Notizie, Annunci, Novità

In questa sezione il nostro Club raccoglie le notizie inerenti l'Annuario della Nobiltà Italiana ed anche notizie riguardanti il coordinamento e la redazione dell'opera ed altre notizie ritenute interessanti.

Inoltre in questa sezione il nostro Club riunisce le notizie riguardanti la propria attività.


La Segreteria del Club Annobit

NUOVI COLLABORATORI DELL'ANNUARIO DELLA NOBILTA' ITALIANA. Un bilancio e proposte per il futuro.

pubblicato 9 lug 2018, 18:41 da Annuario della Nobiltà Italiana

NUOVI COLLABORATORI DELL'ANNUARIO DELLA NOBILTA' ITALIANA. Un bilancio e proposte per il futuro. 

Si ricercano due nuove figure di aspiranti ricercatori per collaborare alla redazione dell’Annuario

    Nel giugno 2017 lanciavo, da questo gruppo, il progetto:
"ANNUARIO DELLA NOBILTA’ COMPLETANDO – PRO PARTE II" 
Tale progetto è basato sui lavori di censimento genealogico della nobiltà italiana promossi dalla Consulta Araldica del Regno d’Italia e mirante al suo aggiornamento, integrazione e correzione.

    L'appello ha avuto un discreto successo e questo ha permesso di arruolare nel gruppo dell'Annuario della Nobiltà competenti genealogisti volontari. 
    La loro opera, certosina e sistematica, ha permesso di colmare molte lacune, alle volte in modo insperato. 
    Il loro lavoro è stato ed è quotidianamente implementato nella banca dati dell'Annuario della Nobiltà Italiana alfine di ottenere schede biografiche, anagrafiche e genealogiche sempre più complete ed esatte.

    Si è delineata in quest'ultimo anno la necessità di incorporare nel comitato scientifico dell'Annuario della Nobiltà Italiana anche due nuove figure di ricercatori genealogici: 
i RICERCATORI BIBLIOGRAFICI ed i RICERCATORI MONUMENTALI

    I RICERCATORI BIBLIOGRAFICI genealogici sono quei ricercatori che si occuperanno della trascrizione sistematica di dati genealogici già pubblicati in altre opere (libri, opuscoli, periodici).
Si tratta di dati anche molto antichi ma non ancora implementati nella banca dati dell'annuario: si parla di pubblicazioni di nozze, monografie con storie di famiglie, periodici con rubriche quali i nuptialia o "fiori d'arancio", necrologi, battesimi e vita di società (promozioni, concessioni di ordini cavallereschi, e simili). 
    I dati trascritti in formato word verranno importati e confrontati con quelli già presenti nell'Annuario della Nobiltà Italiana.
    Questo lavoro è già sporadicamente effettuato dai membri del comitato scientifico ed anche a livello redazionale ma ora si vorrebbe effettuarlo sistematicamente.
    Quindi ora si cercano volontari, residenti possibilmente a Firenze, Roma, Napoli o Milano ove sono presenti le principali Biblioteche Nazionali che conservano questi tipi di documenti a stampa, spesso estremamente rari e pubblicati in poche copie. 
    Oppure che possiedano, nelle loro collezioni private, molte opere di questo tipo. 
    Alcuni giornali antichi, settimanali, quotidiani, mensili hanno cominciato a mettere on line le scansioni dei vecchi numeri, spesso risalenti all'ottocento.
    Tra le notizie apposite pagine raccoglievano i dati relativi agli annunci matrimoniali (un tempo molto diffusi), delle nascite e dei necrologi: tali pagine rappresentano altrettanti scrigni di dati genealogici anche relativi a famiglie e persone nobili, dati che è possibile estrapolare seguendo come guida le schede già presenti nell'Annuario.
    Questo lavoro, per i giornali già in rete, è effettuabile da remoto, da un qualunque computer dotato di connessione internet.
    Dopo un po' di pratica i ricercatori sono in grado di identificare gli annunci relativi alle famiglie nobili che, comunque, soprattutto quelli ante 1970, portano quasi sempre i titoli nobiliari dei soggetti a cui sono dedicati rendendoli così ancor più facilmente identificabili. 
    A tale proposito gli interessati sono pregati di proporre loro candidature, unendo un loro curriculum vitae, a annuariodellanobilta@gmail.com

