Notizie, Annunci, Novità

In questa sezione il nostro Club raccoglie le notizie inerenti l'Annuario della Nobiltà Italiana ed anche notizie riguardanti il coordinamento e la redazione dell'opera ed altre notizie ritenute interessanti.

Inoltre in questa sezione il nostro Club riunisce le notizie riguardanti la propria attività.


La Segreteria del Club Annobit

medaglie di Benemerenza in Oro, Argento e Bronzo dell'Annuario della Nobiltà italiana

pubblicato Nov 25, 2018, 4:14 PM da Annuario della Nobiltà Italiana   [ aggiornato in data Nov 25, 2018, 4:14 PM ]

    
Cari lettori, 

    come annunciato a suo tempo, dal 2015 sono ripresi i conferimenti delle medaglie di Benemerenza in Oro, Argento e Bronzo per premiare coloro i quali con il loro lavoro, le loro pubblicazioni, le loro collezioni araldiche si sono distinti nel campo dell'Araldica e della Genealogia e/o in aiuto alla compilazione dell'Annuario Nobiltà Italiana, sull'esempio antico tracciato dal buon Giovanni Battista di Crollalanza, di venerata memoria, fondatore a Pisa nel 1878 dell’Annuario della Nobiltà Italiana.

    Le origini della medaglie risalgono al giorno dell'Epifania del 1873 quando, nella città di Fermo nel giorno nel quale i cristiani celebrano l'Epifania e che ricorda l'arrivo e l'adorazione dei "Re Magi", ai quali era particolarmente "devoto", il nobile commendatore Giovanni Battista di Crollalanza, fondatore dell'Accademia italiana d'araldica poi "Regia accademia italiana d'araldica" o"Accademia araldico-genealogica (associazione dedicata allo studio dell'araldica e della genealogia che pubblicò, dal 1879 al 1905, anche l'Annuario della Nobiltà Italiana, ora diretto dal sottoscritto) ideò tali premi.

    Giovanni Battista di Crollalanza volle infatti istituire, in accordo con il Conte Walfredo della Gherardesca (allora presidente dell'Accademia), una medaglia nei tre metalli di oro, in argento e bronzo per premiare coloro i quali con il loro lavoro, le loro pubblicazioni, le loro collezioni araldiche si erano distinti nel campo dell'Araldica e della Genealogia e/o in aiuto alla compilazione dell'Annuario Nobiltà Italiana. Ciò venne fatto in ricordo anche dei tre Re Magi: Melchoir, Re di Arabia (oro), Balthazar, Re di Etiopia (argento) e Caspar, Re di Tarso (bronzo) che portarono al Cristo i doni dell'Oro, dell'Incenso e della Mirra.

    I Tre Re Sapienti cercarono, con un viaggio lungo e faticoso, trovarono e riconobbero un Re superiore a tutti loro: ciò è una metafora ed un insegnamento per tutti coloro che si dedicano alla ricerca genealogica.

    I conferimenti della Medaglie, ossia premi dell'Accademia, avvenivano il giorno immediatamente precedente la festa di Ognissanti e la Commemorazione dei Defunti, ossia nel giorno ove anticamente si festeggiava la Solennità di Cristo Re dell'Universo (ultima domenica dell’anno liturgico, forma ordinaria del rito romano, ultima domenica di ottobre nella forma straordinaria).

    La Solennità di Cristo Re dell'Universo precede immediatamente la festa di Ognissanti e la Commemorazione dei Defunti e il collegamento è sottolineato dall'epistola (Colossesi 1,12-20) in cui Cristo, «capo della Chiesa», è il «primogenito dai morti», ricorrenze che hanno sempre avuto, ed hanno ancor oggi, un grande significato per tutti coloro che si occupano di Genealogia. E' il giorno nel quale vengono scelti i nomi dei premiandi.

    I conferimenti erano anche a favore dei non soci dell'Accademia ed erano anche alla memoria.
    Attualmente l’Accademia non è ricostituita anche se vi sono molte richieste in tal senso dirette allo scrivente che si ritiene non all’altezza di tale compito.
    Per la prima volta dal ristabilimento nel 2015 di questo premio i conferimenti delle medaglie avverranno a viventi.

    Il giorno dopo l'Epifania verranno diffusi i profili biografici dei premiati.
 
    Desidero altresì ringraziare i più attivi collaboratori membri del comitato scientifico dell'Annuario della Nobiltà che rendono, grazie alla loro opera,quest'opera tanto vasta ed impegnativa sempre più completa, esatta ed interessante.

    Grazie a tutti!

Andrea Borella

VII Convegno di Studi sul Diritto Nobiliare - mercoledì 14 novembre alle ore 16.00 Nuova Aula dei Gruppi Parlamentari presso la Camera dei Deputati, Roma

pubblicato Oct 27, 2018, 1:30 PM da Annuario della Nobiltà Italiana   [ aggiornato in data Nov 22, 2018, 2:12 PM ]

VII Convegno di Studi sul Diritto Nobiliare 

    Si avvisa che il VII Convegno di Studi sul Diritto Nobiliare anche quest'anno si terrà mercoledì 14 novembre alle ore 16.00, in una sede di particolare prestigio istituzionale: la «Nuova Aula dei Gruppi Parlamentari presso la Camera dei Deputati», via di Campo Marzio 78, Roma
 
    Al fine di garantirvi il posto di riguardo si prega  confermare la partecipazione entro e non oltre martedì 6 novembre la propria presenza, inviando il cognome e nome di chi desidera partecipare inviando una email al seguente indirizzo:
 

    Il VII Convegno ha per titolo "Sovrani tra ereditarietà ed elezione" e vedrà la partecipazione di alcuni tra i maggiori studiosi di dinastie reali e diritto dinastico viventi. 

    Andrea Borella, direttore dell'Annuario della Nobiltà italiana, farà un intervento dal titolo "Le sette Case Reali degli Emirati Arabi Uniti e cenni sulle altre Monarchie del Golfo": storia, genealogia, araldica ed ordini cavallereschi". L'intervento sarà accompagnato dalla proiezione di molte immagini inedite di ordini cavallereschi e di Sovrani ed eredi al Trono.

    Saranno inoltre mostrati, probabilmente per la prima volta a livello mondiale, Ordini cavallereschi e medaglie conferite dagli Emiri e dall'eletto fra loro Presidente degli Emirati Arabi Uniti. 

    Chi non sarà presente nella lista CONFERMATI, per ovvie ragioni di sicurezza non potrà accedere. 

    Attenzione: L'accesso alla Sala - con abbigliamento consono e, per gli uomini, obbligo di giacca e cravatta - è consentito fino al raggiungimento della capienza massima.

    Data la grande affluenza nel corso dei precedenti convegni si consiglia agli interessati di non attendere l'ultimo momento per confermare la propria presenza.





