Documenti RPCNA‎ > ‎Testimonianza‎ > ‎

Testimonianza 23

Capitolo 23: il Magistrato civile

1. Respingiamo la credenza che il governo civile non sia necessario o sia essenzialmente un male.

2. Dio ha conferito l'esercizio di ogni autorità al Signore Gesù Cristo. Cristo è il divino Legislatore, Governante e Giudice. La Sua volontà al riguardo del proposito del governo civile ed i principi al riguardo delle sue funzioni ed operazioni, è rivelata nella Parola scritta di Dio. Lo Spirito Santo mette in grado persino i governanti non rigenerati ad adempiere alle loro proprie funzioni, Un vero riconoscimento dell'autorità e Legge di Cristo nella vita nazionale, può solo essere frutto della potenza rigenerante dello Spirito nella vita degli individui. (Deuteronomio 4:29; Daniele 4:25,43,35; Matteo 28:18; Filippesi 2:10; Efesini 1:22; Isaia 33:22; Deuteronomio 17:19-19; Isaia 45:1-7; Ezechiele 36:27).

3. Dio ha assegnato a tutti, sia individualmente che collettivamente, la responsabilità di stabilire e conservare il governo civile, e tutti sono responsabili vero Cristo del retto esercizio di questa responsabilità. (Deuteronomio 1:13-14; Deuteronomio 17:15; 1 Samuele 8:22; 2 Samuele 3:5; Osea 8:1,4; Ecclesiaste 10:16-17).

4. Ogni nazione dovrebbe riconoscere l'istituzione divina del governo civile, la sovranità di Dio esercitata da Gesù Cristo, ed il suo dovere di governare gli affari civili secondo la volontà di Dio. Dovrebbe entrare in un patto con Cristo e servire la promozione del Suo Regno sulla terra. La negligenza del governo civile in ciascuno di questi particolari è peccaminosa, rende la nazione passibile dell'ira di Dio, e minaccia l'esistenza di quel governo stesso e nazione (Filippesi 2:10; Romani 13:4; Salmo 132:12; Salmo 103:17-19; Salmi 2:10-12).

5. Respingiamo l'idea che le nazioni non siano responsabili nel loro complesso di riconoscere e di ubbidire a Cristo.

6. E' dovere di ogni cittadino cristiano lavorare e pregare per il riconoscimento ufficiale nella sua nazione dell'autorità e della legge di Gesù Cristo, Preservatore e Reggitore delle nazioni, e per la condotta di ogni affare di governo in armonia con la Legge scritta di Dio. (1 Timoteo 2:1-2; Filippesi 2:9-10; Atti 2:1-39; Salmo 2:8-12; Ester 4:14).

7. Neghiamo che il riconoscimento costituzionale di Gesù Cristo significhi un'unione fra Chiesa e stato.

8. Respingiamo l'insegnamento che i cristiani non dovrebbero perseguire lo stabilimenti di un governo civile cristiano.

9. Nessuna forma particolare di governo civile è comandata nelle Scritture. Qualsiasi forma di governo civile che osservi i doveri ed i limiti posti da Dio nella Sua Parola rivelata, è accettabile a Dio (Esodo 18:21-24; Proverbi 29:14; Deuteronomio 1:16-17).

10. Neghiamo che avere semplicemente una forma di governo democratica e repubblicana assicuri di per sé l'approvazione e la benedizione di Dio.

11. Tutti gli ufficiali e gli impiegati di un governo civile devono essere servitori di Dio per il bene. Essi sono responsabili a Dio nell'assolvere i loro doveri legittimi, quelli che sono stati loro assegnati dall'autorità umana. Né la loro posizione ufficiale, però, né gli ordini dei loro superiori, e neanche la volontà del popolo, li esonera dall'essere ripresi qualora intraprendessero azioni inazioni non scritturali (Romani 13:3-4; 2 Cronache 19:65-7; Proverbi 29:26).

12. Respingiamo l'idea che sia sbagliato ingaggiare una guerra per difendere la vita, la libertà o la religione.

13. I cittadini non possono abdicare la loro responsabilità di determinare la legittimità morale di una particolare guerra e di governare di conseguenza la loro partecipazione. Tali decisioni dovrebbero essere prese in spirito di preghiera alla luce delle Scritture e con il consiglio della chiesa (Atti 5:29; 1 Samuele 14:44-45).

14. Quando sia amministrata giustamente, la pena capitale è un'applicazione scritturale dell'autorità civile (Romani 13:4; Genesi 9:6; Atti 25:11; Numeri 35:29-34).

