La tumulazione del Re Vittorio Emanuele III d'Italia e della Regina Elena a Vicoforte e le altre sepolture dinastiche della Real Casa di Savoia; Il "cerimoniale piccolo" della Traslazione delle Salme Reali usato per il Re Vittorio Emanuele III a Vicoforte

pubblicato 21 dic 2017, 17:16 da Annuario della Nobiltà Italiana   [ aggiornato in data ]
N.B.: questo articolo è in corso di implementazione e correzione giornaliera dal 22 dicembre con sempre nuove immagini e notizie. Si consiglia agli interessati di controllarlo periodicamente. Grazie. Il curatore Andrea Borella

La fondazione del Mausoleo Reale di Vicoforte 

   Il Santuario di Vicoforte è un edificio religioso situato nel territorio del comune di Vicoforte detto anche Basilica della Natività di Maria Santissima o santuario-basilica Regina Montis Regalis
   Si tratta di una chiesa monumentale, tra le più importanti del Piemonte, la cui cupola con sezione orizzontale ellittica risulta essere la più grande di tale forma al mondo. 
   Il complesso trae le sue origini da un santuario medievale, composto da un modesto pilone decorato da un affresco quattrocentesco raffigurante la Madonna col Bambino, eretto da un fornaciaio per propiziare la buona cottura dei mattoni.  
    
    Nel 1592, un cacciatore di nome Giulio Sargiano, pentito, appese il suo archibugio al pilone e iniziò una grande raccolta di fondi per riparare il danno dell'involontario danneggiamento dell'affresco per espiare così il suo peccato. 
    
    L'archibugio è conservato all'interno del Santuario, nelle nuove sale destinate a museo.  
        Nel giro di pochi anni questo luogo divenne meta di pellegrinaggi sempre più frequenti ed attirò anche le attenzioni del Duca Carlo Emanuele I di Savoia che, nel 1596, commissionò la costruzione di un grande santuario. 

    Il Duca Carlo Emanuele I di Savoia affidò i lavori all'architetto di corte Ascanio Vittozzi: nelle intenzioni del duca il santuario avrebbe dovuto accogliere i molti pellegrini e diventare in seguito il mausoleo di Casa Savoia, luogo destinato alle tombe della famiglia, funzione assunta in seguito anche dalla basilica di Superga sulla collina torinese. 

    Il monumento funebre in marmo del Duca Carlo Emanuele I venne realizzato nel 1792 dai fratelli Filippo e Ignazio Collino, che lavorarono anche alla decorazione della cripta di Superga. 
    

    Su un piedistallo, ai lati dell’urna funeraria, sono le allegorie della Scienza e della Fortezza. 

    
Sopra l’urna è posta l’immancabile clessidra con le ali e ancora più in alto due puttini reggono il drappo funebre.  

    Il giorno 5 novembre 2017 una delegazione di Consultori membri del Comitato Scientifico dell'Annuario della Nobiltà Italiana si recò nel Santuario di Vicoforte per il conferimento delle medaglie d'oro della Real Casa del  Portogallo ricevute dalle mani di S.A.R. il principe Pedro del Portogallo e firmate, in un caso, da S.A.R. il Principe Serge di Jugoslavia, pronipote della Regina Elena di Savoia

    Le medaglie vennero conferite pochi minuti dopo la visita alla tomba del Duca Carlo Emanuele I di Savoia, detto il Grande, ubicata nella cappella di San Bernardo, innanzi al cenotafio della figlia prediletta del Duca, la Principessa Margherita di Savoia, Duchessa di Mantova e del Monferrato, sposa di Francesco IV Gonzaga, Duca di Mantova. 






   
        Morta nel 1655 a Miranda de Ebro, è sepolta nel Monasterio de las Huelgas a Burgos: l'alto protocollo cerimoniale dinastico sconsiglia, anzi vieta, il conferimento di onori innanzi ai sepolcri e quindi, per questo motivo, si optò per il conferimento innanzi al monumento commemorativo della principessa sabauda, in una vicina cappella monumentale, intitolata a San Benedetto.  
    Nelle intenzioni del Duca, il santuario avrebbe dovuto accogliere i molti pellegrini e diventare in seguito il mausoleo di Casa Savoia, luogo destinato alle tombe della famiglia, funzione assunta in seguito dalla basilica di Superga sulla collina torinese.    
    Le decorazioni in affresco degli oltre seimila metri quadrati di superficie furono poi completate nel 1752 da Mattia Bortoloni e Felice Biella; il tema è quello della Salvezza. 
    Nel 1709 lo scultore Giuseppe I Gaggini assunse l'incarico di realizzare il monumento con la statua di Margherita di Savoia, figlia prediletta del Duca, monumento terminato nel 1714: innanzi a tale monumento, il 5 novembre 2o17, vi fu il conferimento delle tre Medaglie all'Annuario della Nobiltà: al Merito di Santiago della Spada, al Merito di Nostra Signora di Villaviciosa e al Merito di San Michele dell'Ala all'Annuario della Nobiltà Italiana rappresentato dal direttore Andrea Borella, e da una rappresentanza del comitato scientifico dell'Annuario della Nobiltà, dalle mani di Sua Altezza Reale Dom Pedro José de Mendoça Bragança e Bourbon, Capo della Real Casa del Portogallo.

    In quell'occasione Andrea Borella, direttore dell'Annuario della Nobiltà, accennò con il Rettore del Santuario Monsignor Bartolomeo (Meo) Bessone, vicario generale della Diocesi di Mondovì, del quale il Santuario fa parte, la questione dei - tutt'ora imprescritti - diritti perpetui di sepoltura dei Principi sabaudi nel medesimo Santuario, diritti confermati tutt'oggi sussistenti. 

    Il Santuario è monumento nazionale sin dal 1880. 
    In questo video si descrive la storia del Santuario di Vicoforte.



    I diritti di sepoltura dei Principi e Principesse della Real Casa di Savoia nelle Tombe Reali
    È utile sottolineare che il diritto di sepoltura nei mausolei reali e dinastici è regolata da norme speciali derivanti dalle disposizioni dei fondatori degli stessi che, di norma, escludono ab origine la possibilità di inumazione di coloro che non appartennero alla Casa Reale e/o che non furono in possesso in vita, e quindi non lo sono in morte, di tutti i requisiti dinastici utili a lucrare il diritto all'inumazione in quei sacelli.
    A tale proposito il prof. Aldo Molastorico e presidente dell'associazione Senatori del Regno, spiega che il Santuario di Vicoforte è il primo e principale mausoleo della Dinastia
    Sin dal 2013 S.A.R. il Principe Amedeo di Savoia, Capo della Real Casa, aveva fatto sapere che Vicoforte poteva essere una scelta appropriata per la nuova tumulazione delle salme dei Re ancora in esilio.
    L’articolo di Amadeo-Martín Rey y Cabieses "Los Saboya, un traslado secreto por las disputas familiares" con sottotitolo: "Los miembros de la familia real de Italia no querían que estuvieran en el ceremonial por el regreso de los restos mortales de los últimos monarcas italianos los repudiados Víctor Manuel" apparso sul periodico "La Razon" del 23 dicembre  2017 spiega alcuni retroscena della vicenda.
    Ecco la traduzione della parte finale dell'articolo suddetto di Rey y Cabieses, che interessa la vicenda italiana:  
    "Il ritorno in Italia, dietro le quinte, di Vittorio Emanuele III da Alessandria, in Egitto, e di sua moglie Elena, dal cimitero di Montpellier, non ha goduto della pompa che meritava. 
    Nel 2006 vennero pubblicate le lettere di Umberto II, morto nel 1983, dopo di che Maria Pia, Maria Gabriella, Maria Beatrice di Savoia e di Isabella di Savoia Genova riconobbero il loro cugino Amedeo di Savoia, Duca d'Aosta, come capo della Casa. 
    Umberto II aveva proibito il matrimonio di suo figlio Vittorio Emanuele perché lo considerava ineguale. 
    Infatti, Marina Ricolfi Doria, due volte campionessa del mondo di sci nautico, si sposò civilmente a Las Vegas nel 1970 con Vittorio Emanuele
    Un anno e mezzo dopo vi fu il matrimonio religioso a Teheran. (...)
    D'altra parte, Amedeo di Savoia aveva sposato "comme il faut" la Principessa Claudia d'Orléans, figlia del conte di Parigi, ed ebbe  un ottimo rapporto con lo zio Umberto II (...).  Suo figlio Aimone, seguendo le tradizioni monarchiche, sposò la principessa Olga di Grecia, mentre Emanuele Filiberto sposò l'attrice Clotilde Coureau.
    È certo che Vittorio Emanuele è figlio dell'ultimo re, ma molti dubitano che possa essere considerato quello che gli esperti chiamano "dinasta". 
   Maria Gabriella, sorella di Vittorio Emanuele, è la più attiva delle principesse sabaude, creatrice della Fondazione Umberto II e Maria Josè di Savoia, dedicata agli studi storici di Casa Savoia. 
  È stata lei che, nel 2017 trattò con il Presidente della Repubblica per la traslazione dei suoi nonni in Italia, che venne autorizzata. Fu assistita dal professor Aldo Mola, presidente della Consulta del Senato del Regno, e venne ottenuto il consenso dei governi francese ed egiziano.
    Il posto giusto per seppellirli avrebbe potuto essere il Pantheon a Roma, dove sono Vittorio Emanuele II, Umberto I e la Regina Margherita
    Ma era improbabile che lo fosse con l'autorizzazione del governo e il permesso della Soprintendenza ai monumenti. 
    Si scartò la basilica torinese di Superga  perché di ostacolo ad un futuro trasferimento al Pantheon. 
    Mola propose il Santuario di Vicoforte, fondato da Carlo Emanuele I, Duca di Savoia, per essere un pantheon della casa. Nel 2013 il vescovo di Mondovì e il rettore del santuario, monsignor Bessone, autorizzarono la sepoltura. 
    Lo Stato si sarebbe incaricato del trasferimento dall'Egitto e dalla Francia, e la Casa Reale avrebbe organizzato la cerimonia funebre solenne, incaricando il mio buon amico Maurizio Bettoja, basandosi sui funerali di Carlo  Alberto di Sardegna, morto a Oporto nel 1849. 
    Membri inaffidabili
    Però che fare con Vittorio Emanuele di Savoia e con suo figlio Emanuele Filiberto
    Il fatto che non sono riconosciuti in possesso di diritti dinastici da molti Savoia creava un conflitto cerimoniale che avrebbe potuto dissuadere le altre Case Reali dall’assistere. 
    Anche lo Stato poteva desistere dal trasferimento [delle salme Reali] se Vittorio Emanuele vi partecipava o era presente alla cerimonia. Il progetto si arrestò, ma nel maggio del 2017 Maria Gabriella chiese aiuto al Presidente della Repubblica. 
    Si accordò un’esumazione, trasferimento e inumazione privata per la Regina e cerimoniale militare per il Re. 
Tutto venne gestito dal conte Federico Radicati di Primeglio e dal prof. Mola
   Bettoja redasse un nuovo cerimoniale minimo.
   Per evitare la presenza di Vittorio Emanuele, mantenuto ai margini dallo Stato e dalla Famiglia Reale, nella quale non è incluso per i sostenitori del Duca di Aosta, non venne annunciata data e ora del trasferimento.».
   scansione a colori dell'articolo intitolato: "Los miembros de la familia real de Italia no querían que estuvieran en el ceremonial por el regreso de los restos mortales de los últimos monarcas italianos los repudiados Víctor Manuel" apparso sul periodico "La Razon" del 23 dicembre  2017 a firma di Amadeo Rey y Cabieses

    L'antefatto dinastico  
    L’Italia recepisce le norme e consuetudini del cerimoniale diplomatico internazionale riguardante le Case Reali non più regnanti a cui vengono riconosciuti trattamenti onorifici regali ed alcuni diritti, purché questa Casa non abbia perso o rinunciato ai diritti dinastici e che sia riconosciuta come tale da entità esterne. 
    Nel 2006 , in seguito alla pubblicazione di due lettere del Re Umberto II, le Principesse Reali Maria Pia, Maria Gabriella, Maria Beatrice e della Principessa Isabella di Savoia Genova, contessa Frioli di Rezzano, altri membri della Famiglia e alcuni autorevoli consiglieri, nonché S.A.R. Amedeo di Savoia, Duca d’Aosta, prendevano atto e palesavano che S.A.R. aveva assunto la titolarità della Casa di Savoia, a cui era succeduto con la morte di S.M. il Re Umberto IIsuo figlio Vittorio Emanuele  aveva perso i suoi diritti dinastici in seguito al suo matrimonio non autorizzato dal Capo della Casa e con donna di condizione inferiore, matrimonio non autorizzato anzi proibitogli da Re con lettera controfirmata per presa visione da Vittorio Emanuele stesso, così come stabilito dalle leggi dinastiche di famiglia: la successione dinastica in Casa Savoia è regolamentata da una serie di norme contenute in diversi atti: le Regie Lettere Patenti del 1780 e il Regio Editto del 1782, entrambi emanati da Vittorio Amedeo III, lo Statuto Albertino del 1848 e il Codice Civile del 1942 (artt. 92, 105 e 114).  
    Il principe che sta per sposarsi, inoltre, deve obbligatoriamente ricevere l'assenso al matrimonio dal Capo della Casa, pena la perdita di tutti i diritti di successione.
    Nel caso di nozze fra principi che non siano state autorizzate, il Capo della Casa potrà decidere le sanzioni caso per caso, mentre nel caso di mancato assenso a un matrimonio diseguale (ad esempio, un principe e una persona non di sangue reale o di casa sovrana) è prevista la decadenza automatica del principe contraente matrimonio e l'esclusione da qualsiasi titolo e diritto di successione per sé e per la sua discendenza.
    Lo Statuto Albertino del 1848, che si occupa dei rapporti fra i poteri e fra gli organi dello Stato, non si sofferma sulle leggi di successione, rinviando alle precedenti disposizioni. L'art. 2 dello Statuto Albertino recita: "Lo Stato è retto da un Governo Monarchico Rappresentativo. Il Trono è ereditario secondo la legge salica". 
    Con legge salica ci si riferisce a quel complesso di norme consuetudinarie sulla primogenitura maschile che escludono la successione femminile. 
    Le Regie Lettere Patenti non sono perciò contrarie allo Statuto, dal momento che anch'esse prevedono la legge salica, precisandone i criteri di applicazione attraverso la normativa sui matrimoni.
    Di nuovo a conferma della loro validità gli articoli del Codice Civile del 1865 e del 1942, attualmente in vigore, che, all'art. 92, stabilisce: "Per la validità dei matrimoni dei Principi e delle Principesse Reali è richiesto l'assenso del Re Imperatore (vedi Codice Civile-Capo III, ed in particolare gli Artt. 92, 105, 114 ove ancora applicabili).
    Le lettere di Re Umberto II, risalenti alla fine degli anni ’60, di cui si sta parlando, unitamente alle leggi dinastiche della Real Casa di Savoia (che già vennero trascritte ed annotate a cura di Andrea Borella sin dal 2010 e pubblicate nella XXXI edizione dell’Annuario della Nobiltà Italiana, edizione commemorativa per i 150 anni dell’Unità d’Italia), vennero pubblicate anastaticamente ed organicamente per la prima volta in assoluto nella XXXII edizione dello stesso Annuario della Nobiltà Italiana, sempre diretto da Borella, insieme ad altri documenti di interesse storico e dinastico, già conosciuti, ma estremamente rari.  
    Vi è da sottolineare come l’Annuario ha, da sempre, indicato in S.A.R. Amedeo di Savoia il Capo della Real Casa, anche da prima della diffusione delle lettere di Re Umberto II nel 2006, esclusivamente basandosi sullo studio e l’applicazione delle Leggi Dinastiche alla genealogia e alla successione della Real Casa di Savoia, leggi mai validamente emendate, né cassate, da alcun Capo della Real Casa.  

    La Corona Reale di Savoia utilizzata per la cerimonia della traslazione delle Salme reali nel dicembre 2017

Qui sopra: la Corona Reale di Savoia utilizzata per la cerimonia di traslazione delle spoglie di Vittorio Emanuele III di Savoia, Re d'Italia. 

    Secondo quanto previsto dal piccolo cerimoniale venne appoggiata al cuscino quadrato di velluto chermisino, gallonato e con quattro nappe d'oro, una per angolo, poggiante sulla coltre, superiormente d'oro che ricopriva la cassa e che andava a costituire, ricadendo, e passando al velluto nero per il lutto solenne, uno degli elementi del "Letto di duolo" Reale. 
La Corona Reale e le altre règalie rimangono a disposizione della Real Casa per le sue cerimonie solenni. 
    La "Corona Reale di Savoia", qui sopra fotografata, è l'unica "Corona Reale di Savoia", mai prima forgiata, che rispetti la foggia stabilita nel Regio Decreto del 1º gennaio 1890. 
    E' stata la prima ad essere realizzata a norma di quanto stabilito dal Decreto Reale del 1890, dopo ben 127 anni dando così concretezza all'araldica regale sabauda con la forgiatura di una vera e propria corona, prima solo raffigurata su documenti e supporti di vario tipo.

    La regolamentazione delle Corone Reali del Regno d'Italia è infatti presente nel Regio Decreto del 1º gennaio 1890, il quale stabilisce:
    Art. 43.
    Le Corone della Reale Famiglia hanno tutte la stessa base d'un cerchio d'oro coi margini cordonati, fregiato con otto grossi zaffiri (cinque visibili) attorniati ciascuno da dodici gemme, cioè: quattro diamanti alternati con altrettanti rubini ed altrettanti smeraldi: i zaffiri sono divisi da otto nodi di Savoia (quattro visibili) d'oro a sbalzo. Il cerchio è sormontato da quattro foglie d'acanto d'oro (tre visibili) caricate, in cuore, d'una perla; separate da quattro crocette di Savoia (due visibili) smaltate di rosa e ripiene di bianco, pomate con quattro perle ed accostate, ciascuna, da due perle collocate sopra una piccola punta; il tutto movente dal margine superiore del cerchio.
    Art. 44.
    Il Re usa due corone; quella Reale di Savoia e quella Reale d'Italia.
    Art. 45.
    La Corona Reale di Savoia è chiusa da otto vette d'oro (cinque visibili) moventi dalle foglie e dalle crocette, riunite, con doppia curvatura, sulla sommità, fregiate all'esterno da grosse perle decrescenti dal centro e sostenenti un globo d'oro cerchiato, cimato come Capo e Generale Gran Maestro dell'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro da una crocetta d'oro, trifogliata, movente dalla sommità del globo.
    Art. 50
    Le corone del Re, della Regina e del Principe Reale ereditario sono foderate di un tòcco di velluto chermisino.
    Art. 51.
    La Corona Reale d'Italia è quella detta Corona di Ferro che si conserva nel Real Tesoro della Cattedrale di Monza.

