Parola di Re

La parola di Re

I. I presupposti della lettura biblica

Quando siamo difronte alla Bibbia spesso non ci rendiamo abbastanza conto che, attraverso di essa, sebbene in forme particolari, così tipiche del suo modo di comunicare, si esprime Dio stesso, il Sovrano, l'Eterno, il Creatore e Signore del cielo e della terra. Davanti alla Bibbia dobbiamo avere quella riverenza e quel rispetto che si addice a qualcosa che appartiene in modo particolare a Dio, a qualcosa che è un "documento ufficiale" che porta la Sua firma, il Suo suggello, a qualcosa che è lo strumento privilegiato che Dio si compiace di usare per portare avanti il Suo piano di redenzione dell'umanità. Che la Bibbia sia Parola di Dio è la convinzione condivisa in tutti i secoli dal Suo popolo fedele.

Perché dobbiamo avere un simile rispetto per la Bibbia? Perché ogni singolo suo brano presuppone, quando non lo afferma esplicitamente, due fatti al riguardo del Dio che in essa si rivela.

1. Dio è re. Il primo è che Dio è re- Monarca assoluto dell'universo, il quale ordina tutto ciò che avviene e manifesta per tutte le cose la Sua sovrana autorità. Il secondo fatto è cheDio parla -che pronuncia parole che questa volontà esprimono affinché venga eseguita, com'è Suo diritto pretendere.

Il primo tema, che Dio governa come legittimo Re dell'universo, lo abbiamo già trattato in una nostra precedente riflessione. Il secondo tema, che Dio parla, lo tratteremo oggi. Esso infatti ci renderà ancora più chiaro come Egli manifesti la Sua sovranità.

Se la democrazia è l'ordinamento migliore che il mondo conosca per regolare convenientemente i rapporti umani, la democrazia non è una forma di governo che riguardi i rapporti di Dio con l'umanità, perché Dio è e rimane un monarca assoluto. E' suo incontestabile diritto di esserlo: Egli è Dio e noi siamo Sue creature e sudditi. La Bibbia ce lo presenta così e non può che essere altro che così per la natura stessa e dignità divina.

2. Dio esprime sovranamente la Sua volontà. Un sovrano dal carattere assoluto, come lo erano i re del mondo antico, regolarmente parlava su due livelli e per due motivi.

(a) Due tipi di parola. Da un lato egli promulgava regolamenti e leggi che determinavano l'ambiente -giuridico, fiscale e culturale- entro il quale i suoi sudditi dovevano vivere. Dall'altro egli faceva dei discorsi pubblici al fine di stabilire, fintanto che era possibile, un legame personale fra sé stesso e i suoi sudditi, come pure per sollecitare il massimo dell'appoggio e della collaborazione nelle cose che egli intraprendeva.

Allo stesso modo la Bibbia rappresenta la parola di Dio con un simile duplice carattere. Dio è re; noi, le Sue creature, siamo i Suoi sudditi. La Sua parola ha rapporto sia con le cose che ci circondano che con noi direttamente: Dio parla sia per determinare l'ambiente in cui viviamo, sia per impegnare la nostra mente ed il nostro cuore.

Nel primo caso -che è la sfera della creazione e della provvidenza, la parola di Dio prende l'aspetto di un comando specifico -come ad esempio: "Sia la luce!". Nel secondo caso, la sfera in cui la parola di Dio ci viene rivolta personalmente, la parola prende l'aspetto di legge regale (in ebraico Torà, un'istruzione nelle sue molteplici forme).

La Torà, provenendo da Dio come Re, ha un triplice carattere: in primo luogo di legge in senso stretto (comandi, proibizioni e sanzioni connesse); in secondo luogo di promessa(favorevole o sfavorevole, condizionata o incondizionata), in terzo luogo di testimonianza (informazione data da Dio stesso e dall'uomo, sui loro rispettivi atti, propositi, natura, e prospettive).

