6 Disciplina

Disciplina ecclesiastica e politica

I pastori della chiesa e il loro potere

Poiché il Signore ha voluto che tanto la sua parola quanto i suoi sacramenti venissero dispensati mediante il ministero degli uomini, è necessario che vi siano pastori ordinati nelle chiese, i quali ammaestrino il popolo in pubblico e in privato nella pura dottrina, amministrino i sacramenti e col buon esempio istruiscano tutti a santità, purezza di vita. Quelli che disprezzano questa disciplina e quest'ordine sono ingiuriosi non solo verso gli uomini, ma anche verso Dio e perfino come eretici si ritraggono dalla società della chiesa, che in nessun modo può sussistere senza ministero. Poiché non è di poca importanza quel che il Signore ha attestato una volta (Matteo 10:40), cioè che quando i pastori ch'egli invia sono ricevuti lui stesso è ricevuto, e parimenti che egli è respinto quand'essi sono respinti. E affinché il loro ministero non fosse disprezzabile, sono stati rivestiti d'un notevole mandato, cioè di legare e di sciogliere avendo avuto la promessa che qualunque cosa avranno legata o sciolta in terra sarà legata o sciolta in cielo (Matteo 16:19]). E Cristo stesso in un altro passo (Giovanni 20:23) spiega che legare vuol dire ritenere i peccati e sciogliere rimetterli. Ora l'apostolo dichiara qual è il modo di sciogliere, quando (Romani 1:16) insegna che il Vangelo è potenza di Dio a salvezza di ogni credente, e così pure di legare ove dice (2 Corinzi 10:4-6) che gli apostoli hanno la vendetta pronta contro ogni disobbedienza. Infatti, il sommario del Vangelo è che noi siamo schiavi del peccato e della morte e che siamo sciolti e liberati mediante la redenzione che è in Cristo, mentre quelli che non lo ricevono come redentore sono vincolati da nuovi legami d'una dannazione più grave.

Ma ricordiamoci che quel potere che nella Scrittura viene attribuito ai pastori è tutto contenuto e limitato nel ministero della parola. Infatti, Cristo non ha dato questo potere propriamente agli uomini, ma alla sua parola, della quale egli ha fatto ministri gli uomini'. Pertanto, osino pure arditamente ogni cosa mediante la parola di Dio, di cui sono costituiti dispensatori; costringano ogni potenza, ogni gloria a e ogni altezza del mondo a cedere e ad obbedire a questa parola; comandino per mezzo d'essa a tutti, dal più grande al più piccolo; edifichino la chiesa di Cristo; demoliscano il regno di Satana; pascolino le pecore, uccidano i lupi, ammaestrino ed esortino i mansueti; redarguiscano, riprendano, rimproverino e convincano i ribelli, ma tutto mediante la parola di Dio. Ma se si volgono da essa ai loro sogni e alle invenzioni della loro mente, non sono più da accogliere come pastori, ma, essendo piuttosto lupi rapaci, bisogna cacciarli via. Poiché Cristo non ci ha comandato d'ascoltare, se non quelli che c'insegnano ciò che hanno tratto dalla sua parola.

Le tradizioni umane

Siccome abbiamo un pensiero generale di S. Paolo, cioè che tutte le cose devono essere fatte nelle chiese decentemente e con ordine, non si possono annoverare tra le tradizioni umane, le osservanze civili mediante le quali, come per mezzo di un vincolo, l'ordine e l'onestà, la pace e la concordia sono mantenute nelle assemblee cristiane. Ma piuttosto van riferite alla regola dell'apostolo, purché non le si considerino necessarie alla salvezza, non leghino religiosamente le coscienze, non si faccia consistere in esse il servizio di Dio, e non si ponga in esse pietà alcuna.

Ma bisogna resistere con forza e virilmente a quelle regole che, quasi fossero necessarie a servire e onorar Dio, sono formulate come leggi spirituali per reggere le coscienze. Esse distruggono non solo la libertà, che Cristo ci ha acquistata, ma oscurano anche la vera religione e violano la maestà di Dio, che vuole regnare solo nelle nostre coscienze mediante la sua parola. Questo dunque rimanga sicuro e definito, che tutte le cose sono nostre, ma che noi siamo di Cristo (1 Corinzi 3:21-23) e che Dio è servito invano là ove vengono insegnate dottrine che sono comandamenti d'uomini (Matteo 15:1-20]).