    
Nelle intenzioni dell'ideatore della corona Reale di Savoia, il barone Antonio Manno (1834 - 1918), commissario del Re presso la Consulta Araldica e direttore della Biblioteca reale di Torino, si può supporre che lo zaffiro, una pietra azzurra, volesse rammentare il colore nazionale dell'Italia, che è uno dei simboli patri italiani. 
    Deve il suo nome al fatto di essere il colore di Casa Savoia, ossia Blu Savoia, gradazione di blu di saturazione compresa fra il blu pavone e il pervinca, più chiaro del blu pavone. Diventato colore nazionale italiano con l'unità d'Italia (1861), il suo uso è continuato anche dopo la nascita della Repubblica Italiana (1946).
       Una bordatura blu Savoia è stata infatti inserita sull'orlo dello stendardo presidenziale italiano e l'utilizzo della sciarpa azzurra per gli ufficiali delle forze armate italiane, per i presidenti delle province durante le cerimonie ufficiali e della maglia azzurra per le Nazionali sportive italiane è stato mantenuto anche in epoca repubblicana. 
    L'origine del colore sembra risalga al 20 giugno 1366 quando Amedeo VI di Savoia, prima di partire per una crociata voluta da papa Urbano V e organizzata per prestare aiuto all'imperatore bizantino Giovanni V Paleologo, cugino di parte materna del conte sabaudo, volle che sulla nave ammiraglia della flotta di 17 navi e 2000 uomini, una galea veneziana, sventolasse, accanto allo stendardo rosso-crociato in argento dei Savoia, una bandiera azzurra: « [...] di devozione di Zendado Azzurro con l'immagine di Nostra Signora in campo seminato di stelle (oro). E quel colore di cielo consacrato a Maria è, per quanto a me pare, l’origine del nostro color nazionale. [...] » (Luigi Cibrario cit. in Carlo Alberto Gerbaix De Sonnaz "Bandiere stendardi e vessilli di Casa Savoia, dai Conti di Moriana ai Re d'Italia (1200-1861)" (Torino, 1911)). 
      Il colore ha quindi una implicazione mariana. 
      Le gemme in circolo, circondanti gli otto grossi zaffiri, alternate verdi (smeraldo), bianche (diamante) e rosse (rubini), rappresentano i colori della bandiera italiana.

    Nel Regno d'Italia non è mai esistita la cerimonia dell'incoronazione, e, quindi, non si è mai resa necessaria la costruzione di una corona di Stato. Tuttavia viene considerata Corona d'Italia la Corona Ferrea, utilizzata però soltanto come emblema e mai indossata dai re d'Italia.    
    Non è chiaro che fine fece l'antica corona del Regno di Sardegna: secondo alcuni, come ricorda Bruna Rossi nel suo libro "Quel tricolore di piume leggere" (Tricase, Youcanprint, 2012), venne data in pegno ad Anversa o a Rotterdam a garanzia di un finanziamento, richiesto da Casa Savoia per la guerra di difesa contro l'invasione napoleonica, e venne poi distrutta a seguito della disfatta e dell'invasione del Piemonte nel 1798; secondo altri, invece, non lasciò mai Torino e venne rubata dai soldati francesi a seguito della stessa invasione. L'oro e le sue gemme, in ogni caso, furono venduti o riutilizzati.
    Dopo la proclamazione dell'unità d'Italia, nel 1861, venne aperta una sottoscrizione per realizzare una nuova corona nazionale per Vittorio Emanuele II
    Nel 1862 un quotidiano fiorentino, Lo Zenzero, pubblicò in prima pagina che: «Il Gonfaloniere di Firenze, presidente di una Commissione Promotrice, deliberava l'anno passato una Corona al Re d'Italia, facendo appello a tutti i municipii italiani onde concorressero con i suoi amministrati, per mezzo di volontarie offerte, ad accumulare la somma necessaria per adempiere a questo dovere». 
    Nonostante una discreta somma raccolta, il quotidiano informò che la corona non era stata realizzata, pare «per vergognose gelosie municipali, e per incuria di coloro che tutto pospongono allo interesse e all'ambizione personale». 
    Il Re Umberto I, figlio di Vittorio Emanuele II, forse meditava di essere incoronato con la storica Corona Ferrea quando il clima politico italiano fosse stato più favorevole: nel 1890, infatti, la inserì nello stemma reale e nel 1896 donò al duomo di Monza, città in cui amava risiedere, la teca in vetro blindato dove la corona è tuttora custodita. 
    Il suo assassinio, nel 1900, interruppe i suoi progetti, ma alle sue esequie venne esposta la Corona Ferrea e la sua tomba al Pantheon ne reca, davanti, una copia bronzea.
    Vittorio Emanuele III e Umberto II non vollero alcuna cerimonia di incoronazione.

    Brevi cenni sulle corone sabaude più antiche utilizzate nelle cerimonie di incoronazione e nelle cerimonie funebri
    Probabilmente la prima corona utilizzata per la doppia incoronazione a Re di Cipro e di Gerusalemme ed Armenia di Ludovico di Savoia (o Lodovico, detto il Generoso (Ginevra, 21 febbraio 1413 – Lione, 29 gennaio 1465), incoronato il 7 ottobre 1459. 
    Altra corona venne usata per l’incoronazione di Vittorio Amedeo II a Re di Sicilia, ma questa venne disfatta, come generalmente accadeva, dopo l’incoronazione. 
    Non vi furono più incoronazioni nella Casa di Savoia; quella a Re d’Italia, pur progettata, non avvenne per ovvi motivi politici.     Corone Reali e ducali apparivano nei funerali e nelle cerimonie Sabaude fin dal XVI sec., ma si trattava di corone cerimoniali, foggiate in materiali non preziosi. 
    Tali corone sono raffigurate in numerose stampe e citate nelle descrizioni delle cerimonie e nei cerimoniali relativi ai funerali, e si avvertiva in questi casi, secondo la qualità dei defunti, di utilizzare la corona Reale o Ducale; anche in altre cerimonie si esponevano corone per maggior solennità.
    La corona Sabauda era una corona Reale, a cinque fioroni alternati a perle, chiusa da cinque archi visibili, col globo cimato dalla croce Mauriziana. 
    Un buon esempio è la corona in oro e pietre preziose del Bambino Gesù ad Oropa, donata da Vittorio Emanuele I, o la corona cerimoniale in metallo dorato che si conserva nella sala del Trono al Palazzo Reale di Genova; sempre ad Oropa un esempio di corone Ducali sono la seicentesca corona in oro e pietre preziose e quella egualmente preziosa donata dalla Regina Maria Teresa, consorte di Vittorio Emanuele I, ma diverse altre corone cerimoniali dovevano esistere a Torino. 
    La corona Reale era usata dal Re e dalla Famiglia Reale, mentre i Principi del Sangue usavano la corona Ducale, aperta.
    Il R.D. 1 gennaio 1890 che regola corone, trattamenti e titoli della Real Casa fu emanato per riordinare una situazione araldica che era diventata assai confusa ed incontrollata – si veda il brutto e farraginoso stemma Reale precedente – nel senso di una continuità araldica dinastica, e fu opera di un grande studioso, Antonio Manno
    Si volle creare, nel solco della tradizione della R. Casa, una corona Sabauda ed uno stemma Reale appropriato. 
    Della corona Sabauda fino ad allora usata fu conservata solo la croce Mauriziana che la cimava e solo per la corona del Re; furono modificate e caratterizzate araldicamente le corone previste per il Re, la Regina ed i Principi, che ebbero come elemento unificante il cerchio ornato di zaffiri (il colore Sabaudo) e di nodi di Savoia, rialzata da quattro fioroni e da quattro croci di Savoia alternati a perle, mentre il numero degli archi variava secondo la posizione dinastica dei titolari; il globo era cimato da una croce Sabauda. 
    Tali corone, in bronzo dorato, possono vedersi sulle tombe Reali a Superga. 
    La corona utilizzata a Vicoforte corrisponde a quella prevista per il Re.
    Per il funerale di Vittorio Emanuele II le corone usate e poste sul feretro furono due: quella Reale sabauda e quella Ferrea, la corona d’Italia usata nelle incoronazioni dei Re d’Italia sino a quella di Ferdinando I d’Austria nel 1838, ed anche sul tumulo di Umberto I appariva la corona Reale oltre a quella Ferrea, presente nel corteo funebre. 
    Ciò è riscontrabile dalle numerose raffigurazioni ed immagini dei funerali, dei tumuli e dalle descrizioni delle cerimonie.
    La corona napoleonica del Regno d’Italia, usata nell’incoronazione di Napoleone oltre a quella Ferrea, fu restituita all’Italia dall’Austria insieme alle altre insegne regali solo dopo il 1918. 
 


 
    I preparativi della cerimonia
    La traslazione delle Reali salme a Vicoforte, traslazione avvenuta attraverso un iter difficile e reso ancor più tale dalla necessità di assoluta riservatezza e cautela per evitare intrusioni sgradite sia alla Casa Reale sia allo Stato, che avrebbero arrestato forse definitivamente il rientro in Italia delle salme dei Reali, è stata accompagnata da commenti forse troppo affrettati che, oltretutto, avrebbero beneficiato e di maggior conoscenza sugli argomenti storici trattati, e di informazioni – che per la verità nessuno dei critici avrebbe potuto avere – sullo svolgersi della vicenda.
    Il sepolcreto dinastico di Altacomba era stato ormai da tempo accantonato, quando iniziò la costruzione del santuario mariano di Vicoforte. 
    Esso nacque come santuario mariano ma anche come mausoleo della Casa Reale, probabilmente per imitazione dell’Escorial, anche se fu in effetti utilizzato solo per il sepolcro del suo fondatore Carlo Emanuele I; la distanza da Torino e la circostanza che la costruzione rimase incompleta fino al ‘700 inoltrato possono essere i motivi che ne sconsigliarono l’uso quale sepolcreto dinastico per le tumulazioni successive. 
    Per quanto riguarda i Re d’Italia, il proposito di utilizzare il Vittoriano quale mausoleo nacque dopo la morte di Vittorio Emanuele II, ma non ebbe attuazione per circostanze contingenti, non ultima il protrarsi dei lavori fino agli anni ’30, quando ormai il Pantheon era consolidato quale tomba Reale; l’avversione di Mussolini per la Monarchia potrebbe essere stato un motivo aggiuntivo, per evitare una solenne cerimonia dinastica di traslazione delle salme Reali, nella quale egli sarebbe stato solo un elemento insignificante.
 
     La traslazione di Elena di Savoia, Regina d'Italia, nata Principessa Reale del Montenegro (Casa Reale dei Petrović-Njegoš)  
 

    
    Venerdì 15 dicembre 2017, per cura dell’avv. Luca Fucini,  membro della Consulta dei Senatori del Regno, delegato all'estumulazione della Salma di Elena di Savoia dal Cimitero Saint-Lazare di Montpellier, il quale si rese portavoce della “la gratitudine della Famiglia di Savoia alla città francese che dal 1952 l'ha custodita con amorevole cura” la salma della Regina Elena di Savoia, morta il 28 novembre 1952 a Montpellier e sino a quel momento sepolta nel cimitero cittadino di  Saint-Lazare (ove già era stata inizialmente tumulata, per un anno, nella stessa tomba del medico che la curò, venendo poi traslata nella tomba creata per lei e designata, su incarico di Re Umberto II, da Sua Altezza il Principe Enrico d’Assia)vennero traslate con un viaggio dalla Francia all'Italia, mediante apposito carro funebre.
    La Regina madre venndeposta nel nuovo sepolcreto per Lei preparato nel Santuario di Vicoforte, nei pressi di Mondovì, nel Cuneese,  dove venne tumulata con una semplice cerimonia nella cappella di San Bernardo.
    Per problemi di sicurezza in Egitto la salma del Re, accompagnata dal Delegato conte Federico Radicati, che avrebbe dovuto giungere insieme a quella della Regina, poté infine essere trasportata da Alessandria d’Egitto solo nella notte del 16-17 dicembre, arrivando all’aeroporto di Levaldigi la mattina del 17.  
    Il rettore del Santuario, Mons. Meo Bessone, celebrò  il rito della preghiera per l’inumazione della Regina Elena
    La Diocesi di Mondovì, mediante una nota stampa, ha comunicato che "Venerdì 15 dicembre, nel tardo pomeriggio, è giunta al Santuario di Vicoforte la salma della Regina Elena di Savoia, al termine della traslazione dal cimitero di Montpellier dove era sepolta dalla morte, avvenuta nella città francese il 28 novembre 1952 - si legge nel documento -. Le spoglie sono state collocate all'interno della basilica, nella cappella di San Bernardo, conosciuta anche come mausoleo del duca, in quanto lì è sepolto appunto il duca Carlo Emanuele I, che sostenne in misura determinante l'inizio della costruzione del Santuario dal 1596 ai primi anni del Seicento".
    
Nelle righe successive, vengono rese noti le origini dell'"iniziativa di rientro delle spoglie della stessa regina Elena e del re Vittorio Emanuele III (sepolto ad Alessandria d'Egitto), presa dai familiari di casa Savoia. Essa risale come prima istanza al 2011, reiterata nel 2013, con la dichiarata disponibilità del vescovo monsignor Luciano Pacomio a che l'evento potesse compiersi".  
    Quanto all'ubicazione della salma, la diocesi rivela che "la collocazione delle spoglie della Regina nel loculo predisposto nei mesi scorsi - con tutte le autorizzazioni del caso - nella cappella di San Bernardo è avvenuta in un contesto di riserbo e sobrietà, con la preghiera (a cura del rettore don Meo Bessone) prevista dal rito delle esequie, per la deposizione nel sepolcro. Nella stessa cappella, accanto al loculo che ospita la regina Elena, è stato anche ricavato quello che accoglierà la salma di Re Vittorio Emanuele III. Per ora non si conosce la data di arrivo delle spoglie del sovrano, che fu capo dello Stato dal 1900 al 1946. La cappella di San Bernardo per adesso resta chiusa, in attesa che si realizzi appunto la traslazione del re. Quindi si predisporrà quanto opportuno per la visita di chi vorrà sostare in ricordo o in preghiera".
    
    In un comunicato all'Agence France Presse (AFP) la nipote S.A.R. la Principessa Maria Gabriella di Savoia, ha "espresso profonda gratitudine al Presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, che ha permesso il trasferimento della salma in Italia” parlando anche “a nome dei discendenti della coppia reale che visse 51 anni di matrimonio insieme agli italiani nella buona e nella cattiva sorte”. 
    La Principessa Gabriella di Savoia ha aggiunto: "Confido che il ritorno in patria della salma di Elena di Savoia, la Regina amata dagli italiani, concorra alla composizione della memoria nazionale nel 70° della morte di Vittorio Emanuele III (28 dicembre 1947) e nel centenario della Grande Guerra".
    Il rientro della salma coincide infatti con il settantesimo anniversario della morte di Vittorio Emanuele III.
   
 
Dalla mattina di venerdì 15 novembre la Regina riposa nella Cappella di San Bernardo, nota anche come mausoleo del Duca Carlo Emanuele I
    La cappella di Cappella di San Bernardo venne sbarrata e chiusa e, al suo interno, montata su un'intelaiatura di acciaio una imponente gru su rotelle utilizzata per rimuovere le pesanti pietre tombali.
    La Regina Elena di Savoia nacque Jelena Petrović-Njegoš (Cettigne, 8 gennaio 1873 – Montpellier, 28 novembre 1952). 
    Fu la sesta figlia del futuro Re Nicola I del Montenegro (Njeguši, 7 ottobre 1841 – Antibes, 1 marzo 1921) e di Milena Vukotić, futura Regina del Montenegro (Cettigne, 4 maggio 1847 – Antibes, 16 marzo 1923). 
   Fu educata ai valori e all'unione della famiglia; la conversazione a tavola si svolgeva in francese e si discuteva con eguale disinvoltura di politica e di poesia; le abitudini e le relazioni nella famiglia Petrović Njegoš erano accurate ma non soffocavano la spontaneità dei caratteri e delle personalità. Elena crebbe schiva e riservata ma anche piuttosto caparbia, molti ricordano che era ben difficile farle cambiare idea. 
   Molto attaccata alle tradizioni, di animo sensibile e una mente vivace e curiosa, era dotata di un forte amore per la natura: il suo fiore preferito era il ciclamino. Studiò nel collegio Smol'nyj di Pietroburgo, frequentò la casa reale russa e collaborò con la rivista letteraria russa Nedelja pubblicando poesie. Dopo il matrimonio con Vittorio Emanuele III, celebrato il 24 ottobre 1896 al Quirinale e dopo l’assassinio del suocero Re Umberto I divenne la seconda Regina d'Italia. 
   La coppia reale ebbe cinque figli: Iolanda (nata nel 1901 e morta nel 1986), Mafalda (nata nel 1902 e morta nel 1944), Umberto, poi Re d'Italia per un mese (nato nel 1904 e morto nel 1983), Giovanna (nata nel 1907 e morta nel 2000) e Francesca (nata nel 1914 e morta nel 2001).
   Elena fu una regina tenera e discreta, capace di tenersi sempre lontana dalle questioni politiche nel corso di un quasi mezzo secolo drammatico e controverso, fu una moglie e una madre che si dedicò a numerose iniziative caritative e assistenziali che la resero amata e popolare tra i sudditi.     
   Predisposta particolarmente per lo studio delle lingue straniere, fece da traduttrice al marito per il russo, il serbo e il greco moderno, tenendogli in ordine l'emeroteca dei giornali stranieri. 
    Nel 1903 la sua passione per l'arte la portò a fare pressioni affinché fosse ideata una nuova serie di francobolli utilizzando come bozzettista il pittore Francesco Paolo Michetti a cui diede precise indicazioni grafiche.  
    Il 28 dicembre 1908 Reggio Calabria e Messina furono colpite da un disastroso terremoto e maremoto. La regina Elena si dedicò subito ai soccorsi, come mostrano fotografie dell'epoca; ciò contribuì ad aumentare la sua popolarità.
     A Messina, per volere della cittadinanza, le fu eretto un monumento in perenne ricordo, per le generazioni future, per la sua generosità ed abnegazione nell'assistenza ai terremotati del 1908.
    Studiò medicina e ne ebbe la laurea honoris causa; finanziò opere benefiche a favore degli encefalitici, per madri povere, per i tubercolotici, per gli ex combattenti ecc. 
    Durante la prima guerra mondiale Elena fece l'infermiera a tempo pieno e con l'aiuto della Regina Madre Margherita di Savoia, trasformò in ospedali sia la reggia del Quirinale sia Villa Margherita, caso unico in Europa; per reperire fondi, lei stessa inventò la "fotografia autografata" che veniva venduta nei banchi di beneficenza, mentre alla fine del conflitto propose la vendita dei tesori della corona per estinguere i debiti di guerra. 
    Il Sommo Pontefice Pio XI il 15 aprile 1937 le conferì la Rosa d'oro della Cristianità, la più importante onorificenza possibile a quei tempi per una donna da parte della Chiesa cattolica.  
    L'impegno contro le malattie era un dovere che sentiva profondamente, promosse infatti negli anni iniziative per la formazione e l'aggiornamento professionale dei medici e degli operatori sanitari, per la ricerca contro la poliomielite, per la malattia di Parkinson e soprattutto contro il cancro. 
    Nel 1939, tre mesi dopo l'inizio della Seconda Guerra Mondiale Elena scrisse una lettera alle sei sovrane delle nazioni europee ancora neutrali (Danimarca, Paesi Bassi, Lussemburgo, Belgio, Bulgaria e Jugoslavia), al fine di evitare all'Europa e al mondo l'immane tragedia della seconda guerra mondiale.     
    Terminata la guerra, il 9 maggio del 1946, Vittorio Emanuele III abdicò a favore del figlio Umberto, assumendo il nome di Conte di Pollenzo e andò in esilio con Elena. La coppia reale si ritirò a Villa Jela, ad Alessandria d'Egitto, ospite di re Farouk I   d'Egitto che ricambiò così l'ospitalità data a suo tempo dal re italiano a suo padre.
   Durante l'esilio i due coniugi festeggiarono il cinquantesimo anniversario di matrimonio. 
   Elena rimase col marito fino alla morte di quest'ultimo, avvenuta il 28 dicembre 1947.
     Tre anni dopo si scoprì malata di cancro e si trasferì in Francia a Montpellier, anche qui la popolazione ebbe modo di conoscere la «bonne Dame noire» («La buona signora in nero») che, nonostante le ormai residue possibilità economiche, continuava ad aiutare i poveri.
     Nel novembre 1952 si sottopose ad un difficile intervento chirurgico nella clinica di Saint Cóm.       Elena morì il 28 novembre 1952 assistita unicamente dalla fedelissima camerista Rosa Gallotti
     Fu sepolta, come suo desiderio, in una comune tomba del cimitero cittadino a Montpellier. L'intera città si fermò per assistere e partecipare al suo funerale, al quale presero parte ben 50 mila francesi. La Municipalità di Montpellier ha intitolato il viale che porta al cimitero alla regina Elena e le ha innalzato un monumento.
     Per la sua vicinanza ai malati e per la sua grandissima umanità, in occasione del cinquantesimo anniversario della sua scomparsa, il Ministero italiano delle Comunicazioni ha emesso un francobollo commemorativo con la sua effigie, associando la sua figura alla lotta contro il cancro. 
     Nel 1960, a ricordo del suo aiuto alle popolazioni colpite dal terremoto, le fu innalzato a Messina un grande monumento in marmo bianco di Carrara, che la riproduce vestita da crocerossina, opera dello scultore Antonio Berti. 
   E' in corso il processo di canonizzazione. La figura di Elena ha ispirato anche scrittori e poeti. Tra essi Gabriele d'Annunzio che la cantò nella IV Preghiera per l'Avvento delle «Laudi del Cielo, del Mare, della Terra e degli Eroi».   
   Papa Pio XII nel messaggio di condoglianze inviato al figlio Re Umberto II per la morte di Elena, la definì "Signora della carità benefica".

