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Testimonianza 20

Capitolo 20: La libertà cristiana e la libertà di coscienza

1. La libertà cristiana consiste in primo luogo nella libertà del credente dalla colpa e dalla forza del peccato, nella libertà dalla legge cerimoniale e nella libertà di accedere a Dio per mezzo di Cristo. (Tito 2:14; Romani 6:17-19,22; Galati 5:1; Atti 15:10-11; Ebrei 10:19-22).

2. Cristo libera i credenti non solo dal senso di colpa, ma dalla colpa stessa.

3. Respingiamo l'insegnamento che i credenti al tempo dell'Antico Testamento non avessero quella libertà che appartiene ai credenti nell'ambito del Nuovo Testamento. La differenza fra la libertà che godevano i primi e quella che godono i secondi, è di grado non di sostanza. (Salmo 32:1-5; Salmo 130:7-8).

4. La coscienza è il senso del giusto e dello sbagliato, per la quale una persona valuta i propri pensieri e comportamento. Quando si segue la propria coscienza, si sente una certa misura di soddisfazione; quando si viola la propria coscienza, si sente disagio e sofferenza. La coscienza è cosa naturale per l'essere umano ed implica la sua responsabilità verso Dio, ma non è regola di fede e di condotta. La coscienza mostra come la legge di Dio sia stata impressa nel cuore, ma è distorta dall'opera di Satana, dalla natura umana peccaminosa, e dai criteri di comportamento empi che prevalgono nel mondo. La coscienza del cristiano è diretta dalla Legge rivelata di Dio, sotto l'illuminazione dello Spirito Santo, con debita attenzione all'insegnamento ed ammonizione dei fratelli e sorelle in fede. Sebbene la coscienza non sia infallibile, una persona non dovrebbe fare ciò che in cuore sente essere sbagliato. (Romani 2:14-15; 2 Corinzi 4:4; 1 Timoteo 4:2-3; Romani 12:1-2; Matteo 15:9; 2 Timoteo 3:16-17; Salmo 143:10; Romani 8:5-9; Colossesi 3:16; Romani 14:14,23).

5. La libertà di coscienza differisce dalla libertà cristiana. La libertà di coscienza è la libertà di interpretare ed applicare la Parola di Dio alla propria vita. Il cristiano deve rendere debita sottomissione nel Signore ad ogni autorità legittima, ma ha il diritto di dissentire con qualsiasi uso improprio dell'autorità umana. Se quell'autorità lo vorrebbe condurre a peccare, il cristiano ubbidisce a Dio piuttosto che all'uomo. La libertà individuale è regolata dai principi contenuti nella Scrittura ed è limitata ai doveri reciproci che i credenti devono l'uno all'altro, e dal desiderio di fare del bene a tutti. (Romani 13:1-7; Atti 5:29; 1 Pietro 2:3-16; 1 Corinzi 10:27-29; Romani 14:10-15; 1 Corinzi 8:9-15; Tito 3:1; Galati 5:13-18).

6. Il magistrato civile non ha autorità di imporre sanzioni disciplinari ecclesiastiche.

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