    I RICERCATORI MONUMENTALI genealogici sono quei ricercatori che si occuperanno della trascrizione sistematica di dati biografici ricavati da iscrizioni, specie cimiteriali, esposte al pubblico.
    In Italia, terra ricchissima di cimiteri ricchi di opere d'arte ed anche di notevole interesse paesaggistico non è molto diffusa la pratica di rilevare i dati genealogici dalle iscrizioni sulle lapidi.
    Nel recente passato sono stati mappati molti cimiteri italiani dai volontari della redazione dell'Annuario.
    I dati genealogici ricavati sono stati aggiunti a quelli già presenti nelle schede genealogiche.
    Ad oggi sono stati visitati e nobiliarmente mappati interi cimiteri: tra i maggiori ricordo quello di Padova, Modena, Venezia, Reggio Calabria, Catanzaro, Sondrio, Rovigo e vari altri maggiori e minori.
    Molto resta da fare ma noi dell'Annuario confidiamo un giorno di riuscire ad implementare sia la banca dati genealogici ricavati dalle iscrizioni cimiteriali, sia la banca dati di immagini di stemmi ricavata dalle sculture apposte sui sepolcri.
    Si tratta dell'unico progetto sistematico di questo tipo mai tentato in Italia.
    A tale proposito gli interessati sono pregati di proporre loro candidature, unendo un loro curriculum vitae, a: annuariodellanobilta@gmail.com

    Per quanto riguarda infine i ricercatori genealogici volontari, che svolgono cioè ricerche nei tradizionali archivi anagrafici, devo dare notizia che l'Annuario della Nobiltà ricerca ricercatori volontari per coprire gli archivi anagrafici delle seguenti regioni e provincie, archivi che sono disponibili on line liberamente e gratuitamente a questo sito:  Portale Antenati

    Si tratta di confrontare le registrazioni anagrafiche presenti nei registri con i dati presenti nelle schede estratte dall'Annuario della Nobiltà, implementandoli e correggendoli.
    Ciò significa che chiunque, da qualunque parte d'Italia, può visionare tali registri senza recarsi in loco.

    Ecco la lista delle provincie cercabili delle quali la redazione dell'Annuario è alla ricerca di volontari:

Agrigento
Arezzo
Ascoli Piceno
Asti 
Bari 
Brescia
Caltanissetta
Campobasso
Catanzaro
Chieti
Como
Cremona
Cuneo
Enna
Forlì
Grosseto
Imperia
Imperia sezione di San Remo
Imperia sezione di Ventimiglia
L'Aquila
La Spezia
Lucca
Macerata
Messina
Padova
Pesaro
Pesaro sezione di Fano
Pesaro sezione di Urbino
Pescara
Potenza
Prato
Reggio Calabria
Rieti
Roma
Salerno
Savona
Taranto
Torino
Trapani
Treviso
Venezia
Viterbo

    Le province mancanti o sono state già completate, o sono in corso di completamento da parte dei volontari oppure non sono disponibili per quelle provincie i registri anagrafici on line digitalizzati.

    Circa i privilegi derivanti dall'appartenenza al comitato scientifico dell'Annuario rimando a questo link nella pagina di questo gruppo:  https://sites.google.com/site/clubannobit/news/aspirantimembridelcomitatoscientificodellannuarioecollaboratoriesterniarimborso-rogettoannuariodellanobiltacompletandoproparteii

    Poiché l'Annuario verrà continuato per molti anni ancora, molti dei dati che già si stanno raccogliendo in questi due sistemi ed in questi ultimi mesi saranno implementati e pubblicati non nella prossima edizione ma nelle edizioni negli anni a venire.

    Ringrazio tutti per l'attenzione.