(b) Strumento di comunione. La parola che Dio rivolge direttamente a noi (come un discorso regale) è uno strumento non solo di governo, ma anche di comunione. Perché sebbene Dio sia un grande re, non è Suo desiderio vivere a distanza dai Suoi sudditi, ma il contrario. Egli ci ha creati con la precisa intenzione di "camminare con noi" in un rapporto d'amore. Una tale relazione, però, può solo esistere quando le due parti coinvolte si conoscono l'un l'altro. Dio, il nostro Creatore, conosce tutto di noi, ma noi non possiamo sapere nulla di Lui a meno che Egli non si riveli a noi. Ecco dunque un'ulteriore ragione per cui Dio ci parla: non solo per spingerci a fare ciò che Egli desidera, ma per metterci in grado di conoscerLo per poterLo amare. Per questo Dio manda la Sua parola con la caratteristica sia di informazione che di invito. Essa ci proviene sia per cercarci come per istruirci; essa non ci rivela solo ciò che Dio ha fatto e sta facendo, ma pure per chiamarci in comunione personale con l'amorevole Signore.

II. La testimonianza biblica a questo fatto.

Troviamo la parola di Dio nelle diverse sue caratteristiche nei primi tre capitoli della Bibbia.

1. Decreti. Guardate dapprima al racconto della creazione in Genesi 1. Parte dello scopo di questo capitolo è di assicurarci in ogni suo particolare che l'ambiente in cui viviamo è stato stabilito da Dio. Il versetto iniziale stabilisce il tema che il resto del capitolo dovrà trattare: *Nel principio Dio creò i cieli e la terra+. Il secondo versetto rappresenta lo stato delle cose nei termini delle quali si descriverà la dettagliata analisi delle opere di Dio: "La terra era informe e vuota e le tenebre coprivano la faccia dell'abisso; e lo Spirito di Dio aleggiava sulla superficie delle acque+. Il terzo versetto ci dice come Dio aveva parlato, nel mezzo del caos e della sterilità. *Poi Dio disse: *Sia la luce!+. E la luce fu+. Che cosa era avvenuto? Immediatamente ci fu luce. Per altre sette volte, poi, udiamo il decreto creatore di Dio e tutto il reale viene all'essere e viene ordinato. Giorno e notte (5), cielo e mare (6), mare e terra (9) vengono separati; vegetazione verde (12), corpi celesti (14), pesci e volatili (20), insetti ed animali (24)., e finalmente l'uomo stesso, fanno la loro comparizione. Tutto viene fatto mediante la parola di Dio.

2. Leggi. Il racconto però ci porta ad una fase successiva. Dio parla all'uomo ed alla donna che Egli ha creato, *Dio disse loro+ (28). Ecco qui che Dio si rivolge direttamente all'uomo, si inaugura così la comunione fra Dio e uomo. Notate le categorie in cui possono catalogarsi le espressioni di Dio verso l'uomo nel racconto della Caduta. La prima parola che Dio rivolge ad Adamo ed Eva è una parola di comando quando li chiama ad adempiere alla loro vocazione umana di governare l'ordinamento creato ("Siate fruttiferi... e dominate" v. 28). Segue poi una parola di testimonianza ("Ecco, io vi do..." v. 29) in cui Dio spiega che la verdura, i raccolti, e la frutta sono stati fatti per l'uomo e gli animali affinché se ne nutrissero. Poi troviamo una parola di proibizione, con la sanzione relativa: *ma dell'albero della conoscenza del bene e del male non ne mangiare, perché nel giorno che tu ne mangerai, per certo morrai+ (2:17). Infine, dopo la Caduta, Dio si avvicina ad Adamo e ad Eva per parlare loro ancora, e questa volta nei termini di promessa, sia favorevole che sfavorevole -perché se da un lato Egli promette che verrà schiacciata la testa del serpente, d'altro canto Egli stabilisce per Eva i dolori di parto e per Adamo un lavoro frustrante, come pure per entrambi una morte certa (15-20). Qui, nell'ambito di tre brevi capitoli, vediamo la parola di Dio in tutti i rapporti in cui essa si pone con il mondo, e l'uomo in esso -da un canto mentre fissa le circostanze e l'ambiente in cui dovrà vivere l'uomo, dall'altro comandando l'obbedienza dell'uomo, invitandolo alla fiducia, e manifestandoGli la mente del Creatore. Il resto della Bibbia pone davanti a noi molte altre espressioni di Dio, ma non nuove categorie del rapporto fra la parola di Dio e le Sue creature. Al contrario, la presentazione della parola di Dio in Genesi 1-3 viene ribadita e confermata.

