Introduzione alla XXXII^ edizione dell’Annuario della Nobiltà Italiana

pubblicato 7 ott 2014, 09:02 da Segreteria Club Annobit   [ aggiornato il 20 gen 2016, 14:46 da Annuario della Nobiltà Italiana ]

Anche questa XXXII edizione dell’Annuario della Nobiltà Italiana (2011-2014) è stata finalmente completata.
Contrariamente alle nostre previsioni, e nonostante i nostri sforzi, la presente edizione vede la luce con grande ritardo rispetto alle previsioni: la posticipazione della chiusura della presente edizione ha tuttavia consentito di pubblicare un ampio studio dinastico ed araldico sulle Case Reali di Savoia, Borbone delle Due Sicilie e Borbone Parma.

Ci auguriamo che i nostri sottoscrittori possano constatare che nulla hanno perduto coll’attendere: il volume di questa edizione, inizialmente previsto in sottoscrizione alla fine del 2012, nel già notevole numero di 2300 pagine, è aumentato sino a raggiungere le 2500 pagine, a seguito del gran numero di risposte pervenute e quindi di nuovi dati da aggiungere, integrare, correggere ed aggiornare, a seguito della campagna di aggiornamento promossa dall’editore dell’Annuario. 
Anche le tavole a colori a piena pagina, inizialmente previste in numero di 30, sono aumentate sino alle attuali 120: ciò per permettere sia la pubblicazione integrale dei Decreti di riordino dell’Araldica della Real Casa di Savoia a firma di S.A.R. Amedeo di Savoia, Duca di Savoia (del 2012) e della Reale e Ducale Casa di Borbone Parma a firma di S.A.R. Carlo Saverio, Duca di Parma e Piacenza (del 2013), sia della serie degli stemmi della Real Casa di Borbone delle Due Sicilie (completata nel 2014), stemmi rarissimi e in grandissima parte inediti o pressoché introvabili, raccolti dopo approfondite ricerche finora mai intraprese per iniziativa dell’editore di questa opera: tutti i Decreti Reali di riordino della materia Araldica, così come la galleria araldica degli stemmi dei Borbone delle Due Sicilie, sono corredati dalle immagini ufficiali a cura dell’editore dell’Annuario della Nobiltà Italiana. 
Questa edizione ha richiesto, per essere completata, quasi un anno di tempo in più di quanto previsto inizialmente: ma ciò ha permesso la trascrizione, il controllo ed il confronto dei dati genealogici e biografici segnalati nelle numerosissime comunicazioni giunte alla redazione dell' Annuario non solo dall’Italia ma da quasi ogni parte del mondo. Questa edizione rappresenta, unitamente alla precedente edizione apparsa nel 2010, il più grande repertorio dedicato alla nobiltà italiana finora edito come ricchezza e vastità di dati genealogici.
In questa edizione gli stati anagrafici delle famiglie pubblicate nella parte II dell'Annuario sono stati integrati d'ufficio con i dati genealogici e diplomatici, ufficiali ma finora inediti, estratti dai quarantuno volumi manoscritti del "Libro d'Oro della Nobiltà Italiana" compilato dalla Consulta Araldica del Regno d’Italia conservati presso l'Archivio Centrale dello Stato, con un attento lavoro di trascrizione, confronto e collazione con i dati presenti nella banca dati genealogica dell'Annuario.
Se al principio di questa seconda serie, nel 2000, avemmo a constatare l’inerzia ed il disinteresse di molte famiglie a corrisponderci le notizie relative alle loro casate, in questa edizione, al contrario, ci siamo trovati di fronte ad una tale quantità di dati da inserire, fornitici dalla cortesia delle famiglie interessate e dai nostri sottoscrittori, da trovarci in difficoltà nel dover dar posto a tutti gli aggiornamenti e nuovi dati pervenutici. Soltanto nel corso della preparazione di questa edizione, quasi 53.000 comunicazioni genealogiche hanno raggiunto la redazione dell’Annuario e diverse migliaia di famiglie hanno partecipato alla campagna di inserimento, di correzione ed aggiornamento dei dati già presenti nelle passate edizioni dell’Annuario.
Ripetiamo, come di consueto, la richiesta alle casate presenti nell’Annuario di segnalazione di eventuali errori ed omissioni negli articoli che le riguardano, assicurandone la correzione nell’edizione successiva. Rinnoviamo inoltre la nostra preghiera alle Famiglie, tuttora non aggiornate, per l’invio dei dati necessari. 