Cordiali saluti

Andrea Borella
direttore dell'Annuario della Nobiltà Italiana

S.A.R. il Principe Michele di Borbone di Parma (+ Parigi 7 luglio 2018)

pubblicato 8 lug 2018, 03:10 da Annuario della Nobiltà Italiana   [ aggiornato in data 8 lug 2018, 12:36 ]

    S.A.R. il Principe Michele di Borbone di Parma 
(n.  a Parigi 4 marzo 1926 + ivi 7 luglio 2018). 
    
    La redazione dell'Annuario della Nobiltà italiana porge le condoglianze alla vedova, S.A.R. Maria Pia di Borbone Parma, nata Principessa Reale di Savoia, ai figli ed ai nipoti.

    I funerali si terranno a Parigi presso la Cattedrale di Saint-Louis des Invalides il 13 luglio 2018 http://www.musee-armee.fr/collections/les-espaces-du-musee/cathedrale-saint-louis-des-invalides.html 
    
    S.A.R. il Principe Michele di Borbone di Parma nacque a Parigi il 4 marzo 1926, figlio di S.A.R. il Principe Renato di Borbone di Parma e di S.A.R. la Principessa Reale Margherita di Danimarca; sposò in secondi voti il 16 maggio 2003 S.A.R. la Principessa Reale Maria Pia di Savoia, figlia del fu Umberto II, Re d'Italia e di Maria Josè, d'Italia, nata Principessa Reale del Belgio.
    Morì a Neuilly-sur-Seine (Parigi) il 7 luglio 2018.

mostra “Parmigianino. Grafica e fortuna critica”dal 17 maggio 2018 nell'ambito della manifestazione “Parma a Praga”, frutto di un gemellaggio tra le due città. Le Loro Altezze Reali il Duca e la Duchessa di Parma, ospiti d'Onore

pubblicato 21 giu 2018, 09:18 da Annuario della Nobiltà Italiana   [ aggiornato in data 21 giu 2018, 10:36 ]

La mostra dal titolo “Parmigianino. Grafica e fortuna critica” si è aperta il 17 maggio 2018 nell'ambito della manifestazione “Parma a Praga”, frutto di un gemellaggio tra le due città legate da rapporti secolari. 
Le Loro Altezze Reali il Duca e la Duchessa di Parma, ospiti d'Onore, sono stati accompagnati da alcuni tra i maggiori esponenti della Segreteria della Reale e Ducale Casa di Borbone Parma. 

    Da giovedì 17 maggio al Castello di Praga, presso la palazzina rinascimentale del Belvedere, si è aperta la mostra Parmigianino – Grafica e fortuna critica. 

    La mostra è organizzata dalla Fondazione Eleutheria, socio Camic, dalla Presidenza della Repubblica e dell'Amministrazione del Castello di Praga. 

    L’esposizione presenta per la prima volta a Praga le opere grafiche di Girolamo Francesco Maria Mazzola, detto il Parmigianino, e dei suoi contemporanei. «Si tratta della più grande mostra delle opere grafiche del Parmigianino negli ultimi venti anni ed è sicuramente il progetto più importante a cui abbia lavorato la Fondazione Eleutheria», sottolinea il presidente della fondazione Francesco Augusto Razetto.

    Parmigianino, assieme ad Albrecht Dürer, è stato uno dei primi e più importanti artisti a utilizzare la tecnica dell’acquaforte. 
    
    La mostra sarà al centro di una visita di quattro giorni nell’ambito del progetto Parma a Praga, che inizierà martedì 5 giugno. 

    Agli eventi ha partecipato quale Ospite d'Onore S.A.R. il Duca Carlo Saverio di Borbone  Parma, insieme ai massimi rappresentanti della città emiliana, quali il sindaco Federico Pizzarotti e alcuni dei componenti della Segreteria della Real e Ducale Casa di Borbone Parma come il Principe Diofebo Meli Lupi di Soragna, il conte Orazio Zanardi Landi di Veano, nobile Paolo Conforti e il nobile Edmondo Barbieri Marchi.  

