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cfw06-1

6:1 I nostri progenitori, sedotti dall'astuzia e dalla tentazione di Satana, hanno peccato mangiando il frutto proibito (124). E' piaciuto a Dio, secondo il Suo sapiente e santo consiglio, di permettere questo loro peccato, essendosi proposto ["non sine proposito"] di ordinarlo alla Sua propria glo­ria (125).

Testo originale

IngleseLatino
I. Our first parents, being seduced by the subtilty and temptation of Satan, sinned in eating the forbidden fruit.This their sin God was pleased, according to his wise and holy counsel, to permit, having purposed to order it to his own glory.I. Primi parentes, Satanæ subtilitate ac tentatione seducti, fructus vetiti esu peccaverunt. Hoc eorum peccatum secundum sapiens suum sanctumque consilium Deo placuit permittere, non sine proposito illud ad suam ipsius gloriam ordinandi.

Riferimenti biblici

  • (124) "Dio il SIGNORE disse alla donna: «Perché hai fatto questo?» La donna rispose: «Il serpente mi ha ingannata e io ne ho mangiato»" (Genesi 3:13); "Ma temo che, come il serpente sedusse Eva con la sua astuzia, così le vostre menti vengano corrotte e sviate dalla semplicità e dalla purezza nei riguardi di Cristo" (2 Corinzi 11:3).
  • (125) "Dio infatti ha rinchiuso tutti nella disubbidienza per far misericordia a tutti" (Romani 11:32).

Commento

Questa sezione insegna: (1) che i nostri progenitori hanno peccato; (2) che il loro peccato era quello di disubbidienza alla specifica volontà di Dio; (3) che a peccare sono stati sedotti dall'astuzia e dalla tentazione di Satana; (4) che questo peccato sia stato permesso essendo incluso nei sovrani propositi di Dio; e (5) che così facendo, Dio abbia inteso questo ordinandolo alla propria gloria.

(1) I nostri progenitori hanno peccato. Appare essere compreso nel piano (progetto) generale di Dio (eminentemente sapiente e giusto) introdurre per un certo tempo le creature umane da poco create e dotate di responsabilità morale in un periodo di prova, facendo dipendere il loro carattere permanente e destino dalle loro azioni. Egli le crea sante ma fallibili (cioè con la capacità di cadere). Se esse superavano la prova, la ricompensa è che il loro carattere morale sarebbe stato confermato e reso infallibile ed esse avrebbero potuto entrare in una condizione permanente ed inalienabile di beatitudine. Se esse avessero fallito, sarebbero state escluse per sempre (sulla base di una sentenza giudiziaria) dal favore di Dio e dalla comunione con Lui, ed avrebbero conosciuto la morte (in ogni senso). Nel caso delle creature umane, la prova specifica alla quale vengono assoggettate era il loro dovere di astenersi dal mangiare del frutto di un certo albero. Dato che in sé stessa si trattava di una questione moralmente indifferente, era adattissima come prova della loro implicita lealtà a Dio, della loro fiducia verso di Lui e sottomissione.

(2) Il loro peccato era quello di disubbidienza alla specifica volontà di Dio. Lungi dall'essere una trasgressione di poco conto, come qualcuno sarebbe tentato oggi di pensare, quella che i nostri progenitori commettono è di fatto molto grave. Si tratta prima di tutto del peccato di incredulità. Erano infatti stati indotti a dubitare della sapienza della proibizione divina e che gli ammonimenti e minacce ricevuti fossero reali e certi. Inoltre era disubbidienza, vale a dire la contrapposizione della propria volontà a quella di Dio.