La scomunica

La scomunica è l'atto per cui quelli che sono manifestamente fornicatori, adulteri, ladri, omicidi, avari, rapitori, iniqui, nocivi, ingordi, ubriaconi, sediziosi e prodighi, se, dopo esser stati ammoniti, non si correggono, vengono, secondo il comandamento di Dio, esclusi dalla società dei credenti. Ciò non vuol dire che la chiesa li getti in eterna rovina e disperazione, ma che condanna la loro vita e i loro costumi e se non si correggono li assicura già della loro dannazione. Ora questa disciplina è necessaria tra i credenti, perché, essendo la chiesa il corpo di Cristo, non dev'essere insudiciata e contaminata da tali membra marce e puzzolenti, che disonorano il capo; di più, affinché i santi (come suole accadere) non siano corrotti e guastati dalla compagnia dei malvagi. Che la loro malvagità venga in tal modo punita torna pure a loro stesso vantaggio. Poiché, mentre la tolleranza li farebbe più ostinati, invece, rimanendo coperti d'onta per questo provvedimento disciplinare, imparano a correggersi. E se si ottiene questo risultato, la chiesa li riceve di nuovo benignamente nella sua comunione, sicché tornano a essere partecipi di quell'unione dalla quale erano stati esclusi.

Ora, affinché nessuno disprezzi ostinatamente il giudizio della chiesa o stimi cosa di poco conto l'essere stato condannato dai credenti, il Signore attesta che tale giudizio dei fedeli non è altro che l'espressione della sua sentenza e che ciò ch'essi avranno fatto in terra sarà ratificato nei cieli (Matteo 18:15-18). Infatti essi hanno la parola di Dio per la quale possono condannare i perversi, e hanno la parola di Dio per la quale possono vivere in grazia quelli che si ravvedono.

Il magistrato

Il Signore non solo ha attestato che la magistratura aveva la sua approvazione e gli era grata, ma ce l'ha pure grandemente raccomandata, avendo onorato tale dignità con titoli molto onorevoli. Infatti egli afferma (Proverbi 8:15,16) che è opera della sua sapienza il fatto che i re regnino, che i consiglieri ordinino cose giuste e che i grandi della terra siano giudici. E in un altro passo (Salmo 82:6,7) lii chiama dii, perché compiono l'opera sua. Anche in un altro luogo (Deuteronomio 1:17 e 2 Cronache 19:5-7) è detto che esercitano la giustizia per Dio e non per l'uomo.

E S. Paolo (Romani 12:8) chiama dono di Dio la presidenza. Ma (Romani 13:1-7) ove intraprende una più vasta discussione dell'argomento, insegna molto chiaramente che il loro potere è ordinato da Dio e che sono ministri di ])io, per dar lode a quelli che fanno il bene e per compiere la vendetta dell'ira di Dio sui malvagi. Perciò i prìncipi e i magistrali devono pensare a chi servono nel loro ufficio, e a non far nulla d'indegno di ministri e luogotenenti di Dio.

Ora tutta la loro sollecitudine deve essere di conservare veramente pura la forma pubblica della religione, di guidare la vita del popolo mediante ottime leggi e di procurare il bene e la tranquillità privata e pubblica dei loro sudditi. Ma ciò non si può ottenere se non mediante la giustizia e il giudizio, cose particolarmente raccomandate dal profeta (Geremia 22:1-9). Giustizia significa proteggere gli innocenti, mantenerli, custodirli e liberarli; giudizio invece significa resistere all'audacia dei malvagi, reprimere la violenza e punire i misfatti.

D'altro lato il dovere reciproco dei sudditi è non solo d'onorare e riverire i loro superiori, ma di raccomandare al Signore in preghiera la loro salvezza e prosperità. Essi devono sottomettersi volentieri al loro dominio, ubbidire ai loro editti e alle costituzioni e non devono rifiutare i gravami che vengono loro imposti, siano tasse, pedaggio, tributi e altre contribuzioni, siano uffici e incombenze civili e tutto ciò che è del genere. Non basta che siamo obbedienti ai superiori, che con buon diritto e secondo il loro dovere usano della loro superiorità di grado, ma bisogna anche sopportare quelli che abusano tirannicamente del loro potere', finché per ordine legittimo non siamo liberati dal loro giogo. Infatti, come un buon principe è un testimone della benevolenza divina per conservare la salvezza degli uomini, così uno malvagio e perverso è un flagello di Dio per punire i peccati del popolo. Tuttavia, si tenga questo generalmente per certo che tanto agli uni quanto agli altri la potenza è data da Dio e che non possiamo resistere loro senza resistere all'ordine di Dio.

Ma dall'obbedienza ai superiori bisogna sempre escludere una cosa: che ci distolga dall'obbedienza a Colui, agli editti del quale devono cedere i comandi di tutti i re. Il Signore adunque è il re dei re, e quando ha aperto la sua bocca sacra, dev'essere ascoltato da tutti e sopra tutti. Solo di poi siamo soggetti agli uomini, che sono costituiti sopra noi, ma non diversamente che in Lui. Se comandano qualcosa contro a Lui non si deve fare nulla, né tener conto di tal ordine, ma si dia luogo piuttosto alla sentenza, che è meglio obbedire a Dio che agli uomini (Atti 4:19).


"Perciò il mio popolo va in cattività per mancanza di conoscenza, la sua nobiltà muore di fame e la sua folla sarà arsa dalla sete" (Isaia 5:13).

"Come può un giovane rendere la sua via pura? Custodendola con la tua parola" (Salmo 119:9).

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