    
    

Francesco Augusto Razetto ha dichiarato: 
«Vogliamo far conoscere Parma, città dove sono nato, anche sotto il profilo culturale» 

    Per risaltare gli antichi legami tra Parma e Praga la fondazione ha pubblicato in serie numerata una monografia su Maria Amalia Duchessa di Parma


    
    La duchessa di Parma, sorella minore dell'imperatore Giuseppe II, fu cacciata dal suo ducato nel 1802 dalle armate napoleoniche e concluse i suoi giorni, in esilio, a Praga. 

    La Duchessa consorte è sepolta nella cattedrale praghese di San Vito.

    La mostra è aperta fino al 24 giugno e si svolge sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Ceca, Miloš Zeman, ed è patrocinata, tra gli altri, dall’Ambasciata d’Italia, dall’Istituto Italiano di Cultura di Praga, dal MIBACT, dal Ministero della Cultura della Repubblica Ceca, dalla Regione Emilia Romagna, dalla Provincia e dal Comune di Parma e dalla Camera di Commercio e dell’Industria Italo-Ceca.

Discorso di S.A.R. il Principe Reale Carlo Saverio di Borbone Parma, Duca di Parma e Piacenza

"Eccellenza Ambasciatore d’Italia, 
Signor Sindaco di Praga, 
Signor Sindaco di Parma, 
Signor Presidente della Fondazione Eleutheria, 
Autorità di Praga e di Parma,
Signore e Signori,

    E’ con molta emozione che oggi siamo qui a celebrare un incontro fra due città, per mezzo del comune linguaggio dell’arte e della storia, dove le eccellenze del nostro patrimonio culturale si fondono con una realtà che ad alcuni poteva forse apparire lontana.
    La mostra sul Parmigianino è certamente motivo di orgoglio per la nostra città, ma le sue opere, il suo nome, il suo prestigioso allestimento e la cornice di questa bellissima città, ne fanno una vetrina dell’intera cultura italiana. 
    E’ bastato però il ricordo della duchessa Maria Amalia, nostra “settima” nonna, per ritrovare luoghi dimenticati e memorie a noi care. 
    Nella storia della nostra famiglia, da Elisabetta Farnese a Luisa Maria, le figure femminili iniziano ad assumere un ruolo primario nella storia della Dinastia. 
    Abbiamo iniziato presto a capire chi comandava in famiglia e non so se il duca Ferdinando temesse di più l’armata di Napoleone o la cultura teutonica della moglie Maria Amalia. Giovanissime mogli e madri, protagoniste della diplomazia europea, dotate di personalità uniche e singolari.
    Ed è anche a loro, o soprattutto a loro, che si deve la politica illuminata di buon governo che portò Parma alla eccellenza delle arti e della cultura, con la fondazione di quelle istituzioni che ancora oggi sono momento saliente della sua vita pubblica e culturale: la pinacoteca, la biblioteca, l’arte tipografica, i giardini, gli alloggi popolari, il museo archeologico, l’Ordine Costantiniano, i lavori pubblici, il teatro. 
    Sono gli ingredienti di una Capitale che per oltre tre secoli ha saputo costruire una identità unica, uno charme che ha come sfondo il giallo delle sue architetture neoclassiche e come protagonisti tutti i suoi cittadini. 
    Ma poco sarebbe la nostra memoria se Parma non fosse stata capace di trasformarsi in città contemporanea e di fondere il suo passato con il suo presente, raggiungendo quell’equilibrio che le ha consentito di essere nominata Capitale della Cultura Italiana per l’anno 2020. 
    Un risultato che premia la capacità e l’impegno del suo Sindaco, dell’Amministrazione comunale e dell’intera città. 
    Caro Sindaco, generazione dopo generazione la nostra famiglia ha vissuto a Parma per oltre trecento anni e ci sentiamo parmigiani “del sasso”, come si dice in parmigiano per indicare chi è nato dentro le antiche mura. 
    E come tutti i suoi cittadini siamo qui per dare il nostro contributo a un percorso che ci auguriamo possa essere non solo un ulteriore momento di conoscenza del nostro territorio, ma anche un nuovo motivo di crescita, perché il punto di arrivo è sempre in movimento. 
    E, a proposito di movimento, un ricordo personale alla nostra squadra del Parma Calcio, la cui rinascita e lo straordinario traguardo raggiunto del massimo campionato, sembrano riflettere l’impegno e la tenacia  dell’intera città.
    Questo evento Parma – Praga è la dimostrazione di come le capacità e l’entusiasmo di un imprenditore parmigiano, che non ha dimenticato le proprie radici, possano essere motore di una contagiosa aggregazione di forze e competenze diverse. 
Alla Fondazione Eleutheria, al suo presidente Augusto Razetto e alla sua straordinaria organizzazione, va dunque il nostro plauso e la nostra riconoscenza per aver costruito questa preziosa occasione di incontro.
    A lei, Eccellenza, il nostro ringraziamento per l’ospitalità e per il grande lavoro che svolge quotidianamente per promuovere la conoscenza dei nostri territori, insieme al Direttore dell’Istituto di Cultura Italiana. 
    Vorremmo concludere riprendendo le parole della duchessa Luisa Maria dall’ultima sua lettera scritta ai parmigiani nel 1859, alla vigilia dell’unificazione italiana: 
    “Sempre mi rimarrà grata nel cuore la memoria di Voi”. 
    Una memoria che né il tempo, né gli eventi hanno potuto scalfire. 
    Vicino a Parma non solo come custode della sua tradizione, ma anche come “cittadino” legato alle vicende della sua terra, dove sono nati e vissuti i propri avi e dove la nostra sensibilità storica e umana ritrova gli archivi più intimi della propria memoria e l’emozione rassicurante delle proprie radici. 