LE SETTE FAMIGLIE REALI DEGLI EMIRATI ARABI UNITI E LE ALTRE CASE REALI DEL GOLFO: CENNI STORICI, GENEALOGICI, ARALDICI E DI DIRITTO DINASTICO  

abstract

L’intervento illustra la storia, la genealogia e l’araldica dello Stato Sovrano degli Emirati Arabi Uniti (Dawlat al-Imārāt al-ʿArabiyya al-Muttaḥida), monarchia assoluta federale e dei sette emirati nei quali è suddiviso (Abu Dhabi, Ajman, Dubai, Fujaira, Ras al-Khaima, Sharja e Umm al-Qaywayn), ciascuno con una propria casa reale il cui Capo gode del Titolo Sovrano di Emiro. Capo assoluto dello Stato è il Presidente della Federazione, cooptato per 5 anni dal Consiglio Supremo della Federazione, composto dagli Emiri che sono al vertice degli Stati federati. Sia lo Stato Sovrano Emirati Arabi Uniti, sia i sette Emirati, hanno propri simboli araldici, bandiere, ordini cavallereschi, onorificenze e leggi dinastiche  che determinano la successione al Trono nei sette Emirati: tutto ciò  sarà oggetto, per la prima volta nel mondo, di questo intervento corredato da centinaia di immagini a colori. Gli Emirati Arabi hanno un peso decisivo nell’economia mondiale. In Italia sono presenti due sedi di rappresentanza a Roma e a Milano, la prima svolge funzione di ambasciata e la seconda di consolato generale (Andrea Borella)



video del convegno "Borbone Due Sicilie: esiste un ramo di Spagna?"

pubblicato Oct 24, 2018, 3:22 AM da Annuario della Nobiltà Italiana   [ aggiornato in data Oct 24, 2018, 3:25 AM ]

    Tra pochi giorni verrà messo on line, in due video distinti, di mezz'ora ciascuno, il video della conferenza, organizzata il 15 aprile 2016 a Napoli, per iniziativa della Delegazione di Napoli e Campania del Sacro Militare Ordine Costantiniano dei Borbone Delle Due Sicilie, presso palazzo Arlotta - sede dell'Istituto di Studi Meridionali - dal titolo: 
"Borbone Due Sicilie: esiste un ramo di Spagna?

    Presentarono il convegno l'avvocato Gennaro Famiglietti presidente dell'Istituto, Pierluigi Sanfelice di Bagnoli e di San Cipriano, Delegato di Napoli e Campania del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio.

    Interventi di: 
    Giovanni Grimaldi (comitato scientifico dell'Annuario della Nobiltà italiana): storia e diritto dinastico della Real Casa dei Borbone Due Sicilie e le vicende delle pretensioni spagnole.     
    Andrea Borella (direttore dell'Annuario della Nobiltà italiana): araldica antica, moderna e inedita della Real Casa dei Borbone Due Sicilie anche come chiave di lettura delle pretensioni dinastiche.
    
    Si tratta di materiale audio video del tutto inedito.

    Verranno qui dati i link ai due video che saranno pubblicati su YouTube.


Comunicato stampa

pubblicato Oct 15, 2018, 3:42 AM da Annuario della Nobiltà Italiana   [ aggiornato in data Oct 15, 2018, 3:50 AM ]

    Nel corso del programma “Pomeriggio 5”, andato in onda il 14 ottobre su Canale 5, in fascia pomeridiana, gli ospiti presenti in studio e la conduttrice Barbara D’Urso hanno parlato della sedicente Marchesa Daniela Del Secco D’Aragona, attualmente concorrente del Grande Fratello Vip.
    Poiché la scorsa settimana il direttore dell’Annuario della Nobiltà Italiana, Andrea Borella, era stato intervistato dal settimanale DiPiù, diretto da Sandro Mayer, proprio sulla questione della bontà del titolo vantato dalla signora Daniela Del Secco (che all’anagrafe si chiama solo così, senza il D’Aragona), nel corso della puntata si è più volte citato l’Annuario della Nobiltà italiana e il suo direttore Andrea Borella, pur non presente in sala né invitato.
    Ovviamente la pubblica presa di posizione sulla stampa dell’Annuario della Nobiltà Italiana ha messo in agitazione i parenti della signora Del Secco ma, da un punto di vista operativo, non era possibile fare diversamente in quanto la redazione dell’Annuario, uno dei punti di riferimento della nobiltà italiana, era inondata da varie settimane da email che chiedevano spiegazione circa il presunto titolo nobiliare vantato dalla signora Del Secco. 