(3) Il peccato di Adamo avviene in seguito all'astuzia ed alla tentazione di Satana. Al riguardo dell'origine del peccato in questo mondo, ci sono due domande che dobbiamo costantemente porci ed alle quali è impossibile rispondere. (1) In che modo desideri o volizione peccaminosa poteva sorgere nell'anima di agenti morali come Adamo ed Eva, creati santi? Gli esseri umani esercitano la loro capacità di scelta secondo i desideri e sentimenti che in loro sono prevalenti, ed il carattere dei desideri e sentimenti è determinato dalla condizione morale della loro anima. Se la loro anima era santa, essi sarebbero stati santi, se la loro anima era peccaminosa, essi sarebbero stati peccaminosi. Cristo dice: "L'uomo buono dal buon tesoro del suo cuore tira fuori il bene, e l'uomo malvagio dal malvagio tesoro del suo cuore tira fuori il male; perché dall'abbondanza del cuore parla la sua bocca" (Luca 6:45); "O fate l'albero buono e buono pure il suo frutto, o fate l'albero cattivo e cattivo pure il suo frutto; perché dal frutto si conosce l'albero. ... L'uomo buono dal suo buon tesoro trae cose buone; e l'uomo malvagio dal suo malvagio tesoro trae cose malvagie"(Matteo 12:33,35). Il cuore di Adamo, però, era stato creato buono: come aveva potuto generare allora azioni peccaminose? Le nostre esperienze rendono la questione ancora più difficile. Le anime peccatrici di esseri umani decaduti non possono generare sante volizioni se non quando non siano rigenerate dalla grazia di Dio. Gli spiriti santi degli angeli e degli esseri umani glorificati in Cielo sono ben lungi da ogni possibilità di sentimenti ed azioni peccaminose. In entrambi i casi l'acqua del torrente ha la qualità della sua fonte. Ora, sebbene noi non si possa spiegare esattamente l'origine del peccato nelle anime sante dei nostri progenitori, è chiaro che questa difficoltà sorge solo dalla nostra ignoranza. Nessuno di noi ha mai fatto esperienza delle stesse condizioni di agenti liberi come quelle dei nostri progenitori. Inoltre, siamo stati sotto la servitù della corruzione se non nella misura in cui siamo stati momentaneamente assistiti contro la nostra natura dalla grazia sovrannaturale. Ora, affinché una volizione sia santa, essa deve sorgere da sentimenti e disposizioni sante, e dato che esse non sono naturali al nostro cuore, noi non possiamo esercitare sante volizioni senza la grazia. Adamo, però, si trovava in un periodo di prova, era santo ma fallibile. I santificati e gli angeli sono santi ed infallibili, eppure la loro infallibilità non è essenziale alla loro natura, ma è una grazia divina loro sopraggiunta e sostenuta dalla diretta potenza di Dio. Sebbene la santità debba sempre essere positiva, radicandosi nell'amore di Dio, è chiaro come il peccato debba originare da un difetto; non in un'alienazione positiva. In una mancanza di vigilanza, però, derivante dagli appetiti naturali ed innocenti del corpo o dalle tendenze costituzionali dell'anima che prevalgono sulla maggiore potenza della coscienza e che acquisiscono controllo possiamo comprendere come questo sia avvenuto. Nel caso dei nostri progenitori, la motivazione che sembra aver condotto a questo grave peccato, non era intrinsecamente peccaminosa, ma era diventata tale nel trovare piacere di soffermarsi su di essa e dall'aver permesso che occupasse gradualmente la mente e condizionasse la loro volontà nonostante la proibizione divina. Essa era costituita: (1) da un appetito naturale verso qualcosa di attraente; (2) un desiderio naturale di maggiore conoscenza; (3) e la capacità persuasiva di una mente superiore come quella di Satana. In quest'ultimo fatto, che essi erano stati sedotti dall'astuzia e dalla tentazione di Satana, si trova molta della soluzione a questo mistero. La caduta di Satana e dei suoi angeli nel remoto passato e di condizioni di cui noi non abbiamo conoscenza, si trova la vera origine del peccato.

L'altro elemento di mistero nell'origine del peccato riguarda il fatto che Dio l'abbia permesso.

(4) Il peccato di Adamo era stato preordinato da Dio, vale a dire, Dio aveva stabilito, nei Suoi eterni propositi, che esso sarebbe avvenuto, non come una possibilità che avrebbe potuto avvenire indipendentemente dalla Sua volontà e senza il Suo controllo, ma che quel peccato sarebbe di fatto oggettivamente avvenuto. Possiamo immaginare lo scrittore di un romanzo giallo che crea un personaggio che poi commette un crimine. Lo scrittore stabilisce ("ordina") che quel personaggio commetta un crimine, che sia colto con le mani nel sacco, sia arrestato, giudicato e condannato, e più tardi, redento, egli comprenda il suo errore e diventi un cittadino onesto. Qualcosa di simile si può intendere per Dio rispetto ad Adamo, Sua creazione. Dio certamente preconosceva che quell'Adamo sarebbe stato messo nella condizione in cui poi si troverà ed avrebbe peccato come ha peccato. Eppure, nonostante questa certa conoscenza, Dio crea proprio quell'Adamo e lo pone proprio in quelle condizioni. Avendo determinato di prevalere a suo tempo sul peccato e per il meglio, Dio sovranamente si risolve (è il Suo proposito) di non intervenire per impedire, prevenire quel peccato e lo rende così certo. D'altro canto Dio non è la causa di quel peccato, né Egli approva il peccato di Adamo. Nell'esempio dello scrittore del romanzo giallo, lo scrittore non approva il crimine che il suo personaggio compirà, anzi lo odia, ma fa in modo che quel crimine accada e lo descrive, per poi giungere, a suo tempo, alla "lezione" che egli vuole insegnare attraverso quel racconto, cioè non certo la glorificazione del crimine, ma la glorificazione della redenzione e dell'onestà, dimostrando, in quel racconto, che l'onestà alla fine è l'unica che "paga". Nel caso di Adamo, per altro, Dio aveva proibito quella disubbidienza ed ammonito chiaramente sulle conseguenze della trasgressione, presentando molti motivi per i quali che lo avrebbero dovuto dissuadere dal commetterla. Dio, infatti, crea Adamo santo e pienamente capace di ubbidire, con sufficiente conoscenza dei suoi doveri e quindi lo "lascia solo" in questa prova. Se ci si chiede, però, perché Dio, che aborre il peccato, e che benevolmente desidera l'eccellenza e la felicità delle Sue creature, abbia determinato di permettere una tale fonte di contaminazione, degradazione e miseria, non lo sappiamo. Possiamo solo dire, con profondo rispetto, sicuri dei motivi sempre buoni e giusti di quello che fa (anche se non sempre lo comprendiamo):"Sì, Padre, perché così ti è piaciuto!" (Luca 10:21).

(5) Il peccato di Adamo è ordinato alla gloria di Dio. E' quanto la Confessione di fede di Westminster già espone nel capitolo sulla Creazione e sulla Provvidenza. Dio prevale sui peccati delle Sue creature per il bene. Il fine ultimo di tutti i propositi e di tutte le opere di Dio è la manifestazione della Sua gloria.

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