Esempi nei profeti. Così, da un lato, l'intera Bibbia insiste che tutte le circostanze e gli eventi del mondo sono stati determinati dalla parola di Dio, il Creatore onnipotente. La Scrittura descrive tutto ciò che succede come l'adempimento della parola di Dio, dal cambiamento del tempo meteorologico al sorgere ed alla caduta delle nazioni. Il fatto che è la parola di Dio a determinare gli eventi del mondo era la prima lezione che Geremia doveva imparare quando era stato chiamato ad essere profeta: *Ecco, oggi ti costituisco sopra le nazioni e sopra i regni, per sradicare e per demolire, per abbattere e per distruggere, per edificare e per piantare+ (Gr. 1:10). Come poteva avvenire questo? Geremia non doveva essere un uomo di stato o un potente della terra, ma un profeta, il messaggero di Dio (7). Come poteva un uomo privo di una qualsiasi posizione ufficiale, il cui compito era solo quello di parlare, essere descritto come uno che Dio aveva stabilito per dominare sulle nazioni? Semplicemente perché Egli aveva nella sua bocca la parola del Signore (9) e qualsiasi parola il Signore gli dava sul destino delle nazioni si sarebbe più che certamente adempiuta.

Attraverso Isaia Dio proclama la stessa verità in questa forma: *Come infatti la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere annaffiato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, ...così sarà la mia parola uscita dalla mia bocca: essa non ritornerà a me a vuoto, senza avere compiuto ciò che desidero, e realizzato pienamente ciò per cui l'ho mandata+ (Is. 55:10,11). L'intera Bibbia mantiene questa insistenza che la parola di Dio è il Suo strumento esecutivo in tutti gli affari umani. Di Lui solo è vero che ciò che dice sempre si realizza. E' invero la parola di Dio quella che governa il mondo e che fissa per noi le nostre fortune.

E poi la Bibbia ci presenta costantemente la parola di Dio come quella che ci giunge nel triplice carattere in cui era stata pronunciata nel giardino dell'Eden. A volte ci si presenta come legge -come al Sinai, in molti sermoni dei profeti, in gran parte dell'insegnamento di Cristo, e nel comando evangelico di ravvedersi (At. 17:30) e di credere al Signore Gesù Cristo (1 Gv. 3:23). A volte ci giunge come promessa -come nella promessa di una progenie, e la promessa del patto stabilito con Abrahamo, la promessa della redenzione dall'Egitto (Es. 3:7ss), la promessa del Messia e del Regno di Dio, e le promesse del Nuovo Testamento circa la giustificazione, la risurrezione e la glorificazione per i credenti. A volte, ancora, ci perviene come testimonianza, le divine istruzioni concernenti i fatti della fede e i principi della pietà, nella forma di racconto storico, di argomentazione teologica, di salmi oppure di sapienza. Si sottolinea però sempre che ciò che Dio esige da noi ha carattere assoluto: la parola di Dio la si deve ricevere con fiducia ed obbedita, perché è la parola di Dio, il Re. L'essenza dell'empietà è la caparbietà di cuore di *Questo popolo malvagio, che rifiuta di ascoltare le mie parole+ (Gr. 13:10), mentre il marchio della vera pietà ed umiltà, d'altro.

