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Cfw20-2

20:2 Dio soltanto è Signore della coscienza. Egli l'ha lasciata libera (395) dalle dottrine e dai comandamenti degli uomini allorché, in materia di fede e di culto, essi siano in qualsiasi modo contrari [avversi] alla Parola o intendano supplementarla (396). Cosicché, credere a tali dottrine o ubbidire a tali comandamenti per [dovere di] coscienza, significa [di fatto] tradire la vera libertà di coscienza (397). Richiedere [per essi] fede implicita e un'ubbidienza assoluta e cieca significa [di fatto] distruggere sia la libertà di coscienza che la stessa ragione (398).

Testo originale

IngleseLatino
II. God alone is Lord of the conscience, and hath left it free from the doctrines and commandments of men which are in any thing contrary to his Word, or beside it in matters of faith or worship. So that to believe such doctrines, or to obey such commands out of conscience, is to betray true liberty of conscience; and the requiring of an implicit faith, and an absolute and blind obedience, is to destroy liberty of conscience, and reason also.II. Deus solus Dominus est conscientiæ, quam certe exemit doctrinis et mandatis hominum, ubi aut verbo ejus adversantur, aut in rebus fidei et cultus quicquam ei superaddunt. Unde qui ejusmodi aut doctrinas credunt, aut mandatis obtemperant, quasi ad id ex conscientia teneantur, veram ii conscientiæ libertatem produnt. Qui autem vel fidem implicitam, vel obedientiam absolutam cæcamque exigunt, næ illi id agunt, ut cum conscientiæ, tum rationis etiam destruant libertatem.

Riferimenti biblici

  • (395) "Uno soltanto è legislatore e giudice, colui che può salvare e perdere; ma tu chi sei, che giudichi il tuo prossimo?" (Giacomo 4:12); "Chi sei tu che giudichi il domestico altrui? Se sta in piedi o se cade è cosa che riguarda il suo padrone; ma egli sarà tenuto in piedi, perché il Signore è potente da farlo stare in piedi" (Romani 14:4).
  • (396) "Ma Pietro e Giovanni risposero loro: «Giudicate voi se è giusto, davanti a Dio, ubbidire a voi anziché a Dio ... Ma Pietro e gli altri apostoli risposero: «Bisogna ubbidire a Dio anziché agli uomini" (Atti 4:19; 5:29); "Voi siete stati riscattati a caro prezzo; non diventate schiavi degli uomini" (1 Corinzi 7:23); "Ma voi non vi fate chiamare "Rabbì"; perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. Non chiamate nessuno sulla terra vostro padre, perché uno solo è il Padre vostro, quello che è nei cieli. Non vi fate chiamare guide, perché una sola è la vostra Guida, il Cristo" (Matteo 23:8-10); "Noi non signoreggiamo sulla vostra fede, ma siamo collaboratori della vostra gioia, perché nella fede già state saldi" (2 Corinzi 1:24); "Invano mi rendono il loro culto, insegnando dottrine che sono precetti d'uomini" (Matteo 15:9).
  • (39­7) "Se siete morti con Cristo agli elementi del mondo, perché, come se viveste nel mondo, vi lasciate imporre dei precetti, quali: «Non toccare, non assaggiare, non maneggiare» (tutte cose destinate a scomparire con l'uso), secondo i comandamenti e le dottrine degli uomini? Quelle cose hanno, è vero, una parvenza di sapienza per quel tanto che è in esse di culto volontario, di umiltà e di austerità nel trattare il corpo, ma non hanno alcun valore; servono solo a soddisfare la carne" (Colossesi 2:20‑23); "Vado forse cercando il favore degli uomini, o quello di Dio? Oppure cerco di piacere agli uomini? Se cercassi ancora di piacere agli uomini, non sarei servo di Cristo ... Anzi, proprio a causa di intrusi, falsi fratelli, infiltratisi di nascosto tra di noi per spiare la libertà che abbiamo in Cristo Gesù, con l'intenzione di renderci schiavi ... noi non abbiamo ceduto alle imposizioni di costoro neppure per un momento, affinché la verità del vangelo rimanesse salda tra di voi ... Cristo ci ha liberati perché fossimo liberi; state dunque saldi e non vi lasciate porre di nuovo sotto il giogo della schiavitù" (Galati 1:10; 2:4,5; 5:1).
  • (398) "Così la fede viene da ciò che si ascolta, e ciò che si ascolta viene dalla parola di Cristo ... Ma chi ha dei dubbi riguardo a ciò che mangia è condannato, perché la sua condotta non è dettata dalla fede; e tutto quello che non viene da fede è peccato" (Romani 10:17; 14:23); "Or questi erano di sentimenti più nobili di quelli di Tessalonica, perché ricevettero la Parola con ogni premura, esaminando ogni giorno le Scritture per vedere se le cose stavano così" (Atti 17:11); "...sebbene non fosse Gesù che battezzava, ma i suoi discepoli" (Giovanni 4:2); "Efraim è oppresso, schiacciato nel suo diritto, perché ha seguito le prescrizioni che più gli piacevano" (Osea 5:11); "Essa esercitava tutto il potere della prima bestia in sua presenza, e faceva sì che tutti gli abitanti della terra adorassero la prima bestia la cui piaga mortale era stata guarita ... Inoltre obbligò tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi, a farsi mettere un marchio sulla mano destra o sulla fronte. Nessuno poteva comprare o vendere se non portava il marchio, cioè il nome della bestia o il numero che corrisponde al suo nome" (Apocalisse 13:12,16-17); "I saggi saranno confusi, saranno costernati, saranno presi; ecco, hanno rigettato la parola del SIGNORE; quale saggezza possono avere?" (Geremia 8:9).