Praga, 8 giugno  2018"





decesso di S.E. D. Fernando Muñoz Altea, Re d'Armi "Pro Lingua Hispanica" della Real Casa di Borbone-Due Sicilie, membro onorario del comitato scientifico dell'Annuario della Nobiltà italiana

pubblicato 27 mag 2018, 17:11 da Annuario della Nobiltà Italiana   [ aggiornato in data 28 mag 2018, 03:08 ]

    S.E. D. Fernando Muñoz Altea, Re d'Armi "Pro Lingua Hispanica" della Real Casa di Borbone-Due Sicilie: nacque a Madrid (Spagna) il 22 novembre 1925 e morì a Città del Messico il 2 marzo 2018.

    Fu uno storico spagnolo e messicano, laureato in storia e specializzato nello studio delle famiglie coloniali europee aristocratiche delle Americhe, membro onorario del Comitato Scientifico dell'Annuario della Nobiltà Italiana.
 
    Muñoz Altea fu introdotto allo studio dell'araldica, della genealogia e della nobiltà da Don José de Rújula y Ochotorena, Marqués de Ciadoncha, Decano del Corpo dei Cronisti Re d'Armi di Spagna (Cuerpo de Cronista Rey de Armas), e da Don Julio de Atienza y Navajas, Barón de Cobos de Belchite, autore della famosa opera "Nobiliario Español". 

    Entrambi divennero suoi mentori e amici. Il 10 novembre 1962 Muñoz Altea fu nominato Re d'Armi "Pro Lingua Hispanica" della Real Casa delle Due Sicilie da Sua Altezza Reale il Principe Ranieri di Borbone delle Due Sicilie, Duca di Castro, Capo della Real Casa delle Due Sicilie (vedi copia del decreto di nomina qui allegato che è copyright dell'Archivio dell'Annuario). 

    La nomina di S.E. D. Fernando Muñoz Altea si ricollegava alla tradizione della Corona delle Due Sicilie che prevedeva la figura cerimoniale di più araldi, demandati a concedere gli stemmi e rilasciare certificati di nobiltà per le ammissioni a corte e per le prove negli ordini. 

    Le certificazioni di armi e certificati di nobiltà rilasciate dall'ufficio di Muñoz Altea in nome della Casa Reale sono, in effetti, documenti di natura dinastica.         
    
    Qui di seguito, fra le immagini, un esempio di stemma tratto dalle certificazioni spedite da Muñoz Altea durante oltre sessanta anni di servizio, stemmi da lui dipinti personalmente.
 