    La traslazione di Vittorio Emanuele di Savoia, III Re d'Italia      
    Re Vittorio Emanuele III fu sepolto, fino al 17 dicembre 2017, dietro l'altare della cattedrale di Santa Caterina di Alessandria d'Egitto 

Fu chiamato dagli italiani Il Re Soldato per aver guidato il suo paese durante entrambe le guerre mondiali.
     Vittorio Emanuele III (Vittorio Emanuele Ferdinando Maria Gennaro di Savoia; Napoli, 11 novembre 1869 – Alessandria d'Egitto, 28 dicembre 1947) fu Re d'Italia (dal 1900 al 1946), imperatore d'Etiopia (dal 1936 al 1941, anche se la formale rinuncia al titolo è del 1943), primo maresciallo dell'Impero (dal 4 aprile 1938) e re d'Albania (dal 1939 al 1943). Abdicò il 9 maggio 1946 e gli succedette il figlio Umberto II.  
     Figlio di Re Umberto I di Savoia e di Margherita di Savoia-Genova, ricevette alla nascita il titolo dinastico di Principe di Napoli.
     Il suo lungo regno (quarantasei anni) vide, oltre alle due guerre mondiali, l'introduzione del suffragio universale maschile (1912) e femminile (1945), delle prime importanti forme di protezione sociale, il declino e il crollo dello Stato liberale (1900-1922), la nascita e il crollo dello Stato fascista (1925-1943), la composizione della questione romana (1929), il raggiungimento dei massimi confini territoriali dell'Italia unita, le maggiori conquiste in ambito coloniale (Libia ed Etiopia). Morì quasi due anni dopo la caduta del Regno d'Italia.
    Figlio unico di cugini primi, crebbe in un ambiente familiare rigido e ricevette un'educazione militare: fu scelto come suo precettore il colonnello di Stato Maggiore Egidio Osio, che ne fece un monarca sul modello prussiano di re in arme.
    Vittorio Emanuele, cresciuto lontano dagli affetti della famiglia maturò col tempo un carattere schivo, ma insieme riflessivo e curioso.
    Ebbe educazione accurata, comprendente tra l'altro la frequenza della prestigiosa Scuola militare Nunziatella di Napoli, che completò con lunghi viaggi all'estero. Elevato al rango regio, divenne solito frequentare le sedute d'inaugurazione dell'Accademia Nazionale dei Lincei, così come di altre associazioni di stampo scientifico, alle quali si avvicinava, per i suoi interessi. Tra tutte le sue passioni, in ambito culturale, svettavano forse la numismatica, la storia e la geografia: la sua conoscenza in queste materie era riconosciuta ad alti livelli, anche fuori dal Regno (scrisse un trattato sulla monetazione italiana, il Corpus Nummorum Italicorum). In più occasioni Vittorio Emanuele venne chiamato, in virtù della sua profonda conoscenza in campo geografico, come mediatore nei trattati di pace. Venne riconosciuto come arbitro per la disputa territoriale dell'isola di Clipperton tra Francia e Messico. 
    
Estimatore di William Shakespeare, parlava quattro lingue, ma non amava né il teatro, né i concerti.  
    Il 24 ottobre 1896 sposò al Quirinale con rito civile, seguito da quello religioso cattolico nella Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri una principessa  montenegrina, Elena, la cui famiglia era molto legata, da vincoli politici e familiari, alla Corte di San Pietroburgo. 
    La coppia, felicissima dal lato affettivo, tardò ad avere figli. Dopo quattro anni, nacque la principessa Jolanda (1901), che nel 1923 sposò il conte Giorgio Carlo Calvi di Bergolo. Dopo la nascita di Mafalda (1902), che sposò nel 1925 il langravio Filippo d'Assia, arrivò l'atteso erede maschio, Umberto (1904), principe di Piemonte, che nel 1930 sposò Maria José del Belgio. La quartogenita, Giovanna (1907), sposò nel 1930 Boris III di Bulgaria e, infine, l'ultimogenita Maria Francesca (1914) sposò nel 1939 il principe Luigi di Borbone-Parma
    Nel 1922 il Re si trovò letteralmente solo ad affrontare una crisi di cui solo i partiti incapaci e litigiosi furono responsabili. 
    Tra i tentennamenti di Facta, la cocciutaggine dei socialisti che per evitare scissioni interne si tennero lontani da qualunque coalizione e via discorrendo. 
    Il Fascismo prese il potere nel 1922, dopo la Marcia su Roma. Benito Mussolini ebbe nel 1924, come Capo del Governo, la fiducia dei partiti democratici, popolari e liberali dell’epoca con 306 voti favorevoli e 112 contrari ottenendo 35 deputati fascisti al Governo. 
    Agì secondo statuto ed il primo governo Mussolini fu di coalizione con rappresentanze di molti partiti e la fiducia di un parlamento elettivo.  De Nicola, poi Presidente della Repubblica, ed altri parlamentari votarono la fiducia e lo stesso Gronchi, poi Presidente della Repubblica, fu sottosegretario. 
    La crisi del 1922 fu molto più complessa di quanto le varie vulgate abbiano voluto raccontare per ragioni d'opportunismo politico nel dopoguerra. Anche la secessione dell'Aventino fu una sciocchezza stigmatizzata solo da Giolitti che comprese. 
    Dopo le guerra scaricare ogni colpa sulla corona fece comodo a tutti. E tutti restarono in sella. Comunque sia per conoscere bene Vittorio Emanuele bisogna leggere la biografia di Volpe od il diario di Puntoni. Ma qui non è sede giudizi storici. 
    Non ci competono e si finirebbe solo per polemizzare. 
    Le legge razziali vennero approvate nel 1938: alla votazione, svolta con scrutinio segreto, presero parte 164 senatori, i voti contrari furono nove, i senatori ebrei non si presentarono a Palazzo Madama. Furono abrogate con due regi decreti del 20 gennaio 1944 dallo stesso Re Vittorio Emanuele III.
   Vittorio Emanuele morì il 28 dicembre 1947 ad Alessandria d'Egitto dove, con il titolo di «Conte di Pollenzo», si era ritirato in esilio prima della consultazione referendaria; si spense quindi il giorno dopo la firma della Costituzione italiana che con la XIII disposizione finale avrebbe visto lo Stato avocare a sé i beni in Italia degli ex re di Casa Savoia e delle loro consorti. 
     La scomparsa dell'ex-re limitò ogni avocazione al solo Umberto II. Il re d'Egitto Faruq dispose che il defunto avesse funerali di carattere militare (col feretro cioè disposto su un affusto di cannone e scortato da un'adeguata rappresentanza delle forze armate egiziane); la salma di Vittorio Emanuele III - salutata durante le esequie da 101 colpi di cannone - fu tumulata nella cattedrale cattolica latina di Alessandria d'Egitto. 
    Per desiderio dell'estinto sulla bara non furono deposti fiori: infatti, a chi volle onorarne la memoria, fu consigliato di seguire il suggerimento della vedova, la Regina madre Elena, ovvero di beneficare la comunità italiana in Alessandria d'Egitto.
    Dichiarò Indro Montanelli: “Premesso che le leggi razziali furono una cosa ignobile, insensata e per nulla condivisa dal sentimento popolare, salvo una esigua frangia di fanatici che forse non si resero conto della loro criminosità, è assolutamente vero che la Costituzione faceva al re obbligo di firmarle come qualsiasi altra legge approvata dal Parlamento”.
    Infatti sulla loro approvazione, con firma del re, si pronunciò la Corte Suprema di Cassazione con la sentenza del 26 giugno 1950 n. 1624: “non possono considerarsi prive di efficacia giuridica per costituzionalità di fronte all’ordinamento giuridico del tempo”.
    Prosegue Montantelli: “Altrimenti al re non sarebbero rimaste che altre due alternative: o tentare un colpo di Stato per mettere alla porta Mussolini e il fascismo, o abdicare. Il colpo di Stato sarebbe stato un fallimento perché in quel momento Mussolini aveva in mano tutte le leve del potere, comprese le forze armate, e per di più poteva contare sull’appoggio incondizionato della Germania nazista che non glielo avrebbe certamente fatto mancare. 
Abdicando, il re avrebbe salvato la propria anima, ma affrettato la sottomissione dell’Italia a Hitler e così aggravato anche la condizione degli ebrei. Non solo, ma avrebbe privato il Paese dell’unico punto di riferimento istituzionale se un giorno si fosse trovato ancor più coinvolto nelle avventure naziste. Come poi avvenne”.

    Le spoglie del Re, chiuse in una cassa a sua volta racchiudente la bara vera e propria, partirono da Alessandria d'Egitto a bordo di un C130 dell'Aeronautica militare italiana, atterrarono nello scalo cuneese di Levaldigi, dopo un volo notturno: a terra, al passaggio della bara, è stato predisposto l'onore del picchetto con il saluto militare.

    Il feretro ha poi trovato posto in un loculo ricavato all'interno della cappella di San Bernardo, dove si trovano quelle della consorte.   



    
    La salma del Re arrivò a Vicoforte solo alle 12,30 del 18 dicembre 2017; venne accolta dal Rettore del santuario Mons. Meo Bessone che benedisse la salma Regale e la cassa fu coperta da una bandiera italiana con lo stemma della Real Casa: fu proprio il prof. Aldo Mola ad  appoggiare la bandiera sulla cassa contenente la bara.
    Le bare dei reali sabaudi sono, come consuetudine, tappezzate di velluto rosso con croce Savoia di lama d’argento attraversante.     
    Un trombettiere, caporalmaggiore degli Alpini, suonò il silenzio fuori ordinanza

    Formatosi un piccolo corteo funebre Mons. Meo Bessone ed altri invitati (prof. Aldo Mola, presidente della Consulta dei Senatori del Regno, conte Federico Radicati di Primeglio delegato della Real Casa, Valter Roattino sindaco di Vicoforte ed altre personalità e pochi invitati alla cerimonia tra cui un membro del comitato scientifico dell'Annuario della Nobiltà Italiana) la bara fu portata nel Santuario entrando dal portone principale della piazza. 
   Appena il corteo fu entrato nel santuario le porte furono chiuse e la cassa trasportata nella cappella di S. Bernardo dove già era stata tumulata la Regina, e dove si trova la tomba del Duca Carlo Emanuele I, fondatore del santuario: con ciò ebbe inizio il piccolo cerimoniale della Traslazione della Salma Reale.    

    Il  "cerimoniale piccolo" della Traslazione delle Salme Reali usato per il Re Vittorio Emanuele III 
    La cancellata della cappella di San Bernardo fu chiusa e la cassa, disposta con la testa verso l’altare ed i piedi verso la porta secondo il cerimoniale regale, fu deposta su un letto di parata coperto di velluto rosso gallonato d’oro, coperta da una coltre di tela d’oro, bordata di velluto nero a ricami dorati, sulla quale venne deposta la Corona Sabauda su un cuscino di velluto cremisi; la coltre di tela d’oro per tradizione fin dal Medioevo è riservata ai personaggi di rango regale. 
    Correttamente la cassa con le spoglie del Re non andava posta per terra, come in uso secondo il cerimoniale more nobilium, ma sul regale letto di duolo, come venne correttamente fatto.
   Il Re ed i Principi di una Casa Sovrana non sono semplici nobili, ma Principi, che è una qualità del tutto diversa e pubblica ed infinitamente superiore ad un nobile che, per quanto decorato di altissimi titoli, è un privato e suddito.
    Chi ha scritto, criticando l'uso del letto di duolo, ha manifestato non solo una mancanza di conoscenza del cerimoniale Reale, ma, soprattutto, di una basilare mancanza di comprensione di ciò che è il cerimoniale, che deve esprimere visivamente l’oggetto ed il senso delle funzioni e la qualità delle Persone coinvolte.
    Come è noto a chiunque abbia studiato i diari, le cronache di cerimoniali antichi o anche semplicemente assistito a cerimonie di un certo livello, il cerimoniale non è immutabile ma si è sempre adattato alle circostanze ad alle Personalità presenti, sempre salvi restando gli elementi essenziali e costitutivi della cerimonia; e nel caso di Vicoforte il cerimoniale si è modellato sulle circostanze particolari di quella specifica cerimonia.
    Peggio ancora ha fatto chi ha paragonato questa cerimonia di traslazione con la cerimonia funebre di Umberto II del 1983: quel funerale non fu certo un modello di aderenza al cerimoniale regale e, per quanto commovente, si trattò di una cerimonia confusa e disorganizzata, nella quale tra l’altro il feretro, con grave lesione del cerimoniale Regio che prevede il letto di parata rosso, fu posato a terra.
     E' bene, tra l'altro, ricordare che questa fu solo una cerimonia di traslazione della salma del Re e non un funerale reale, come molti hanno scritto a sproposito: il  funerale solenne del Re fu secondo celebrato il cerimoniale regale ad Alessandria d'Egitto nel 1947, oltre 70 anni fa. 
     Vi è da sottolineare come vi siano molte differenze tra i funerali del Sovrano e quelli dei Principi della Real Casa, così come tra cerimonie funebri e cerimonie di traslazione:  tuttavia sul feretro del Re, in tutti i casi, il cerimoniale prevede la deposizione di una corona reale.      
    Questo fu il cerimoniale seguito sia in Portogallo sia a Torino per il Re Carlo Alberto ove sul suo feretro fu posata la corona Reale. 
    E’ inesatto affermare che la corona Reale non venne “mai usata per i funerali del re d’Italia”, come qualcuno male informato ha  scritto, poiché essa, vero elemento essenziale delle régalie del cerimoniale funebre Reale, fu usata con continuità fino alla fine della Monarchia: una corona reale cerimoniale si vede in una foto d'epoca proprio posata sulla coltre funebre dei funerali di Vittorio Emanuele III ad Alessandria d'Egitto nel 1947.
        L'uso della corona Ferrea non sarebbe stata appropriata per Vittorio Emanuele III, neppure per i suoi funerali celebrati nel 1947, a cui indubitabilmente spettava la corona Reale Sabauda, non essendo Egli più Re d’Italia.
    Correttamente, come all'epoca del suo funerale, la Corona Ferrea  non venne presa in considerazione per la cerimonia di traslazione, anche se più di copia Ottocentesca  di buona fattura sarebbe stata disponibile. 
    Aspetti pratici dovuti anche alla riservatezza dell’operazione hanno sconsigliato l'uso di altre insegne regali quali, ad esempio, un Collare dell'Ordine dell'Annunziata, insegna dell'Ordine Supremo della Real Casa che non venne, del resto, quasi mai usata per le cerimonie di traslazione dei defunti della Casa Reale ma, al contrario, quasi sempre utilizzata per i funerali dei Re e dei Principi della Real Casa.
    Ai quattro angoli del feretro vennero posti quattro candelieri con quattro identici stemmi funebri del Re d'Italia Vittorio Emanuele III.
   La varietà di stemmi Regi utilizzati nei funerali Reali, in cui aspetti non solo estetici ma anche visivi e pratici hanno dettato la forma delle armi, suggerirono, nel caso di Vicoforte, di omettere il gonfalone reale: la presenza del gonfalone avrebbe rimpicciolito troppo le armi rispetto al cartone su cui erano stampate.
    Quattro carabinieri ed un alpino trombettiere attorniavano il tumulo. 
    Ai piedi della cassa assistevano in piedi il Delegato della Real Casa conte Federico Radicati di Primeglio, il prof. Aldo Mola, ed il cavalier Maurizio Bettoja quale delegato per il cerimoniale reale tutti membri della Consulta dei Senatori del Regno
    Oltre a loro erano presenti il rettore del santuario Mons. Meo Bessone che impartì la benedizione alla salma Reale ed al sepolcro, due alti funzionari, e il sindaco di Vicoforte Valter Roattino, i quali ultimi erano disposti a destra del feretro. 
      All’atto della deposizione della cassa nel sepolcro i militari hanno fatto il saluto militare al Re soldato (così comunemente definito per la sua dedizione e appartenenza all’Esercito) ed è stato suonato il silenzio fuori ordinanza, mentre il conte Federico Radicati di Primeglio, il prof. Aldo Mola e il nobile Maurizio Bettoja, che sorreggeva la corona Reale sabauda sul cuscino di velluto cremisi gallonato d'oro, assistevano raccolti di fronte al sepolcro. 
    Alla fine della cerimonia il rettore ha compilato il verbale della tumulazione, che venne firmato sull’altare della cappella di San Bernardo.  
    A conclusione della cerimonia, ed impartita la benedizione, la cassa fu trasferita nel sepolcro da poco completato.   

il " Cerimoniale Piccolo della Traslazione", Santuario di Vicoforte, Cappella di San Bernardo, 18 dicembre 2017

    Alla fine della cerimonia la Corona Reale, dorata e punteggiata di gemme e perle, che venne realizzata secondo il disegno ufficiale, previsto del Decreto Reale del 1 gennaio 1890, da un noto gioielliere romano per le cerimonie reali, è stata levata e verrà custodita a disposizione delle future cerimonie per i Principi e le Principesse appartenenti alla Real Casa di Savoia.