15. Il cristiano, quando una tale azione non implichi infedeltà verso Cristo, dovrebbe attivamente coinvolgersi nella selezione e voto di governanti civili che temono Dio, amano la verità e la giustizia, odiano il male, e sono pubblicamente impegnati a sostenere principi biblici di governo civile (Esodo 18:21; Deuteronomio 16:18; 2 Samuele 23:3; Romani 13:3).

16. E' un peccato, da parte del cristiano, fare un giuramento solenne che comprometta la sua lealtà suprema verso Gesù Cristo. E' pure un peccato dare il proprio voto ad ufficiali ai quali si richieda un giuramento che un cristiano non potrebbe fare in buona coscienza. Votare implica che il votante si assuma la responsabilità di qualsiasi atto richiesto ad un ufficiale come condizione del conservare quella carica. (Deuteronomio 10:20; Isaia 45:22-23; 2 Giovanni 2:1-11; 1 Timoteo 5:22).

17. Il cristiano deve professare pubblicamente e la Chiesa deve testimoniarlo, che Cristo è il Reggitore di ogni nazione. Qualunque sia l'azione ufficiale del governo civile, il cristiano, nelle sue azioni civili, deve sempre manifestare lealtà verso Cristo. Il cristiano deve rinunciare ad ogni diritto o privilegio di cittadinanza che esiga il suo silenzio o il rinnegare l'autorità suprema di Gesù Cristo (Matteo 5:13-14; Proverbi 3:5-6; Salmo 37:7; Matteo 22:21; Giovanni 17:14-15; Marco 13:9).

18. Respingiamo la porzione della Confessione di fede di Westminster al paragrafo 3 del capitolo 23 da "Tuttavia" in poi.

19. Sia il governo della nazione che il governo della chiesa visibile sono stabiliti da Dio. Sebbene siano distinti ed indipendenti l'uno dall'altro, entrambi devono lealtà suprema a Gesù Cristo. Il governo della chiesa e dello stato differiscono nella loro sfera d'autorità, nel fatto che le debita sottomissione al governo della chiesa visibile è obbligo dei suoi membri, mentre la debita sottomissione al governo civile è obbligo di ogni cittadino. Il governo della chiesa e dello stato hanno pure diverse funzioni e prerogative nell'ambito della promozione del regno di Dio. I mezzi per fare applicare la legge posseduti dal governo civile sono fisici, mentre quelli del governo della chiesa non lo sono. Il governo non ha neppure il diritto di invadere o assumere l'autorità dell'altro. Essi devono cooperare nell'onorare e glorificare Dio pur mantenendo giurisdizioni diverse. (Romani 13:1; Matteo 22:21; Colossesi 1:18; Atti 15:10; Esdra 7:10, 25-26; 2 Cronache 26:18-19; Matteo 5:25; 1 Corinzi 5:12-13).

20. Sebbene responsabile per mantenere condizioni favorevoli alla diffusione dell'Evangelo, il governo civile non dovrebbe mai forzare conversioni a Cristo o perseguitare chi ha una fede diversa. Esso deve garantire a tutti coloro che gli sono sottoposti ogni diritto umano accordato da Dio. Il governo civile, però, ha il dovere di reprimere e punire coloro che, per quelle azioni peccaminose cadono sotto la sua giurisdizione. (1 Timoteo 2:1-4; 1 Pietro 2:13-14; Romani 13:4; Esdra 7:26; Neemia 13:17-21).

21. Nessun governo civile che privi gli uomini della libertà civile o religiosa, non protegga la vita umana, o si proponga di forzare gli uomini a fare violenza allo spirito ed ai precetti della religione cristiana o interferisca ingiustamente con il diritto alla proprietà privata, potrà giustamente aspettarsi in tali materie la sottomissione dei suoi cittadini o le benedizioni che Dio promette a coloro che Gli ubbidiscono. (Atti 4:17,19,33; Deuteronomio 27:19; Isaia 10:1-2; Esodo 20:15; Isaia 1:23-26; Daniele 6:13; Ebrei 11:23).

22. Sia il cristiano che la Chiesa hanno la responsabilità di testimoniare contro peccati nazionali e di promuovere la giustizia. (Amos 2:6-8; 5:14-15).

23. La mancanza di un governo civile, per negligenza, ignoranza o ribellione di riconoscere l'autorità di Gesù Cristo non annulla la sua giusta autorità. Un governo civile che pure si rendesse colpevole di molti peccati, possiede ancora autorità nella misura in cui promuova alcuni dei fini scritturali di un governo civile. (Matteo 22:21; Romani 13:1; Romani 2:14; Atti 23:5; Esodo 22:28).