    Purtroppo nel corso della trasmissione sono emerse molte inesattezze che andiamo qui a spiegare:
    1. Il titolo esatto della pubblicazione è “Annuario della Nobiltà italiana” come correttamente riportato nell’articolo di Dipiù della scorsa settimana. Esso è un repertorio periodico genealogico, anagrafico ed araldico privato sulle famiglie nobili italiane, fiorenti ed estinte, e delle famiglie "notabili" italiane (casate storicamente in possesso di stemma e con vita more nobilium) pubblicato oggi con cadenza  circa quadriennale, in formato di libro, fondato nel lontano 1878.
    2. L’inserimento nell’opera, la pubblicazione, l’aggiornamento è gratuito ed è svincolato dall’acquisto o meno del volume stesso. Non è quindi esatto quanto detto dalla signora Patrizia De Blanck, sicuramente in buona fede, ossia che per essere mantenuti nella pubblicazione, dopo la prima edizione, sia necessario pagare qualche cosa: si sottolinea ciò anche se la signora De Blanck si riferiva probabilmente ad altra/e pubblicazione/i, diversa dall’Annuario.
Nell’Annuario la pubblicazione e la ripubblicazione è sempre stata gratuita così come l’aggiornamento dei dati.
    3. Sul finire della trasmissione è stato intervistato in studio il genero della signora Daniela Del Secco, marito della figlia, di professione avvocato. 
    L’intervista, come dichiarato in trasmissione dalla stessa conduttrice e dallo stesso ospite, è avvenuta senza possibilità di contraddittorio con nessuno dei presenti. Il signore in questione ha dichiarato che “L'annuario della nobiltà italiana non ha alcun valore legale, è una fonte privata che differisce dall'originale annuario della nobiltà italiana". 
    Ovviamente l’Annuario della Nobiltà italiana, che è una pubblicazione scientifica, non pubblica la signora Daniela Del Secco, anzi: tra le circa 50.000 famiglie descritte non ve ne è nessuna che si chiami “Del Secco”. 
    L’Annuario della Nobiltà è una pubblicazione privata sin dalla sua fondazione, nel 1878, oltre tre secoli fa e mai ha preteso di essere fonte ufficiale. 
    E’ evidente che in così tanto tempo la pubblicazione abbia subito vari cambiamenti per adattarsi al mutare dei tempi e volendo sempre presentare una situazione, per quanto possibile, completa ed aderente alla realtà attuale, anche ora che, in Repubblica, i titoli nobiliari non vengono più riconosciuti. Nel 1905 la scomparsa ravvicinata di due editori, appartenenti alla famiglia dei fondatori Crollalanza, ne determinò la chiusura. La pubblicazione verrà ripresa con regolarità nel 1998 con la pubblicazione, nel 2000, dopo tre anni di preparazione, del primo numero della nuova serie, sotto la direzione e per iniziativa di Andrea Borella e la presidenza onoraria, ed anche la collaborazione, di vari esponenti della famiglia dei Crollalanza che benedissero tale iniziativa.     Tale lungo lasso di tempo non deve meravigliare trattandosi di pubblicazione tecnica le cui capacità per la sua compilazione sono rare a trovarsi anche tra il pubblico degli “addetti ai lavori”. 
    Anche altre famose pubblicazioni, come l’Almanacco di Gotha, che descrive le famiglie reali europee, ebbero lunghe interruzioni, per esempio dal 1945 al 1998, riprendendo in uno Stato diverso, cambiando parzialmente i criteri di pubblicazione e cambiando anche lingua (dal francese all’inglese): nessuno si sognerebbe di dire che non si tratta della medesima pubblicazione che è catalogata dalle biblioteche pubbliche come continuazione della prima serie, tanto per l’Annuario della Nobiltà quanto per l’Almanacco di Gotha
    4. Attualmente l’Annuario della Nobiltà è la pubblicazione più completa da un punto di vista araldico e genealogico ed è diffusa, in Italia, in oltre 140 biblioteche pubbliche. Ecco l’elenco parziale Elenco delle biblioteche pubbliche che possiedono una copia dell'Annuario
    5. Invece di rispondere alle domande della dott.ssa D’Urso, che chiedeva al genero di dimostrare la bontà del titolo di marchesa vantato dalla suocera, questi ha pensato bene di attaccare l’Annuario della Nobiltà italiana e il suo direttore, che non era presente e non aveva  possibilità di difendersi, invece che controbattere, ad esempio, all’interviste andate in onda nella medesima puntata tra le quali quella di Andrea, figlio della fu marchesa Marina Ripa di Meana, che ben aveva spiegato la situazione di titolo di fantasia o nome d’arte usato dalla Del Secco. Del resto sono moltissimi gli articoli di giornale apparsi su vari quotidiani, settimanali e siti on line che smentiscono il presunto titolo nobiliare della signora Daniela Del Secco, e questo già da anni. 
Eccone alcuni articoli: https://www.lettera43.it/it/articoli/cultura-e-spettacolo/2013/09/12/daniela-del-secco-daragona-irrita-gli-aristocratici-doc/98258/ http://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/marchesa-de-che-dopo-mesi-dall-articolo-dagospia-finito-pechino-65995.htm  https://www.ladyblitz.it/tv/daniela-del-secco-aragona-estetista-venditrice-non-marchesa-1515954/   La novità ora è che, data la sovraesposizione mediatica della signora Daniela Del Secco, molti nobili si siano rivolti alla redazione dell’Annuario della Nobiltà italiana, vera loro “bibbia” genealogica, redazione che quindi ha dovuto rilasciare una dichiarazione in merito nella persona del suo direttore Andrea Borella
    6. In particolare il genero della sedicente marchesa, oltre ad affermare che l’Annuario pubblicato oggi non è l’Annuario del 1878, e questo è ovvio sennò si tratterebbe di una ristampa e non di una edizione nuova ogni volta,   ha pensato di attaccare anche il direttore dell’Annuario presentandolo, in ultima analisi, come un mistificatore e un falso nobile lui stesso, rammentando una genealogia e uno stemma del tutto diversi a quelli reali del direttore dell’Annuario, genealogia e stemma certificati dall’Ufficio del Re d’Armi di Castiglia e Leon, di Spagna sin dal 2014. Qui uno stralcio dei documenti relativi allo stemma e alla storia della famiglia del direttore dell’Annuario tratti dalla certificazione suddetta. 

  














   7. Benché appartenente a famiglia di piccola ma antica nobiltà originaria di Bergamo, e benché appartenente a sodalizi nobiliari, è appena il caso di ricordare che il direttore dell’Annuario Andrea Borella, proprio per evitare contestazioni in merito alla sua famiglia e all’accusa di usare l’annuario per farne sfoggio, evita di pubblicarla all’interno delle edizioni dell’Annuario stesso, od altrove, e neppure fa sfoggio in società di titoli né nobiliari, né accademici seguendo il motto del poeta Carlo Dossi “Il mio nome non ha bisogna di titoli. È edificio che sta ritto senza necessità di puntelli.” Ovviamente quando svolge le sue funzioni di docente universitario di araldica e genealogia, o quando viene intervistato nelle sue materie, è frequente che gli venga attribuito il titolo di professore, com’è prassi comune e com’è correttamente accaduto sul mensile Dipiù la scorsa settimana, o di nobile da parte degli studiosi che si interessano famiglie nobili.   
    8. Sul finire dell’intervista-monologo il genero della marchesa ha citato un signore che, a detta sua, non sarebbe nobile perché dichiarato non nobile da una sentenza di un Tribunale della Repubblica. 
    E’ appena il caso di ricordare che la dichiarazione di nobiltà o non nobiltà di una famiglia non si ottiene a colpi di sentenza dei tribunali della Repubblica, che non riconosce i titoli nobiliari e che  l'Annuario contiene, ordinati in schede familiari, oltre 8.000.000 di dati genealogici, biografici ed anagrafici in continuo aggiornamento, correzione ed aggiunta di altrettante persone. Quanto affermato dal genero della marchesa non pare nello specifico corrispondere al vero. Su una così gran mole di dati è ovvio che l’Annuario raccolga tutti i tipi di persone, discendenti o parenti di nobili: con ciò tuttavia l’annuario non è il casellario giudiziario e non si occupa delle vicende legali dei personaggi descritti. Non è la sua missione.   
    9.  Altra affermazione del genero della signora Del Secco è questa: “Quelli che dicono che non è marchesa, devono dimostrare che non lo è.”. Intanto è quantomeno curioso che chieda l’inversione della prova in quanto è la signora che dice di essere marchesa e quindi spetta a lei che afferma provare quanto affermato e non viceversa. Se poi appartenesse alla nobiltà, come dice, saprebbe che durante il Regno d’Italia, quando i titoli nobiliari erano riconosciuti e tutelati e ne era punito l’abuso, la Presidenza del Consiglio e la Consulta Araldica, che era l’organo preposto a questi studi, compilarono e pubblicarono elenchi ufficiali di famiglie nobili, per un totale di circa 13.000 famiglie. 
    In questi elenchi di famiglie, tutte ripubblicate ed aggiornate dall’Annuario della Nobiltà gratuitamente, non si trova mai la famiglia Del Secco, neppure tra le famiglie iscritte d’ufficio negli elenchi ufficiali compilati durante il Regno d’Italia. 
    Neppure i minuziosi lavori di ricerca, condotti dai volontari dal comitato scientifico dell’Annuario della Nobiltà, hanno mai accertato l’esistenza di una famiglia “Del Secco” marchesi di Aragona o con qualunque altro titolo nobiliare, nonostante abbiano continuato il lavoro di censimento dei casati nobiliari interrottosi ufficialmente con l’avvento della Repubblica nel 1946.       
    10. La nobiltà, benché non riconosciuta, ancora esiste, i suoi titoli ancora si usano, i suoi esponenti sono ancora frequentemente oggetto di speciale considerazione e ciò spinge alcuni millantatori ad assumerne di falsi, anche oggi. Per un cittadino italiano oggi l'unico modo per aver "requisiti accettati" per fregiarsi di un titolo è la discendenza legittima, e sovente in linea maschile, da un avo nobile creato o riconosciuto come tale da un Sovrano o da uno Stato. 
    E' da ricordare come la condizione nobiliare non è fatta per avere la durata di una vita individuale, al contrario di ciò che avviene per i singoli e per le famiglie nelle società di carattere democratico, nelle quali, del resto, un uomo celebre può frequentemente scomparire anche prima di morire. 
    La condizione nobiliare è fatta per avere la durata di una famiglia che è pensata per durare secoli e secoli e per essere nota: nobile significa infatti "noscere", ossia conoscere: deriva dal latino nobĭlis, dal tema di "conoscere" nel duplice senso di conoscere i nomi degli avi e di essere conosciuti fra i propri concittadini. Oggi il fatto in sé di appartenere a famiglie aristocratiche non dà più alcun potere politico. Da un paio di secoli i nobili studiano e si guadagnano da vivere lavorando come tutte le altre persone ed alcune famiglie non furono mai ricche, o molto note, contrariamente a quanto ci si immagina. 
    11. Essere nobile vuol dire in generale appartenere ad una famiglia che fa parte di quel ceto che in passato costituiva la maggior parte o la totalità della classe dirigente, e che ha contribuito a fare la storia del paese.  Spessissimo però i nobili hanno dato all'Italia ed al mondo alcune delle più profonde menti in molte scienze e discipline ed hanno lasciato, grazie al loro mecenatismo, palazzi, ville, castelli, quadrerie, musei, biblioteche e collezioni di ogni genere che costituiscono il fondamento del patrimonio culturale della nostra nazione. E questo merita di essere ricordato dai discendenti che devono perciò impegnarsi a curare l'aggiornamento delle loro genealogie: la cura del proprio albero genealogico, e questo vale per tutti non solo per i nobili!, consente di scoprire e capire molte cose della propria vita. 
    Purtoppo non tutti lo fanno. 
    12. Risalire alla storia della propria famiglia fa riemergere le piccole e grandi storie dei nostri predecessori da cui discendiamo direttamente, le loro vite che sono anche un po' le nostre, segnati come siamo oggi dalle loro scelte, dai traumi, delusioni, segreti, curiosità, aspirazioni, realizzazioni da loro compiute. Ci permette di capire meglio noi stessi.  Ed è questa una delle altre cose veramente importanti.