Anche per questa edizione i criteri seguiti, con la costante collaborazione del Comitato Scientifico dell’Annuario della Nobiltà Italiana – al quale desideriamo rinnovare il più sincero ringraziamento – sono rimasti pressoché immutati rispetto a quelli della precedente edizione apparsa nel 2010.
La struttura dell’Annuario è rimasta invariata e si articola in 5 parti principali, ossia: 
- Parte I: famiglie già Sovrane negli antichi Stati italiani e la Real Casa d’Italia
- Parte II: famiglie nobili iscritte negli elenchi ufficiali del Regno d’Italia
- Parte III: famiglie nobili suddivise in:
a) titolati pontifici dopo il 1870 
b) famiglie nobilitate dal gran maestro del Sovrano militare ordine di Malta o accolte nel medesimo Ordine cavalleresco 
c) famiglie nobilitate dal re d'Italia Umberto II dopo il 1947 
d) famiglie accolte in Ordini cavallereschi con prove di nobiltà per la ricezione dopo la caduta del Regno d’Italia, oppure nobilitanti.
- Parte IV: famiglie fregiate di "nobiltà generosa", soprattutto degli Stati preunitari, che però non vennero riconosciute dal Regno d'Italia e che quindi non sono comprese nelle parti precedenti
- Parte V: famiglie "notabili" italiane, ovvero quelle casate in possesso di stemma e con vita more nobilium, ma formalmente non riconosciute nobili.
- Indice
Unica variante nelle sezioni in cui si articola l’Annuario è stata la sospensione, per questa edizione, della sezione dedicata ai provvedimenti deliberati dal Corpo della Nobiltà Italiana (CNI) posta nella parte III, dopo la sezione dedicata ai titolati Umbertini. Tale decisione è stata ritenuta opportuna in seguito ad attente e ponderate riflessioni. 
Dalla XXVIII (2000) sino all’ edizione XXXI (2010) l’Annuario della Nobiltà Italiana pubblicò in un’apposita sezione tutte le deliberazioni e certificazioni nobiliari adottate dal Corpo della Nobiltà Italiana (CNI), associazione che, benché privata, ha goduto fino a tempi recenti del massimo prestigio, particolarmente per il suo collegamento e la sua collaborazione per le materie araldiche all’azione nel campo nobiliare di S.M. il Re, ma anche dopo la Sua morte, per la serietà e competenza delle sue deliberazioni e la rappresentatività del ceto nobile che esprimeva. Per questo motivo i provvedimenti del CNI godettero di una sezione speciale autonoma anche nell’Annuario con la sola differenza che, diversamente a quanto avviene ed avveniva altrove, i riconoscimenti di titoli nobiliari del CNI vennero annotati nel cenno storico introduttivo della scheda invece che in capo alle persone descritte nella scheda genealogico familiare pubblicata. Anzi, a ben vedere, la sezione III dedicata dall’Annuario della Nobiltà Italiana ai provvedimenti del CNI fu l’elenco più completo mai pubblicato di tali provvedimenti, addirittura più dettagliato, aggiornato e ricco di notizie rispetto a quelli stampato sui bollettini dello stesso CNI.
Tali prestigiose caratteristiche del CNI si sono recentemente parzialmente appannate a causa di forti tensioni interne, che ne hanno compromesso l’operatività e la rappresentatività. Sono ben noti avvenimenti assai spiacevoli come il distacco di importanti associazioni regionali, autosospensioni, autonome iniziative della dirigenza e di sezioni e rappresentanze che hanno raccolto disparate valutazioni, ed altro. Questo ha portato inevitabilmente a rendere il CNI un punto di riferimento non più univoco. 
Ad esempio, finora il CNI è stata l'unica associazione italiana le cui deliberazioni in materia nobiliare erano accettate dai circoli aderenti all'UCI (Unione Circoli Italiani, associazioni e circoli di gentiluomini che raccolgono fra gli associati larga parte degli esponenti delle nobili ed antiche famiglie italiane) al fine di attribuire negli elenchi sociali i titoli e trattamenti riconosciuti dal CNI spettare ai soci. Tuttavia recentemente, da una lettura sommaria degli elenchi di alcuni dei vari Circoli aderenti all’UCI, si possono notare i nominativi di parecchi soci con l’attribuzione di titoli e qualifiche nobiliari non riconosciute dal CNI quale ente certificatorio di diritti nobiliari individuato dallo stesso regolamento UCI, a dimostrazione che oggi i vari Circoli si regolano, in merito alle attribuzioni dei titoli nobiliari, in modo del tutto autonomo e senza più riferimento univoco al CNI. 