III. La veracità del Dio che parla

L'autorità della Parola di Dio, però, non dipende soltanto dal nostro rapporto con Lui, come creature e sudditi. Dobbiamo credere ed ubbidire non solo perché Egli ce lo dice, ma soprattutto ed in primo luogo perché è una parola vera. Il suo autore è *il Dio di verità+*ricco in fedeltà+ (Es. 34:6); *la tua verità giunge fino alle nuvole+, cioè è universale ed illimitata. Quindi *La tua parola è verità+ (Gv. 17:17); *La somma della tua parola è verità+ (Sl. 119:160).

Nella Bibbia la verità è soprattutto qualità di persone prima che essere di proposizioni; significa stabilità, affidabilità, la qualità di una persona che è sempre coerente con sé stessa, sincera, realistica e non ingannevole. Dio è una tal Persona: verità in questo senso: è la Sua stessa natura. Ecco perché Dio non può mentire. Ecco perché le Sue parole sono vere e non possono essere nient'altro che vere. Esse ci mostrano le cose come veramente sono. Consideriamone due aspetti:

(a) I comandamenti di Dio sono veri*Tutti i tuoi comandamenti sono verità+ (Sl. 119:151). Perché essi vengono descritti così? In primo luogo perché essi hanno stabilità e permanenza nel presentare ciò che Dio vuole vedere nella vita umana in ogni tempo e paese; in secondo luogo, perché essi ci dicono l'immutabile verità sulla nostra natura. E' parte del proposito della legge di Dio: ci dà una definizione della vera umanità. Ci mostra ciò che l'uomo era inteso essere, ci insegna che cosa significhi essere veramente umani, e ci ammonisce contro l'autodistruzione morale. Questo fatto è di grande importanza, ed abbiamo bisogno di considerarlo soprattutto oggi. Ci è famigliare, per esempio, il pensiero che il nostro corpo è come una macchina, che ha bisogno di nutrirsi regolarmente, di riposarsi e di fare esercizio, se vuole funzionare efficentemente, e passibile, se riempito del combustibile sbagliato (alcool, droga, veleno) di perdere il suo potere di funzionare correttamente, e persino di cadere irreversibilmente nella morte. Ciò che forse siamo più lenti a comprendere è che Dio desidera che noi pensiamo allo stesso modo dell'anima. Come persone razionali, siamo stati fatti secondo l'immagine morale di Dio -cioè, la nostra anima può "funzionare" con la pratica del culto, dell'osservanza della legge., sulla fedeltà, onestà, disciplina, autocontrollo, servizio a Dio e ai nostri simili. Se noi abbandoniamo queste pratiche, noi solo diventiamo colpevoli verso Dio, ma progressivamente distruggiamo la nostra stessa anima. La coscienza si atrofizza, il senso della vergogna scompare, la propria capacità di verità, lealtà ed onestà, viene eliminata, il proprio carattere si disintegra. Non solo si diventa miserabili, ma disumani. E' uno degli aspetti della morte spirituale. Qualcuno ha detto: "O un santo, o un bruto": e ciascuno deve scegliere che cosa voglia diventare. Oggi per esempio si dice che la disciplina in campo sessuale è un'inutile e puritana limitazione della libertà, che ci priverebbe di realizzare tutto il nostro potenziale, che una maggiore "elasticità" in questo campo, rende la vita più ricca. Al contrario, una vita sessuale indisciplinata rende l'essere umano un bruto, ci brutalizza, ci disumanizza, lacera la nostra stessa anima. Lo stesso è vero dovunque ignoriamo o contravveniamo ai comandamenti di Dio. Vivremo vite veramente umane nella misura in cui conformeremo la nostra vita alle regole che Dio per noi ha stabilito, e nulla di meno.

(b) Le promesse di Dio sono vere: perché Dio le mantiene. *Riteniamo ferma la confessione della nostra speranza, perché è fedele colui che ha fatto le promesse+ (Eb. 10:23). La Bibbia proclama la fedeltà di Dio con termini superlativi: *O Eterno, la tua benignità giunge fino al cielo, e la tua fedeltà fino alle nuvole+ (Sl. 36:5); *La tua fedeltà dura di età in età+ (Sl 119:90); *grande è la tua fedeltà+ (La. 3:23). Da che cosa si vede? Dal modo in cui Egli fedelmente adempie a tutte le Sue promesse. Egli è un Dio che mantiene fede al Suo patto; Egli non delude mai coloro che confidano nella Sua parola. Abrahamo aveva provato quanto Dio fosse fedele, aspettando fino alla sua anzianità che Dio gli desse il figlio che gli aveva promesso, e milioni d'altre persone lo possono pure comprovare.