    il direttore dell'Annuario della Nobiltà italiana
                            Andrea Borella

Tavola araldico topografica dello Stemma di S.A.R. il Duca di Parma e Piacenza e Stati annessi, Capo della Real Casa di Parma

pubblicato Oct 13, 2018, 3:05 AM da Annuario della Nobiltà Italiana   [ aggiornato in data Oct 13, 2018, 7:38 AM ]

    Tavola araldico topografica dello Stemma di S.A.R. il Duca di Parma e Piacenza e Stati annessi, Capo della Real Casa di Parma: tratta dal Decreto di riordino dell'araldica ducale e reale dato in Amsterdam, il giorno 29 novembre 2013, da S.A.R. CARLO SAVERIO di Borbone Parma, Duca di Parma e Piacenza. 
    La blasonatura, la tavola araldica topografica e il disegno dello stemma inserito nel Decreto sono a cura di Andrea Borella
I numeri e le lettere sono stati aggiunti tra parentesi per coordinare il disegno topografico con la descrizione araldica dello stemma. E' la prima volta che viene presentata una descrizione topografica araldica dello stemma di S.A.R. il Duca di Parma e Piacenza basata sul decreto del 29 novembre 2013. 
    Lo schema è tratto dalla XXXIII edizione dell'Annuario della Nobiltà italiana in corso di edizione. 
    Poiché è stata già realizzata si dà anche qui la descrizione dello stemma in linguaggio corrente, non araldico, in inglese ed in olandese, con la spiegazione dei quarti araldici che mancano nella descrizione del Decreto ufficiale in italiano.






Descrizione tratta dal Decreto:
ARMA: partito di due e troncato di due: 
(1) nel primo d’oro, a sei gigli d’azzurro 3, 2, e 1, che è di Farnese; 
(2) nel secondo partito: (a) a destra d’argento, alla croce patente di rosso, accantonata da quattro aquile spiegate di nero, imbeccate e membrate di rosso, che è di Gonzaga Guastalla, (b) e a sinistra d’azzurro, al leone bandato di rosso e d’argento, coronato d’oro, che è di Assia; 
(3) nel terzo partito: (a) a destra d’oro, a cinque palle di rosso, poste in cinta 2, 2 e 1 accompagnate in capo da una palla d’azzurro, carica di tre gigli d’oro posti 2 e 1, che è di Medici, (b) a sinistra troncato di rosso e d’oro, alla pianta di spino di nero, fiorito d’argento, sradicata e composta di sei rami, uno in palo e due rivolti a destra e tre a sinistra, che è di Malaspina; 
(4) nel quarto d’argento, all’aquila di nero, spiegata e coronata dello stesso, caricata in cuore dell’ovale di rosso alla croce d’argento, che è di Savoia; 
(5) nel quinto di rosso alla fascia d’argento, che è di Correggio; 
(6) nel sesto cinque punti d’argento equipollenti a quattro di rosso; col capo dell’Impero, cioè d’oro all’aquila bicipite di nero, che è di Pallavicino; 
(7) nel settimo di rosso, alla croce piana d’oro, accostata da quattro B greche (beta) d’oro affrontate due a due dello stesso che è di Paleologo; 
(8) nell’ottavo inquartato: nel I e IV palato doro e d’azzurro, alla fascia d’argento attraversante; nel II e III fasciato ondato d’oro e d’azzurro, che è di Landi; 
(9) sul tutto inquartato: nel I e IV di rosso, al castello d’oro, torricellato di tre pezzi, merlato alla guelfa, aperto e finestrato d’azzurro, che è di Castiglia; nel II e III d’argento, al leone di rosso, coronato, lampassato, e armato d’oro, che è di Leon; (10) sul tutto del tutto d’azzurro, a tre gigli d’oro posti due e uno, alla bordura di rosso, caricata di otto conchiglie d’argento, che è di Borbone Parma. Dalla punta dello scudo pende la 
(11) Decorazione al Merito Militare di San Giorgio e lo stemma è circondato dalla 
(12) fascia dell’Ordine del Merito di San Lodovico ed all’esterno dalla 
(13) Collana del S.A.I. Ordine Costantiniano di San Giorgio dei quali S.A.R. il Duca di Parma e Piacenza detiene il Gran Magistero; le collane di altri Ordini o onorificenze parmensi di cui sarà investito S.A.R. il Duca di Parma penderanno eventualmente dai fianchi dello scudo. Lo scudo è sormontato dalla 
(14) corona Reale d’oro, a otto fioroni alternati da altrettante perle poste su punte; dai fioroni muovono otto vette fregiate da perle e sostenenti un globetto d’azzurro, cerchiato d’oro, cimato da una crocetta; 
(15) dalla corona Reale muove il manto regale di velluto rosso, gallonato e frangiato d’oro, soppannato di ermellino.