Da un recente avviso, appeso alla bacheca avvisi, alla fine di settembre 2014, del Circolo della Caccia di Roma, a proposito delle certificazioni nobiliari emesse dal Corpo della Nobiltà Italiana, si legge “Con riferimento a quanto attualmente menzionato nell’Art. 50 del Regolamento Interno ed in relazione al sorgere di nuove Associazioni di asserito carattere nobiliare che raccolgono, anche per la loro composizione, valutazioni profondamente discordanti in seno al C.N.I. ed in particolare presso molti degli aderenti che sono anche Soci del nostro Circolo, il Comitato Direttivo, informato il Consiglio, sospende l’accoglimento delle certificazioni emesse dallo stesso CNI a partire dal 30 Giugno 2014. Il Consigliere Segretario”.
Si aggiunga che ad oggi sono 10 anni e più che il CNI non pubblica un bollettino informativo sui provvedimenti nobiliari deliberati (l’ultimo è apparso nel 2004); inoltre il CNI, attraverso sue commissioni e gruppi speciali, ha preso a revocare, o proporre per la revoca, alcuni provvedimenti nobiliari prima deliberati: tutto ciò, in mancanza di una sua pubblicazione ufficiale, senza darne pubblicamente notizia né puntuali riscontri. In assenza di altri organi informativi, ed in assenza di una persona appositamente delegata dallo stesso CNI che ragguagliasse ufficialmente la redazione dell’Annuario, nonostante una nostra richiesta in tal senso, l’Annuario non si è più trovato in grado di poter dare notizie certe ed attendibili sui provvedimenti del CNI.
Ulteriore motivo, qualche perplessità circa l’opportunità di menzionare nell’Annuario della Nobiltà Italiana alcuni provvedimenti deliberati dal CNI e talune sue decisioni in materia nobiliare, che appaiono andare al di là delle facoltà del CNI quale organismo certificante privato, e piuttosto sconfinare nella Regia Prerogativa (decisioni nelle quali il CNI deliberò provvedimenti di natura Sovrana quali convalide ed autorizzazioni o proposte di variazione delle successioni nobiliari, essendo privo di veste giuridica o facoltà in merito). 
Quanto sopra è per chiarire i motivi per i quali si è a malincuore giudicato opportuno di sospendere la sezione III CNI per la presente edizione. A seguito di ciò alcune delle famiglie riconosciute nobili dal CNI sono migrate verso altre sezioni dell'Annuario perché in possesso di altri requisiti utili per la pubblicazione nell'Annuario stesso.
E’ nostro vivo augurio che il CNI sappia superare questo momento di crisi e riprenda presto il suo posto consueto ed autorevole fra i protagonisti del panorama araldico italiano.
Dato il successo delle giornate di presentazione della XXXI edizione dell’Annuario della Nobiltà Italiana, mi piace qui ricordare, anche perché mai fatto in precedenza su queste pagine, lo svolgimento delle presentazioni della precedente edizione nel corso degli ultimi mesi dell’anno 2011. Gli appuntamenti si svilupparono in cinque giornate presso altrettanti luoghi di prestigio alla presenza di un folto ed attento pubblico: Venezia, Roma, Napoli, Milano e Torino. 
La prima presentazione si tenne a Venezia, sabato 29 ottobre 2011, nella prestigiosa cornice del palazzo della Biblioteca Nazionale Marciana, nell' Antisala della Libreria Sansoviniana, Piazzetta San Marco 13/a, piano nobile. Il dott. Stefano Frassetto, dell’Ufficio Acquisizioni della Biblioteca Nazionale Marciana, ha fatto gli onori di casa, portando i saluti del direttore e, nel corso del suo intervento, ha spiegato l’importanza dell’Annuario della Nobiltà Italiana, ha illustrato i pregi di questa opera che raccoglie una massa imponente di informazioni su famiglie nobili italiane e che costituisce il lavoro scientifico più completo nel suo genere.
