Evangelo.

Altri pensando che la creazione dello Stato d'Israele fosse un compimento della profezia biblica, sono giunti alla conclusione che il compito dei cristiani del nostro tempo non sia tanto l'evangelizzazione diretta del popolo ebraico, quanto la sua “consolazione” attraverso il sostegno di questa nuova entità politica.

Infine, alcuni tra i responsabili di chiese, hanno rinunciato all'idea che l'evangelizzazione del popolo ebraico possa rientrare nell'ambito della responsabilità della chiesa e della sua missione. Questa nuova teologia sta guadagnando sostenitori. Essa afferma che l'alleanza conclusa con Abramo per Israele garantisce a tutti gli ebrei di tutte le generazioni il favore di Dio e li esenterebbe dal credere in Gesù Cristo per poter essere salvati. Da questi punti di vista, tutto ciò che esige la vocazione della chiesa nei confronti del popolo ebraico è il dialogo per comprendere meglio e meglio collaborare nella ricerca dello shalom socio-economico. Alcuni responsabili cristiani ed ebrei combattono e denunciano dunque gli sforzi intrapresi per proseguire proprio ciò che la chiesa ha sempre cercato nel corso della sua storia: guadagnare gli ebrei a Gesù il Messia.

Questi sforzi sono spesso tacciati di proselitismo: parola, quest'ultima, che suggerisce l'utilizzazione di metodi persuasivi disonesti e coercitivi, il richiamo a motivazioni non corrette e il disprezzo per il problema della verità nonostante la verità sia effettivamente diffusa.
                                                   
Da qualche anno diversi ebrei “messianici” che, nella loro fede al Messia affermano e sottolineano la loro identità ebraica, si sono mostrati molto attivi nell'annuncio dell'Evangelo alla comunità ebraica. Essi sono stati spesso accusati di ipocrisia da parte dei responsabili ebrei che non riescono a concepire come si possa essere nello stesso tempo ebrei e cristiani. Queste accuse, che riflettono l'attuale sforzo dell'ebraismo per definirsi come religione distinta dal cristianesimo, hanno preoccupato parecchie persone e suscitato incomprensione e diffidenza. La dichiarazione tiene conto della complessità di questi dati e cerca di tracciare direttive in accordo con le Scritture.

DICHIARAZIONE


LE ESIGENZE DELL'EVANGELO


Articolo 1.1- Affermiamo che l'amore redentivo di Dio si è rivelato pienamente e in modo definitivo in Gesù Cristo.

Neghiamo che coloro i quali non credono a Cristo possano afferrare nella sua pienezza  la realtà dell'amore di Dio e del dono che Egli fa.

Articolo 1.2 - Affermiamo che le tipologie, le profezie e le visioni di salvezza e di shalom che Dio ha comunicato nelle Scritture ebraiche, trovano il loro adempimento presente e futuro “in” e “mediante” Gesù Cristo, il Figlio di Dio,che nella sua incarnazione nacque ebreo e nella sua risurrezione fu dichiarato Figlio di Dio e Messia.

Neghiamo che sia giusto ricercare un messia non ancora apparso nella storia del mondo.

Articolo 1.3 - Affermiamo che Gesù Cristo è la seconda persona del Dio-Uno il quale,per condurre i peccatori a condividere eternamente la sua comunione e la sua gloria, diventò uomo, visse una vita di perfezione, versò il suo sangue sulla croce come sacrificio espiatorio per i peccati dell'uomo, risuscitò corporalmente dalla morte, regna attualmente come Signore e ritornerà sulla terra in modo visibile.
Neghiamo che tutti coloro che parlano di Gesù Cristo in termini più riduttivi di questi abbiano fede in lui nel senso vero della parola.

Articolo 1.4 - Affermiamo che tutti gli esseri umani sono peccatori per loro natura e per le loro azioni;che davanti agli occhi di Dio sono condannati, che sono senza forza e senza speranza fino a quando la grazia di Cristo non li raggiunge nella loro esistenza e fa loro conoscere il perdono e la pace di Dio.