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English version (pay attention: it's not in heraldic language!)
The "great coat of arms" of His Royal Highness the Duke of Parma and Plaisance  is a type of coat of arms that the heraldist Andrea Borella defines as "a  genealogical and soveregnities  mixed royal blazon". 
It is a genealogical coat of arms because it shows some coats of arms of the ancestors of the dukes in the first half of the nineteenth century, when it stabilized under the Duke Charles III in January 1852.
It is also a blazon of soveregnities because it bears the coat of arms of the once autonomous States that merged during the last centuries to form the ancient duchy of Parma and Piacenza.  
The Coat of arms of His Royal Highness the Duke of Parma and Plaisance and annexed States, Head of the Royal House of Bourbon-Parma, is described as follows: party twice (vertically) and truncated twice (horizontally) to form 8 squares on three rows: three, two, and three: starting from above and proceeding from left to right, we will have:
FIRST ROW
(1) the first piece is made of gold, with six blue lilies arranged on three rows: 3, 2, and 1, or inverted pyramid, which is the emblem of the sovereign family of Farnese from which the Bourbons inherited the duchy of Parma and Piacenza. 
The  Bourbons of Parma are heirs of the Farnese family on the mother's side, through the marriage of Elisabetta Farnese, last descendant of the family, with the King of Spain Filippo V, a union from which the first Bourbon dukes of Parma and Piacenza were born;
(2) the second piece is vertically split into two pieces (a)  left is silver with the red cross, accompained by four black eagles, with the beak and the red legs, which is the emblem of the Gonzaga family, long time ago Lords of the Guastalla State and his domains: the State became part of the Duchy of Parma since the creation of this dukedom; (b) right blue with a  lion banded in red and silver, crowned with gold, which is the coat of arms of Assia-Darmstadt for the fief of Polesine and Santa Franca, purchase by the Duke Filippo di Borbone to Princess Enrichetta, langravia of Assia-Darmstadt in 1764 as private estate of the family;
(3) the third piece is vertically split into two pieces: (a) left is gold with five red balls, placed in a circle, two on the sides and one on the bottom and high there is a blue ball with three lilies of gold, which is the emblem of the Medici family: this blazon symbolize the dominion of the old territories  of the Duchy of Tuscany in the "Lunigiana Parmense" province that was merged into the duchy of Parma and Plaisance under the effect of the Treaty of Florence in 1844 year; (b)  right the field is horizontally divided red and gold, with a stylized black hawthorn plant, flowered in silver, uprooted and composed of six branches, one on front and two facing left and three on the right, which is the emblem of the Malaspina for the former imperial feuds of the "Lunigiana Parmense" sold to Parma by the Duchy of Modena, under the effects of Treaty of Florence in 1844 year.
SECOND ROW
(4) the fourth piece is silver with a black crowned eagle, with a small red oval shield in its heart with a silver cross: this is the emblem of the Savoy Royal Family: this blazon remember the marriage that was happened on  August 15th 1820 between Carlo Lodovico of Bourbon Parma and Maria Teresa of Savoy, daughter of Vittorio Emanuele I, King of Sardinia;
(5) the fifth piece is red with a silver band: this is the coat of arms of the Da Correggio family as heraldic memory for the  fiefs of Bazzano and Scurano, once territories of the ancient principality of Da Correggio, which merged into the territories of the duchy of Parma under the effects of the Treaty of Florence of  November, 28th 1844.
THIRD ROW
(6) the sixth piece is split into three vertical parts and three horizontal ones to form 9 alternating pieces a) silver, red and silver b)  red, silver and red c) silver, red and silver; at the top the Emblem of the Empire that is a black eagle with two heads on gold: this is the ancient coat of arms of the Pallavicino's family as heraldic memory of the Pallavicino's State that was annexed during the 1587 year by the Duke Alessandro Farnese to the lands of the duchy of Parma;
(7) the seventh piece is red with the cross accompanied by four Greek B (beta) of gold, two above and two below: this is the emblem of the Paleologo family as heraldic memory of the cession of Great Magistery of the Constantinian Chivalric Order. This most important Chivalric Order was given by the Palaeologians House, as descendants from Eastern Roman Empire rulers, to the Farnese family and then received as inheritance, together the Parma's and Plaisance State, to the Bourbons. 
The Constantinian Order of San Giorgio is the most important chivalric order granted by the Borbone Parma Royal Family.
(8) the eighth piece is split into four parts with an alternate pattern: in I and IV it is covered with gold and blue poles with a silver band passing in the middle of the poles; in II and III it is covered with wavy bands of gold and blue: this is the emblem of the Landi family, Bardi branch, as a memory of the State of Val di Taro ruled by Landi, princes of Val di Taro, whose State was sold by Gian Andrea III Doria Landi, heir of the principate by his mother Maria Polissena Landi, last of the Landi di Bardi, to the Duke Ranuccio II Farnese and from these then passed, by inheritance, to the Bourbons.
(9) Over the coat of arms, in the heart of the emblem, there is an oval shield, split into four parts: in I and IV is red, a golden castle, with three towers: the emblem of Castile's State; in II and III is silver with a red lion, crowned and armed in gold: this is the coat of arms of Leon's State; 
(10) In the heart of  this oval shield there is another coat of arms: blue with three golden lilies, placed two in the sides and one in the bottom: the emblem has a red border with eight silver shells, which is the Bourbon Parma's original coat of arms. 
This coat of arms derives from the old Duke Carlo Lodovico's coat of arms: he was a prince of the Blood of the Royal Houses of France and Spain because he descended from the king of Spain Philip V, in turn nephew of the king of France Louis XIV. The red edge putted above the Kings of France's coat of arms  is a differentiation adopted by the Bourbons of Spain descended from the Bourbon as Royal House of France. 
The shells represent  the Order of St. James of the Sword's commanderies added to the red edge by the Duke Carlo Lodovico:  the shells are a typical differentiation of  Bourbons of Parma's coat of arms.
The shells are an attribute of St. James as pilgrim and are an ancient symbol of the pilgrimage to his sanctuary in Santiago de Compostela: according to the custom of the pilgrims, who reached Santiago de Compostela, to then go to the nearby coast for collect one of the large shells as evidence of they having reached "el Fin de la Tierra", ie the western end of Galicia.  
UNDER THE SHIELD
On the tip of the shield hangs the Chivalry Order of Military Merit of San Giorgio (11); this insigna is surrounded by the ribbon of the Order of Merit of San Lodovico (12) and, outside, the Necklace of Sacred Imperial Angelic Constantinian Order of Saint George (13): His Royal Highness the Duke of Parma and Piacenza holds the Grand Magistry of these orders.
CROWN
(14) The shield is surmounted by the royal crown in gold with eight Acanthus leafs or big flowers alternating to single pearls placed on tips; the leafs supporting eight dipped arches adorned with pearls that gather at the top and support a little blue globe, circled and surmounted by a golden cross. This crown symbolizes the Sovereignty over the Duchy of Parma and Piacenza and remains on the shield as a pretension to sovereignty.
(15) Royal Mantle
the Royal Mantle in red velvet is attached to the royal crown, with gold gallons and fringes and bordered by ermine fur coat.