Il dott. Frassetto ha ricordato che la Biblioteca Nazionale Marciana possiede la serie dell’Annuario della Nobiltà Italiana sin dal suo primo numero apparso nel 1879, per iniziativa di uno dei maggiori studiosi a livello mondiale di araldica e genealogia: Giovanni Batista di Crollalanza. Frassetto ha altresì ricordato che l’Annuario della Nobiltà Italiana è opera assai consultata nella Biblioteca tanto che è esposta fra le guide di riferimento storico, a scaffale aperto, nella Sala dei Sussidi. Ha voluto ringraziare, anche a nome dell’attuale direttore della Biblioteca Nazionale Marciana, dott.ssa Maria Letizia Sebastiani, e del precedente direttore, dott. Marino Zorzi (patrizio veneziano ed esponente di famiglia descritta - da secoli – nei volumi dell’Annuario) l’editore dell’opera, Andrea Borella, per il dono fatto alle collezioni librarie della Biblioteca dell’ultima edizione monumentale, strutturata in quattro imponenti volumi (esposti nella sala durante la presentazione per la consultazione).
Presi poi la parola quale editore dell’Annuario, ringraziando per l’opportunità offerta di presentare l’ultima edizione dell’Annuario in una cornice così bella e densa di storia quale è l’Antisala della Libreria Sansoviniana.
Partendo dall’ultima edizione “monumentale” dell’Annuario, pubblicata in occasione dei 150 anni dell’unità d’Italia, che raccoglie circa 5.800.000 dati genealogici e biografici di oltre 48.000 famiglie italiane, estinte e fiorenti., ho ricostruito, anche grazie all’ausilio di oltre 300 immagini digitali proiettate, l’origine dei repertori genealogici e nobiliari: partendo dalle prime raffigurazioni di cronologia dei sovrani in Mesopotamia (Sumeri, tra i fiumi Tigri e Eufrate), nella valle del Nilo (Antico Egitto, lungo il fiume Nilo), in Cina e nelle prime civiltà della valle dell'Indo per giungere, attraverso lo sviluppo della genealogia, dell’adattamento allo stile lineare con le abbreviazioni convenzionali all’invenzione della stampa e, quindi, alla comparsa dei calendari, degli almanacchi con rubriche genealogiche ed, infine, degli annuari e repertori genealogici periodici, sino ai repertori compilati ai nostri giorni, percorrendo una storia lunga oltre 5000 anni.
Si è così reso evidente l’antichità del concetto di genealogia e la miriade di almanacchi genealogici e repertori nobiliari periodici presenti, nel ‘700 e nell’‘800, in Italia ed in Europa ed anche che il primo esempio di repertorio genealogico periodico, dedicato alla nobiltà di un singolo Stato, nacque nel XVIII secolo proprio a Venezia.
Alla fine della conferenza ha preso la parola il Conte Ranieri da Mosto che, in rappresentanza dell’antico Patriziato Veneto (la famiglia da Mosto è antichissima in Venezia e ricoprì nei secoli le cariche riservate ai Patrizi della Serenissima), ha caldeggiato lo studio di un repertorio genealogico che valorizzasse la peculiarità e l’importanza del Patriziato Veneziano e delle famiglie ad esso appartenenti sostenendo che queste casate ebbero una posizione storica quasi sovrana essendo elettrici del loro Monarca, il Doge. Prendendo spunto da ciò, ho illustrato casi consimili in Italia e nel mondo, parlando anche del caso della Repubblica di Venezia, della situazione dei piccoli altri patriziati e della posizione della Casate che diedero alla Chiesa Papi e Cardinali, anch’essi elettori del Sovrano Pontefice.
Numerosi furono gli esponenti della nobiltà veneta ed austriaca e gli studiosi di genealogia e storia presenti a questo appuntamento.
La successiva presentazione dell’Annuario si tenne invece a Roma, venerdì 11 novembre 2011, nel salone monumentale della Biblioteca Casanatense, una delle tre biblioteche storiche e monumentali pubbliche ubicate nel centro della città di Roma, alla presenza di un folto ed attento pubblico. Ha portato il suo saluto la dott.ssa Iolanda Olivieri, direttrice di questa antica e bellissima Biblioteca, ringraziando per il dono dell’ultima edizione dell’Annuario della Nobiltà Italiana, già a disposizione del pubblico per la consultazione e complimentandosi per la pubblicazione di questa edizione, senza paragoni con quanto pubblicato sino ad oggi in Italia e nel Mondo come repertorio per vastità, complessità e completezza.