    
Al termine della tumulazione della salma di Vittorio Emanuele III al Santuario di Vicoforte, la Casa Reale ha incaricato il conte Federico Radicati di Primeglio di fare una dichiarazione alla stampa. 
    Il conte ha ricevuto delega per rappresentare la famiglia in «tutti i passi necessari per la estumulazione delle salme del Re d’Italia Vittorio Emanuele III e di Elena di Savoia affinché vengano traslati e ricongiunti in Italia nel centenario della Grande Guerra, come da noi auspicato nella lettera del 10 maggio al presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella». 

    
    La Regina Elena d'Italia e il Re Vittorio Emanuele III di Savoia, coniugati per oltre 50 anni, riposano oggi, l'uno accanto all'altra, finalmente riuniti nel Santuario di Vicoforte, nella cappella di San Bernardo

     A settant'anni dalla morte del Re in esilio, sarà quindi possibile rendere omaggio anche alla tomba di colui che fu Re d'Italia per quasi mezzo secolo, dal 1900 all'abdicazione nel 1946, e della regina più amata, Elena


    La tomba del Re reca, incisa nel coperchio del sarcofago marmoreo, la stella a cinque punte. 
    La Stella d'Italia, conosciuta popolarmente come Stellone, è una stella bianca a cinque punte che da molti secoli rappresenta la terra italiana. È il più antico simbolo patrio italiano, risalente all'antica Grecia quando Venere, associata all'Occidente come stella della sera, venne assunta ad identificare la penisola italiana.  
    Nei primi anni del XVI secolo cominciò a essere associata con frequenza all'Italia turrita, personificazione nazionale allegorica della penisola italiana. 
    La Stella d'Italia viene rievocata anche dall'emblema della Repubblica Italiana, dov'è sovrapposta a una ruota dentata d'acciaio, il tutto contornato da un ramo di quercia e da uno di ulivo.
    Il Caesaris Astrum comparve nel 1574 anche sulla copertina del libro Historiarum de Regno Italiae dello storico Carlo Sigonio. La Stella d'Italia fu poi ripresa da Cesare Ripa nel 1603, nella seconda edizione del suo celebre trattato Iconologia, che la riassociò all'Italia turrita, creando la versione moderna della personificazione allegorica dell'Italia: una donna turrita e stellata, cioè provvista della Corona muralis e della Stella Veneris.

 
    Per quanto riguarda l'aggiunta della Stella d'Italia, Cesare Ripa si ispirò al Dictionarium historicum ac poeticum, opera redatta da Charles Estienne nel 1567. 
    Sull'Iconologia di Cesare Ripa la presenza della Stella d'Italia è così motivata: « [...] Italia è una parte dell'Europa, & fu chiamata prima Hesperia da Hespero fratello d’Atlante, il quale cacciato dal fratello, diè il nome, & alla Spagna, & all'Italia: overo fu detta Hesperia (secondo Macrobio lib. I. cap. 2) dalla stella di Venere, che la sera è chiamata Hespero, per esser l'Italia sottoposta all'occaso di questa stella. Si chiamò etiandio Oenotria, ò dalla bontà del vino, che vi nasce, ò da Oenotrio, che fu Rè de' Sabini. Ultimamente fu detta Italia da Italo Re di Sicilia il quale insegnò agl'Italiani il modo di coltivare la terra, & vi diede anco le leggi, percioché egli venne a quella parte, dove poi regnò Turno, & la chiamò così dal suo nome, come afferma Vergilio nel lib. I dell'Eneide. Hora noi la chiamiamo Italia dal nome di colui che vi regnò: ma Timeo e Varrone vogliono, che sia detta così dai buoi, che in lingua greca anticamente si chiamavano Itali, per esservene quantità e belli. [...] »
    L'idea del destino della penisola italiana illuminato dalla stella continuò a essere diffusa anche dopo l'unità d'Italia grazie a Cavour e Casa Savoia. La casa regnante italiana cercò di legare a sé l'iconografia della Stella d'Italia suggerendo che si trattasse della stella sabauda, un motivo araldico della famiglia. Dopo l'unità d'I
talia, la presenza di enormi stelle simboliche sul palco d'onore delle cerimonie ufficiali a cui partecipava il Re Vittorio Emanuele II   indusse sempre di più gli italiani a definirla, in modo affettivo, lo «stellone» che protegge l'Italia. Sulla monetazione metallica italiana la Stella d'Italia è presente su tutte le emissioni in rame già dal 1861 e sino al 1907, nonché su tutti i conii di re Umberto I
    La Stella d'Italia è rievocata anche dallo stemma del Re d'Italia utilizzato dal 1870 al 1890. 
    Nel 1871, grazie al regio decreto nº 571 del 13 dicembre 1871 a firma del ministro Cesare Ricotti-Magnani, la Stella d'Italia è diventato uno dei segni distintivi delle forze armate italiane, le cosiddette "stellette".
    Giosuè Carducci, alla Stella d'Italia, dedicò i famosi versi del componimento Scoglio di Quarto, scritto nel 1877 e facente parte dell'opera le Odi barbare: « [...] E tu ridevi, stella di Venere, stella d'Italia, stella di Cesare: non mai primavera più sacra d'animi italici illuminasti [...] »   
    Vi è da sottolineare come i resti dei Reali riposino, in entrambi i casi, solamente nel basamento di marmo grigio e nella parte inferiore su cui poggia il monumento,  essendo le arche marmoree, composte di marmo nero, giallo e grigio e recanti un semplicissimo epitaffio, arche che riecheggiano lo stile dell'arca funeraria del Duca Carlo Emanuele di Savoia presente nella stessa Cappella di San Bernardo, un semplice complemento architettonico puramente decorativo e, quindi, in realtà, vuote. 



 
   L'iscrizione sulla lapide del Re Vittorio Emanuele III
    L'epitaffio della Tomba del Re reca, sul marmo nero, incisa la seguente semplice iscrizione in caratteri dorati:  "VITTORIO EMANUELE III / RE D'ITALIA / 1869 -1947
    Per quanto riguarda l’epitaffio sulla tomba del Re Vittorio Emanuele III, correttamente non è ricordato il titolo d'uso che Egli assunse dopo l'abdicazione, ossia quello di Conte di Pollenzo ma il titolo con il principale titolo dinastico con il quale venne conosciuto in vita, ossia quello di Re d'Italia. 
    Tale situazione è simile a quella di Carlo Alberto che, nell’esilio, dopo l’abdicazione, assunse il titolo d'uso di conte di Barge: anche nell'epitaffio della sua sepolcro nella Tomba dei Re nel mausoleo di Superga Egli viene indicato con l’iscrizione "KAROLO ALBERTO REGE", e non con altre e, certamente, non con il titolo d'uso di conte di Barge. 
    
   


 Commemorazione del 28 dicembre 2017 della Consulta dei Senatori del Regno e deposizione delle Corone d'alloro alle Reali Tombe di Vicoforte

    Vittorio Emanuele III è stato evocato nel 70esimo della morte nella cappella di San Bernardo del Santuario di Vicoforte Mondovì (Cuneo), dove la sua salma è stata deposta il 17 dicembre scorso accanto a quella della regina Elena, giunta il 15, con la discrezione di sepoltura privata.
      Le tombe dei Savoia all'interno della cappella di San Bernardo, nel Santuario di Vicoforte: un'idea nata 6 anni fa. Questo è il retroscena svelato nella mattinata del 28 dicembre dal professor Aldo Alessandro Mola, presidente della Consulta dei Senatori del Regno, al termine della celebrazione religiosa tenutasi presso la basilica.  
    La rievocazione è stata promossa dalla Consulta dei Senatori del Regno (associazione apartitica, culturale, senza fine di lucro) in collaborazione con la Associazione di studi Giovanni Giolitti (Cavour), presieduta da Alessandro Mella, dal Centro “Urbano Rattazzi” (Alessandria), dalla Associazione nazionale ex Allievi della Nunziatella (Napoli), memore del Re che ne fu allievo, e dal Premio Acqui Storia. 
    Essa è stata preceduta dalla deposizione di corone d'alloro alle tombe di Vittorio Emanuele III e della regina Elena, recate dai membri della Consulta dei Senatori del Regno Gianni Stefano Cuttica, Gianni Rabbia, Luca Fucini e da Davide Colombo, già segretario dell'Unione Monarchica Italiana, che hanno preceduto il presidente della consulta  professor Aldo Mola e il generale degli Alpini Giorgio Blais, pure membro della Consulta.
       In via eccezionale è stata anche aperta al pubblico la cappella con le spoglie reali: il  professor Aldo Mola, presidente della consulta dei Senatori del Regno, che ha deposto due corone d’alloro  a nome della principessa Maria Gabriella.  
    L'approdo delle salme in Italia giova a ricomporre la memoria della storia nazionale, come auspicato dal presidente della Repubblica S.E. Sergio Mattarella e dalla principessa Maria Gabriella. Lo insegna l'Ode “Piemonte” di Giosuè Carducci, mazziniano, garibaldino e senatore del Regno che fa dire dal patriota Santorre di Santa Rosa: “Anch'egli è morto (il Re), come noi morimmo,/Dio, per l'Italia (...) Rendi la Patria, Dio: rendi l'Italia/ agli Italiani”. 
    Perciò – ha affermato il prof. Aldo Mola – "sulle arche dei reali d'Italia nel Mausoleo dei Savoia splende la stella d'Italia".
    Alle 10 è iniziata la messa, la prima che il Santuario di Vicoforte celebra in onore dei reali di Casa Savoia, Vittorio Emanuele e la consorte Elena
    Dopo la preghiera pronunciata dal rettore del Santuario, monsignor Meo Bessone, anche a nome della principessa Maria Gabriella di Savoia, il presidente della consulta ha ringraziato quanti hanno propiziato estumulazione, traslazione e ritumulazione delle salme: anzitutto il presidente della Repubblica, S.E. Sergio Mattarella, S.E. mons. Luciano Pacomio, già vescovo di Mondovì, e il rettore del Santuario, mons. Meo Bessone.   
   Il presidente Aldo Mola ha dichiarato: "Questo è il punto di arrivo di un percorso lungo, che è stato perseguito con grande tenacia, pazienza e determinazione dalla principessa Maria Gabriella di Savoia e dalla Consulta dei Senatori del Regno. 
   Oggi per la prima volta possiamo rendere omaggio alla memoria di Vittorio Emanuele III in presenza delle arche che custodiscono le salme sua e della Regina Elena, e possiamo farlo in Italia, a 70 anni dalla morte del Re. Per rendere questo omaggio non è necessario essere o sentirsi monarchici, è sufficiente essere e sentirsi italiani, perché è l'Italia intera che deve rendere omaggio alla propria storia, così come oggi stiamo facendo noi.
   Il cammino che ci ha condotto qui - ha proseguito - iniziò il 19 marzo 2011, quando, in occasione del 150mo anniversario dell'Unità d'Italia, la Consulta deliberò, presente e consenziente la principessa Maria Gabriella di Savoia, di individuare nel Santuario di Vicoforte la sede più opportuna per raccogliere le spoglie dei sovrani. 
   Fu presentata un'istanza all'allora vescovo di Mondovì, monsignor Luciano Pacomio, che il 22 aprile 2013 acconsentì ad accoglierle, dopo aver sentito il rettore della basilica, monsignor Meo Bessone e il consiglio d'amministrazione e seguito la prassi necessaria in questi casi 
   Avuto l'assenso - ha aggiunto - si trattava di attendere il momento propizio, giunto per una sorta di congiunzione astrale: sono state scritte molte "cose" a proposito della estumulazione, della traslazione e della ritumulazione delle salme. 
   Ciò che è avvenuto verrà narrato a suo tempo, per il momento non possiamo entrare nei dettagli: chi aveva motivo di sapere sapeva, e quanti hanno curiosità verranno sicuramente soddisfatti a suo tempo. 
   Mi preme tuttavia sottolineare il ringraziamento profondo che la principessa Maria Gabriella di Savoia e la Consulta rendono al Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, senza il cui intervento ciò che è avvenuto non sarebbe stato possibile. 
   Si è realizzata una sinergia grazie alla quale la famiglia era perfettamente informata di quanto sarebbe avvenuto e quanti avevano il dovere di compiere il percorso l'hanno fatto con la discrezione che richiedono i riti privati, certamente non con forme occulte.  
   A carico dell'amministrazione pubblica  vi è stata la traslazione della salma di Vittorio Emanuele III, che morì non ancora colpito dall'entrata in vigore della Costituzione italiana: per questo motivo ha avuto il trattamento di un militare perito all'estero, che viene riportato in patria. Le ambasciate hanno lavorato molto bene. Alla rievocazione odierna hanno concorso e concorrono l'associazione di studi storici "Giovanni Giolitti" con sede a Cavour, il circolo "Urbano Rattazzi" di Alessandria, il "Premio Acqui Storia" e l'associazione nazionale "Ex Allievi della Nunziatella" di Napoli, di cui fu allievo lo stesso Re Vittorio Emanuele III.
   Vicoforte è stata scelta per la sua sontuosità, per la sua bellezza, perché è veramente un luogo nel quale ci si può raccogliere per omaggiare la memoria e per "comporre insieme la memoria del Paese", sia nel 70mo della morte del Re, sia alla vigilia del 2018, in cui ricorrerà il centenario della vittoria dell'Italia nella Prima Guerra Mondiale, conseguimento dell'obiettivo che fin dal patto sociale costituzionale dell'Ausonia del 1815 gli italiani si erano dati, ossia quello di far coincidere confini naturali e politici, unire Trento, Trieste e l'Istria, senza le quali il sogno dell'unità nazionale non si sarebbe compiuto". 



    MAUSOLEI DINASTICI DELLA REAL CASA DI SAVOIA

 Mausolei e Tombe Reali Sabaude in Italia e all'estero
     
I siti di Tombe Reali della Real Casa di Savoia, presenti sia in Italia sia all'estero, sono più di uno. 
    Una Dinastia più che millenaria come quella di Casa Savoia ha lasciato alla memoria dei posteri moltissimi luoghi di sepoltura dei suoi esponenti.  
    La gran parte dei Savoia sono sepolti nella Basilica di Superga, che sorge sull’omonimo colle a nord-est di Torino e fu fatta costruire dal Re  Vittorio Amedeo II come ringraziamento alla Vergine Maria, dopo aver sconfitto i francesi che assediavano Torino nel 1706. 
    Qui nel 1732 fu sepolto lo stesso Vittorio Amedeo II, nel 1773 Re Carlo Emanuele III, nel 1793 Re Vittorio Amedeo III, nel 1824 Re Vittorio Emanuele I, nel 1849 Re Carlo Alberto, promulgatore dello Statuto Albertino, ed anche varie principesse, duchi e conti. 
    Solo tre reali appartenenti al casato dei Savoia sono sepolti al Pantheon, a Roma: si tratta di Vittorio Emanuele II di Savoia detto «il re galantuomo», primo Re d'Italia, del Re Umberto I di Savoia assassinato a Monza nel 1900, secondo Re d'Italia, e della sua consorte, la Regina Margherita di Savoia-Genova, che morì nel 1926.  
    Al Santuario di Vicoforte, nei pressi di Mondovì, dove è stata traslata la salma del Re Vittorio Emanuele III, che riposa accanto alle spoglie della moglie Regina Elena d'Italia, nata principessa Reale del Montenegro, arrivata dal cimitero di Montpellier, si trovava solo il corpo del Duca Carlo Emanuele di Savoia che avrebbe voluto che Vicoforte fosse il santuario di Casa Savoia. 
    Il Duca morì nel 1630 mentre i lavori a Vicoforte erano solo al principio. 
    Gli eventi portarono poi la Real Casa di Savoia a fare della Basilica di Superga il loro mausoleo. 
    Nella Sacra di San Michele, sempre in Piemonte, sono sepolti Tommaso I (1233) e altri 28 principi sabaudi tra i quali il Cardinal Maurizio di Savoia (1657).  
    Altri Savoia sono sepolti in varie località d’Italia ed anche all’estero: dal Sacrario Militare di Redipuglia alla Chiesa di S.Andrea al Quirinale di Roma, dal tempio ossario di Bassano del Grappa fino in Somalia e nella cappella del castello di Kronberg dove dal 1944 riposa la Principessa Reale Mafalda di Savoia Langravia d’Assia, morta nel lager di Buchenwald. 
    In Kenya, vicino a Nairobi, riposa dal 1942 il Principe Reale Amedeo di Savoia, III Duca d’Aosta, Viceré d’Etiopia.
    Il capostipite della dinastia, Umberto I, è stato seppellito nel 1048 nella Cattedrale di San Giovanni di Moriana, in Francia.       Nella Cattedrale di Torino trovano posto quattro membri della Casa di Savoia: Oddone (1451), Amedeo VIIIEmanuele FilibertoCarlo Emanuele II. 
    Nell’abbazia di Altacomba, nella Savoia francese, sono sepolti conti e duchi di Savoia, l’ultimo Re d’Italia Umberto II morto nel 1983, e Maria José, Regina d'Italia, sua consorte.    
     Vediamo ora nel dettaglio le altre Tombe Reali, luogo per luogo, con una breve descrizione e qualche accenno sul Cerimoniale Funebre Reale delle inumazioni e delle traslazioni. 
 
   Vittoriano (Monumento nazionale a Vittorio Emanuele II,  Altare della Patria)
     Il Monumento nazionale a Vittorio Emanuele II, meglio conosciuto con il nome di Vittoriano o Altare della Patria, in latino Ara Patriae, è un monumento nazionale situato a Roma, sul Campidoglio, opera dell'architetto Giuseppe Sacconi, che vinse il concorso bandito nel 1882, a cui seguì la posa della prima pietra, avvenimento che è datato 1885.     
Il monumento fu inaugurato nel 1911, sebbene il completamento di tutte le sue parti venne portato a conclusione nel 1935. 
    Dato il suo grande valore rappresentativo, è considerato uno dei simboli patri italiani.
    Il termine "Vittoriano" deriva dal nome di Vittorio Emanuele II di Savoia, primo re d'Italia dell'epoca moderna a cui è dedicato il monumento, che portò a compimento il Risorgimento nazionale e il processo di unificazione italiana, tant'è che viene indicato dalla storiografia come "Padre della Patria".
    Da quando, nel 1921, accolse le spoglie del Milite Ignoto, militare italiano morto nella prima guerra mondiale la cui identità non è stato identificata, diventato poi simbolo di tutti i caduti e i dispersi in guerra, il monumento assunse una più ampia valenza simbolica, e quello che era stato pensato inizialmente come monumento di commemorazione del primo re d'Italia dell'epoca moderna e del Risorgimento, è diventato un tempio laico vero e proprio dove sono celebrate l'Italia unita e la sua libertà.
    Il Vittoriano non è mai stato solo un monumento da contemplare, ma da sempre è anche teatro di importanti momenti celebrativi; ciò ha accentuato il suo ruolo di simbolo di identità nazionale. Si pensi alla manifestazione del 2 novembre 1915 in ricordo dei caduti di guerra, alla solenne tumulazione della salma del Milite Ignoto del 4 novembre del 1921 e alle due celebrazioni annuali, la Festa della Repubblica Italiana e la Giornata dell'Unità Nazionale e delle Forze Armate, durante le quali il Presidente della Repubblica Italiana e le massime cariche dello Stato rendono omaggio al sacello del Milite Ignoto con la deposizione di una corona d'alloro.
    Il Vittoriano venne completato solo nel 1935, con l'inaugurazione del Museo del Risorgimento. 
    Dal 1922, dopo la marcia su Roma, il Duce dittatore non avrebbe mai consentito manifestazioni di popolo per la traslazione delle salme dei due Re e della Regina Margherita sepolte al Pantheon nel mausoleo reale di Stato al Vittoriano. 
     Il Duce avversava il Re e la stessa monarchia e certo evitava, con ogni cura, ogni e qualsivoglia occasione di manifestazione di pompa di Stato che non fosse tesa all'esaltazione fascista, ben conoscendo la potenzialità delle cerimonie di Stato e delle adunate oceaniche. 
     La caduta del fascismo quasi coincise con la fine della seconda guerra mondiale, che lasciò un Paese, l'Italia, devastato dalla guerra, con un referendum costituzionale in itinere sulla forma di Stato. 
     In pratica non ci fu tempo e, prima, la volontà del Duce del Fascismo impedì tale traslazione. 
     Con buona pace di chi ritiene e ritenne connivente la Real Casa con il fascismo: le salme reali furono già colpite dall'esilio dalle loro tombe nella stessa Roma per volontà dittatoriale.