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Nederlandse versie (let op: het is niet in heraldische taal!) 
Nederlandse taal
Het "grote wapenschild" van Zijne Koninklijke Hoogheid de hertog van Parma en Plaisance is een soort wapenschild dat de heraldist Andrea Borella omschrijft als "een genealogisch en soveregniteiten gemengd koninklijk blazoen".
Het is een genealogisch wapenschild omdat het enkele wapenschilden toont van de voorouders van de hertogen in de eerste helft van de negentiende eeuw, toen het zich stabiliseerde onder de Hertog Charles III (1852).
Het is ook een blazoen van soevereiniteiten omdat het het wapenschild draagt van de ooit autonome Staten die in de loop van de laatste eeuwen samensmolten tot het oude hertogdom Parma en Piacenza.
Het wapen van Zijne Koninklijke Hoogheid de Hertog van Parma en Plaisance en aangesloten Staten, hoofd van het koninklijk huis van Bourbon-Parma, wordt als volgt beschreven:  en twee keer afgekapt verticaal  en twee keer afgekapt  horizontaal om 8 vierkanten op drie te vormen rijen: 
drie, twee en drie
vanaf boven en van links naar rechts, zullen we hebben:
EERSTE RIJ
(1) het eerste stuk is gemaakt van goud, met zes blauwe lelies gerangschikt op drie rijen: 3, 2 en 1, of omgekeerde piramide, wat het embleem is van de soevereine familie van Farnese waaruit de Bourbons het hertogdom Parma hebben geërfd en Piacenza.
De Bourbons van Parma zijn erfgenamen van het Farnese gezin aan de zijde van de moeder, door het huwelijk van Elisabetta Farnese, laatste afstammeling van het gezin, met de koning van Spanje Filippo V, een unie waaruit de eerste Bourbon-hertogen van Parma en Piacenza werden geboren ;
(2) het tweede stuk is verticaal in twee stukken gespleten (a) aan de linkerkant is zilver met het rode kruis, vergezeld door vier zwarte adelaars, met de bek en de rode poten, wat het embleem is van de Gonzaga-familie, lange tijd geleden Lords of the Guastalla State en zijn domeinen: de staat werd een deel van het hertogdom Parma sinds de oprichting van dit hertogdom; (b) rechts blauw met een leeuw in rood en zilver, bekroond met goud, dat is het wapen van Assia-Darmstadt voor het leengoed van Polesine en Santa Franca, aankoop door de hertog Filippo di Borbone aan prinses Enrichetta, langravia van Assia-Darmstadt in 1764 als privélandgoed van het gezin;
(3) het derde stuk is verticaal in twee stukken verdeeld: (a) aan de linkerkant is goud met vijf rode ballen, in een cirkel geplaatst, twee aan de zijkanten en een aan de onderkant en hoog is er een blauwe bal met drie lelies van goud, dat is het embleem van de Medici-familie: dit blazoen symboliseren de heerschappij van de oude gebieden van het hertogdom Toscane in de provincie "Lunigiana Parmense" die samengevoegd werd tot het hertogdom Parma en Plaisance onder de werking van het Verdrag van Florence in 1844 jaar; (b) rechts is het veld horizontaal rood en goud verdeeld, met een gestileerde zwarte meidoornplant, gebloemd in zilver, ontworteld en samengesteld uit zes takken, één aan de voorkant en twee aan de linkerkant en drie aan de rechterkant, wat het embleem is van de Malaspina voor de voormalige keizerlijke vetes van de "Lunigiana Parmense" verkocht aan Parma door het hertogdom van Modena, onder de gevolgen van het Verdrag van Florence in 1844 jaar.
TWEEDE RIJ
(4) Het vierstuk is zilver met een zwarte gekroonde adelaar, met een klein rood ovaal schild in zijn hart met een zilveren kruis: dit is het embleem van de Savoy Koninklijke familie: dit blazoen herinnert het huwelijk dat op 15 augustus 1820 was gebeurd tussen Carlo Lodovico van Bourbon Parma en Maria Teresa van Savoye, dochter van Vittorio Emanuele I, koning van Sardinië;
(5) de vijfde is rood met een zilveren band: dit is het wapenschild van de familie Da Correggio als een heraldische herinnering aan de leengoederen van Bazzano en Scurano, eens gebieden van het oude vorstendom Da Correggio, die zijn samengevoegd tot de landen van het hertogdom Parma onder de gevolgen van het Verdrag van Florence van 28 november 1844.
DERDE RIJ
(6) het zesde stuk wordt opgesplitst in drie verticale delen en drie horizontale stukken om 9 afwisselende delen te vormen a) zilver, rood en zilver b) van rood, zilver en rood c) zilver, rood en zilver; bovenaan het embleem van het rijk dat een zwarte adelaar is met twee hoofden op goud: dit is het oude wapenschild van de familie Pallavicino als heraldische herinnering aan de staat Pallavicino die in 1587 door de hertog Alessandro Farnese werd geannexeerd de landen van het hertogdom Parma;
(7) het zevende stuk is rood met het kruis vergezeld van vier gouden Griekse B (bèta), twee boven en twee hieronder: dit is het oude embleem van de keizerlijke familie Paleologo als heraldische herinnering aan de passage van het grote magisterie van de Heilige engelachtige keizerlijke orde van Sint-Joris. Deze hoofdorde van ridders werd geschonken door het Paleologus-huis aan de familie Farnese, als afstammelingen van de heersers van het Oost-Romeinse rijk, en ontving vervolgens als een erfenis, samen met het hertogdom Parma en Plaisance, aan de familie Bourbon.
De Heilige engelachtige keizerlijke orde van Sint-Joris is de belangrijkste ridderorde die door de koninklijke familie van Bourbon Parma is uitgegeven.
(8) het achtste stuk wordt in vier delen gesplitst met een alternatief patroon: in I en IV is het bedekt met gouden en blauwe palen met een zilveren band die op de polen doormidden loopt; in II en III is het bedekt met golvende banden van goud en blauw: dit is het embleem van de Landi-familie, Bardi-tak, als een herinnering aan de staat Val di Taro geregeerd door Landi, prinsen van Val di Taro, wiens staat was verkocht door Gian Andrea III Doria Landi, erfgenaam van het principaat door zijn moeder Maria Polissena Landi, laatste van het Landi van Bardi, aan de hertog Ranuccio II Farnese en van deze vervolgens door erfdeel doorgegeven aan de Bourbons.
(9) Over het wapen, in het hart van het embleem, bevindt zich een ovaal schild, opgesplitst in vier delen: in I en IV is het rood, een gouden kasteel, met drie torens: het embleem van de staat Castilië; in II en III is zilver met een rode leeuw, gekroond en gewapend met goud: dit is het embleem van Leon's Staat; 
(10) In het hart van dit ovale schild is er nog een wapen: blauw met drie gouden lelies, twee in de zijkanten en een op de bodem: het embleem heeft een rode rand met acht zilveren schelpen.
Dit wapenschild is afgeleid van het embleem van de oude hertog Carlo Lodovico: hij was een prins van het bloed van de koninklijke huizen van Frankrijk en Spanje omdat hij afstamde van de koning van Spanje Philip V, op zijn beurt neef van de koning van Frankrijk Louis XIV. De rode rand boven het wapenschild van de Kings of France is een onderscheid gemaakt door de Bourbons van Spanje, afstammend van de Bourbon als Koninklijk Huis van Frankrijk.
De schelpen vertegenwoordigen de bevelhebbers van de orde van St. James van het zwaard, toegevoegd aan de rode rand door de hertog Carlo Lodovico: de schelpen zijn een typische differentiatie van het wapen van Bourbons van Parma.
De schelpen zijn een attribuut van St. James als pelgrim en zijn een oud symbool van de pelgrimstocht naar zijn heiligdom in Santiago de Compostela: volgens de gewoonte van de pelgrims, die Santiago de Compostela bereikten, om vervolgens naar de nabijgelegen kust te gaan om te verzamelen een van de grote schelpen als bewijs dat ze "el Fin de la Tierra" hebben bereikt, dat wil zeggen het westelijke uiteinde van Galicië.
ONDER DE SCHILD
Op het puntje van het schild hangt de ridderorde van militaire verdienste van "San Giorgio (11) "; deze insigna is omgeven door het lint van de Orde van Verdienste van San Lodovico (12)  en, buiten, de Ketting van de Heilige engelachtige keizerlijke orde van Sint-Joris  (13) : Zijne Koninklijke Hoogheid de hertog van Parma en Piacenza houdt de grote magisterie van deze bevelen.
(14) KROON
Het schild wordt bekroond door de koninklijke kroon in goud met acht Acanthus-bladeren of grote bloemen afgewisseld met enkele parels op punten geplaatst;   de bladeren ondersteunen acht  bogen versierd met parels die zich verzamelen aan de bovenkant en een kleine blauwe bol ondersteunen, omcirkeld en bedekt door een gouden kruis. Deze kroon symboliseert de soevereiniteit over het hertogdom Parma en Piacenza en blijft op het schild als een pretentie van soevereiniteit.
(15) Koninklijke mantel
de Koninklijke mantel in rood fluweel is bevestigd aan de koninklijke kroon, met gouden gallons en franjes en omzoomd door hermelijnbontjas.