Ha proseguito la conferenza la dott.ssa Laura Giallombardo, bibliotecaria della Casanatense e Responsabile del Fondo araldico, Responsabile dell’Ufficio per la conservazione e il restauro e Responsabile Ufficio di ammissione alla consultazione del materiale raro e di pregio che ha parlato dei fondi araldici della Biblioteca Casanatense, fondo fra i più ricchi d’Italia e d’Europa, delle loro peculiarità e del progetto completato di informatizzazione ed accesso remoto degli stessi attraverso il sito internet della Biblioteca stessa. La dott.ssa Giallombardo ha voluto sottolineare più e più volte l’immensa mole di dati raccolti ed ordinati nell’Annuario della Nobiltà Italiana e specificatamente in questa ultima edizione. Sergio Boschiero, segretario nazionale dell'Unione Monarchica Italiana, la più antica e numerosa organizzazione monarchica presente sul territorio nazionale, ha preso quindi la parola ricordando che questa presentazione romana dell’Annuario della Nobiltà Italiana, pubblicato questa in occasione dei 150 dell’Unità d’Italia o, meglio, della proclamazione del Regno d’Italia, cade nel giorno dell’anniversario del genetliaco di Sua Maestà Vittorio Emanuele III Re d’Italia nella curiosa data dell’11.11.2011. Boschiero ha poi voluto leggere il significativo «Discorso della Corona» del 27 novembre 1871 del Re Vittorio Emanuele II di Savoia (Torino, 1820 – Roma, 1878), padre della Patria, ultimo Re di Sardegna (dal 1849 al 1861) e il primo Re d’Italia (dal 1861 al 1878), discorso illuminato per la profondità, per la densità dei significati ed ancor oggi in gran parte attuale. Boschiero ha quindi mi dato la parola permettendomi di illustrare l’ultima edizione dell’Annuario della Nobiltà, ricollegandomi poi all’origine dei repertori nobiliari, dagli albori della storia sino ai nostri giorni e gli almanacchi nobiliari periodici nel mondo, dal XVII al XXI secolo, accennando anche agli altri repertori genealogici e nobiliari periodici storici un tempo esistenti, oppure ancor oggi sussistenti, in alcuni Stati del Mondo. 
Il terzo appuntamento del ciclo di presentazioni si tenne invece a Napoli il 19 novembre 2011 (sabato) presso la Cappella del Real Monte Manso di Scala, ospiti della Fondazione del Real Monte Manso di Scala. 
Il marchese Don Francesco Brancia Principe di Apricena, Governatore Decano del Real Monte Manso, antichissima e benefica istituzione napoletana fondata il 20 giugno 1608, portò il suo saluto e il benvenuto ai conferenzieri (Alessandro Sacchi, Giovanni Grimaldi ed io), agli ospiti ed agli esponenti delle nobili famiglie Montiste presenti. Prese quindi la parola l’avv. Alessandro Sacchi, Presidente Nazionale dell’Unione Monarchica Italiana, che parlò della storia della Monarchia, dei Re d’Italia e dei rapporti con Napoli, accennando anche alla questione dinastica in un intervento particolarmente riuscito ed applaudito.
Seguì l’intervento di Giovanni Grimaldi, studioso di genealogie di famiglie campane e non campane, membro del Comitato Scientifico dell’Annuario della Nobiltà Italiana che ha tracciato, in un lungo ed interessante excursus storico – critico, di alto valore documentale e di ricerca storica, le vicende, le peculiarità e la tipologie delle varie nobiltà, fonti di nobiltà e accesso alle stesse nel corso dei secoli in Italia, spiegando il significato dell’appartenenza alla nobiltà nel corso dei secoli. Grimaldi mi diede quindi la parola, quale editore dell’Annuario della Nobiltà. Colsi l’occasione per illustrare l’importanza delle fonti nobiliari genealogiche a stampa per la conservazione dei dati e dell’identità storico culturale dei nobili e lodando l’iniziativa del Real Monte Manso che ha voluto ristampare, aggiornandola, la nuova edizione del volume “Genealogie delle famiglie ascritte al Real Monte Manso di Scala”.