Neghiamo che un essere umano, ebreo o non ebreo, possa trovare la vera pace con Dio mediante l'osservanza delle opere della legge.

Articolo 1.5 - Affermiamo che il perdono accordato da Dio a chi si pente ,si fonda sulla soddisfazione della giustizia divina ottenuta mediante il sacrificio sostitutivo di Gesù Cristo sulla croce.

Rifiutiamo l'idea che una persona possa godere del favore di Dio senza la mediazione di Gesù Cristo, che ha portato il suo peccato.

Articolo 1.6 - Affermiamo che tutti coloro che si rivolgono a Gesù Cristo, trovano in lui un salvatore e un liberatore sufficientemente potente per liberarli dal male del peccato; dalla sua colpa, dalla sua vergogna, dalla sua potenza e dalla sua perversità; dal cieco rifiuto di Dio, dalla decadenza del senso morale e dall'affermazione distruttrice e disumanizzante di se stessi che provengono dal peccato.

Rifiutiamo l'idea che la salvezza ottenuta attraverso Gesù Cristo possa aver bisogno di supplementi di origine diversa.

Articolo 1.7- Affermiamo che la fede in Gesù Cristo è la sola via che l'umanità possa percorrere per poter conoscere il Creatore come Padre in accordo con le parole di Gesù: ”Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non attraverso di me” (Giovanni 14:6).

Neghiamo che una fede non cristiana possa,come tale,condurre alla vita eterna con Dio.
 

LA CHIESA: EBREI E NON EBREI


Articolo 2.1- Affermiamo che attraverso la mediazione di Gesù Cristo,Dio ha stabilito un nuovo patto con i credenti ebrei e pagani perdonando i loro peccati e scrivendo la sua Legge nel loro cuore attraverso il suo spirito in modo che essi possano ubbidirgli. Egli ha mandato lo Spirito Santo perché abiti in loro e conduca ciascuno a conoscerlo attraverso la fede in una relazione di fiduciosa gratitudine per la propria salvezza.

Rigettiamo l'idea che le benedizioni del nuovo patto possano appartenere a quanti non credono in Gesù Cristo.

Articolo 2.2- Affermiamo che il continuare a professare un'identità ebraica, per la quale diversi cristiani di origine ebraica hanno molto sofferto a causa di ebrei e di responsabili della chiesa di origine pagana, sia conforme alla Bibbia e alla natura della chiesa (un solo corpo in Gesù Cristo che unisce insieme ebrei e non ebrei).

Rigettiamo l'idea che gli ebrei -cristiani debbano ripudiare la loro eredità ebraica.

Articolo 2.3- Affermiamo che i credenti non ebrei, maggioranza attuale della chiesa cristiana, sono inseriti in quella comunità che l'apostolo Paolo chiama “l'ulivo di Dio” mettendo così in evidenza la continuità della sua esistenza attraverso la storia (Romani 11,13-24).

Rigettiamo l'idea che la fede cristiana sia necessariamente non ebraica e che i cristiani non ebrei possano:

1) negare la loro solidarietà con gli ebrei credenti,
2) esprimere la loro nuova identità in Cristo senza alcun riferimento all'ebraismo,
3) non ricevere le Scritture ebraiche come facenti parte dell'istruzione che Dio indirizza loro,
4) negare che le loro radici affondino nella storia ebraica.

Articolo 2.4 - Affermiamo che ogni ebreo che abbraccia la fede nel Messia è libero davanti a Dio di osservare o meno quei costumi e quelle cerimonie tradizionali ebraiche  che si accordano con la Bibbia e che non ostacolano la comunione con il restante corpo di Cristo.

Rigettiamo l'idea che ci possa essere incongruenza o menzogna per quei credenti ebraici che si considerano ebrei “messianici” ,”perfetti” o “compiuti”.