   Basilica della Natività di Maria Santissima o santuario-basilica Regina Montis Regalis  in Vicoforte 
    
    Sepoltuario dinastico in Vicoforte
    Trovano oggi sepoltura in Vicoforte, cappella di San Bernardo, i seguenti Re, Principi e Principesse: 
  * Vittorio Emanuele III di Savoia, (1869 – 1947)Re d'Italia 
  * Elena del Montenegro, (1871 – 1952)Regina d'Italia  
  * Carlo Emanuele I di Savoia (1562  1630),  Marchese di Saluzzo, Duca di Savoia, Principe di PiemonteConte d'Aosta, Moriana e Nizza Re Titolare di Cipro e Gerusalemme

     Santuario della Madonna delle Grazie di Superga (Real Basilica di Superga)
     
Venti Principi della Real Casa dei Savoia sono sepolti nel Santuario della Madonna delle Grazie di Superga, Real basilica di Superga, detta anche Abbazia di Superga, che fu fatta costruire dal Re Vittorio Amedeo II come ringraziamento alla Vergine Maria, dopo aver sconfitto i francesi che assediavano Torino nel 1706.
     Qui, nel 1732, fu sepolto lo stesso fondatore Re Vittorio Amedeo II mentrenel 1773, fu la volta Re Carlo Emanuele III, nel 1793 re Vittorio Amedeo III, nel 1824 Re Vittorio Emanuele I, nel 1849 Re Carlo Alberto, promulgatore dello Statuto Albertino, unitamente a principi, principesse, duchi e conti.
    La basilica di Superga, nota anche come Real Basilica di Superga, sorge sull'omonimo colle a nord-est di Torino.  
    Il progetto è del messinese Filippo Juvarra e risale al 1715. La storia della basilica risale al 2 settembre 1706, quando il duca di Savoia Vittorio Amedeo II e il principe di Carignano Eugenio di Savoia salirono sul colle per osservare Torino assediata dai franco-spagnoli. Vittorio Amedeo, inginocchiatosi dinanzi ad un vecchio pilone, giurò che, in caso di vittoria, avrebbe edificato un monumento alla Madonna.
    E così avvenne: dall'alba fino alle prime ore del pomeriggio del 7 settembre si scontrarono nei campi presso Lucento e Madonna di Campagna le armate francesi e piemontesi, e la vittoria arrise a questi ultimi. 
    Grazie alla vittoria nella battaglia, ancora prima della fine della guerra in corso contro Luigi XIV (Guerra di Successione Spagnola), Vittorio Amedeo fu incoronato re di Sicilia e sciolse il voto affidando la progettazione dell'edificio al siciliano Filippo Juvarra (1711).
    L'edificazione della futura basilica iniziò il 20 luglio 1717, e si protrasse per quattordici anni. Il ruolo di impresario fu affidato allo stuccatore Pietro Filippo Somazzi, che, oltre che di una parte delle decorazioni in stucco, si occupò anche di alcune opere in muratura. Il 1º novembre 1731, alla presenza del Re Carlo Emanuele III di Savoia, il tempio veniva inaugurato con una cerimonia solenne.
    
Fin dalla progettazione della basilica, nel 1711, Filippo Juvara aveva previsto, sotto il presbiterio della chiesa, un vano sotterraneo da destinare alla tumulazione dei membri di Casa Savoia. 
    Tuttavia, a causa della scarsità dei fondi, l'idea venne momentaneamente accantonata. La primissima notizia dell'esistenza di alcuni lavori per la costruzione di una cripta risale all'agosto 1728, quando, in una descrizione della basilica, si parla di «scavo di terra nel choro e santuario per formarvi la cappella sotterranea». 
   L'incarico effettivo dei lavori arrivò però soltanto nel 1774, quando Vittorio Amedeo III ordinò all'architetto Francesco Martinez, nipote di Juvara, di sistemare i sotterranei per farne un mausoleo, in collaborazione con gli architetti Bosio, Ravelli e Rana. I lavori, iniziati nel 1774, terminarono nel 1778. 
    Nel 1778 Vittorio Amedeo III inaugurò la cripta e iniziò le tumulazioni delle salme, traslocandole dalle varie località in cui erano state inumate.
    Alla cripta si accede dal fianco esterno sinistro della basilica, dopo aver percorso uno scalone in marmo e un ampio corridoio. 
    Il vano semicircolare al termine dello scalone è abbellito da una scultura in marmo di Carrara che Vittorio Emanuele II vi fece collocare nel 1878. La scultura, opera di Carlo Finelli, allievo del Canova, precedentemente esposta nella sala d'ingresso dell'Armeria Reale di Torino, raffigura san Michele Arcangelo che sconfigge un demonio antropomorfo ed è qui posta a simbolica difesa delle tombe.
    La cripta reale si trova perfettamente sotto il pavimento della basilica e la sua pianta è a forma di croce latina. L'interno, in stile barocco, è riccamente decorato da stucchi e sculture monumentali. Abbondano, in tutta la struttura, simboli e riferimenti magici, alchemici ed esoterici. 
    
I pavimenti e i rivestimenti sono in colori vivaci (in maggioranza nero, bianco e rosso) e sono presenti marmi verdi di Susa, alabastro di Busca, cornici in marmo di Valdieri ed oro sulle volte stuccate.
    Al centro della pianta a croce, nella cosiddetta "Sala dei Re", è presente il sarcofago più grande, quello di Carlo Alberto di Savoia. La tradizione voleva che, alla morte di ogni sovrano, egli venisse collocato al centro della cripta per poi, alla morte del sovrano successivo, essere spostato nei loculi laterali per lasciargli il posto centrale. Carlo Alberto, però, è ancora qui, in quanto i suoi successori divennero re d'Italia e vennero perciò sepolti nel Pantheon di Roma. Attorno al sarcofago centrale sono disposte, alle pareti, quattro nicchie in cui sono presenti quattro statue in marmo candido, su fondo nero, raffiguranti la Fede (che ha fra le mani la croce ed il calice e che ricorda le statue poste ai lati della chiesa della Gran Madre di Dio a Torino), la Carità, la Clemenza e la Scienza, che tiene in mano un triangolo con il vertice rivolto verso il basso, appoggiato sopra una sfera. Le statue sono opera di Ignazio e Filippo Collino. Vicino alle statue, sempre nella stessa sala, sono presenti i loculi con i resti di Vittorio Emanuele   I, Vittorio Amedeo III, Maria Teresa d'Asburgo-Este e Maria Antonietta di Borbone-Spagna, ed i cenotafi di Carlo Emanuele IV (sepolto a Roma) e di Carlo Felice (sepolto ad Altacomba).
    Dal sarcofago centrale partono poi i quattro bracci della pianta a croce: all'estremità del braccio corto, ossia dietro il sarcofago di Carlo Alberto, c'è l'altare, sopra il quale è presente un gruppo marmoreo raffigurante la deposizione, opera di Agostino Cornacchini. Nel braccio di destra c'è la cosiddetta "Seconda Sala", con il monumento funebre a Carlo Emanuele III, opera dello scultore torinese Ignazio Collino, dalla quale una porta conduce alla "Sala delle Regine", la quale ospita, fra gli altri, i sepolcri di Maria Teresa di Toscana, realizzato da Santo Varni, di Maria Adelaide, scolpito da Salvatore Revelli e Pietro Della Vedova, e di Maria Vittoria dal Pozzo, altra opera di Della Vedova.
    Dalla parte opposta, nel braccio di sinistra, c'è la "Quarta Sala", dov'è presente il monumento dedicato al primo re di Sardegna, Vittorio Amedeo II, su cui siedono le personificazioni della Fecondità con in mano la cornucopia, e della Giustizia, che stringe il Fascio littorio; sulla sommità troneggia un angelo con un braccio sollevato che reca un medaglione con l'effigie del defunto. Dalla quarta sala si apre poi una porta che conduce alla "Sala degli Infanti" (che ospita i fanciulli, i principi e le principesse reali).
    Non è chiaro se la cripta reale ospiti anche il cuore del principe Eugenio di Savoia, morto a Vienna nel 1736. Il suo corpo fu tumulato nel duomo di Vienna, mentre il cuore, secondo alcuni, venne portato a Superga. 
    Mafalda di Savoia, morta nel campo di concentramento di Buchenwald nel 1944 e sepolta nel cimitero del castello degli Assia a Kronberg im Taunus, è ricordata nella cripta reale da un cenotafio.

    Sepoltuario dinastico in Superga 
    Trovano oggi sepoltura in Superga, nelle Sale della Cripta Reale, i seguenti Re, Principi e Principesse:
    
Sala dei Re (prima sala) 
    * Vittorio Emanuele I di Savoia, Re di Sardegna, Principe di Piemonte, Duca di Savoia e d'Aosta (1759-1824).
    Maria Teresa d'Asburgo-Este (1773-1832), Regina consorte di Sardegna, moglie di Vittorio Emanuele I.
    *  Vittorio Amedeo III di SavoiaRe di Sardegna e duca di Savoia, Piemonte e Aosta (1726-1796).
    *  Maria Antonia di Borbone-Spagna (1729-1785), Regina consorte di Sardegna, moglie di Vittorio Amedeo III.
    *  Carlo Alberto di SavoiaRe di Sardegna, principe di Carignano (1798-1849). 

    Seconda sala 
    * Maria Pia di Savoia (1847-1911), Regina consorte del Portogallo dal 1861 al 1889.
    Principe Reale Eugenio Emanuele di Savoia-Villafranca, III conte di Villafranca e principe di Carignano (1816-1888).
    Carlo Emanuele III di Savoia, Re di Sardegna, Duca di Savoia, Duca del Monferrato, Marchese di Saluzzo, Principe di Piemonte e Conte d'Aosta, della Moriana e di Nizza (1701-1773).
    Anna Cristina di Sulzbach (1704-1723), Regina consorte di Sardegna, prima moglie di Carlo Emanuele III, sepolta qui nel 1786.
    Polissena d'Assia-Rheinfels-Rotenburg (1706-1735), Regina consorte di Sardegna, seconda moglie di Carlo Emanuele III, sepolta qui nel 1786.
    Elisabetta Teresa di Lorena (1711-1741), Regina consorte di Sardegna, terza moglie di Carlo Emanuele III, sepolta qui nel 1786.

    Sala delle Regine (terza sala) 
    Maria Adelaide d'Asburgo-Lorena (1822-1855), Regina consorte di Sardegnamoglie di Re Vittorio Emanuele II.
    Maria Teresa d'Asburgo-Lorena (1801-1855), Regina consorte di Sardegnamoglie di Re Carlo Alberto.
    Maria Cristina di Savoia-Carignano (1826-1827), figlia di Re Carlo Alberto.
    Amedeo I di Spagna (1845-1890), Re di Spagna (1871-1873).
    Maria Vittoria dal Pozzo della Cisterna (1846-1876), Regina consorte di Spagna, prima moglie di Re Amedeo I.
    Maria Letizia Bonaparte (1866-1926), nipote e seconda moglie di Re Amedeo I.
    Principe Reale Vittorio Emanuele di Savoia-Aosta, Conte di Torino (1870-1946).
    Principe Reale Oddone Eugenio Maria di Savoia (1846-1866), figlio di Re Vittorio Emanuele II.
    Principe Reale Luigi Vittorio di Savoia-Carignano (1721-1778), principe di Carignano, sepolto qui nel 1835.
    Cristina Enrichetta d'Assia-Rheinfels-Rotenburg (1717-1778), principessa consorte di Carignano, moglie del Principe Reale Luigi Vittorio.
    Principe Reale Tommaso Maurizio di Savoia-Carignano (1751-1753), figlio del Principe Reale Luigi Vittorio.
    Principe Reale Vittorio Amedeo II di Savoia-Carignano (1743-1780).
    Giuseppina Teresa di Lorena-Armagnac (1753-1797), moglie di Vittorio Amedeo II.
    Carlo Emanuele di Savoia-Carignano (1770-1800), sepolto qui nel 1835.

    Quarta sala 
    Vittorio Amedeo II di Savoia (1666-1732).
    Anna Maria di Borbone-Orléans (1669-1728), moglie di Vittorio Amedeo II.
    Principe Reale Ferdinando di Savoia-Genova, primo duca di Genova (1822-1855).
    Elisabetta di Sassonia (1830-1912), moglie di Ferdinando.
    Principe Reale Tommaso di Savoia-Genova, secondo duca di Genova (1854-1931).
    Isabella di Baviera (1863-1924), moglie di Tommaso.
    Principe Reale Ferdinando di Savoia-Genova, terzo duca di Genova (1884-1963).

    Sala degli Infanti (quinta sala) 
    Principessa Reale Maria Luisa Gabriella (1729-1767), suora, figlia di Carlo Emanuele III, sepolta qui nel 1823.
    * Principe Reale Vittorio Amedeo di Savoia (1699-1715), figlio di Carlo Emanuele III.
    Principessa Reale Eleonora Maria Teresa di Savoia (1728-1781), figlia di Carlo Emanuele III.
    Principe Reale Emanuele Filiberto di Savoia (1731-1735), figlio di Carlo Emanuele III, sepolto qui nel 1790.
    Principe Reale Vittorio Amedeo di Savoia (1723-1725), figlio di Carlo Emanuele III, sepolto qui nel 1790.
    Principessa Reale Maria Vittoria di Savoia (1740-1742), figlia di Carlo Emanuele III, sepolta qui nel 1790.
    Principe Reale Carlo Francesco di Savoia (1738-1745), figlio di Carlo Emanuele III, sepolto qui nel 1790.
    * Principe Reale Carlo Francesco Romualdo di Savoia (1733-1733), figlio di Carlo Emanuele III, sepolto qui nel 1790.
    * Principessa Reale Benedetto di Savoia (1741-1808), figlio di Carlo Emanuele III, sepolto qui nel 1926.
    Principessa Reale Maria Anna di Savoia (1757-1824), moglie di Benedetto di Savoia.
    Principessa Reale Maria Felicita di Savoia (1730-1801), figlia di Carlo Emanuele III, sepolta qui nel 1858.
    Principe Reale Emanuele Filiberto di Savoia (1705-1705), figlio di Vittorio Amedeo II di Savoia.
    Principessa Reale Maria Adelaide di Savoia (1794-1795), figlia di Vittorio Emanuele I di Savoia.
    * una bambina dal nome sconosciuto (1800-1801), figlia di Vittorio Emanuele I di Savoia, sepolta qui nel 1939.
    Principe Reale ed Imperiale Luigi Bonaparte (1864-1932).
    Principe Reale ed Imperiale Napoleone Giuseppe Bonaparte (1822-1891).
    Principessa Reale Maria Cristina di Savoia (1760-1768), figlia di Vittorio Amedeo III.
    Principe Reale Amedeo di Savoia (1754-1755), figlio di Vittorio Amedeo III, sepolto qui nel 1790.
    Principessa Reale Carlotta di Savoia (1752-1753), figlia di Vittorio Amedeo III, sepolta qui nel 1790.
    Principe Reale Vittorio Emanuele di Savoia (1855-1855), figlio di Vittorio Emanuele II.
    Principessa Reale Maria Clotilde di Savoia (1843-1911), figlia di Vittorio Emanuele II.
    Principe Reale Carlo Alberto di Savoia (1851-1854), figlio di Vittorio Emanuele II.
    Principe Reale Vittorio Emanuele di Savoia (1852-1852), figlio di Vittorio Emanuele II.
    Principessa Reale Maria Anna Vittoria di Savoia (1683-1763), figlia del Principe Luigi Tommaso di Savoia-Soissons, sepolta qui nel 1921.
    Principessa Reale Lydia di Arenberg (1905-1977), moglie del Principe Filiberto di Savoia-Genova, quarto Duca di Genova.
    Principe Reale Adalberto di Savoia-Genova, Duca di Bergamo (1898-1982).
    Principessa Reale Maria Luisa Alliaga Gandolfi dei conti di Ricaldone (1899-1986), moglie del Principe Ferdinando di Savoia-Genova, terzo duca di Genova.
    Principe Reale Filiberto di Savoia-Genova, quarto duca di Genova (1895-1990).
    Principe Reale Aimone di Savoia-Aosta, quarto duca d'Aosta (1900-1948), sepolto qui nel 1996.
    Principessa Reale Irene di Grecia (1904-1974), moglie del Principe Aimone di Savoia, sepolta qui nel 1996.
    Principe Reale Eugenio di Savoia-Genova, quinto duca di Genova (1906-1996), sepolto qui nel 2006.
    Principessa Reale Lucia di Borbone-Due Sicilie (1908-2001), moglie del Principe Eugenio di Savoia, sepolta qui nel 2006.  
    video sulla Basilica di Superga 


    Abbazia di San Michele della Chiusa (Sacra di San Michele) 
    