Questo aggiornamento fu fortemente voluto dai Governatori in carica, molti dei quali presenti alla conferenza, ossia il marchese Don Francesco Brancia principe di Apricena (Governatore Decano), Don Ignazio Frezza duca di San Felice, Don Giuseppe Carignani di Carignano dei duchi di Novoli, Don Alessandro dei marchesi Buccino Grimaldi e Don Augusto Cattaneo della Volta dei principi di Sannicandro, mentre la parte genealogica è stata curata con grande competenza da Don Giuseppe Carignani di Carignano dei duchi di Novoli. Quale editore di più periodici genealogici spiegai l’importanza, nel panorama della conservazione della memoria delle antiche tradizioni familiari nobiliari e per la coscienza del retaggio storico, dell’esistenza e dell’attività di Istituzioni benemerite come il Real Monte Manso e la grande importanza di iniziative come quella qui accennata per la conservazione e l’aggiornamento dei dati genealogici e biografici e, quindi, della sopravvivenza della stessa memoria. Passai quindi a descrivere i risultati delle mie ricerche nel campo degli antichi e moderni repertori genealogici e nobiliari periodici nel mondo; volendo dare spazio al dibattito si contenne l’intervento in mezz’ora. Seguì quindi un lungo ed interessante dibattito che ha toccato vari argomenti quali i repertori genealogici, le Leggi Dinastiche di Casa Savoia e le peculiarità dei vari repertori nobiliari esistenti oggi nel mondo. Fra gli interventi e le domande più interessanti rivolte allo scrivente ricordo qui quelle dell’avvocato Alessandro Sacchi, co-conferenziere, del Governatore del Real Monte Manso il marchese Don Francesco Brancia Principe di Apricena, di Don Landolfo Caracciolo di Melissano principe di Scanno, duca di Barrea, e di tantissimi altri.
Infine, a chiusura della presentazione, il co-conferenziere Giovanni Grimaldi parlò brevemente delle frontiere della ricerca genetica applicata alla genealogia ed anche del progetto per lo studio della genealogia genetica delle famiglie storiche italiane, promosso dall’Annuario della Nobiltà in collaborazione con iGENEA, volto appunto a studiare la genetica di esponenti di tali famiglie per identificarne le "firme genetiche", le origini ancestrali e le parentele con altre casate.
Il pubblico era composto da personalità rappresentative dell’antica nobiltà partenopea, molte delle quali associate al Real Monte Manso e moltissimi studiosi di genealogia e di araldica che sarebbe troppo lungo elencare.
Il quarto appuntamento delle presentazioni della XXXI edizione si tenne a Milano il 24 novembre 2011 nella prestigiosa cornice della Sala Weil Weiss del Castello Sforzesco di Milano, presso l’antichissima Biblioteca Trivulziana.
Conferenzieri d’eccezione dell’incontro furono S.A.R. il Principe Reale Amedeo di Savoia, Capo della Real Casa di Savoia e autore della nota introduttiva al volume e Suo figlio, S.A.R. il Principe Reale Aimone, Duca delle Puglie e Duca di Aosta.
Su mio invito presenziò alla conferenza Jean Paul Springael, Greffier du Conseil d'héraldique chez Communauté française del Regno del Belgio, che si è trattenuto a discorrere con le Loro Altezze Reali i Principi di Savoia prima e dopo la conferenza.
I Principi ed il numeroso pubblico presente fu accolto dalla direttrice della Biblioteca Tribulziana del Castello Sforzesco ed Archivio Storico Civico di Milano dott.ssa Isabella Fiorentini, che fece gli onori di casa lodando la vastità e la completezza dell’Annuario della Nobiltà Italiana, opera monumentale realizzata in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia.
Prese poi la parola il dott. Fabio Fazzari, segretario dell’Unione Monarchica Italiana per Monza e la Brianza, che condusse un interessantissimo intervento sui pregi che avrebbe la monarchia anche nel contesto della difficile situazione italiana ed internazionale, alla stabilità ed alla continuità, accennando anche alla peculiare situazione del Belgio, Paese che, seppur privo (all’epoca della conferenza) di un Governo da 526 giorni, ossia dal 2009, grazie alla fondamentale presenza del Sua Maestà il Re Albert II e della Casa Reale Belga, riesce egregiamente a condurre quotidianamente la vita dello Stato. Fazzari pose l’accento anche sull’importanza che l’Annuario, unica opera del suo genere, ha per l’Italia nell’ottica di tenere vive la memoria e la tradizione delle famiglie nobili italiane.
Seguì l’intervento di S.A.R. il Principe Amedeo di Savoia che lodò l’impostazione scientifica, storica e repertuale dell’Annuario della Nobiltà, opera che è da considerarsi il lavoro scientifico più completo nel suo genere.
S.A.R. tenne particolarmente a sottolineare che sono state inserite nell’Annuario tutte le famiglie dell’aristocrazia ebraica italiana. Non sono state “reintegrate” ma si sono ritenuti nulli i provvedimenti che, nelle versioni precedenti di altre opere, le avevano escluse. 
