02 Introduzione del Beza

Epistola di Teodoro Beza

alla Chiesa del Nostro Signore,
Grazia e pace

Fra gli errori che oggi regnano al mondo in materia di fede e di religione cristiana, ce ne sono due che sempre mi sono parsi come l'origine di tutti gli altri. Il primo, che tutto ciò che si fa con buona intenzione [sinceramente] sia ben fatto, e l'altro che  coloro che vivono dal traffico delle anime di altri abbiano fatto credere al povero popolo che non sia loro necessario leggere le Scritture, né che facciano inchieste dettagliate su cosa si debba credere per pervenire alla salvezza, ma che basti credere in generale e in modo vago [confuso] ciò che crede la Chiesa romana e per il resto affidarsi ai teologi o alla coscienza del loro curato [padre spirituale].

Quanto al primo, bisognerebbe definire che cosa debba intendersi per la buona e cattiva intenzione. Se il loro dire è vero, chi avrebbe impedito San Paolo che non si fosse salvato nel suo fariseismo, essendo stato grandemente zelante nella Legge di Dio data per mezzo di Mosè, e in quello che perseguitava le membra di Gesù Cristo peccando per ignoranza, come egli stesso testimonia, ritenendo di far servizio di Dio? Ma intanto dice che in tal modo era persecutore e bestemmiatore, che a salvarlo gli è stata necessaria una particolare grazia e misericordia di Dio. Lo stesso è avvenuto a molti di coloro che crocifissero il nostro Signore e lapidarono Santo Stefano: poiché stimandosi falsi profeti e nemici di Dio, pensavano di fare la migliore opera del mondo. Intanto, però, la loro buona intenzione non gli scusò però, che non fossero scellerati omicidi. E sebbene Iddio perdonò loro, non è per questo che non avessero peccato; e se alcuno farà lo stesso, chi potrebbe assicurarlo di una tale misericordia? Non tratterò espressamente ora quei luoghi dove si mostra che siffatte buone intenzioni sono maledette da Dio, poiché dove non vi è fede, non vi è altro che peccato e dove non c'è Parola di Dio non vi è affatto fede ma un'opinione bugiarda ed ingannevole.

Quanto al secondo errore, vorrei ben sapere se un creditore si riterrebbe mai contento allorché il suo debitore gli dicesse di aver sognato di averlo ripagato per intero, oppure se un padrone potrebbe mai considerarsi ben servito se, dopo aver fatto conoscere per iscritto al suo servo quale sia la sua volontà, comandandogli di non aggiungervi né togliervi cosa alcuna, questi non si degnasse neppur di leggere quella nota, ma ritenesse di fare quello che gli parrà meglio? Questo è proprio ciò che è avvenuto nella cristianità, tanto che oggi il leggere la Sacra Scrittura per intendere la volontà del Signore, è ritenuto un'eresia! E se diranno che la plebe non ha giudizio [non è competente] ad intendere ciò che legge, perché dunque non insegnano le Scritture per rimediare a questo inconveniente? Il medesimo inconveniente c'è stato in tutti i tempi, e non di meno né i profeti, né Gesù Cristo, né gli apostoli hanno parlato né scritto se non con un linguaggio comune tanto da essere compresi da chiunque nella loro nazione. E dicendo noi che non può dirsi cristiano chi non sappia cosa crede né perché, non vogliamo dire che basti leggere la Scrittura senza udirla esporre in modo puro da coloro che ne hanno l'incarico, anzi diciamo e pratichiamo il contrario, volendo che i pastori pasturino il loro gregge con la Parola della vita, e che le pecore, dal canto loro, sappiano ed intendano ciò che è detto loro, per essere nutrite e consolate, affinché si guardino dai lupi e dai falsi profeti. Ed è vero che se questo lume fosse sempre stato acceso nella Chiesa di Dio, è cosa certa che quelli che oggi ne hanno tanto timore e che vogliono osteggiare il popolo per poter regnare sulle loro tenebre, non sarebbero venuti tanto innanzi come sono, perché il Regno di Dio non è un regno d'ignoranza ma di fede e, di conseguenza di conoscenza, non potendo credersi quello che non si conosce. 

In breve, poiché tutti i cristiani sono espressamente esortati da San Pietro ad essere sempre pronti a rispondere a coloro che chiedono loro ragione della loro speranza, si vede chiaramente che il dovere del vero cristiano è di aver presto in mano un qualche sommario e risoluzione breve dei punti principali e ragioni della religione, tanto per potersi confermare in quella, che per poter resistere ai nemici della verità secondo la sua vocazione, comunicando a ciascuno le sue ricchezze spirituali.

Ora, parendo bene questo anche a me, ed essendomi stato chiesto di rendere conto della mia fede da una persona alla quale sono obbligato di ubbidire, dopo Dio, più che ad altri, ho in questi passati giorni fatto questa raccolta, intitolandola "la Confessione di Fede", nella quale ho posto con il migliore ordine che ho potuto, ciò che ho imparato nella religione cristiana per la lettura del Vecchio e del Nuovo Testamento essendomi confrontato con i più fedeli espositori. Da principio non la feci che per mio uso personale e per soddisfare chi me l'aveva richiesta, ma poi, mosso da alcune buone ragioni e da diversi amici, sono stato contento che fosse pubblicata.