Nei giorni in cui nella chiesa si riconosceva universalmente che la Bibbia fosse la Parola di Dio scritta, si comprendeva chiaramente che le promesse di Dio registrate nella Scrittura erano la base appropriata, fornita da Dio stesso, di tutta la nostra vita di fede, e che il modo per consolidare la propria fede fosse concentrarsi su particolari promesse che parlano alla nostra propria situazione. Tutto questo era dato per scontato. La teologia liberale, però, con il suo rifiuto di identificare la Scrittura con la parola di Dio, ci ha largamente derubato dell'abitudine di meditare sulle promesse di Dio, e di basare le nostre preghiere su quelle promesse, e ad investire le nostre risorse proprio in quelle promesse. Molti oggi ridono a quella che considerano "la fede ingenua" degli anziani, ma questo atteggiamento non è saggio. E' qualcosa che abbiamo perduto e che dobbiamo assolutamente ricuperare.

IV. Un cristiano definito in rapporto alla Parola

Che cos'è un cristiano? Può essere descritto da diverse angolazioni, ma da quello che abbiamo detto è chiaro che possiamo coprire il tutto semplicemente dicendo: è una persona che riconosce e che vive sotto la parola di Dio. Egli si sottomette senza riserva alla parola di Dio scritta nelle "Scritture di verità" (Da. 10:21), credendo ai suoi insegnamenti, confidando nelle sue promesse, seguendone i comandamenti. I suoi occhi vengono rivolti al Dio della Bibbia come al proprio Padre, ed al Cristo della bibbia come al proprio Signore e Salvatore. Egli ti dirà, se glielo chiedi, che la parola di Dio lo ha sia convinto di peccato, che assicuratolo di perdono. La sua coscienza, come quella di Lutero, è "prigioniera" della parola di Dio ed egli aspira, come il Salmista, ad allineare ad essa tutta la sua vita. *Oh, che le mie vie siano ferme nell'osservanza dei tuoi statuti.. Ti ho cercato con tutto il cuore, non lasciarmi deviare dai tuoi comandamenti...Ti ho esposto le mie vie, e tu mi hai risposto: insegnami i tuoi statuti. Fammi comprendere la via dei tuoi comandamenti, e io mediterò sulle tue meraviglie...Piega il mio cuore ai tuoi precetti, e non alla cupidigia... Sia il mio cuore irreprensibile nei riguardi dei tuoi statuti, affinché non sia confuso+. Quando prega, le promesse di Dio sono davanti a lui, come pure i suoi precetti quando si muove fra la gente. Egli sa che oltre alla parola di Dio rivolta direttamente a lui nelle Scritture, la parola di Dio è stata pronunciata per creare, per controllare e per ordinare le cose intorno a lui; ma dato che le Scritture gli dicono che ogni cosa coopera per il suo bene, il pensiero che Dio ordina le circostanze della sua vita, gli dà solo pensieri di gioia. Egli è un tipo indipendente, perché usa la parola di Dio come il criterio di confronto con il quale verificare le varie concezioni ed idee che gli si presentano, ed egli non toccherà nulla che pure la Scrittura non sanzioni.

Perché questa descrizione corrisponde così poco a come molti cristiani si presentano oggi? Potremmo fare questa domanda alla nostra coscienza e lasciare che sia essa a risponderci.

[Da: J.I.Packer, Knowing God, London: Hodder & Stoughton, 1973, p. 107-118. Paolo Castellina, Borgonovo, lunedì 15 febbrai 1993, tutte le citazioni bibliche, salvo diversamente indicato, sono tratte dalla Versione Nuova Riveduta, ed. 1991, La Buona Novella, Brindisi].

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