    Perdette parte del suo archivio araldico dopo il trasferimento dalla Spagna al Messico. 
    
    Per questo motivo, già ultranovantenne, volle inviarmi copia degli stemmi delle certificazioni araldiche eseguite, alcune delle quali molto interessanti, onde evitare che si perdessero. 

    Coniugato con D.na Tania Busto fu padre di quattro figlie D.na Pilar, Virginia, Mariemma e Maru, nonno e bisnonno. 

    Oltre al suo ufficio come Re delle Armi, Muñoz Altea era delegato del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, ramo di Ranieri, per il Messico. 
    
    Muñoz Altea fu autore di diversi libri, tra cui le biografie dei 64 Viceré del Messico, La casa di Los Pinos History (la residenza presidenziale del Messico), le biografie dei signori della legge sull'indipendenza, "Los Virreyes de la Nueva España, Perfiles genealógico-biográficos "(Universidad Monteávila, Caracas, Venezuela, 2013) e" Blasones y Apellidos ", prima e seconda edizione. 
    
    Muñoz Altea ordinò e catalogò gli archivi storici di molti comuni in Spagna.
 
    Fu commendatore con placca del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio e delegato per il Messico (ramo Ranierista), Consigliere araldico dell'Associazione cubana del Sovrano Militare Ordine di Malta, Cavaliere della Legione d'onore messicana nel massimo grado, Presidente "ad vitam" e fondatore dell'Accademia messicana per studi genealogici e araldici, Fiscale della "Real Maestranza de Caballería de la Habana" dal 2015. 
        
    Con la sua morte resta attualmente estinto l'Ufficio del Corpo dei Re d'Armi e degli Araldi della Corona delle Due Sicilie con la speranza che l'attuale Capo della Real Casa delle Due Sicilie S.A.R. il Principe Carlo di Borbone delle Due Sicilie, Duca di Castro, voglia procedere alla riattivazione dell'Ufficio al più presto.  

    A titolo di curiosità si pubblica, qui accanto, anche la cotta d'Armi di un Re d'Armi delle Due Sicilie già in uso nei primi decenni del XIX secolo in questa foggia (disegno di Andrea Borella, direttore dell'Annuario della Nobiltà, su ricerca di Giovanni Grimaldi, membro del comitato scientifico dell'Annuario della Nobiltà italiana). 

nota: le notizie ed immagini di questo articolo sono estratte dalla raccolta di dati biografici per il dizionario biografico dei genealogisti e degli araldisti in preparazione a cura di Andrea Borella e vennero quasi tutte inviate direttamente al direttore dell'Annuario della Nobiltà da S.E.  D. Fernando Muñoz Altea

nobile cav. dott. Maurizio Bicocchi (n. a Firenze 30 maggio 1930 † a Follonica (Grosseto) 26 marzo 2018), membro del comitato scientifico dell'Annuario della Nobiltà Italiana dal 2000

pubblicato 27 mag 2018, 14:24 da Annuario della Nobiltà Italiana   [ aggiornato in data 27 mag 2018, 16:21 ]

