Discernimento spirituale


Non abbiamo alcun discernimento spirituale fintanto che non siamo rigenerati
di Giovanni Calvino

"Ma l'uomo naturale non riceve le cose dello Spirito di Dio, perché esse sono pazzia per lui; e non le può conoscere, perché devono essere giudicate spiritualmente" (1 Corinzi 2:14).

La seguente selezione di Calvino è tratta dal libro 2, capitolo 2, parti 18-21 dell'Istituzione della religione cristiana, tradotta da Giorgio Tourn. Una lettura fondamentale per tutti quei cristiani che aspirano a meglio comprendere l'insegnamento della Bibbia sull'impotenza spirituale della creatura umana che non sia rigenerata dallo Spirito Santo.

18. Dobbiamo ora considerare cosa la ragione umana possa scorgere quando cerca il Regno di Dio e quale capacità abbia di raggiungere la sapienza spirituale che consiste in tre cose: conoscere Dio, la sua volontà paterna verso noi, nella quale risiede la nostra salvezza, come dobbiamo regolare la nostra vita secondo la norma della Legge. Per quanto riguarda i due primi punti e specialmente il secondo, i più acuti tra gli uomini sono ciechi più dei ciechi stessi. Non nego che si trovino qua e là nei libri dei filosofi delle affermazioni appropriate riguardo a Dio; ma la frammentarietà che risulta in esse lascia chiaramente intendere trattarsi solo di intuizioni confuse. È vero che Dio ha dato loro di percepire qualche elemento della propria divinità affinché non potessero rifugiarsi nell'ignoranza, per scusare la propria incredulità, e li ha spinti, in certo modo, a formulare delle dichiarazioni dalle quali essi stessi potessero essere convinti. Ma ne hanno percepito così poco che, lungi dal pervenire alla verità, non sono stati neppure indirizzati ad essa.

Potremo illustrare questo per mezzo di similitudini. Se durante un temporale un uomo si trova in mezzo ai campi, di notte, i lampi gli permettono di vedere intorno a se, ma solo per un minuto, e non lo aiutano gran che a trovare la strada perché prima che abbia potuto fissare l'occhio sulla strada la luce è svanita, è di nuovo nelle tenebre e non ne è condotto a casa.

Inoltre, le piccole tracce di verità che vediamo contenute nei libri dei filosofi, da quante orribili menzogne non sono oscurate! Ma come ho detto, la loro ignoranza consiste nel fatto che essi non hanno mai gustato alcuna certezza della buona volontà di Dio a nostro riguardo e, senza di questa, la mente umana è piena di straordinaria confusione. Ecco perché la ragione umana non può mai avvicinare, né aspirare a comprendere questa verità: chi sia il vero Dio e quale egli voglia essere nei nostri riguardi.

19. Ubriachi quali siamo di falsa presunzioneabbiamo grande difficoltà a credere che la nostra ragione sia cieca e stupida nella comprensione delle cose di Dio: mi sembra dunque meglio dimostrarlo con la testimonianza della Scrittura che non con il ragionamento.

Quanto ho detto è chiaramente esposto da san Giovanni quando afferma: al principio la vita era in Dio e questa vita era la luce degli uomini, questa luce splende nelle tenebre e non è ricevuta dalle tenebre (Gv. 1:4-5). Con queste parole insegna che l'anima dell'uomo è illuminata parzialmente dalla luce di Dio, di modo che non è mai priva di qualche fiamma o almeno di qualche scintilla; ma insieme nota che con questa illuminazione essa non può comprendere Dio. Perché? Perché tutto l'ingegno è pura oscurità relativamente alla conoscenza di Dio. Quando lo Spirito Santo chiama gli uomini "tenebre", li spoglia di ogni facoltà di intelligenza spirituale. Per questo l'Evangelista afferma che i credenti che ricevono Cristo non sono nati da sangue, né da volontà di carne, né da volontà d'uomo, ma da Dio solamente (Gv. 1.13). È come se dicesse: la carne non è capace di una sapienza abbastanza alta per comprendere Dio e quello che a Dio appartiene, a meno di essere illuminata dallo Spirito Santo. Difatti Gesù Cristo dichiarava a san Pietro che questi aveva potuto conoscerlo grazie ad una rivelazione speciale di Dio Padre (Mt. 16.17).

20. Non avremmo motivo di esitare né dubitare, se tenessimo per certo che quanto il nostro Signore conferisce ai suoi eletti attraverso lo Spirito di rigenerazione, manca alla nostra natura. Il popolo credente si esprime in questi termini per bocca del Profeta: "Presso te, Signore, è la sorgente della vita e nella tua luce vedremo la luce" (Sl. 36.10). E san Paolo asserisce che nessuno può benedire Cristo se non spinto dallo Spirito Santo (1 Co. 12.3). Parimenti Giovanni Battista, vedendo l'ignoranza dei discepoli, esclama: nessuno può comprendere se non gli è dato dal cielo (Gv. 3.27). Con la parola "dare" intende una rivelazione speciale e non una intelligenza comune, naturale: questo appare dal fatto che si dolga del poco profitto tratto dai propri discepoli dalle molte predicazioni sul Cristo ascoltate. Vedo bene, egli dice, che le mie parole non hanno la forza di far conoscere agli uomini le cose divine, solo Dio le può far conoscere per mezzo del suo Spirito.

