art 21 codice di procedura civile




Dispositivo dell'art. 21 c.p.c.

Per le cause relative a diritti reali su beni immobili, per le cause in materia di locazione e comodato di immobili e di affitto di aziende, nonché per le cause relative ad apposizione di termini ed osservanza delle distanze stabilite dalla legge, dai regolamenti o dagli usi riguardo al piantamento degli alberi e delle siepi, è competente il giudice del luogo dove è posto l'immobile o l'azienda (1) (2). Qualora l'immobile sia compreso in più circoscrizioni giudiziarie, è competente il giudice della circoscrizione nella quale è compresa la parte soggetta a maggior tributo verso lo Stato; quando non è sottoposto a tributo, è competente ogni giudice nella cui circoscrizione si trova una parte dell'immobile (3).Per le azioni possessorie e per la denuncia di nuova opera e di danno temuto è competente il giudice del luogo nel quale è avvenuto il fatto denunciato (4).


Note

(1) Periodo così sostituito ex art. 52, d.lgs. 19-2-1998, n. 51, a decorrere dal 2-6-1999. Il testo precedente del periodo, in vigore fino all'1-6-1999, così disponeva: «Per le cause relative a diritti reali su beni immobili e per quelle di cui ai nn. 2 e 3 dell'articolo 8 è competente il giudice del luogo dove è posto l'immobile». Per la soppressione dell'ufficio del pretore [v. 8 nota (1)].

Il testo originario dell'art. 21 anche dopo l'intervento delle leggi nn. 353/1990 e 374/1991 manteneva il richiamo, ai fini dell'individuazione della competenza per territorio, all'art. 8 comma 2° n. 2, che inizialmente devolveva al Pretore la competenza per materia in tema di cause relative all'apposizione di termini ed osservanza delle distanze stabilite dalla legge, dai regolamenti o dagli usi, riguardo al piantamento degli alberi e delle siepi. Tali controversie, per effetto della legge n. 374/1991 risultano invece attualmente devolute alla competenza del giudice di pace, sicché i commentatori della riforma avevano ritenuto di poter emendare tale imprecisione del legislatore in via interpretativa, dovendosi implicitamente intendere sostituito il richiamo in oggetto da quello di cui al n. 1 dell'art. 7 comma 3° c.p.c. (norma attributiva della competenza al giudice di pace).

La modifica interviene appunto a dissipare qualsiasi incertezza, lasciando ai margini il ruolo dell'interprete, e ribadendo in maniera chiara ed univoca che la competenza per territorio relativa alle controversie in materia di confini ed apposizioni di termini va individuata con riferimento al luogo ove è posto l'immobile.

L'attuale art. 21 nel riferirsi alle controversie in materia di affitto o locazione (ribadendo che la competenza è del giudice ove trovasi il bene di cui si disputa), non riporta in maniera del tutto identica il dettato della norma abrogata, in quanto l'attribuzione della competenza per le cause in materia di locazione o comodato di immobili e di affitto di aziende è illimitata, senza più la riserva in passato prevista circa la competenza residuale delle sezioni specializzate agrarie [v. 8 n. 3]. Infatti mentre in passato le sezioni in oggetto erano istituite presso i Tribunali, la riserva si giustificava in quanto era necessaria per sottrarre determinate controversie alla competenza del Pretore, divenuto giudice delle locazioni, attualmente non sussiste più la necessità di sottolineare la particolare competenza di tali sezioni specializzate (la concorrente competenza del giudice di pace in ordine a tali cause è da escludere in radice ove si tenga a mente che allo stesso, al di fuori delle specifiche ipotesi di competenza per materia, è sottratto il potere decisionale in merito alle controversie relative a beni immobili) che operano all'interno dell'ufficio di Tribunale, con l'unica deroga alle regole ordinarie, della necessaria composizione collegiale dell'organo decidente [v. 50bis].

Infine deve reputarsi frutto di una semplice volontà di perfezionare il testo normativo, l'aggiunta da parte dell'articolo in commento del richiamo, oltre al luogo in cui è posto l'immobile, a quello in cui è posta l'azienda.

(2) La norma si riferisce alle sole azioni reali immobiliari, comprese quelle di mero accertamento. Ne sono perciò escluse le azioni personali immobiliari (es.: domanda di restituzione di un immobile in seguito alla risoluzione di un contratto) per le quali opera il criterio di collegamento di cui all'art. 18.

Le cause relative a rapporti di locazione e comodato di immobili urbani e di affitto d'azienda, sebbene siano relative ad azioni personali immobiliari, seguono, inderogabilmente, ai sensi del secondo comma dell'art. 447bis, il criterio di collegamento stabilito dall'articolo in commento. Invece, per le azioni reali immobiliari la competenza del giudice del luogo dove è posto l'immobile, pur essendo esclusiva, è derogabile.


(3) A seguito della riforma tributaria (d.P.R. 29-9-1973, n. 597) il riferimento al «tributo dello Stato» si deve ritenere soppresso per cui solo la seconda parte della norma può considerarsi applicabile, individuando tanti fori concorrenti quante sono le circoscrizioni nelle quali l'immobile è compreso.


(4) Qualora l'azione lesiva del possesso produce i suoi effetti in un vasto territorio, occorre aver riguardo al luogo in cui l'azione è stata compiuta e non già a quello in cui si sono verificati gli effetti. Tale competenza è inderogabile. Tuttavia, tale inderogabilità va circoscritta alle ipotesi in cui non sia già pendente il giudizio petitorio (per le azioni possessorie) o di merito (per le denunce). Nell'ipotesi inversa, infatti, la domanda di tutela possessoria o cautelare si propone al giudice dinanzi al quale pende il giudizio petitorio o di merito.



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