Commento

Con altre parole, l'articolo dice: Dio solo è Signore sulla coscienza e l'ha liberata, emancipata, dal doversi sottomettere a quelle dottrine e comandamenti stabiliti dall'uomo che siano in qualsiasi modo contrari alla sua Parola, o collaterali ad essa (che intendano in qualche modo "integrarla") per quanto riguarda la fede o il culto (la religione intesa come complesso dei nostri personali valori ultimi). Perciò, credere a tali dottrine e obbedire a tali comandamenti (umani) solo per dovere ("per motivo di coscienza"), significa tradire la vera libertà di coscienza. Esigere una fede implicita o un obbedienza assoluta e cieca, significa di fatto annientare la vera libertà di coscienza e la ragione stessa.

Il credente (riformato), così, dice: "Non puoi impormi, dicendo che è mio dovere, l'ubbidienza indiscutibile e fiduciosa a delle norme che contraddicano o travalichino quanto afferma la Parola di Dio e questo sulla base della tua presunta autorità o maggiore competenza. Io sono tenuto in coscienza a credere ed ubbidire solo a quanto afferma la Parola di Dio, attraverso la quale si esprime la signoria di Dio su di me. Non puoi impormi 'un dovere di coscienza' e di fede verso tali norme, perché di fatto quello equivarrebbe a 'tradire la coscienza' ed essere irragionevoli". Si fa qui, così, la netta distinzione fra l'autorità oggettiva della Parola di Dio (la sola che possa accampare diritti sulla coscienza) e l'autorità umana (per quanto la si giustifichi, sacralizzi e legittimi). L'autorità umana è sempre discutibile. Siamo liberi rispetto alle pretese umane e obbligati solo verso la Parola di Dio. E' uno dei principi di base del Protestantesimo.

L'aggettivo "implìcito" (dal lat. implicĭtus, part. pass. di implicare, propriamente «inviluppato, incluso nelle sue pieghe») è detto di giudizio o concetto o fatto che, senza essere formalmente ed espressamente enunciato, espresso, è tuttavia presente, contenuto, sottinteso, in un altro giudizio o concetto o fatto. Da questo deriva il concetto di "fede implicita", quella fede che, pur senza che io la comprenda o la esprima, è professata dalla chiesa o famiglia alla quale appartengo. Si pone così il problema: è valida? E' legittima? Può "salvarmi"? Posso avvalermene? Può essermi attribuita? E, nel nostro caso: può essermi imposta?

Il concetto di "fede implicita" (a differenza di quella esplicita) è qui un concetto di derivazione tomista. Tommaso d'Aquino, infatti, distingue tra fede implicita ed esplicita, verità primarie e secondarie, conoscenza dei dotti e conoscenza delle "persone semplici". Queste ultime, difatti, egli scrive, possono essere salvate attenendosi agli elementi essenziali della fede anche senza comprendere o accettare l'intero complesso della conoscenza teologica. Per il resto, però, dipendono, implicitamente dai "maggiorenti" (chi ne sa di più e/o è investito d'autorità.