Parimenti Mosè, rimproverando al popolo la sua ingratitudine, contemporaneamente nota che esso non può comprendere il mistero di Dio, a meno che la grazia non gli sia data."I tuoi occhi "egli dice "hanno visto grandi segni e miracoli e il Signore non ti ha dato intendimento per comprendere, né orecchie per udire, né occhi per vedere" (De 29.2-4). Non esprimerebbe di più se li chiamasse pezzi di legno nel considerare le opere di Dio! Per questa ragione il Signore, per bocca del suo Profeta, promette agli Israeliti, quale grazia singolare, di dare loro intelletto per esserne conosciuto (Gr. 24.7) , sottintendendo che la mente dell'uomo non può avere sufficiente sapienza spirituale se non viene illuminata.

Questo è chiaramente confermato dalla bocca stessa di Gesù Cristo quando afferma che nessuno può andare a lui se non gli è dato dal Padre (Gv. 6.44). Non è egli l'immagine viva del Padre, in cui ci è raffigurata la luce della sua gloria (Eb. 1.3) ? Non poteva dunque meglio dimostrare quale sia la nostra capacità a conoscere Dio che dicendo che non abbiamo occhi per contemplarne l'immagine, mentre essa ci è mostrata così chiaramente. Egli stesso non è disceso sulla terra per rendere manifesta agli uomini la volontà del Padre (Gv. 1.18) ? Non ha egli fedelmente svolto il proprio compito? Non possiamo dire il contrario. Ma la sua predicazione non poteva riuscire se lo Spirito Santo non gli avesse dato accesso al cuore degli uomini. Nessuno dunque viene a lui senza essere stato istruito dal Padre.

Questa istruzione avviene allorché lo Spirito Santo, con forza singolare e meravigliosa, concede orecchie per udire e spirito per intendere. Per confermarlo il Signore Gesù cita una frase di Isaia (Gv. 6.45) in cui Dio, dopo la promessa di restaurare la sua Chiesa, dice che i credenti che raccoglierà in essa saranno discepoli suoi (Is. 54.13). Se vi si parla di grazia speciale che Dio concede ai suoi eletti, bisogna concludere che l'insegnamento promesso è diverso da quello dato indifferentemente ai buoni ed ai malvagi. Bisogna dunque intendere che nessuno accede al Regno di Dio se non ha la mente rinnovata dall'illuminazione dello Spirito Santo.

San Paolo si esprime ancora più chiaramente e trattando questa materia, dopo aver asserito che la sapienza umana è piena di follia e di vanità, conclude che l'uomo sensuale non può comprendere le cose dello Spirito, le quali sono follia per lui e non può assimilarle (1 Co. 2.14). Egli definisce "uomo sensuale" chi si fonda sulla luce naturale; se ne deduce che l'uomo non può conoscere le cose spirituali per via naturale.

Per quale ragione? Non solamente perché non se ne cura; quand'anche si sforzasse con tutte le sue capacità, non potrebbe in nessun caso pervenirci perché bisogna discernerle spiritualmente, dice san Paolo. Con questo vuol dire che, nascoste alla mente umana, esse sono illuminate dalla rivelazione dello Spirito, di sorta che tutta la sapienza di Dio per l'uomo è solo follia fino a quando egli non sia stato illuminato dalla grazia. San Paolo aveva in precedenza considerato superiore alla vista, all'udito e alla capacità del nostro intelletto, la conoscenza delle cose preparate da Dio per i suoi servitori e anzi aveva testimoniato che la sapienza umana è come un velo che ci impedisce di contemplare Dio.  

Che vogliamo di più? L'Apostolo dichiara che la sapienza di questo mondo deve essere resa folle (1 Co. 1.20) , come in verità Dio ha voluto fare. E noi vorremmo attribuirle profonda percezione con la quale poter conoscere Dio e tutti i segreti del suo Regno? Lungi da noi questa insensatezza!

21. Quello che l'Apostolo nega qui all'uomo, lo attribuisce a Dio in un altro passo, allorché prega Dio di dare agli Efesini spirito di sapienza e di rivelazione (Ef. 1.17). Già con queste parole indica che ogni sapienza e ogni rivelazione sono dono di Dio. Cosa viene dopo?: "Illumini gli occhi della vostra mente", se hanno bisogno di una nuova illuminazione, di per se sono ciechi. Li esorta di conseguenza a pregare affinché intendano la speranza della loro vocazione. Con questo sottintende che la mente umana non è capace di comprendere.

Nessun pelagiano venga cianciando, a questo punto, che Dio sovviene a questa ignoranza e debolezza quando guida la mente umana con la sua Parola fin dove da sola non avrebbe potuto giungere. Davide aveva infatti la Legge in cui era compresa tutta la sapienza desiderabile; non essendone però soddisfatto pregava Dio che gli aprisse gli occhi per poter considerare i segreti della sua legge (Sl. 119.18). Con questo indica che quando la parola di Dio splende sugli uomini, essa è come un sole che illumina la terra; ma tutto questo non ci serve a nulla finché Dio non ci abbia dato, o aperto, gli occhi per vedere. Per questo motivo è chiamato Padre delle luci (Gm. 1.17); dove non risplende il suo Spirito, non vi sono che tenebre. Lo confermano gli Apostoli: essi erano stati sufficientemente e correttamente istruiti dal migliore maestro che esista, tuttavia questi promette di inviar loro lo Spirito di verità per istruirli nella dottrina che avevano precedentemente ascoltata (Gv. 14.26). Se domandando qualcosa a Dio riconosciamo di esserne privi e se egli, promettendoci qualche bene, rileva che ne siamo privi dobbiamo concluderne, senza difficoltà, che siamo in grado di comprendere i misteri di Dio nella misura in cui siamo illuminati dalla grazia che egli ci concede. Chi presume di avere maggiore intelligenza è tanto più cieco in quanto non riconosce la propria cecità.

Giovanni Calvino

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