S.A.R. il Principe Amedeo tenne a sottolineare che, anche in questa edizione, come per la precedente, grazie all’opera di ricerca condotta dall’editore dell’Annuario della Nobiltà Italiana, sono state rintracciate altre famiglie di origine ebraica che erano state cancellate da altri repertori genealogici, nonché che vennero completati i loro dati genealogici, biografici e storici nell’ottica di una conservazione del patrimonio morale di quelle casate.
Seguì l’intervento dell’editore dell’Annuario che, ringraziando i Principi Reali per il grande onore concesso con l’intervenire alla conferenza, il pubblico presente, e la direzione della Biblioteca per l’opportunità offerta di presentare l’ultima edizione dell’Annuario in una cornice così bella e densa di storia quale la Sala Weil Weiss della Trivulziana, custode di tesori di legatura d’arte donati dal filantropo e collezionista barone Weil Weiss di Lainate: ricollegandomi alle parole di S.A.R. il Principe Amedeo di Savoia, raccontai la storia e le sciagure che colpirono i figli del Barone, perseguitati in quanto ebrei dalle leggi razziali fasciste tra il 1938 e il primo quinquennio degli anni quaranta, ricordando le grandi opere di beneficenza profuse dagli ebrei nel corso della storia, ed in particolare durante il Regno d’Italia, e la riconoscenza dimostrata dalla Casa Reale di Savoia con la concessione anche di titoli nobiliari per tali atti di filantropia e di bontà, come nel caso del barone Giuseppe Weil Weiss di Lainate ( 1863-1939) pure duramente colpito con la sua famiglia da tali infami leggi, leggi volute solo dal regime fascista, ma non anche dalla Real Casa di Savoia che, anzi, in ogni tempo volle premiare i meriti anche degli esponenti della comunità ebraica come nel caso dei Weil Weiss, dei Franchetti, dei Camondo, degli Ottolenghi, dei Levi, dei Todros e di tanti altri. 
L'opera tratta ampiamente anche della questione dinastica nella Real Casa di Savoia e indica come, per le leggi della Famiglia Reale, il Capo del Casato oggi sia S.A.R. il Principe Reale Amedeo di Savoia.
Tenni a sottolineare come quell’edizione dell’Annuario, in quattro volumi di grande formato, e contenente oltre 6.000.000 di dati genealogici su oltre 48.000 famiglie in 8400 pagine, rappresenta il maggiore repertorio genealogico dato alle stampe da sempre: alla campagna di aggiornamento dei dati genealogici e biografici presenti nell’Annuario aderirono oltre 22.000 nobili italiani, aggiornamenti che si sono aggiunti alle ricerche condotte dallo stesso editore e dal gruppo di circa 100 volontari, esperti di araldica e genealogia, che compongono il Comitato Scientifico dell’Annuario della Nobiltà e che sono da me coordinati.
Al giorno d’oggi abbiamo circa 100 mila nobili italiani, dispersi in 100 Nazioni del Mondo che si sono ivi trasferiti principalmente per esigenze di lavoro.
Partendo dall’ultima edizione “monumentale” dell’Annuario, pubblicata in occasione dei 150 anni dell’unità d’Italia, illustrai al pubblico presente in sala, anche grazie all’ausilio di oltre numerose digitali proiettate, l’origine dei repertori genealogici e nobiliari: partendo dalle prime raffigurazioni di cronologia dei sovrani in Mesopotamia (Sumeri, tra i fiumi Tigri e Eufrate), nella valle del Nilo (Antico Egitto, lungo il fiume Nilo), in Cina e nelle prime civiltà della valle dell'Indo per giungere, attraverso lo sviluppo della genealogia, dell’adattamento allo stile lineare con le abbreviazioni convenzionali all’invenzione della stampa e, quindi, alla comparsa dei calendari, degli almanacchi con rubriche genealogiche ed, infine, degli annuari e repertori genealogici periodici, sino ai repertori compilati ai nostri giorni, percorrendo una storia lunga oltre 5000 anni.
Si è così evidenziata l’antichità del concetto di genealogia e la miriade di almanacchi genealogici e repertori nobiliari periodici presenti, nel ‘700 e nell’‘800, in Italia ed in Europa ed anche che il primo esempio di repertorio genealogico periodico, dedicato alla nobiltà di un singolo Stato, nacque nel XVIII secolo proprio a Venezia.
L’ultima giornata del ciclo di presentazioni della XXXI edizione dell’Annuario della Nobiltà Italiana si tenne a Torino il 26 novembre 2011 presso il Palazzo Graneri della Roccia, in via Conte Giambattista Bogino 9, alle ore 15.30, nella Sala Gioco, palazzo ricchissimo di memorie risorgimentali e cavouriane.