"...l'esplicitazione delle cose di fede è indispensabile alla salvezza (...) tutti sono tenuti ugualmente a credere in maniera esplicita. (...) Se la gente del popolo non è tenuta ad avere una fede esplicita, ma implicita soltanto, è obbligata ad avere una fede implicita sulla fede dei maggiorenti. (...) Per rendere esplicite le cose di fede ci vuole la rivelazione di Dio (...) Ma la rivelazione divina giunge agli inferiori attraverso i superiori, (...) Per lo stesso motivo è necessario che anche tra gli uomini l'esplicitazione della fede negli inferiori dipenda dai superiori. (...) gli uomini più dotati, che hanno il compito di istruire gli altri, sono tenuti ad avere una conoscenza più vasta delle cose di fede e a credere in maniera più esplicita. (...) La fede esplicita nelle cose di Dio non è ugualmente necessaria per tutti: perché i maggiorenti, che hanno il compito di insegnare, sono tenuti a credere più cose che gli altri. Le persone semplici non devono essere esaminate sui più minuti articoli di fede" (Summa Theologica, Q. 2, Art 6).

Ecco quindi l'abuso che del concetto di "fede implicita" fanno le autorità ecclesiastiche cattolico-romane. Essa sarebbe "la fede" di quella chiesa che ti richiede l'accettazione tacita e indiscussa di una qualche dottrina che essa insegna, non tanto per tua persuasione o perché la comprendi, ma sulla base della tua "doverosa" e indiscussa sottomissione al suo magistero, ritenuto infallibile, oppure alla "sapienza superiore" dell'erudito che ne sa più di te.

Si potrebbe dire che è una "fede per interposta persona", "credo in te che ci credi, mi fido"; "Non lo comprendo ma, se lo dice, lo accetto e mi sottometto anche se non ne sono totalmente persuaso". E' la fede dei figli piccoli di genitori credenti, però, la fede della chiesa o dei tuoi genitori non ti salverà a meno che tu non sia un minore o un minorato... ed è chiaro l'abuso che si fa di questo concetto: non è forse vero che "è interesse" di certo Cattolicesimo di mantenere nell'ignoranza "la gente del popolo" e di renderla dipendente da sé per conservare il suo potere su di loro con il pretesto di "proteggerla"? L'infantilismo nella fede ad alcuni "conviene"!

Se si potesse anche dire volontariamente (ammesso e non concesso che sia valido) io possa attenermi ad autorità delle quali ho fiducia, si tratta qui di qualcosa di più: è quando "il magistero" o l'erudito "ti costringe" ad accettare quel che dice perché afferma che ha l'autorità di stabilirlo o che ne sa più di te e tu hai il dovere di crederlo. Quel "dovere di crederlo" in realtà distrugge la libertà della tua coscienza e la stessa ragionevolezza. La nostra Confessione di fede denuncia così come falsa e invalida una "fede implicita" ed acritica verso autorità umane, il costringere la coscienza a sottomettersi ad un'autorità discutibile diversa dalla Parola di Dio, ed afferma la libertà del cristiano dalle istanze umane. Essa denuncia il signoreggiare sulla fede delle persone imponendo precetti umani.

L'abuso del concetto di "fede implicita", però, non riguarda soltanto il Cattolicesimo romano, e non riguarda neanche solo le sétte che impongono ubbidienza cieca (variamente giustificata) ai loro adepti, ma può succedere anche nel mondo delle chiese evangeliche. Non è inconsueto, infatti, che organismi ecclesiastici e pastori presuppongano valide ed impongano dottrine e prassi non esplicitamente insegnate e prescritte dalla Parola di Dio? Questo può avvenire nell'ambito del culto: imporre nell'ambito del culto forme e elementi non prescritti dalla Parola di Dio significa far violenza alla coscienza dei fedeli. Che dire, poi, quando ci si attiene (senza verifiche) a quanto affermano i teologi "più accreditati" e popolari, perché si presume che loro "ne sanno di più"?

Si potrebbero menzionare altri aspetti del problema. Credo che però valga la pena pure menzionare che pure la contestazione al concetto di "fede implicita" possa essere ed è spesso abusata. Dicevamo: "Siamo liberi rispetto alle pretese umane e obbligati solo verso la Parola di Dio". Oggi, però, il laicismo (inteso in senso lato) contesta che le Sacre Scritture siano ipso facto Parola di Dio e quindi che noi si sia in qualche modo obbligati anche verso di esse. Saremmo quindi liberi da qualsiasi autorità esterna alla nostra coscienza e responsabili solo verso noi stessi. Si tratta del soggettivismo /individualismo tipico del liberalismo teologico che non ammette autorità esterne alla nostra coscienza e che così pretende di essere espressione "autentica" (?) del Protestantesimo. Si tratta, però, di un'evoluzione perversa del concetto protestante di libertà. L'autentico protestante si sottomette all'autorità della Parola di Dio, e nemmeno all'assolutismo della propria coscienza, che così rimarrebbe asservita al soggettivismo spesso male informato (e di fatto "ad ogni vento di dottrina"). C'è quindi molto da riflettere su queste questioni!

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