La Sacra di San Michele, come è comunemente chiamata l'Abbazia di San Michele della Chiusa, è un complesso architettonico arroccato sulla vetta del monte Pirchiriano, all'imbocco della val di Susa, nella Città metropolitana di Torino, in Piemonte.     
    Situato nel territorio del comune di Sant'Ambrogio di Torino, poco sopra la borgata San Pietro, appartiene alla diocesi di Susa.
    È il monumento simbolo del Piemonte e una delle più eminenti architetture religiose di questo territorio alpino, transito per i pellegrini tra Italia e Francia. Ristrutturato, è stato affidato alla cura dei padri rosminiani.
     All’interno della Chiesa principale della Sacra, risalente al XII secolo, sono sepolti membri della famiglia reale di Casa Savoia.
     Dedicata al culto dell’Arcangelo Michele, difensore del popolo cristiano, la Sacra di San Michele s’inserisce all’interno di una via di pellegrinaggio lunga oltre 2000km che va da Mont Saint-Michel, in Francia, a Monte Sant’Angelo, in Puglia.
    Dall’oriente il culto dell’Arcangelo si diffuse e si sviluppò nelle regioni mediterranee in particolare in Italia, dove giunse assieme all’espansione del cristianesimo. Nel V secolo sul promontorio del Gargano sorse il più antico e più famoso luogo di culto micaelico dell’occidente, il Santuario di San Michele a Monte Sant’Angelo.
    Il culto di San Michele approdò in Val di Susa nei secoli V o VI, l’abbazia fu ubicata in uno scenario altamente suggestivo e richiama i due insediamenti micaelici del Gargano e della Normandia. Fondata sullo sperone roccioso del monte Pirchiriano si trova al centro di una via di pellegrinaggio di oltre duemila chilometri che unisce quasi tutta l’Europa occidentale da Mont-Saint-Michel a Monte Sant’Angelo.
    La data di costruzione del complesso vero e proprio viene identificata tra il 983-987, anche se altri la identificano tra il 999 e 1002. Le fonti più certe parlano del tempo di san Giovanni Vincenzo, l'arcivescovo di Ravenna ritiratosi ad una vita eremitica presso queste zone, quindi tra la fine del X e l'inizio dell'XI. 
    Le fasi iniziali della costruzione sono scarsamente descritte. I documenti più antichi risalgono ad un certo monaco Guglielmo, che visse proprio in quel cenobio e, intorno alla fine dell'XI secolo, scrisse il Chronicon Coenobii Sancti Michaelis de Clusa. Egli citò la data di fondazione addirittura nel 966; tuttavia, lo stesso monaco, in un altro passo della sua opera, affermò che la costruzione iniziò sotto il pontificato di papa Silvestro II (999-1003).
     Accanto al sacello più antico, Giovanni Vincenzo ne fece realizzare un altro, oggi ambiente centrale dell'attuale cripta della Chiesa. Gli studiosi tendono ad attribuire questa parte a Giovanni Vincenzo in quanto le nicchie, gli archetti e le colonnine richiamano motivi analoghi all'architettura bizantina, all'epoca diffusasi nel Ravennate.
     Proprio sul finire del X secolo, fondamentale fu l'intervento del nobile francese conte Hugon di Montboissier, detto "Ugone", allora governatore di Aurec-sur-Loire, nell'Alvernia e responsabile dell'Abbazia di Saint-Michael de Cuxa, a Codalet (Pirenei). In tal modo, il conte poté quindi riscattare i suoi peccati a fronte dell'indulgenza richiesta al nuovo Papa Silvestro II. Grazie ai suoi interventi, fu aggiunto un piccolo cenobio per pochi monaci e qualche pellegrino. 
     L'amministrazione fu data all'abate Adverto di Lezat (diocesi di Tolosa). Fu in questo periodo, tra il 1015 e il 1030, che, molto probabilmente, l'architetto Guglielmo da Volpiano disegnò il progetto della "nuova Chiesa", che verrà successivamente costruita sopra alla primitiva chiesetta.
     Il ripido e severo Scalone dei Morti, costruito in pietra verde in mezzo alle rocce affioranti, conduce in alto all'ingresso della Chiesa.
    Dal piano d'ingresso si raggiunge la chiesa attraverso un ampio e ripido scalone nella nicchia centrale dove fino al 1936 erano custoditi alcuni scheletri di monaci, da cui il nome di Scalone dei Morti. Giunti alla sommità dello Scalone si attraversa il Portale dello Zodiaco opera romanica scolpita dal Maestro Nicolao, gli stipiti sono scolpiti a destra con i dodici segni zodiacali e a sinistra con le costellazioni australi e boreali. Di notevole pregio i capitelli storici e simbolici: Caino e Abele.
     A metà del XI secolo, la struttura dell'abbazia fu affidata ai Benedettini, che ne seppero sviluppare progressivamente il significato spirituale, dando asilo ai pellegrini e protezione alle popolazioni della zona. In questo periodo fu infatti costruito l'edificio della foresteria, staccato dal monastero, e in grado di accogliere i numerosi pellegrini che, percorrendo la via Francigena passante per il Moncenisio, vi salivano per trovare ristoro fisico e spirituale.
     La parte settentrionale del complesso, oggi in rovina, fu costruita nel XII secolo come "Nuovo monastero", per il quale furono aggiunte tutte le strutture per la vita di molte decine di monaci: celle, biblioteca, cucine, refettorio, officine.
Dalle basi di quello che, probabilmente era l'antico castrum di epoca romana, l'abate Ermengardo, che resse il monastero dal 1099 al 1131, fece realizzare questa opera ardita, partendo dall'impressionante di 6 metri basamento che, partendo dalla base a picco, raggiunge la vetta. Il basamento quindi, è sovrastato dalle absidi, che portano la cima della costruzione a sfiorare i 1.000 metri di altitudine rispetto ai 962 del monte Pirchiriano, la cui vetta costituisce una delle colonne portanti della chiesa, tuttora visibile grazie alla presenza di una targa: "culmine vertiginosamente santo", citazione del poeta rosminiano Clemente Rebora (XX secolo). Il monastero subì un parziale decadimento nel 1629, a causa del passaggio delle truppe francesi del generale Nicolas de Catinat. Un successivo degrado avvenne durante l'Assedio di Torino del 1706.
     Di questa parte infatti, rimangono oggi solo dei ruderi, affacciati verso la Val di Susa: si doveva trattare di un edificio di ben cinque piani, la cui imponenza è manifestata dai muraglioni, archi e pilastri, ad oggi ancora parzialmente visibili.
     La chiesa attuale, detta anche "Nuova", è il risultato di più di un secolo di interventi. Partendo dai primitivi progetti di Guglielmo da Volpiano, l’effettivo inizio dei lavori è di difficile datazione, ma si suppone che il primitivo impianto, quello absidale, sia stato commissionato dall’abate Stefano all'inizio del XII secolo, con l'imponente basamento del 1110-1120. Si impone qui lo stile romanico di stampo normanno, senza alcuna finestra e sormontato da volte a crociera analoghe alle attuali.
     Tra il 1120 e il 1130, vi lavorò lo scultore Niccolò, ma anche Pietro da Lione. Dal protiro, altissimo a più piani, si accede allo scalone dei Morti, così chiamato perché anticamente era fiancheggiato da tombe. Qui si trova la porta dello Zodiaco, con gli stipiti decorati da rilievi dei segni zodiacali, che all'epoca erano un modo per rappresentare lo scorrere del tempo (quindi una sorta di memento mori). In questi rilievi, simili a quelli dei popoli fantastici nella porta dei Principi di Modena, si riscontrano influenze del linearismo della scuola scultorea di Tolosa.
     Sul finire del XII secolo poi, vi furono degli interventi in cosiddetto stile "romanico di transizione", di scuola lombardo-emiliana, caratterizzato dalla comparsa di finestre bifore, ed i cui lavori dovettero richiedere molto tempo, documentato nel passaggio che si trova all'interno delle campate tra il pilastro cilindrico e quello polistilo e nelle due successive arcate con pilastri a fascio ed archi acuti. Le volte originali crollarono nel XVI secolo, sostituite nella navata centrale da una pesante volta a botte, che esercitava una notevole spinta sui muri laterali, minacciandone la stabilità e creando pericolo di ribaltamento. Per far fronte a questa minaccia, durante i restauri di fine Ottocento, fu demolita la volta a botte, e sostituita con una triplice volta a crociera, completata nel 1937. 
     L'ultimo intervento in periodo medioevale avvenne all'inizio fino a circa metà del XIII secolo (con la solenne consacrazione nel 1255), nel quale comparvero elementi in stile gotico francese, opera di artisti sconosciuti ma di chiara scuola piacentina, come, ad esempio, la decorazione del finestrone dell’abside centrale e le due finestre delle navate minori. Gli interventi eseguiti per adattare lo sviluppo architettonico al particolare ambiente costituito dalla vetta del monte Pirchiriano, portarono al rovesciamento degli elementi costitutivi fondamentali. In tutte le chiese la facciata è sempre localizzata frontalmente rispetto alle absidi poste dietro l'altare maggiore e contiene il portale d'ingresso; al contrario, la facciata della sacra si trova nel piano posto sotto il pavimento che costituisce la volta dello scalone dei Morti. La facciata è sotto l'altare maggiore, ed è sovrastata dalle absidi con la loggia dei Viretti, visibile dalla parte del monte rivolta verso la pianura padana.
     Nel 1315, fu composto il Breviario di San Michele della Chiusa, per scandire le preghiere quotidiane e celebrare le festività della Chiesa Cattolica; all'interno del breviario fu posto inoltre il ciclo delle preghiere particolari, per celebrare e onorare il fondatore della Sacra, San Giovanni Vincenzo
     Il declino della Sacra fu causato da antefatti politici risalenti al 1362: il principe Giacomo di Savoia-Acaia, a causa della sua insubordinazione a Casa Savoia, fu esautorato da poteri e possedimenti. Suo figlio, Filippo II di Savoia-Acaia, si volle  vendicare, saccheggiando il borgo di Sant'Ambrogio di Susa e distruggendo il Palazzo Abbaziale. In tali tumulti, fu supportato dall'allora abate Pietro III di Fongeret. Nel 1381 quindi, Amedeo VI di Savoia (detto il Conte Verde), prese la drastica decisione di chiedere direttamente a Papa Urbano VI la soppressione dell'autorità dell'abate presso la Sacra. Da quel momento, il complesso perderà definitivamente la propria grande autonomia e verrà amministrato soltanto da un commendatario. In "commendam", il monastero perse di interesse già nel XV secolo. Fu gestito dai soli Padri Priori che, non solo furono scarsamente sostenuti, ma semplicemente utilizzati dai commendatari per la riscossione delle rendite.
     Nel 1622, il cardinale Maurizio di Savoia convinse Papa Gregorio XV a sopprimere, di fatto, tutto il complesso, abitato ormai soltanto da tre monaci, facendo terminare così la secolare gestione benedettina del sito. Le ultime rendite economiche furono destinate alla costruzione della Collegiata dei Canonici della Chiesa di San Lorenzo, presso Giaveno, pochi chilometri più a sud, i quali successero agli scomparsi monaci negli obblighi verso il monastero. Tuttavia, già dopo qualche anno, la Collegiata non riuscì a far fronte alle ingenti spese di gestione della Sacra, che fu lasciata in stato di abbandono per quasi due secoli.
     Nel 1803 Pio VII sciolse il Collegio dei Canonici della Sacra, con bolla papale e su pressione di Napoleone che cominciava a premere ai confini della penisola, ma lo stesso pontefice ristabilì il Collegio dopo il suo ritorno dalla prigionia francese, nel 1817, con la bolla papale Beati Petri Apostolorum Principis del 17 luglio.
      Nel 1836 Carlo Alberto di Savoia, desideroso di far risorgere il prestigio della Chiesa piemontese e del suo casato, pensò di collocare stabilmente una congregazione religiosa. Offrì l'opera ad Antonio Rosmini, giovane fondatore dell'Istituto della carità, che accettò, trovandola conforme allo spirito della sua congregazione.
      Papa Gregorio XVI, con un breve dell'agosto 1836, nominò i padri Rosminiani amministratori della sacra e delle superstiti rendite abbaziali. Contemporaneamente, il re affidò loro in custodia le salme di ventiquattro reali di casa Savoia, traslate dal duomo di Torino, ora tumulate in Chiesa entro pesanti sarcofagi di pietra. Per la traslazione delle salme venne realizzato il Sentiero dei Principi. Solo in seguito vennero portati al monastero i 16 pesantissimi sarcofagi di pietra dove furono seppelliti principi, principesse e principini. Tra i più noti: Margherita di Valois, figlia di Re Francesco I di Francia e moglie di Emanuele Filiberto di Savoia (il "Testa di ferro") ; il duca bambino Francesco Giacinto di Savoia, l'intrigante madre di Vittorio Amedeo II (detto la Volpe Savoiarda), primo Re di Sardegna, Maria Giovanna Battista di Savoia-Nemours, e il cardinale Maurizio di Savoia
    video sulla Sacra di San Michele

    Sepoltuario dinastico nella Sacra di San Michele 
    Il 12 giugno 1937, con una solenne liturgia presieduta dal cardinale Maurilio Fossati, Re Vittorio Emanuele III fece traslare i corpi di 19 reali dentro dei monumentali e massicci sarcofagi in serpentino verde. 
    La successione adottata è la stessa usata all'interno della Chiesa Abbaziale
    Margherita di Valois (1523 + 1574)
    Caterina di Savoia (1284 + 1336)
    Amedeo di Savoia Marchese di Saint-Rambert e Signore di Saint-Germain (+ 1610) 
    Maria di Savoia (1556 + 1580), Signora di Crevacuore
    * Principe Ottone di Savoia (1846 1866)Duca di Monferrato 
    Maurizio di Savoia (1593 1657) Principe di Oneglia, Conte di Nizza, Marchese di Argentera e Bersezio 
    Gabriele di Savoia (1620 + 1695), Marchese di Riva
    Felice di Savoia (1645 + 1680), Marchese di Mulazzano, Conte di Gonzole e Signore di Palazzo 
    Francesco Giacinto di Savoia (1632 + 1638), Marchese di Saluzzo, Duca di Savoia, Principe di Piemonte e Conte d'Aosta, Moriana e Nizza, Re titolare di Cipro e Gerusalemme 
    Luisa di Savoia  (Ludovica Cristina) (1629 + 1692), Marchesa di Cavaglià 
    Francesca d'Orleans detta Colombina d'amore (Francesca Maddalena) (1648 + 1664), principessa d’Orléans e di Francia, madamigella di Valois, Duchessa di Savoia come prima moglie di Carlo Emanuele II   
    Maria Giovanna di Nemours (1644 + 1724), ultima discendente dei conti del Genevese, erede dei duchi di Nemours, e delle baronie di Fossigny e di Beaufort, moglie del Duca Carlo Emanuele II di Savoia e Reggete dello Stato
    * Maria Cristina di Savoia (1760 + 1768)
    Emanuele Filiberto di Savoia 
    Giuseppe Emanuele di Savoia 
    Maria Anna di Savoia 
    Emanuele Filiberto di Savoia Conte di Drelin
    Tommaso Filippo di Savoia 
    Giuseppe Vittorio Amedeo di Savoia 
    5 corpicini di principi di Savoia "i cui nomi sono scritti in cielo"

alcune immagini di sarcofagi della Casa di Savoia presenti nell'Abbazia di San Michele alla Chiusa (si ringrazia Alessandro Mella per le immagini):
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Cattedrale di Torino  (Duomo di San Giovanni Battista)
    Sepoltuario dinastico 
Trovano posto quattro membri della Casa di  Savoia: Conte  Oddone (1451), Adelaide di Susa, Amedeo VIIIEmanuele FilibertoCarlo Emanuele II
 
Abbazia di Altacomba, nella Savoia francese   
   L'abbazia reale di Altacomba (Hautecombe in francese, Altæcombæum in latino) è stata un monastero cistercense, successivamente benedettino ed infine affidata alla Comunità Chemin Neuf, vicino a Aix-les-Bains nella Savoia francese. 
    Da secoli è il luogo di sepoltura e mausoleo storico dei membri di Casa Savoia.
   Sita alle pendici del Monte Du-Chat, sulla riva meridionale del Lago di Bourget, il complesso monastico in origine era costruito più in basso, molto vicino all’acqua e solo più tardi venne trasferito nel sito più elevato, da qui il suo nome di “Altacomba”. 
   L’Abbazia venne fondata nel 1125 da Amedeo II e venne restaurata, dopo essere caduta in stato d’abbandono per lungo tempo, da Re Carlo Felice, in un inconfondibile stile gotico. 
   Le origini risalgono ad una comunità religiosa di monaci cistercensi dell'abbazia di Clairvaux, che avevano aderito alla regola benedettina proposta da San Bernardo, che intorno al 1100 si erano stabiliti in un vallone alto (alta comba, haute combe) su una montagna vicino al lago del Bourget che allora si chiamava Lago di Chatillon. 
   Nel 1125, il monaco cistercense Bernardo di Chiaravalle, che aveva fama di far miracoli, esortò gli eremiti a stabilirsi sulla sponda opposta del lago, su un terreno che era stato donato a Amedeo di Clermont d'Hauterives (secondo abate), dalla famiglia Savoia.
   Il fondatore dell'abbazia fu però Amedeo III, conte di Savoia, poi morto e sepolto a Cipro, di ritorno da una crociata.
   Fu nel XII secolo che i primi membri della famiglia Savoia furono sepolti nell'abbazia, dando così inizio ad una tradizione di mausolei che l'accomunava a quella delle più importanti famiglie principesche europee.
   Durante la rivoluzione francese l'abbazia fu saccheggiata per due volte; le tombe furono violate per cercarvi oggetti preziosi, il bronzo fuso per farne cannoni ed infine fu venduta e trasformata in fabbrica di maioliche fino al 1807. 
   Rimase poi in stato di abbandono fino al 1824, quando re Carlo Felice di Sardegna, riavuti i territori della Savoia con il Congresso di Vienna, decise di farla restaurare, diventandone così il secondo fondatore. 
   Carlo Felice fece eseguire i lavori in onore dei suoi avi duchi di Savoia e legò l'abbazia ad una fondazione, di cui l'abate era il presidente. 
   Riservò per sé i diritti di patronato e l'utilizzo di un appartamento.   
   I lavori furono eseguiti dall'architetto piemontese Ernesto Melano (ricopriva la carica di Primo architetto disegnatore di Sua Maestà e a lui era affidata la superiore direzione dell'Ufficio d'Arte) in stile eclettico, gotico-romanico, le opere di scultura furono quasi interamente eseguite da Benedetto Cacciatori e da altri membri della sua famiglia (statua di Carlo Felice, Pietà, ecc. ) in stile neoclassico mentre la statua della regina Cristina di Borbone (moglie di Carlo Felice) fu in seguito scolpita da Giovanni Albertoni con forme figurative più descrittive dell'epoca e del personaggio. 
  Le statue sono, complessivamente, circa 300, di cui tre di particolar menzione: La Pietà (di Benedetto Cacciatori) Il re Carlo Felice (Cacciatori) e La Regina Maria Cristina (Giovanni Albertoni). Sulle pareti molti affreschi di Luigi Vacca e Gonin.
   A dirigere l'abbazia fu richiamato l'ordine cistercense.
   La chiesa abbaziale è lunga circa 70 metri e larga circa 30, in stile gotico-romanico tipico del periodo. 
   