Dato il maggior tempo a disposizione fu possibile tenere da parte mia un articolato intervento, più ampio, di circa due ore, con supporti multimediali, sull’argomento dell’origine dei repertori nobiliari, dagli albori della storia sino ai nostri giorni e gli Almanacchi nobiliari periodici nel Mondo, dal XVII al XXI secolo: parlando dell’origine dei repertori genealogici nobiliari periodici ricordai come le pubblicazioni di questo genere, periodici dedicati alla genealogia della nobiltà di un singolo Paese, nacquero inizialmente nel 1714 a Venezia, con il Protogiornale della Repubblica di Venezia. Con l’avvento di Napoleone I Bonaparte, il periodico cessò le pubblicazioni.
Il primo esperimento di catalogazione delle famiglie nobili, venne redatto nel ‘600 in Inghilterra: tale repertorio si rese indispensabile per censire le famiglie nobili, ed i loro esponenti, dopo le devastazioni che portò la guerra civile che aveva sconquassato la società del tempo tanto che non erano più note quali fossero le casate nobili ed i loro esponenti in vita e fu iniziativa di Sir William Dugdale (1605 – 1686) autore del Baronage of England (1675–1676).
Rilevai l’importanza della memoria di ceto e la necessità di svolgere paragoni con altri stati. Per esempio in Spagna esistono ancora le successioni nobiliari femminili del titolo mentre in Giappone, Cina, Thailandia, diventa molto articolato il processo di codificazione ed analisi della nobiltà a causa delle lingue ed usi diversi.
Lungamente parlai della storia del più famoso degli almanacchi reali, quello di Gotha, celebre ancor oggi col nome di “Almanach de Gotha” concludendo poi il mio intervento con un excursus storico delle forme di nobiltà, e relative fonti repertuali di epoca moderna, dal XVIII - XXI secolo nelle varie Nazioni.
La conferenza si chiuse dopo quasi due ore di interessante dibattito, dibattito che toccò sia la storia degli almanacchi nobiliari sia del successo ottenuto dall’Annuario della Nobiltà.
Concludo coll’esprimere i miei, e i nostri ringraziamenti, come editore e come coordinatore del comitato scientifico , a coloro che hanno, con il loro contributo, consentito il compimento, il miglioramento, la correzione, il completamento e la diffusione della conoscenza di quest’opera ad un sempre più vasto pubblico.
Un partcolare ringraziamento innanzitutto a mio fratello Alberto, senza la collaborazione del quale molte genealogie non sarebbero state puntualmente aggiornate. 
Un caloroso grazie all’amico Giovanni Grimaldi, ottimo e paziente studioso di genealogia e di diritto dinastico Borbonico e all’amico Maurizio Bettoja per l’indispensabile appoggio e aiuto profuso in molte parti e aspetti di questo lavoro. 
Uno speciale ringraziamento va alle dottoresse Signora Elena Ginanneschi, responsabile dell’ufficio araldico dell’Archivio Centrale dello Stato, unitamente alle sue colleghe le Signore Lucia Rossi e Chiara Veninata. 
Desidero qui ringraziare i seguenti Signori e Signore che, più di altri, collaborarono alla buona riuscita di questa edizione o con l’editore:Francesco Alessi Longa, Daniele Aliprandi, Andrea Apicella, Demetrio Baffa Trasci Amalfitani, Riccardo Bevilacqua, Maurizio Bicocchi, Laura Bollani, Loreto di Bona, Alberto Giuseppe Borella, Marco Brivio, Alessio Maria Camarda, Francesco Canali, Giuseppe Carfì di Serra Rovetto,Đavide Colombo, Paolo Conforti, Alida Giuliana D’Alberti, Giuseppe Damone, Mauro De Neville Rosati, Antonio Di Palma Castiglione, Romolo Dodi, Giancarlo Guidi di Comacchio, Francesco Isola, Girolamo De Lucia, Alessandro Mella, Filippo Orsini, Salvatore Palmeri di Villalba, Nicola Pesacane, Emilio Petrini Mansi, Giuseppe Rizzani, Nicola Tirelli Prampolini.

Scozia, baia di Wemyss, giugno 2014

la redazione dell’Annuario della Nobiltà Italiana

il direttore, editore e coordinatore del comitato scientifico
Andrea Borella
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