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16. LE BUONE OPERE

16:1

Le buone opere sono solo quelle che Dio ha comandato nella Sua santa Parola, e non quelle che, prive della Sua autorevole sanzione, sono escogitate dagli uomini, sia per zelo cieco, sia sotto un qualsiasi pretesto di buone intenzioni. (Originale inglese e latino con riferimenti biblici)

16:2

Queste buone opere, compiute in ubbidienza ai comandamenti di Dio, sono frutto ed evidenza di una fede vivente e vera e, attraverso di esse, i fedeli manifestano la loro gratitudine [verso Dio], rafforzano [in loro] la certezza della loro salvezza, edificano i loro fratelli, adornano la professione dell'Evangelo, turano la bocca agli avversari e glorificano Dio, di cui sono fattura, essendo stati creati in Cristo Gesù [proprio] per questo, in modo che, avendo per frutto la loro santificazione, essi raggiungano il fine della vita eterna. (Originale inglese e latino con riferimenti biblici)

16:3

La loro capacità di compiere opere buone non viene affatto da loro stessi, ma interamente dallo Spirito di Cristo. Perché essi possano avere questa capacità, occorre loro, oltre alle grazie che in loro già sono state infuse, un'effettiva influenza dello Spirito Santo che operi in loro il volere e l'agire secondo il Suo disegno benevolo. Tuttavia, essi non devono diventare negligenti come se non fossero tenuti a compiere alcun dovere senza esserne prima sospinti da uno speciale movimento dello Spirito; essi devono, al contrario, essere diligenti a ravvivare la grazia di Dio che è in loro. (Originale inglese e latino con riferimenti biblici)

16:4

Coloro che, nella loro ubbidienza, raggiungono le massime vette possibili in questa vita, sono ancora molto lontani dal compiere opere supererogatorie e fare più di quello che Dio esige. Sono anzi lontanissimi dal compiere tutti quegli stessi doveri ai quali sono tenuti. (Originale inglese e latino con riferimenti biblici)

16:5

Noi non possiamo, [nemmeno] con le nostre opere migliori, meritare da parte di Dio il perdono dei peccati o la vita eterna in ragione della grande disparità [sproporzione] esistente fra esse e la gloria futura e dell'infinita distanza che esiste fra noi e Dio; noi non possiamo né trarre dei vantaggi né ripagare con esse il debito dei nostri peccati antecedenti, ma quando abbiamo fatto tutto ciò che potevamo fare, non abbiamo fatto che il nostro dovere e siamo [ancora] dei servi inutili; le nostre opere, quando sono buone, procedono dal Suo Spirito e nella misura in cui derivano da noi, esse sono macchiate e mescolate con tanta debolezza ed imperfezione che non possono sopportare la severità del giudizio di Dio. (Originale inglese e latino con riferimenti biblici)

16:6

Ciononostante, essendo le persone dei fedeli accolte mediante il Cristo, anche le loro opere buone sono accolte in Lui, non perché essi sarebbero in questa vita interamente senza biasimo e irreprensibili davanti a Dio, ma perché Gli è piaciuto, vedendoli nel Suo Figlio, di accogliere e retribuire ciò che è sincero, anche se accompagnato da molte debolezze e imperfezioni. (Originale inglese e latino con riferimenti biblici)

16:7

Le opere compiute da coloro che non sono rigenerati, benché possano essere per il loro contenuto [materia] cose che Dio comanda [conformi al precetto divino] e proficue [utili] sia per loro stessi che per gli altri, non procedendo da un cuore purificato dalla fede, e non essendo compiute, né in maniera giusta, secondo la Parola, né per un giusto fine, la gloria di Dio, sono perciò peccaminose e non possono piacere a Dio o far sì che l'uomo possa ricevere la grazia da Dio; e tuttavia il fatto di trascurarle è ancora più peccaminoso e dispiace ancora di più a Dio. (Originale inglese e latino con riferimenti biblici)

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