IL PIANO DI DIO PER IL POPOLO EBRAICO


Articolo 3.1 - Affermiano che gli ebrei giocano un ruolo permanente nel piano di Dio.

Rigettiamo ogni possibile giustificazione circa l'indifferenza dei cristiani sul futuro del popolo ebraico.

Articolo 3.2- Affermiamo che prima della venuta di Cristo Israele aveva il particolare privilegio di godere in modo unico e collettivo di una relazione con Dio frutto dell'alleanza nata con la liberazione nazionale dalla schiavitù.

Questa alleanza comprendeva:

1) il dono della Legge e di una cultura di tipo teocratico,
2) la promessa di Dio di benedire l'ubbidienza nella fedeltà e
3) mezzi per espiare le trasgressioni.

Noi affermiamo che nel quadro di questa relazione d'alleanza, il perdono di Dio e l'accoglimento di colui che si pente, dopo l'offerta dei sacrifici rituali, riposa sul sacrificio di Cristo previsto nel piano di Dio.

Neghiamo che il privilegio dell'alleanza possa aprire da sola la strada alla salvezza per l'incredulo che non si pente.

Articolo 3.3 - Dichiariamo che una gran parte dell'ebraismo contemporaneo,nelle sue diverse forme in Israele e nella diaspora, riflette una evoluzione sempre più lontana dalla fede, dall'amore e dalla speranza insegnati dalle Scritture ebraiche.

Neghiamo che l'ebraismo moderno, marcato dalla sua aperta opposizione alla persona divina, all'opera e alla messianicità di Gesù Cristo, possa contenere in se stesso la conoscenza della vera salvezza che viene da Dio.

Articolo 3.4 - Affermiamo che il centro della speranza biblica per gli ebrei è la loro restaurazione che, mediante la fede in Cristo, li innesti nuovamente sull'ulivo di Dio dal quale essi sono attualmente rami tagliati.

Neghiamo che lo statuto storico degli ebrei in quanto popolo di Dio possa recare ad alcuno di loro la salvezza se non accettano ciò che Gesù Cristo dichiara di sé stesso.

Articolo 3.5 - Affermiamo che la Bibbia promette che attraverso la Grazia sovrana di Dio, un gran numero di ebrei si volgerà a Cristo.

Neghiamo che questa prospettiva renda inutile,oggi e in ogni tempo una attiva proclamazione dell'Evangelo al popolo ebraico.

Articolo 3.6 - Affermiamo che l'antisemitismo, sostenuto anche da cristiani che pur professano in modo sincero la loro fede, è sempre stato iniquo e vergognoso e che la chiesa è stata un tempo colpevole di averlo tollerato, incoraggiato e di aver chiuso gli occhi sulle azioni anti-ebraiche di individui e governi.

Neghiamo che questi cedimenti - per i quali i credenti non ebrei colpevoli dovranno domandare perdono a Dio e alla comunità ebraica - tolgano il diritto o diminuiscano la responsabilità dei cristiani di comunicare, oggi come in avvenire, l'Evangelo agli Ebrei.

Articolo 3.7- Affermiano che sono i peccati dell'intera umanità ad aver inchiodato Cristo alla croce.   

Neghiamo che sia giusto accettare il solo popolo ebraico di aver messo a morte il Cristo.

L'EVANGELIZZAZIONE E IL POPOLO EBRAICO


Articolo 4.1- Affermiamo che la comunicazione della buona notizia di Gesù Cristo all'umanità perduta è l'obbligo  principale dei cristiani in risposta al comandamento del Messia di fare dei discepoli e a quello dell'amore per il prossimo che esige la messa in opera di ogni sforzo per poter rispondere al suo bisogno più profondo.

Neghiamo che ogni altra forma di testimonianza e di servizio possa servire come scusa per non operare in questo senso.

Articolo 4.2- Affermiamo che l'obbligo per la chiesa di comunicare a tutta l'umanità la conoscenza della salvezza in Cristo include come priorità l'annuncio dell' Evangelo al popolo ebraico:”Al giudeo in primo luogo...”.

