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Testimonianza 18

Capitolo 18: La Certezza della Grazia e della Salvezza

1. Una persona potrebbe credere di essere salvata quando di fatto non lo è. Un'altra potrebbe temere di non essere salvata. mentre di fatto lo è. (Isaia 50:10; Luca 18:11-14).

2. Lo Spirito santo ci dà la certezza della salvezza conducendo i credenti a fondarsi con fiducia sulle promesse di Dio, producendo nella loro vita l'amore per Cristo e per gli altri, il che è frutto della nuova nascita, e mettendoli in grado di invocare Dio come il loro amorevole Padre celeste. (2 Timoteo 1:12; Giovanni 14:21; 1 Giovanni 3:14; Romani 8:14-16; 1 Giovanni 2:5; 1 Giovanni 5:13; Giovanni 10:27-28).

3. Esperienze spirituali o circostanze, per quanto degne, come la nascita da genitori cristiani, l'essere membro di una chiesa, la partecipazione ai sacramenti, l'ascolto della Parola, buone opere, la risposta ad un invito evangelistico, il parlare in lingue, ed altre vere o immaginarie evidenze di grazia, non costituiscono di per sé stesse una base per la certezza della salvezza. (Romani 9:7; 2:28-29; 1 Corinzi 10:1-12; Ebrei 4:2; Atti 8:9-24; 1 Corinzi 11:27-29; Ebrei 10:38-39).

4. Noi respingiamo l'idea che senza fede salvifica, la partecipazione ai sacramenti o l'uso di un qualsiasi mezzo di grazia, vi sia base appropriata per la certezza della salvezza.

5. Noi respingiamo l'insegnamento che la certezza sia basata principalmente sulla propria memoria di una particolare esperienza di conversione.

6. E' compito della Chiesa dichiarare la Parola di Dio in modo tale che il credente, abilitato dallo Spirito Santo, possa discernere la sua propria vera condizione interiore, e così sapere di essere salvato; ma non si tratta della funzione propria del ministro di Dio o di qualsiasi altra persona dire se alcuno sia salvato oppure no. (Romani 8:16).

7. Respingiamo l'idea che la predicazione dell'Evangelo consista semplicemente nel sollecitare le persone ad assentire alla sua verità.

8. Sebbene le Scritture esigano l'esame di noi stessi, un credente deve rammentarsi che il suo cuore può essere ingannato e che egli è sempre soggetto alla tentazione di confidare nelle opere piuttosto che in Cristo. Una persona non dovrebbe presumere troppo alla leggera di essere salvata. (1 Corinzi 11:28,32; Proverbi 28:26; 1 Giovanni 3:19-24; Galati 6:3; Apocalisse 3:17-18).

9. La mancanza in un credente della certezza della propria salvezza può essere evidenza di peccaminose negligenze. Timore della condizione del proprio cuore non è necessariamente un peccato d'incredulità, perché incredulità significa respingere l'Evangelo, non mettere in questione la presenza della grazia nel cuore. (2 Corinzi 13:5).

10. Noi respingiamo l'insegnamento che una piena certezza di salvezza è tanto inseparabilmente congiunta alla fede salvifica che un credente non può essere salvato senza di essa.

11. Respingiamo l'insegnamento che la certezza di salvezza conduca ad essere compiaciuti di sé stessi, o che non sia importante alla vita ed al cammino della fede, alla preghiera ed alle buone opere.


Articoli relativi a:

  • Confessione di fede di Westminster: 18.
  • Catechismo maggiore: 8081.
  • Catechismo minore: 36.
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