 

pubblicazione in omaggio "Ricordo del conferimento della Medaglia d'Oro dei Benemeriti del Principe all'Annuario della Nobiltà italiana" Basilica di Santa Maria della Steccata Parma 29 settembre 2017"

pubblicato Oct 10, 2018, 3:58 AM da Annuario della Nobiltà Italiana   [ aggiornato in data Oct 10, 2018, 4:01 AM ]

    Come previsto, nel corso del Gala della Reale e Ducale Casa di Borbone Parma svoltosi la sera del 29 settembre 2018 a Villa Castellina è stato donata la pubblicazione " Ricordo del conferimento della Medaglia d'Oro dei Benemeriti del Principe all'Annuario della Nobiltà italiana / Basilica di Santa Maria della Steccata Parma 29 settembre 2017".

    Ricordo che questa pubblicazione venne da me realizzata per ricordare l'avvenuto conferimento, quasi un anno fa, della Medaglia d'Oro dei Benemeriti del Principe conferita alla pubblicazione "Annuario della Nobiltà italiana" per gli importanti traguardi scientifici raggiunti.

    D'accordo con il comitato di redazione decisi quindi di realizzare un libretto ricordo, liberamente e gratuitamente scaricabile.

    Dato il grande successo riscosso dalla pubblicazione ho deciso di riproporla qui, in versione definitiva, in PDF liberamente scaricabile e rilegabile.

    Grazie per l'attenzione

    Andrea Borella
    direttore dell'Annuario della Nobiltà italiana


     
  
 

Dono della pubblicazione "Ricordo del conferimento della Medaglia d'Oro dei Benemeriti del Principe all'Annuario della Nobiltà italiana" Basilica di Santa Maria della Steccata Parma 29 settembre 2017

pubblicato Sep 21, 2018, 3:18 PM da Annuario della Nobiltà Italiana   [ aggiornato in data Sep 21, 2018, 3:19 PM ]

Gentili lettori,

    il direttore dell'Annuario della Nobiltà italiana, per ricordare l'avvenuto conferimento, quasi un anno fa, della Medaglia d'Oro dei Benemeriti del Principe conferita alla pubblicazione "Annuario della Nobiltà italiana" per gli importanti traguardi scientifici raggiunti, ha deciso di realizzare un libretto ricordo, liberamente e gratuitamente scaricabile.

    Ecco quindi qui presentata questa piccola, ma ricca di immagini e di significato, pubblicazione che ricorda un evento tanto importante, diremmo epocale, nella storia trisecolare dell'Annuario della Nobiltà italiana.

    Si è deciso di chiamarla un po' all'antica, con un lungo titolo che fosse quasi una descrizione dei contenuti.

    
Grazie per l'attenzione

la redazione dell'Annuario della Nobiltà Italiana.

Ricordo del conferimento della Medaglia d'Oro dei Benemeriti del Principe all'Annuario della Nobiltà italiana Basilica di Santa Maria della Steccata Parma 29 settembre 2017

Trascrizione integrale con l'aggiunta di dati genealogici e biografici delle famiglie repertate nel registro ufficiale dello Stato denominato "LIBRO ARALDICO DEI CITTADINI ITALIANI"

pubblicato Sep 18, 2018, 2:56 PM da Annuario della Nobiltà Italiana   [ aggiornato in data Sep 18, 2018, 2:59 PM ]

Trascrizione integrale con l'aggiunta di dati genealogici e biografici delle famiglie repertate nel registro ufficiale dello Stato denominato "LIBRO ARALDICO DEI CITTADINI ITALIANI", manoscritto conservato presso l'Archivio Centrale dello Stato.

    Durante il Regno d'Italia, secondo l'art. 30 del Regio Decreto 7 giugno 1943, n. 651, erano ammessi il "riconoscimento di stemmi di cittadinanza a famiglie non nobili, ma di distinta civiltà, che potevano provare con documenti autentici o riproduzioni di monumenti di goderne da un secolo il legittimo possesso".

    In precedenza abbiamo la "Deliberazione della Consulta Araldica del Regno d’Italia con cui si determina quali debbano essere gli ornamenti esteriori degli stemmi (4 maggio 1870)" che all'Art. 25 specifica: "L’elmo delle persone che non essendo nobili, abbiano diritto di portare una stemma gentilizio, è d’acciaio liscio chiuso, posto in pieno profilo verso destra".
    Il R.D. n° 234 del 13 aprile 1905 denominato "Regolamento tecnico araldico illustrato e coordinato con il R.D. n° 652 del 7 giugno 1943" all'articolo Art.13 stabiliva che: "Gli elmi delle famiglie di cittadinanza sono abbrunati senza collana, colla visiera chiusa e collocati di pieno profilo a destra".

    L'antichità della prove richieste dal Regno d'Italia per il riconoscimento dello stemma variò molto durante i decenni. Secondo l'art. 55 del R.D. 5 Luglio 1896 (Regolamento per la Consulta Araldica): "Per le famiglie di cittadinanza occorrerà la prova di un possesso pubblico e pacifico, almeno sessantennario, unito alla distinta civiltà".

    Secondo l'articolo 38 del R.D.21 gennaio 1929 n.61 (che approvava l'Ordinamento dello Stato Nobiliare Italiano): "E' ammesso il riconoscimento, mediante decreto del Capo del Governo, Primo Ministro Segretario di Stato, di stemmi di cittadinanza a favore di famiglie non nobili ma di distinta civiltà, quando ne sia dimostrato il pubblico e pacifico possesso per un periodo di tempo non inferiore a 150 anni. Le ornamentazioni araldiche di tali stemmi sono limitate all'elmo prescritto dall'Art. 13 del regolamento tecnico araldico, adorno di penne dai colori dello scudo, senza cercine, nè svolazzi, nè motto."