24. La debita sottomissione di ogni persona, resa di buon grado, ad ufficiali civili ed al governo civile in particolare, è gradita a Dio. A nessuno, però, è richiesto da Dio di ubbidire ad autorità civili quando tali autorità esigono che i cittadini o sudditi facciano ciò che è chiaramente contrario alla Legge di Dio com'è rivelata nelle Scritture. In tali casi, il dovere del cristiano è quello di ubbidire a Dio piuttosto che agli uomini. Il cristiano ha l'obbligo speciale di rendere dovuta sottomissione all'autorità civile per esprimere così facendo, la sua lealtà a Gesù Cristo, provare il suo interesse per il benessere della società e rendere onore al Nome di Cristo. (1 Pietro 2:13-14; Romani 13:5; Atti 5:29; Tito 3:1).

25. La sola sottomissione che un cristiano possa promettere ad un qualsiasi governo civile è la dovuta sottomissione nel Signore. Qualsiasi promessa di sottomissione o giuramento di fedeltà che vada oltre a questo è peccaminosa. Se e quando il governo civile di una nazione esige come condizione di servizio civile o di servire come suo ufficiale, un giuramento che implichi che la fedeltà allo stato trascenda le condizioni di coscienza e l'ubbidienza verso Dio di chi così giura, è dovere del cristiano rifiutare un tale giramento. Rientra nei poteri collettivi della Chiesa, agendo attraverso i propri organismi, di dichiarare che fatti o circostanze che possono esistere in una specifica situazione rendono peccaminoso un giuramento civile. (Genesi 25:33; Matteo 22:21; Efesini 6:12; Matteo 4:10; Deuteronomio 10:20).

26. E' dovere del cristiano quello di accertarsi se un giuramento di fedeltà prescritto dall'autorità civile implichi l'accettazione di principi non cristiani o, per chiara implicazione, esiga il sostegno di principi atei, anti-cristiani, o secolari. Allora il cristiano dovrà rifiutarsi su queste basi di rendere giuramento di fedeltà. (Atti 5:29; Atti 4:18-20).

27. Nella questione di prestare giuramenti richiesti dall'autorità civile, il cristiano dovrà cercare la guida ed il supporto della Chiesa.

28. È dovere della Chiesa cristiana testimoniare dell'autorità di Cristo sulle nazioni, contro tutti i principi di governo civile anti-cristiani, atei e secolari, e contro ogni giuramento di fedeltà peccaminoso verso il governo civile. Quando la Chiesa, attraverso processi ordinati nei propri organi decisionali determina che il giuramento di fedeltà ad un governo civile compromette la lealtà di un cristiano verso Cristo o coinvolga il cristiano nell'appoggiare principi peccaminosi di governo civile, la Chiesa deve esigere dai suoi membri di rifiutare tali giuramenti peccaminosi. (Atti 4:24-29; Efesini 5:11; Apocalisse 3:15-16; Atti 15:28-29; Apocalisse 2:13-14).

29. Quando partecipa ad elezioni politiche, il cristiano deve appoggiare e votare solo coloro che pubblicamente si impegnano a sostenere principi scritturali di governo civile. Se un cristiano desidera essere eletto ad un ufficio pubblico tramite elezioni politiche, egli dovrà pubblicamente informare coloro dei quali cerca il sostegno al riguardo della sua aderenza a principi cristiani di governo civile. (1 Cronache 16:31; 2 Corinzi 6:14-18; 2 Cronache 19:6-7; Daniele 2:48; Efesini 4:25).

30. Dio soltanto è Signore delle coscienze, e le decisioni dei tribunali civili non possono determinare per il cristiano ciò che è giusto moralmente e che cosa sia peccaminoso. Però, dato che il governo è un'istituzione divina, è competenza legittima dei tribunali civili di una nazione determinare ciò che le leggi di una nazione ed i richiesti giuramenti di fedeltà significhino o non significhino. Una decisione di un tribunale civile non può legittimare una condotta peccaminosa, ma può porre di fronte ad un cristiano la decisione di fatto sulla quale può essere fatto un giudizio morale. Non può essere appropriato per un cristiano presumere che un giuramento di fedeltà implichi requisiti peccaminosi, quando i tribunali civili hanno esplicitamente contraddetto tali implicazioni. Ogni giuramento deve essere compreso nel senso inteso dall'autorità che esige il giuramento. Spetta al cristiano ed alla Chiesa decidere se questo senso implichi requisiti peccaminosi. (Matteo 22:21; Romani 13:5; Ecclesiaste 8:4; 1 Tessalonicesi 5:21).

31. Respingiamo qualsiasi implicazione che il governo civile abbia giurisdizione sulla coscienza.

Articoli relativi a:

  • Confessione di fede: 23.
  • Catechismo maggiore: 135136
Comments