Tutti i pilastri furono trasformati in monumenti, ciascuno con statue, bassorilievi ed iscrizioni alla memoria di qualcuno dei principi di casa Savoia. 
   La maggior parte delle tombe sono poco più che delle riproduzioni dei monumenti medioevali.
    Nell’Abbazia sono sepolti un centinaio di Principi Sabaudi, tra cui Umberto IIIAmedeo IVPietro IIFilippo IAmedeo VEdoardoAimoneAmedeo VI il Conte Verde, Filiberto I, Filippo IICarlo Felice, restauratore dell’Abbazia, con la consorte Maria Cristina
    L'interesse principale di Altacomba è  proprio dovuto al fatto che, per secoli, è stato il posto di sepoltura dei conti e dei duchi di casa Savoia. Dei conti Aimone, Amedeo IV, Amedeo V, Amedeo VI, Filiberto I, Filippo I, Filippo II ed Umberto III di Savoia vi sussistono le sole pietre tombali, quando l'abbazia fu occupata dai giacobini e le loro tombe furono forzate ed i resti distrutti.
   A partire dal conte Umberto III, detto "il beato", che diede diritti e doni ai monasteri ed ebbe un ruolo decisivo nell'organizzazione dell'abbazia, circa un secolo più tardi fu sepolto Bonifacio di Savoia, arcivescovo di Canterbury dal 1245 al 1270, figlio del conte Tommaso I, che venuto dall'Inghilterra con il re Edoardo I ad accompagnarlo in una crociata, morì durante il viaggio al castello di Sant'Elena in Savoia. 
   Umberto III e suo nipote Bonifacio sono entrambi venerati come beati dalla Chiesa cattolica; quello che rimane dei loro corpi è a tutt'oggi custodito in due appositi sarcofagi, dietro l'altare maggiore della chiesa abbaziale.
   Iolanda di Monferrato, moglie di Aimone di Savoia, morta durante un parto nel 1342, venne sepolta in una cappella privata, riccamente ornata. L'abate Antonio di Savoia, figlio di Carlo Emanuele I, venne sepolto nel 1673. Lo stesso Carlo Felice e la moglie Maria Cristina di Borbone-Napoli, nella cappella di Belley, adiacente l'abbazia.
   Vi riposano anche l'ultimo re d'Italia Umberto II (dal 1983) che nel suo testamento dispose di essere sepolto a Altacomba e rinunciò ai diritti sull'abbazia e la regina Maria Josè (dal 2 febbraio 2001), sua consorte.
    Dal 1922 l'abbazia venne condotta dall'ordine dei benedettini, ma nel 1992 questi si trasferirono all'abbazia di Ganagobie; l'arcivescovo di Chambéry chiese così alla Comunità Chemin Neuf, nata nel 1973 a Lione, riconosciuta dalla Chiesa cattolica come associazione pubblica di fedeli della quale fanno parte sacerdoti, fratelli e sorelle consacrati, laici e coppie sposate, di proseguire nella vocazione di preghiera e di accoglienza di Altacomba. 
    Sepoltuario dinastico     

 
Cattedrale di Santa Maria (Cagliari) 
   
Carlo Emanuele di Savoia, morto di vaiolo da bambino; Maria Giuseppina di Savoia (in francese Marie-Joséphine de Savoie) (Torino, 2 settembre 1753 – Hartwell House, 13 novembre 1810), moglie di Luigi XVIII morta a Londra ma sepolta a Cagliari per sua espressa volontà.
    Sepoltuario dinastico 



































Duomo di Sassari 
   
Principe Giuseppe Placido Benedetto di Savoia, Conte di Moriana, sepolto nel Duomo di Sassari nel 1802,  figlio del Re Vittorio Amedeo III di Savoia e della Regina Maria Antonia Fernanda di Borbone - Spagna 
 














Cattedrale di Alghero
    Principe Maurizio Benedetto di Savoia, sepolto nella Cattedrale di Alghero nel 1799,  figlio del Re Vittorio Amedeo III di Savoia e della Regina Maria Antonia Fernanda di Borbone - Spagna
 

























Chiesa di S. Maurizio a Pinerolo
    Salme di Principi scoperte nel giardino delle Suore Giuseppine a Pinerolo nel 1898, sito del convento di S. Francesco demolito in epoca napoleonica. Principi d’Acaia e principi di Savoia: Filippo di Savoia, morto nel 1334; Giacomo di Savoia, morto nel 1366; Amedeo di Savoia, morto nel 1402; Ludovico di Savoia, morto nel 1418 e Bona di Savoia, sua moglie, morta nel 1432; Pietro di Savoia, vescovo di Ginevra, morto nel 1468; Bernardo di Savoia, morto nel 1467 bambino; Carlo I di Savoia il Guerriero, morto nel 1490: vennero traslate nella chiesa di S. Maurizio a Pinerolo.  
    Sepoltuario dinastico  

Cattedrale di San Giovanni di Moriana, in Francia (Saint Jean De Maurienne)
   La Cattedrale di San Giovanni di Moriana, risalente al IX secolo, è la Cattedrale dell’Arcidiocesi di Chambery. 
   Ospita al suo interno le Tombe di molti Conti di Savoia, tra cui Umberto I detto Biancamano, qui seppellito nel 1048, tradizionalmente individuato come il capostipite della Dinastia Sabauda. 
   Nella Cattedrale sono sepolti anche Amedeo I, il Conte Bonifacio, e Amedeo, figlio di Tommaso I.
    Sepoltuario dinastico 

Cattedrale di Sant’Eusebio a Vercelli 
   Il Duomo di Sant’Eusebio fu costruito nel 1500 sulle rovine della preesistente basilica paleocristiana. 
   Nella Cattedrale sono sepolti Amedeo IX il Beato, Carlo II, Ludovico I e Anna di Lusignano e Vittorio Amedeo I.
    Sepoltuario dinastico 

ALTRE TOMBE OCCASIONALI DELLA REAL CASA DI SAVOIA
 
Abbazia di Ripaglia
   Nella chiesa dell’Abbazia di Ripaglia, in Alta Savoia, venne sepolto Amedeo VII, il Conte Rosso, diciannovesimo Conte di Savoia. 

Sacrario Militare di Redipuglia    
   Emanuele Filiberto Vittorio Eugenio Alberto Genova Giuseppe Maria di Savoia (Genova, 13 gennaio 1869 – Torino, 4 luglio 1931), detto il Duca Invitto, è stato un membro di Casa Savoia, appartenente al ramo Savoia-Aosta, ed un generale italiano.
    Principe delle Asturie dal 1870 al 1873 quando suo padre, Amedeo, era re di Spagna, dopo l'abdicazione del genitore ritornò alla corte reale italiana col titolo di duca di Savoia dal 1890 con la morte di suo padre. Ricordato tra le maggiori figure della prima guerra mondiale, comandò la 3ª Armata del Regio Esercito riportando numerose vittorie che gli valsero il singolare soprannome di Duca Invitto. Dopo la Grande Guerra ottenne il rango di Maresciallo d'Italia.
   Divenuto il padre Amedeo Re di Spagna, si trasferì con la famiglia a Madrid ed all'età di appena un anno vennero conferiti ad Emanuele Filiberto anche i titoli di principe delle Asturie ed infante di Spagna e designato quale erede successore per quel trono. Per via dei contrasti con la politica spagnola, Amedeo di Savoia abdicò nel 1873, dopo soli due anni di regno e, tornato in Italia, gli venne riconfermato dal padre Re Vittorio Emanuele II il titolo di Duca d'Aosta, già ottenuto alla nascita ma abbandonato per il titolo regale ed eguale sorte toccò al figlio Emanuele Filiberto. Dopo l'abdicazione del padre Amedeo di Savoia, Emanuele Filiberto non rivendicò mai alcun diritto sul trono spagnolo, crescendo e venendo educato in Italia come principe di casa Savoia a Torino dove il padre prese residenza stabile. Alla morte del genitore, il 18 gennaio 1890, ne ereditò il titolo divenendo il secondo Duca d'Aosta. Per i meriti acquisiti durante la prima guerra mondiale e in riconoscenza al sostegno accordato da lui e dalla sua famiglia al Duce, il 25 luglio 1926 venne nominato Maresciallo d'Italia insieme a Pietro Badoglio, Enrico Caviglia, Gaetano Giardino e Guglielmo Pecori Giraldi, due anni dopo Luigi Cadorna e Armando Diaz. Dal 1927 al 1929 presiedette l'Opera Nazionale del Dopolavoro. Emanuele Filiberto morì a Torino il 4 luglio 1931 e, per sua volontà, venne sepolto tra i soldati nel sacrario militare di Redipuglia. Al titolo ducale gli successe il figlio primogenito Amedeo.
   Ad Emanuele Filiberto sono dedicati il Ponte Duca d'Aosta sul fiume Tevere, a Roma, inaugurato nel 1942 su progetto dell'architetto Vincenzo Fasolo, ed il ponte monumentale sul Piave a Jesolo, inaugurato dallo stesso duca d'Aosta il 9 ottobre 1927, mentre la Regia Marina ha intitolato alla sua memoria un incrociatore che al termine del secondo conflitto mondiale venne ceduto in conto riparazione danni di guerra all'Unione Sovietica.

Cappella del Palazzo Reale di Torino 
    La Beata Ludovica di Savoiamorta nel 1503, moglie di Ugo di Chalons, una volta vedova divenne clarissa venne  traslata nel 1842 nella cappella del Palazzo Reale di Torino. 

Chiesa di S.Andrea al Quirinale di Roma (chiesa del noviziato dei Gesuiti S. Andrea al Quirinale)
   Il Re Carlo Emanuele IV, morto 1815 in esilio a Roma fu confratello dell'Arciconfraternita della via Crucis e venne sepolto alla chiesa del noviziato dei Gesuiti S. Andrea al Quirinale a Roma.    

Tempio ossario di Bassano del Grappa 
   Il Principe Umberto di Savoia – Aosta, Conte di Salemi,  nipote del primo Re d’Italia Vittorio Emanuele II,  fratello del duca d’Aosta, comandante della Terza Armata impegnata sul fiume Piave. Memorabile fu il trasporto a Bassano di diciannove salme di Caduti decorati al Valor Militare, fra le quali c’era quella del Principe Umberto di Savoia – Aosta, il Conte di Salemi che, esumate dal cimitero di Crespano del Grappa il 13 maggio 1932 vennero fatte sfilare per le vie cittadine fra due ali di popolo, con largo seguito di autorità, associazioni e bandiere.
   Ai piedi delle scalinate dell'ossario si elevano due grandi sarcofagi, quello a mattina, in marmo rosso porfirico di Tolmezzo con il basamento in marmo nero di Carinzia ed una cornice in onice di Chiampo, accoglie la salma di Umberto di Savoia-Aosta, conte di Salemi, figlio del Principe Amedeo Ferdinando, terzogenito del Re Vittorio Emanuele II, già Re di Spagna, e della sua seconda moglie, la Principessa Maria Letizia Napoleone
   Il giovane Principe, rimase orfano di padre ad un anno e venne allevato dalla madre e dalla nonna materna, la principessa Clotilde, figlia del re Vittorio Emanuele II
   Studiò all'Accademia Navale di Livorno quindi, allo scoppio della I Guerra Mondiale, si arruolò come soldato semplice nei Cavalleggeri di Treviso con cui combatté prima sul Carso e poi sul Monte Grappa. 
   Colpito qui dalla febbre spagnola, venne ricoverato a casa Chiavacci di Crespano, dove morì dopo qualche settimana, il 19 ottobre 1918. Decorato con due medaglie d’argento ed una medaglia di bronzo al Valor Militare. 
   Le sue spoglie vennero traslate  il 13 maggio 1932 all'Ossario militare di Bassano del Grappa. 
   Sul muro, di fianco alla sua tomba, è infissa una corona di bronzo offerta dai suoi tre fratelli (figli di primo letto di Amedeo di Savoia – Aosta) ossia Vittorio (Tojo) conte di Torino, Emanuele Filiberto (Manolo)  duca d’Aosta, comandante della 3ª Armata, e Luigi, Duca degli Abruzzi.
    Una lapide collocata in  via San Carlo 22 a Crespano del Grappa (Treviso) recita: "NELLE PRIME LUCI DELLA VITTORIA / 
S.A.R. UMBERTO DI SAVOIA-AOSTA CONTE DI SALEMI FOLGORATE LE NEMICHE TRINCEE COL FUOCO DELLA SUA BOMBARDA /  QUÍ SI É SPENTO FEDELE AL SEGNO GLORIOSO DELLA SUA STIRPE SACRO ALLA PATRIA PIÚ GRANDE 19 OTTOBRE 1918 19 OTTOBRE 1926". 

Badia del Monte di Santa Croce a Nicosia di Cipro 
   Nella chiesa dell’Abbazia venne sepolto Amedeo III, ottavo Conte di Savoia, morto di ritorno dalla Crociata.

Cattedrale di Moutiers 
   Nella Cattedrale di Moutiers, l’antica Darantasia, parte dell’Arcidiocesi di Chambery, è sepolto il Conte Umberto II

Chiesa di Brou a Bourg-En-Bresse 
   In questa chiesa sono sepolti Filippo II, settimo Duca di Savoia, e la moglie Margherita d’Austria.

Santa Maria della Scala a Moncalieri 
   Vi è sepolto dal 1496 Carlo Giovanni Amedeo (Carlo II) sesto Duca di Savoia.

Chiesa di Santa Maria di Betlemme a Ginevra
   Vi è sepolto Ludovico, secondo Duca di Savoia. 

S. Caterina a Chiaia a Napoli   
     La Beata Regina Maria Clotilde di Francia,  morta nel 1802 a Napoli, moglie di  Re Carlo Emanuele IV, morto 1815 in esilio a Roma, venne sepolta a S. Caterina a Chiaia.
 Questa chiesa si trova in Via Santa Caterina 76. Il Re Carlo Emanuele IV di Sardegna (poi Re Carlo IV ) e sua moglie, la regina Maria Clotilde, erano soliti venerare in questa chiesa quando visse a Napoli dal 1800 al 1802.  
   A destra della chiesa, nella Cappella della Divina Pastora (Cappella della Madre del Buon Pastore), sono conservati i resti mortali della Regina Venerabile Maria Clotilde di Sardegna (morta nel 1802). La tomba reca un'iscrizione latina scritta dal conte Francesco Morelli, di Asti: D. O. M. / MARIA ADELAIDA CLOTILDA XAVERIA BORBONIA / SARDINIÆ REGINA CUJUS SANCTISSIMA PIETAS INGENII DEXTERITAS CONSILII PROBITAS MORUM SUAVITAS ULTRA VOTUM STETERUNT ALIORUM AMANTIOR QUAM SUI EMENSIS UTRIUSQUE FORTUNÆ SPATIIS ADVENTANTI FATO INIMITABILI ANIMI ROBORE
OBVIAM PROCESSIT REGNO ITALISQUE ORIS CHRISTIANARUM VIRTUTUM SPECIMEN EXTERA ETIAM ADMIRATIONE PRÆBENS PRÆPOSTERO MORBO RAPTA SUIS OMNIBUS EXAMNIMATIS ÆTERNUM VICTURA PLACIDISSIME OBIIT NEAPOLI NONIS MARTII ANNO CI>DCCCII  ÆTATIS SUÆ XLII  MENSIBUS V DIEBUS XII REX CAROLUS EMMANUEL IV PIISSIMUS CONJUX  LUCTU CONCISUS  DIMIDIO SUI CURARUM LEVAMINE ORBATUS
AD UXORIAS CINERES HIC QUIESCENTES  /  M. P
   S.A.R. il Principe Umberto, dato il culto, non la traslò a Superga.
    Un'iscrizione a destra della tomba riporta che nel 1933 la cappella fu restaurata dal principe di Piemonte (in seguito re Umberto II d'Italia):  SACELLVM HOC DIVINAE PASTORALE DICATVM  / IN QVO VENERABILIS / MARIAE ADELAIDAE CLOTILDAE SARDINIAE REGINAE / CORPVS REQVIESCIT   /  VMBERTVS A SABAVDIA PEDEMONTII PRINCEPS   /  SVIS SVMPTIBVS   /  INSTAVRANDVM ORNANDVMQVE CVRAVIT   /  ANNO SACRO SAECVLI HVMANAE REDEMPTIONIS RECVRRENTE   /  MCMXXXIII.
    Sulla parete di fronte alla tomba si trova un'urna di alabastro bianco con manici grigi contenente il cuore di Maria Teresa di Savoia, sorella del re Carlo IV e re Vittorio, e moglie del Conte d'Artois (poi re Carlo X di Francia), fratello della regina Maria ClotildeMaria Teresa morì a Graz nel 1805; nel 1839 suo figlio, il duca d'Angoulême, fece porre il suo cuore accanto alla tomba della sua cara amica e cognata secondo i suoi desideri. Sul vaso c'è un'iscrizione in francese:  "Ici est le coeur de Très haute, très illustre et très puissante Princesse Marie-Thérèse de Savoie, Comtesse d'Artois, morte á Graz le 2 juin 1805"
    Nella sagrestia sono conservati diversi oggetti legati al re Carlo IV e alla regina Marie Clotilde
    Tra questi c'è la maschera mortuaria di Re Carlo    

S. Francesco in Assisi  
   LVenerabile Maria di Savoia,  morta a  Roma nel 1656, sorella del cardinale Maurizio di Savoia, venne sepolta ad Assisi in S. Francesco.

Cappella dei frati cimitero di Assisi 
    Giovanna di Savoia, Regina di Bulgaria, terziaria francescana, morta nel 2000, venne sepolta nella cappella dei frati nel cimitero di Assisi.

Madonna della Grazie a Racconigi 
   Eugenio di Carignano Villafranca, morto nel  1785 e sua moglie Elisabetta Magon de Boisgarin, morta nel 1834, Giuseppe Maria, morto nel 1825 loro figlio e sua moglie Paola Antonietta de Quelen de la Vauguyon, morta nel 1829, vennero traslati nel 1911 alla Madonna della Grazie a Racconigi da Parigi.

Chiesa di San Francesco a Ginevra 
   Ludovico di Savoia, o Lodovico, detto il Generoso (Ginevra, 21 febbraio 1413 – Lione, 29 gennaio 1465),  secondo Duca di Savoia dal 1440 al 1465, e il primo Principe di Piemonte ed inoltre conte d'Aosta, Moriana e Nizza, morì a Lione nel 1465, ritornando dalla Francia, e fu sepolto nella Chiesa di San Francesco a Ginevra vicino alla moglie Anna di Cipro, figlia del re Giano di Lusignano, re di Cipro, Gerusalemme e Armenia, già defunta l'11 dicembre 1462.

Monastero della Santa Croce (Mosteiro de Santa Cruz) Coimbra, Portogallo     
    Mafalda di Savoia, Regina del Portogallo, morta nel 1157 a Coimbra, venne tumulata nel monastero della Santa Croce. 

Pantheon a Roma   
       Nell’imponente  monumento del Pantheon di Roma, il grande tempio della Roma Antica di tutti gli dei, tuttora in uno stato di conservazione prodigioso, grazie all’uso che ne è stato fatto di Chiesa Cristiana a partire dal 609 (S. Maria Ad Martyres), eretto nel 27 a.C. da Marco Agrippa e completato ed ampliato successivamente dal grande Imperatore Adriano, è stato sepolto il 17 gennaio 1878 il Re Vittorio Emanuele II, primo Re d’Italia e Padre della Patria. 
      Il Pantheon (in greco antico: Πάνθεων [ἱερόν], Pántheon [hierón], "[tempio] di tutti gli dei" è un edificio della Roma antica situato nel rione Pigna nel centro storico, costruito come tempio dedicato a tutte le divinità passate, presenti e future.  
    Fu fondato nel 27 a.C. dall'arpinate Marco Vipsanio Agrippa, genero di Augusto
    



    Fu fatto ricostruire dall'imperatore Adriano tra il 120 e il 124 d.C., dopo che gli incendi dell'80 e del 110 d.C. avevano danneggiato la costruzione precedente di età augustea. 
    L'edificio è composto da una struttura circolare unita a un portico in colonne corinzie (otto frontali e due gruppi di quattro in seconda e terza fila) che sorreggono un frontone. 
    La grande cella circolare, detta rotonda, è cinta da spesse pareti in muratura e da otto grandi piloni su cui è ripartito il peso della caratteristica cupola emisferica in calcestruzzo. 
    La cupola ospita al suo apice un'apertura circolare detta oculo, che permette l'illuminazione dell'ambiente interno. L'altezza dell'edificio calcolata all'oculo è pari al diametro della rotonda, caratteristica che rispecchia i criteri classici di architettura equilibrata e armoniosa. 
    A quasi due millenni dalla sua costruzione, la cupola intradossata del Pantheon è ancora oggi una delle cupole più grandi di tutto il mondo, e nello specifico la più grande costruita in calcestruzzo non armato. 
    All'inizio del VII secolo il Pantheon è stato convertito in basilica cristiana (con l'editto di Costantinopoli) chiamata Santa Maria della Rotonda  o Santa Maria ad Martyres, il che gli ha consentito di sopravvivere quasi integro alle spoliazioni apportate agli edifici della Roma classica dai papi. 
    Gode del rango di basilica minore ed è l'unica basilica di Roma oltre a quelle patriarcali ad avere ancora un capitolo. 
    Gli abitanti di Roma lo chiamavano popolarmente la Rotonna ("la Rotonda"), da cui derivano anche il nome della piazza e della via antistanti.
    Il Pantheon è una proprietà del demanio italiano gestito dal MIBACT; nel 2016 ha fatto registrare 7 398 536 visitatori, risultando il sito museale statale italiano più visitato; dal marzo del 2015 è in gestione del Polo Museale del Lazio. 
   