Perché io so che fra coloro che perseguitano l'Evangelo di nostro Signore e fra i loro membri, vi sono pure coloro che errano per ignoranza, ai quali è molto difficile dare ad intendere come siano ingannati, se prima di far loro leggere il testo della Scrittura, non hanno un qualche breve ammaestramento per sgrossare le materie e per assuefarli al linguaggio dello Spirito Santo, per tirarne il vero sentimento e rapportare ogni cosa al suo vero fine. Inoltre, so che ce ne sono molti fra quelli, che hanno ancora cognizione della verità di Dio, molto pigri nel leggere le Sacre Scritture perché non conoscono i tesori che esse contengono. Altri poi, per quanto leggano con attenzione la Parola di Dio (come un cristiano dovrebbe fare sopra ogni altra cosa) e sanno discernere in qualche modo la vera esposizione dalla falsa, non di meno non hanno sì pronto il giudizio, che possano facilmente mettere insieme ciò che trovano sparso in più luoghi che tratta d'una medesima materia, per pensarci bene e attenersi ad una ferma ed intera risoluzione. 

È per questo che nella Chiesa cristiana, intanto che era debitamente governata, vi era un ammaestramento chiamato Catechismo per coloro che per la prima volta giungevano alla conoscenza di Dio. Questa parola, Catechismo, dimostra come questa istruzione fosse piuttosto verbale che altrimenti e penso che di là sia venuto il Simbolo degli Apostoli (così noi lo chiamiamo), l'esposizione del quale si faceva con le parole nella Chiesa. Poi, quand'è parso al Signore d'innalzare le insegne della sua Chiesa stare gran tempo per terra, si è rimesso in piedi questo costume, non solo lodevole ma necessario e con maggiore edificazione, come mi sembra e si vede, portando il tempo e l'esperienza sempre ancora ai più saggi qualcosa di più. Perché non solo si è scoperto il modo antico dell'insegnare con parole alle persone venute per la prima volta nella Chiesa di Dio, dei principali punti della religione cristiana con un breve ordine, ma ancora per sovvenire a molti inconvenienti, si è messo per iscritto il Catechismo con grande profitto dei piccoli e dei grandi.

E benché in questi principi della riparazione delle rovine della Chiesa, la purezza della dottrina e la maniera d'insegnare familiarmente non sia stata così grande come si potrebbe desiderare, non di meno questi formulari sono stati molto a proposito per rimediare agli inconvenienti sopraddetti. Espressamente ardisco dire che in tutta l'antichità, a nostra memoria, non è stata messa in luce una tal opera per avere una somma di tutta la religione cristiana, com'è il Catechismo di questa Chiesa. Siane lode a Dio e la fatica si ha da riconoscere dal suo fedele servitore, il quale ha sì felicemente in questo incarico lavorato, ancor che molti cani, vicino e lontano abbaino contro di esso, e se egli non fosse, sarebbero più muti che pesci se già non facessero, come sogliono fare le bestie della specie loro, che parlano senza sapere che cosa vogliono dire.

Ma per tornare al mio proposito, confesso liberamente che essendo fuori il Catechismo detto, non era di bisogno d'altra Confessione di Fede. Tuttavia, perché avviene nelle celesti vivande agli uomini quello che avviene per le terrene per nutrire il corpo, che ad alcuni le medesime vivande piaceranno preparate in un modo, e ad altri in un altro. E di poi, perché io mi sono sottomesso a dedurre un poco più le materie, non come se io avessi ad insegnare a persone preste ad ascoltare nella Chiesa di Dio, ma rispondere a chi s'opponga alla verità, o almeno che sia sospeso da qualche parte si abbia a mettere: per il che spero, con la grazia di Dio, del cui solo onore ho avuto riguardo in questo piccolo trattato, che la mia fatica non sarà senza profitto; e per coloro che si lasciano persuadere tutto ciò che di noi falsamente si dice, e anche per quelli che già hanno gusto nella Santa Scrittura, in dargli animo a leggere con maggior diligenza, di trarre da quella fonte dalla quale sono usciti questi piccoli rivi, e finalmente per far risolvere quelli che ne hanno bisogno.

Ben è vero che fra gli altri mancamenti confesso questo, di non essere stato tanto breve come richiedeva un tale argomento, nel quale bastava di chiarire la risoluzione delle materie senza disputarle. Ma spero che questa lunghezza, considerata la qualità dei nemici nostri, non sarà noiosa, che non serva a qualcosa: perché mi sono sforzato di non allegar niente che non vada direttamente al segno e che non sia necessario per far risolvere chi si metterà a leggere con qualche inclinazione al contrario. E questa è stata la mia intenzione, non di prescrivere a nessun uomo vivo un formulario di confessione di fede, ma in primo, di chiarire quale fosse la mia a coloro che la vorranno sapere per la gloria di Dio; e di poi, secondo il poter mio, aiutare i minori della Chiesa del Signore.

Sperando che almeno darò l'esempio di fare qualcosa più compita a coloro che molto meglio di me far lo possano - essendo questo tanto utile alla Cristianità, il giudizio dei quali tanto ne manca che io lo recusi, che grandemente lo desidero, pregando ciascuno che la vedrà, a confrontarla con la Santa Scrittura, sola e vera pietra di paragone, per fare il saggio della vera dottrina. E se ci troverà cosa degna di riprensione (il che spero che no, quanto alla sostanza della dottrina) desidero che di buon cuore me lo dica per emendarla. Così d'altra parte, se ci troverà cosa buona, che se non ce ne fosse, mi saprebbe male, se ne dia lode a Dio che ci ha rivelata la sua santa verità e ce la rivelerà più a pieno quando avremo il compimento di quel che ci aspettiamo.

Lode sia a Dio.
Comments