Si è improvvisamente spento, 
a 88 anni , nella sua tenuta del Numero Uno a Follonica (Grosseto) il 26 marzo 2018, il nobile Maurizio Bicocchi, membro del comitato scientifico dell'Annuario della Nobiltà Italiana. 
Fu Cavaliere jure sanguinis del S.M.O. Costantiniano di San Giorgio (ramo di Alfonso). Era il quarto dei fratelli Bicocchi figli di Michele e Cornelia Soster, nato dopo le tre sorelle Elena, Paola e Giovanna . Dopo il matrimonio nel settembre del 1957 con la Contessa Romana Pichi aveva iniziato la sua carriera lavorativa nella Olivetti dell’Ingegner Adriano.
La redazione dell'Annuario si unisce al cordoglio della moglie nobile Romana Bicocchi nata dei conti Pichi ed ai figli Marco con la moglie Silvia Goffi e Alessandra con il marito Alberto Cibrario ed i nipoti Elena, Giorgio, Francesco e Fanny e la sorella Paola. 
Si dà l'annuncio a funerali avvenuti secondo le volontà della famiglia. 
Fu, per quasi venti anni, membro del comitato scientifico dell'Annuario della Nobiltà Italiana ed insieme al suo amico, "e parente omeopatico", com'era solito dire, il nobile Giovanni Battista Biondi della Sdriscia, pure membro del comitato scientifico dell'Annuario sin dal 2000, fu tra i massimi esperti delle famiglie nobili Volterrane e puntuale informatore della redazione dell'Annuario sulle nascite, matrimoni e le morti dei nobili toscani.
Nonostante la quasi cecità che lo aveva colpito negli ultimi anni non si era dato per vinto e, utilizzando un'apposita apparecchiatura, leggeva i necrologi selezionando quelli utili per gli aggiornamento dell'Annuario.
Il suo lavoro è stato integrato nell'Annuario e non sarà perduto.
Maurizio Bicocchi nella sua vita ha lavorato per l’azienda Olivetti sia in Italia a Milano ed Ivrea che all’estero a Parigi. 
In ambito agricolo ha collaborato con le cantine del Monteregio a Valpiana. 
Un uomo colto, sempre appassionato di storia e di araldica amava leggere e studiare, approfondire la storia della famiglia e dell’Italia. Un gentiluomo che dava un grande valore all’educazione ed allo stile.  Negli ultimi giorni ha voluto che suo nipote Giorgio indossasse il suo mantello che gli ha destinato spiegandogli la storia della famiglia ed il suo significato. 
Nobiluomo di altri tempi, appassionato di storia, amante della vita e della Maremma oltre che uomo di grande fede, ancora ai giorni nostri usava il baciamano.  
Sensibile e disponibile alle iniziative per la sua città nel 2000 rinunciò ai diritti sul lago Bicocchi, realizzato a servizio dell’azienda agricola nel 1959, per permettere la creazione dell’invaso che ha risolto le criticità idriche della città.
Maurizio amava la natura, la montagna per il legame con il Trentino origine della sua mamma Cornelia e Claviere in val di Susa dove passava volentieri i mesi d’estate, ed il mare della Maremma. Ricordava sempre i tempi al Club Nautico Follonica che fondato nei primi anni ’40 con il nome di Società La Vela e nato ufficialmente nel 1950 con la sua affiliazione alla Federazione Italiana Vela è stato uno dei primi circoli velici italiani sorti nel dopoguerra e da allora sempre presieduto ininterrottamente da un membro della famiglia Bicocchi. 
A lui ben si attaglia l'adagio degli antichi araldi:
"Il mio tenace lavoro / ha vinto l'aculeo di Regina Morte / e se il mio nome non resterà / e nulla di me sopravviverà nella memoria del mondo / memoria del mio lavoro sopravvivrà eterna / ed io vivrò attraverso quella / nella mente dei miei buoni discepoli / miei figli in spirito sparsi in tutti i mondi"
"
I Bicocchi (e Bicocchi Pichi) sono un'antica famiglia di origine emiliana nota dal XV secolo divisa in più rami, quello piacentino con un cancelliere ducale ed ambasciatori di Casa Farnese presso la Corte Spagnola. Un ramo si trasferì in Toscana, nella prima metà del 1700, a Guardistallo, poi a Pomarance, allora sede del Vicariato della Val di Cecina, infine a Follonica nella tenuta del Numerouno. Gli “Annali Francescani” ricordano altresì “con molta lode” padre Francesco Maria Bicocchi “chiamato ai riposi terreni poco dopo l’anno 1700”. Dall’Emilia, Giuseppe di Domenico Bicocchi, come testimoniano i ruoli dell’anagrafe ecclesiastica della propositura di S. Giovanni Battista di Pomarance (olim Ripomarance) in diocesi di Volterra, nonché alcuni rogiti notarili, relativi ad acquisti fondiari (Arch. di Stato di Firenze), in un primo tempo, si trasferì Guardistallo. Dopo breve dimora in tale sede, traslocò, intorno alla metà del XVIII secolo, in Pomarance (Pisa), allora capoluogo del Vicariato della Valle di Cecina. La famiglia Bicocchi si inserì ben presto fra quelle che costituivano l’oligarchia locale “tra i domi nobiles” (secondo l’antico diritto romano). Fra i membri più autorevoli della casata, va ricordato il cavalier Michele, nato alla fine del ‘700. Egli, con il cognato, Conte Francesco de Larderel, fondò l’importantissima società che si occupò dello sfruttamento delle forze endogene della zona boracifera, portando ricchezza e lavoro a tutto quel comprensorio. A lui va il merito altresì di aver intrapreso la bonifica di una vasta zona della Maremma (olim Marittima), liberandola, fra l’altro, dalle pestilenziali paludi, creandovi la bella e produttiva Tenuta del “Numero Uno” tuttora facente parte del patrimonio di famiglia. Fra le più importanti ascendenze i Bicocchi vantano quella dei conti d’Aldana Maldonado, patrizi fiorentini. Inoltre sono strettamente imparentati con quasi tutte le famiglie dell’aristocrazia volterrana e con molte altre appartenenti all’aristocrazia italiana e belga" (cenno storico tratto dall'Annuario della Nobiltà Italiana, XXXII edizione, 2014, parte III, cavalleresca).
 