    Secondo l'articolo 30 dell'Ordinamento dello Stato Nobiliare Italiano, approvato con R. D. 7 giugno 1943, N. 651: "E' ammesso il riconoscimento di stemmi di cittadinanza a famiglie non nobili, ma di distinta civiltà, che possano provare con documenti autentici o riproduzione di monumenti di goderne da un secolo il legittimo possesso".

    
Vi furono infine rari casi di concessione di stemmi di cittadinanza.

    Finalmente, dopo circa venti anni di ricerche e di lavoro, è stata completata anche la trascrizione dei dati inediti ma ufficiali riportati nel "LIBRO ARALDICO DEI CITTADINI ITALIANI" che saranno proposti nella prossima edizione (la XXXIII) dell'Annuario della Nobiltà Italiana (2015-2018), dati integrati, ove possibile, dei dati anagrafici delle famiglie descritte.

    Si tratta di centinaia di famiglie inedite poste all'attenzione del pubblico degli studiosi per la prima volta.

    Questo lavoro di trascrizione iniziò nel lontano 2001, grazie anche all'interesse dimostrato per questo progetto dall'allora Sovrintendente dell'Archivio Centrale dello Stato che volle nominare, nel comitato scientifico dell'Annuario della Nobiltà italiana, un consultore con il preciso incarico di esplorare ed estrarre i dati di questo tipo di famiglie dai fascicoli conservati nel fondo Consulta Araldica dell'Archivio Centrale dello Stato.

    Venne scelta dalla direzione dell'Archivio Centrale dello Stato la dott.ssa Giovanna Arcangeli, nota studiosa di araldica, e all'epoca responsabile in capo dell'ufficio "Araldica" presso l'Archivio Centrale dello Stato.

    Talune schede genealogiche che verranno pubblicate sono state implementate con dati anagrafici e biografici dei discendenti dei riconosciuti.

Segnalazione di convegno di eminente interesse anche genealogico

pubblicato Sep 16, 2018, 5:34 PM da Annuario della Nobiltà Italiana   [ aggiornato in data Sep 16, 2018, 5:37 PM ]

Convegno:  
       
Gli archivi ed il loro pubblico nel mondo digitale: 

Istituto Centrale per gli Archivi - ICAR
Sala Spadolini
Via del Collegio Romano - 27, Roma
26-27 settembre 2018, ore 9.30

Com'è noto la redazione dell'Annuario della Nobiltà, grazie alla collaborazione dei suoi validi consultori, sta sistematicamente procedendo all'aggiornamento, implementazione e correzione dei dati anagrafici e biografici delle schede genealogiche presenti nell'opera.
Tra i nuovi e più validi ausili in questo lavoro di ricerca vi sono le banche dati delle antiche anagrafi pubblicate on line nell'ormai celebre "portale Antenati".
Ecco dunque che questo convegno si presenta del massimo interesse per gli studi condotti dal Comitato Scientifico dell'Annuario della Nobiltà italiana. 


PRESENTAZIONE del convegno.
Nel quadro di una riflessione sulla presenza degli archivi nel web, il convegno si propone di affrontare alcune questioni poste dai progetti e dalle attività dell'ICAR, quali, in particolare, la popolarità delle fonti genealogiche e delle banche dati nominative, la comunicazione degli archivi e l’interazione con il pubblico, gli strumenti per descrivere il patrimonio archivistico ed i contesti in una prospettiva di condivisione con altri settori dei beni culturali.
Nel seminario tecnico, invece, sarà approfondita in primo luogo la tematica della interoperabilità e degli strumenti per realizzarla, a partire dai modelli concettuali e dagli standard che ne sono alla base.  

oltre 11.200 iscritti nel gruppo dell'Annuario della Nobiltà Italiana su Facebook

pubblicato Aug 31, 2018, 2:44 AM da Annuario della Nobiltà Italiana   [ aggiornato in data Sep 1, 2018, 9:32 AM ]

  
 
Il gruppo dell'Annuario della Nobiltà Italiana ha superato l'importante traguardo dei 11.200 iscritti diventando così uno dei gruppi dedicati alla nobiltà e all'araldica più grandi a livello planetario e, forse, il più grande ed attivo come letture ed interventi tra quelli dedicati al pubblico italiano. 



    Per un gruppo come questo che si dedica non solo a materie così poco studiate e di "nicchia" come l'araldica, la genealogia e tutti gli aspetti del diritto nobiliare ed argomenti ad essi vicini, questi risultati sarebbero già eclatanti ma, per un gruppo che si riconosce in una precisa pubblicazione come l'Annuario della Nobiltà italiana, scientemente praticamente ignorata in altri gruppi, forum, riviste, questo numero appare ancor più imponente e dimostra che il cammino intrapreso, oramai tanti anni fa, strada costellata di insidie e difficoltà di ogni sorta, è però la strada giusta per avvicinare sempre un maggior numero di appassionati alle materie solitamente trattate in queste pagine, non esattamente tra le più comuni.

    Si ringraziano quindi, come sempre ed innanzitutto, anche a nome di tutti i collaboratori e moderatori, tutti gli affezionati lettori ed i contributori a questo gruppo, che diviene di giorno in giorno sempre più grande ed interessante e che spesso porta per primo, e spesso unico, notizie rare, insolite, interessanti inerenti la genealogia nobiliare e l'araldica italiana. 

    Si ringraziano altresì gli affezionati lettori ed i contributori a questo gruppo, sempre più grande ed interessante! 

    Spesso si leggono qui notizie ed informazioni uniche, rare o altrove veramente introvabili. 

Ed ora un po' di storia: l'idea di aprire questo gruppo su Facebook nacque circa 9 anni fa su una proposta di Giovanni Grimaldi che è ancora tra i moderatori attivi di questo gruppo. 

    All'epoca, nel 2009, l'Annuario della Nobiltà era oggetto dell'ostracismo di quasi forum presenti su internet: non si poteva neppure nominare per via della posizione personale di alcuni dei fondatori di quei forum! 

    Oggi molte cose sono cambiate e, benché questo gruppo non sia l'Annuario, pure su di esso si trovano moltissimi spunti che ne aiutano la crescita e il miglioramento. 

    Gestire un gruppo così grande non è certo semplice: mantenere un buon livello informativo fornendo dati controllati, richiedere puntuale conferma delle affermazioni fatte nel corso di taluni interventi, sono cose che richiedono tempo e dedizione.
Come esempio che permetta di intuire il lavoro svolto "dietro le quinte" dal gruppo dei moderatori di questo gruppo, ecco quindi le statistiche parziali del mese di agosto: solo nel corso di neanche 30 giorni il gruppo è cresciuto di 48 persone (circa due al giorno), sono state contemporaneamente rifiutate 30 domande di iscrizione ed un profilo è stato addirittura bloccato. 

    Questo può far capire quanto tempo richieda un gruppo come questo.

    Grazie quindi nuovamente a tutti voi e buona continuazione.

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