Neghiamo che il dialogo con il popolo ebraico, il cui fine sia unicamente quello della reciproca comprensione, possa rispondere a questo obbligo.

Articolo 4.3- Affermiamo che è giusto lo sforzo e la preoccupazione, manifestata dalla chiesa in tutto il corso della sua storia, di portare gli ebrei alla fede nel Messia Gesù.

Respingiamo l'idea molto diffusa secondo la quale l'evangelizzazione degli ebrei non sarebbe indispensabile a causa della loro relazione d'alleanza con Dio attraverso Abramo e Mosè, in virtù del quale essi sarebbero già salvati malgrado il loro rifiuto di Cristo come Signore e Salvatore.

Articolo 4.4 - Affermiamo che ogni sforzo per convincere qualcuno a diventare cristiano deve manifestare un amore che sappia rispettare in ogni suo punto la dignità e l'integrità della persona ivi compresa la responsabilità dei genitori nel caso dell'evangelizzazione rivolta ai bambini.

Rigettiamo come ingiustificabile ogni proselitismo coercitivo e menzognero perchè esso attenta alla dignità e all'integrità degli uni e degli altri.

Articolo 4.5- Dichiariamo che è discriminatorio e contrario all'amore e allo spirito cristiano, sospendere l'evangelizzazione di una qualsiasi parte dell'umanità, e che rinunciare a proclamare l'Evangelo al popolo ebraico sarebbe una forma di antisemitismo che priverebbe quest'ultimo del suo diritto ad ascoltare l'Evangelo.

Neghiamo di poter disporre di garanzie che ci permettano di supporre o di attendere la salvezza di chiunque non creda in Cristo.

Articolo 4.6 - Affermiamo che l'esistenza di gruppi ecclesiastici particolari per l'evangelizzazione degli ebrei o di qualsiasi altra specifica collettività umana, può essere giustificato da ragioni di tipo pragmatico: in effetti questi sono mezzi adatti per portare a termine il mandato affidato alla chiesa di recare l'Evangelo all'intera umanità.

Rigettiamo l'idea che i bisogni spirituali dell'uomo possano cambiare da un gruppo etnico all'altro in modo tale che si possa concepire il popolo ebraico come bisognoso di Cristo più o meno degli altri.

LA RELAZIONE TRA EBREI E CRISTIANI.


Articolo 5.1- Affermiamo che il dialogo con fedi diverse, quando cerca di andare oltre i “clichè” dovuti all'ignoranza per trovare un terreno d'intesa e condividere le stesse preoccupazioni, è un 'espressione dell'amore cristiano che bisogna incoraggiare.

Rigettiamo come espressione insufficiente dell'amore cristiano ogni dialogo che voglia spiegare la fede cristiana senza cercare di convincere gli interlocutori della verità del suo messaggio e delle qualifiche che essa può far valere.

Articolo 5.2 - Dichiariamo giusti e buoni gli sforzi intrapresi insieme da ebrei non cristiani e cristiani che, nell'azione e nella testimonianza in mezzo alla società, si uniscono per la libertà d'espressione e di religione, per il valore dell'individuo e per i principi morali rivelati dalla legge di Dio.

Neghiamo che questa limitata cooperazione sia in alcun modo compromettente per l'una o l'altra comunità e che possa frenare lo sforzo dei cristiani per comunicare l'Evangelo agli ebrei con i quali collaborano.

Articolo 5.3- Rechiamo il nostro sostegno al desiderio degli ebrei di disporre di una patria con frontiere sicure e di godere di una giusta pace.

Rigettiamo l'idea che lo stretto legame stabilito dalle Scritture tra popolo ebraico e terra d'Israele possa giustificare azioni che si oppongano all'etica biblica e che opprimano individui e comunità.

Testo ricavato da "Dichiarazioni Evangeliche" Ed. Dehoniane a cura di P.Bolognesi.
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Paolo Castellina,
26 feb 2018, 15:52
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