   La Tomba di Vittorio Emanuele II, primo Re d'Italia, situata nella cappella centrale a destra, reca una gigantesca placca funeraria in bronzo, fusa con il metallo dei cannoni conquistati agli Austriaci durante le guerre del 1848, del 1849 e del 1859.
   Il Pantheon è  luogo di sepoltura anche di Re Umberto I, secondo Re d’Italia, morto assassinato nel 1900, e della consorte la Regina Margherita di Savoia Genova. Le loro tombe sorgono proprio nel lato opposto del Pantheon rispetto alla Tomba di Re Vittorio Emanuele II.  
   Le Tombe Reali sono mantenute in ordine dai volontari delle organizzazioni monarchiche e il servizio di guardia d’onore è reso dalle Guardie D’Onore delle Reali Tombe del Pantheon.
   In realtà la destinazione della salma del re Vittorio Emanuele II al Pantheon fu oggetto di un'accesa discussione: in molti, infatti, volevano che fosse inumata nella Basilica di Superga, luogo tradizionale di sepoltura dei Savoia. Alla fine tuttavia prevalse la volontà del presidente del Consiglio Agostino Depretis e del ministro dell'Interno Francesco Crispi.
   Nel 1882 sorsero immediate le proteste per impedire che venisse inumata nel Pantheon la salma di Giuseppe Garibaldi
    Sepoltuario dinastico 
    Vittorio Emanuele II, primo Re d'Italia (1820 1878
    Umberto I, secondo Re d’Italia (1844 1900)
    Margherita di Savoia Genova, seconda Regina d’Italia (1851 - 1926) 


Somalia, Villaggio Duca degli Abruzzi oggi Giohar (Johar)    
    Luigi Amedeo Giuseppe Maria Ferdinando Francesco di Savoia (Madrid, 29 gennaio 1873 – Villaggio Duca degli Abruzzi, 18 marzo 1933), Duca degli Abruzzi.
    Fu un ammiraglio, esploratore e alpinista italiano
    Terzogenito di Amedeo Ferdinando Maria di Savoia, da due anni Re di Spagna, e di Maria Vittoria dal Pozzo della Cisterna, fratello minore di Emanuele Filiberto e Vittorio Emanuele.
    Essendo il primo figlio maschio nato dopo l'ascesa al trono del padre, viene investito del titolo di Infante. 
    Nel giro di poco più di un decennio, tra il 1897 e il 1909, ha compiuto le spedizioni che lo hanno reso internazionalmente celebre: nel 1897 la prima ascensione del Monte Saint Elias, in Alaska; nel 1900 la spedizione al Polo Nord che raggiunse la latitudine Nord più avanzata dell'epoca; nel 1906 l'esplorazione del massiccio africano del Ruwenzori e l'ascesa delle sue cime maggiori; nel 1909 la spedizione nel Karakorum, con il fallito tentativo di ascesa del K2 e il nuovo record mondiale di altitudine.
    Durante la Prima guerra mondiale è stato al comando della flotta alleata. 
    In seguito si è dedicato fino alla sua morte a un innovativo progetto di sperimentazioni agricole e di cooperazione con popolazioni locali in Somalia.
    In Somalia intraprende una operazione di una grande bonifica agricola lungo la valle del fiume Uebi Scebeli di cui, nel 1928, nel corso della sua ultima esplorazione, scoprirà le sorgenti. 
    Muore il 18 marzo 1933 nel villaggio "Duca degli Abruzzi" (oggi Johar), in Somalia, senza figli.  Secondo le sue volontà viene lì sepolto, sulle sponde del fiume Uebi Scebeli: «Preferisco che intorno alla mia tomba s'intreccino le fantasie delle donne somale, piuttosto che le ipocrisie degli uomini civilizzati» (Luigi Amedeo di Savoia-Aosta prima della sua partenza da Napoli il 7 febbraio 1933).     
    Dopo la sua morte la Regia Marina ha intitolato alla sua memoria un incrociatore che nel dopoguerra avrebbe anche ricoperto l'incarico di ammiraglia della Marina Militare Italiana. 
    Alla figura del Duca degli Abruzzi è stato dedicato dal CAI il Museo nazionale della Montagna di Torino, considerato una delle più importanti strutture del mondo dedicata al mondo della montagna e della loro conoscenza, e che conserva anche una vasta documentazione su tutte le spedizioni alpinistiche extraeuropee realizzate da italiani.
    Nel 1992 la missione militare Restore Hope di supporto ai civili, tentò di recuperare i resti del Duca per sottrarli al rischio di profanazione ma infine, su richiesta della popolazione locale (cui acconsentì anche S.A.R. Amedeo di Savoia Duca d'Aosta), ancora molto legata al ricordo di un uomo che portò loro una vita dignitosa, la tomba fu lasciata in Somalia.
 
Cripta della Basilica Mauriziana in Torino
    La basilica mauriziana (Basilica dei Santi Maurizio e Lazzaro, popolarmente nota anche come chiesa di Santa Croce), è una chiesa del centro storico di Torino, sita in via Milano 20. 
La Basilica è stata costruita sulla preesistente chiesa di S. Paolo, risalente al XII secolo, parrocchia dal XIII secolo, dipendenza dall'Abbazia di S. Solutore. 
    Posta a ridosso della Galleria Umberto I   risale alla fine del Cinquecento, quando l'Arciconfraternita della Santa Croce finanziò il restauro di una preesistente chiesa romanica del 1207, dedicata a San Paolo.
    Nel 1678 la chiesa fu nuovamente rimaneggiata dall'architetto Antonio Bettino, già collaboratore del celebre Guarino Guarin(1624 † 1683) e dotata dell'ampia cupola che sormonta la navata centrale. La prima pietra fu posta il 1° luglio del 1679 alla presenza di Madama Reale e di tutta la Corte. 
    Su volere di re Vittorio Amedeo II, nel 1728 la chiesa fu interamente ceduta all'Ordine Mauriziano e all'Arciconfraternita, che così assunse il nome di Regia Arciconfraternita dei Santi Maurizio e Lazzaro e la chiesa divenne quindi «basilica magistrale dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro». L'anno seguente, la trasformazione urbanistica della zona interessò anche la facciata che fu ridisegnata da Filippo Juvarra
    L'attuale disegno del prospetto principale è frutto di un successivo intervento di Carlo Bernardo Mosca, risalente al 1836.  La cripta era usata come luogo di sepoltura sicuramente già quando la chiesa era ancora intitolata a San Paolo.  Qui vennero traslati i resti di Beatrice d’Aviz (1504 – 1538), infanta di Portogallo e, per matrimonio, Duchessa di Savoia: fu infatti moglie di Carlo II di Savoia, morì di parto. Dei suoi nove figli ne sopravvisse solo uno: il Duca Emanuele Filiberto detto “Testa di Ferro”. Beatrice fu sepolta nella Cattedrale di Santa Maria a Nizza che venne devastata dai francesi durante l’assedio della città nel 1543 e gravemente danneggiata. Nell’Ottocento furono eseguiti dei lavori di scavo nell’area in cui sorgeva la cattedrale e venne rinvenuta la tomba della duchessa, che fu traslata qui nel 1867

Cattedrale di Santo Stefano a Vienna
    
    Qui riposa Eugenio di Savoia-Soissons, noto come di Principe Eugenio (Parigi, 18 ottobre 1663 – Vienna, 21 aprile 1736),  generale italiano naturalizzato austriaco al servizio dell'Esercito del Sacro Romano Impero. Per le sue imprese, soprattutto per la Battaglia di Belgrado, gli venne dedicata la Prinz Eugen Marsch. 
 Iscrizione sulla tomba del Principe Eugenio
Α  Χ  Ω  
EUGENIO
Imperatori 
Victoriosissimo
In Tutelam Christiani
Nominis Divinitus Concesso
Imp[eratoris]
 Caes[aris] Aug[usti] Caroli VI 
Purpurato
 Moderandis Rebus Bellicis
Praefecto
In Germania Legato
 In Italia Vicario
Utrobique Exercituum
Duci Felicissimo
 Cujus Profecto Imperia Provinciae
Monumenta
In Alma Hac Basilica
Summo Honore
Celebrata
 Magnifico Hoc Mausoleo
 Perpetuabuntur
    Il suo corpo fu tumulato nella cattedrale viennese di Santo Stefano, ed il cuore, per volere dei Savoia, nella cripta della Basilica di Superga. Riguardo appunto al cuore, c'è tuttora un mistero, in quanto si ritiene che sia stato riportato a Vienna, o addirittura che non sia mai stato portato via dall'Austria.etuabuntur
    L'Enciclopedia Britannica  in un articolo su Eugenio scritto da Alexander Lernet-Holenia (1897-1976),  scrittore, drammaturgo e poeta austriaco, lo ricorda con queste parole:
    « Mentre affrontava un mondo di nemici davanti, aveva un mondo di nemici alla sua schiena, nutriti dalla "maledizione ereditaria" dell'Austria: anime pigre e menti senza pensieri, bassi intrighi, invidia, gelosia, sciocchezza, e disonestà. Servì tre imperatori: Leopoldo I, Giuseppe I, e Carlo VI. Verso la fine della sua vita, Eugenio osservò che, mentre il primo gli fu un padre e il secondo un fratello, il terzo (che era forse il meno degno di un servo così grande) fu un padrone. »

Cappella del castello di Kronberg    
   Dal 1944 riposa la Principessa Reale Mafalda di SavoiaLangravia d’Assia
 
NyeriNairobi, Kenya  
   Qui riposa dal 1942 il Principe Reale Amedeo di Savoia, III Duca d’Aosta, Viceré d’Etiopia, eroe dell'Amba Alagi, in una località ad una cinquantina di chilometri circa a Sud dell'Equatore.  




Basilica dell’Incoronata Madre del Buon Consiglio a Capodimonte, Napoli    
La basilica dell'Incoronata Madre del Buon Consiglio e Regina della Cattolica Chiesa è una delle basiliche di Napoli. 
   Si erge in zona Capodimonte e la sua costruzione è relativamente recente (1920).  
 Accanto alla basilica è presente l'ingresso alle catacombe di San Gennaro, antiche aree cimiteriali sotterranee risalenti al II secolo le quali rappresentano il più importante monumento del cristianesimo a Napoli.
   È stata realizzata su modello della basilica di San Pietro a Roma sia negli esterni (compresa la cupola) che negli interni, tanto da essere anche conosciuta come "La piccola San Pietro".
   Nel gennaio del 1980 S.S. Papa Giovanni Paolo II l'ha elevata alla dignità di basilica minore. Nel 1951 vi venne tumulata Elena d’Orleans, Duchessa d’Aosta  (Twickenham, 13 giugno 1871 – Castellammare di Stabia, 21 gennaio 1951), consorte di Emanuele Filiberto, ed Anna di Guisa, Duchessa d’Aosta, consorte del Viceré d’Etiopia.
  



TOMBE REALI SOPPRESSE

Cimitero di Saint Lazare a Montepellier
   Dopo l’abdicazione di Re Vittorio Emanuele III, il Re e la Regina Elena si ritirarono a Villa Jela, ad Alessandria d'Egitto, ospite di re Farouk I, dove rimasero fino alla morte del Re. Tre anni dopo la Regina Elena si scoprì malata di cancro e si trasferì in Francia a Montpellier dove nel 1952, dopo un difficile intervento chirurgico, morì il 28 novembre. Fu sepolta, come suo desiderio, in una comune tomba del cimitero Saint-Lazare a Montpellier. 
   L'intera città si fermò per assistere e partecipare al suo funerale. 
   La Municipalità di Montpellier ha intitolato il viale che porta al cimitero alla Regina Elena e le ha innalzato un monumento. 
   La salma della Regina venne traslata nel Santuario di Vicoforte il 15 dicembre 2017 in una nuova arca funebre, fatta appositamente costruire, e deposta nella Cappella di San Bernardo

Cattedrale di Santa Caterina ad Alessandria d’Egitto
   La cattedrale di Santa Caterina di Alessandria d'Egitto è la chiesa cattedrale del vicariato apostolico della città e al contempo la chiesa del locale convento francescano, al quale appartiene anche l'ordinario. 
   Edificata nel 1847-1856, ospitava la Tomba di Re Vittorio Emanuele III, recatosi ad Alessandria d’Egitto in esilio nel maggio del 1946 e deceduto il 28 Dicembre 1947.
   La salma del Re venne traslata nel Santuario di Vicoforte il 17 dicembre 2017 in una nuova arca funebre, fatta appositamente costruire, e deposta nella Cappella di San Bernardo.
   La sua tomba, che sin dall'origine doveva essere solo provvisoria, era costituita da una semplice lapide in marmo, meta di pellegrinaggi in ricordo del Re Soldato.

Convento di S. Francesco in Pinerolo
   Salme di Principi scoperte nel giardino delle Suore Giuseppine a Pinerolo nel 1898, sito del convento di S. Francesco demolito in epoca napoleonica. Principi d’Acaia e principi di Savoia: Filippo di Savoia, morto nel 1334; Giacomo di Savoia, morto nel 1366; Amedeo di Savoia, morto nel 1402; Ludovico di Savoia, morto nel 1418 e Bona di Savoia, sua moglie, morta nel 1432; Pietro di Savoia, vescovo di Ginevra, morto nel 1468; Bernardo di Savoia, morto nel 1467 bambino; Carlo I di Savoia il Guerriero, morto nel 1490: vennero traslate nella chiesa di S. Maurizio a Pinerolo.  

Chiesa di San Gregorio dei Muratori, Roma    
   Carlo Emanuele IV fu confratello dell'Arciconfraternita degli amanti di Maria e Gesù al  calvario detta della via Crucis  e venne sepolto in questa chiesa poi traslato in S. Andrea al Quirinale.

Cimitero di Crespano del Grappa
      Il Principe Umberto di Savoia – Aosta, Conte di Salemi,  nipote del primo Re d’Italia Vittorio Emanuele II,  fratello del duca d’Aosta, comandante della Terza Armata impegnata sul fiume Piave venne inizialmente sepolte nel cimitero di Crespano del Grappa e poi traslate  il 13 maggio 1932 all'Ossario militare di Bassano del Grappa.

Chiesa di San Filippo Neri 
      Maria Anna Vittoria di Savoia-Soissons (1683-1763), figlia di Luigi Tomaso (1657-1702), sul finire della sua vita abitò vicino alla Chiesa di San Filippo Neri a Torino e lì volle essere sepolta dopo la morte avvenuta per un colpo apoplettico l’11 ottobre 1763. Dopo i funerali, il 21 ottobre, fu tumulata nella cripta della chiesa. Solo nel 1921, per volontà del re Vittorio Emanuele III, fu traslata a Superga a Torino. Suo marito Joseph (Maria) Friedrich Wilhelm Hollandinus, principe di Sassonia-Hildburghausen (1702-1787) fu sepolto, fino al 1925, nel Fürstengruft (Schlosskirche, Hildburghausen) poi traslato nella cripta sotto il monumento nel Friedhof , Hildburghausen.

altre tombe in breve:
ramo di Savoia Soisson:
     Giovanna di Savoia Soisson (1635-1673),figlia di Eugenio Maurizio (1665-1705), la sua tomba è in Sainte-Maison de Thonon
     Luisa Filiberta di Savoia Soisson (1635-1673),figlia di Eugenio Maurizio (1665-1705), la sua tomba è nel convento della Visitazione, Torino.      
     Maurizio di Savoia Soisson (1690-1710), figlio di Luigi Tomaso (1657-1702), sepolto ad Oneglia 
     Eugenio di Savoia Soisson (1692-1712), figlio di Luigi Tomaso (1657-1702), sepolto nell'Abbazia di Westminster, a Londra.

 
Stemmi della Famiglia Reale di Savoia, Fanfara e Marcia Reale

   Gli stemmi qui riprodotti sono tratti dalla XXXII edizione dell'Annuario della Nobiltà Italiana (dicembre 2014) come da Decreto Reale di S.A.R. Amedeo di Savoia, Duca di Savoia, del 24 novembre 2013.

   Gli stemmi sono stati delineati a cura di Andrea Borella, direttore dell'Annuario della Nobiltà Italiana.

   La colonna sonora è costituita dalla Fanfara Reale e dalla Marcia Reale d'Ordinanza, conosciuta semplicemente come Marcia Reale. 
   Fu l'inno nazionale del Regno d'Italia dall'unificazione del Paese, avvenuta nel 1861, fino all'armistizio dell'8 settembre 1943. 
   Venne composta come marcia da parata nel 1831 o nel 1834 dal torinese Giuseppe Gabetti.  Essendo la Marcia Reale una composizione esclusivamente strumentale, non ne esiste un testo ufficiale. 

   Dopo l'unità d'Italia, quando il brano divenne inno nazionale, si cercò di darle delle parole, ma la particolarità della musica, che la rende poco adatta al canto, per decenni rese difficile qualsiasi applicazione di testo. Sono tuttavia presenti alcuni testi non ufficiali, spesso di attribuzione incerta, che accompagnarono in numerose occasioni l'esecuzione dell'inno. 

   Uno dei più diffusi è il seguente:

Fanfara:

Evviva il Re! Evviva il Re! Evviva il Re!
Chinate, oh reggimenti, le Bandiere al nostro Re,
la gloria e la fortuna dell'Italia con Lui è.
Chinate, oh reggimenti, le Bandiere al nostro Re,
bei fanti di Savoia gridate «Evviva il Re!».

Marcia:

Viva il Re! Viva il Re! Viva il Re!
Le trombe liete squillano.
Viva il Re! Viva il Re! Viva il Re!
Con esse i canti echeggiano.
Rullano i tamburi e le trombe squillano, squillano.
Cantici di gloria eleviamo con gioia e fervor.
Tutta l'Italia spera in te,
l'Italia crede in te,
segnal di nostra stirpe e libertà, e libertà!
Quando i nemici agognino
i nostri campi floridi
dove gli eroi pugnarono
nella trascorsa età
finché duri l'amor di Patria fervido
finché regni la nostra civiltà.
L'Alpe d'Italia libera
del bel parlare angelico
piede d'odiato barbaro
giammai calpesterà
finché duri l'amor di Patria fervido
finché regni la nostra civiltà.
Come falange unanime
i figli della Patria
si copriran di gloria
gridando «Viva il Re!»
Viva il Re!


 
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