 

Alcuni dettagli sulla realizzazione dei sepolcri di Re Vittorio Emanuele III e della Regina Elena nel Santuario di Vicoforte nel novembre 2017

pubblicato 25 apr 2018, 14:37 da Annuario della Nobiltà Italiana   [ aggiornato in data 25 apr 2018, 15:23 ]

   
    Data l'importanza delle nuove Tombe Reali realizzate nel Santuario di Vicoforte, 
nella cappella di San Bernardo, e poiché non paiono essere stati forniti altrove dettagli costruttivi ed architettonici, grazie alle preziose informazioni fornite dal Maestro d'Arte Stefano Grassini della ditta Tecnostone, che qui ringraziamo, siamo oggi in grado oggi di fornirli al pubblico dei lettori di questo blog. 

    Anzitutto si tratta di un opera realizzata in due parti che chiameremo, per semplificare, Sepolcro (la parte bassa) ed Arca (la parte alta).
    I due Sepolcri sono stati realizzati utilizzando due marmi diversi: infatti l'interno è completamente rivestito in Marmo Bardiglio Imperiale, mentre l'esterno è rivestito in Marmo Bardiglio Cappella.
    Sulla parte esterna sono state realizzate delle semplici scanalature come decorazione e negli angoli di ogni lato fissate 4 borchie in bronzo.
    Uno zoccolo in marmo Nero Belgio contorna il perimetro.
    Il Cappello del Sepolcro ha un peso indicativo di 320 kg e non è asportabile se non con utilizzo di mezzi d'opera. 
    Le due Arche sovrastanti (che pesano l'una circa 700 kg) sono state realizzate con diversi materiali lapideisu una base rettangolare dello spessore 6 cm, realizzata in Marmo Giallo Provenza, poggiano la lastre in Marmo Verde Levanto, decorate con innesti dello stesso Marmo Giallo Provenza e le iscrizioni lapidari appositamente realizzate a mano e decorate con foglia oro. 
    Le Lesene sono In Bardiglio Cappella e si presentano con scanalature a guscia, complete di base e capitello.
    Il Marmo Nero Belgio, con innesti di Giallo Provenza, poggia sulle colonne e contorna la parte superiore dell'Arca.
    La parte finale è stata realizzata da un solo elemento scavato in Marmo Giallo Provenza, con due decorazioni in Marmo Nero Belgio che vogliono simulare due piccoli teli.
    La Stella d'Italia o Stellone è stata incisa sulla parte superiore dell'Arca. 
    L'Arca della Tomba del Re reca, incisa sul marmo nero sulla parte frontale, in lettere dorate, la seguente semplice iscrizione in caratteri latini maiuscoli:  "VITTORIO EMANUELE III / RE D'ITALIA / 1869 -1947" mentre  quella della Regina reca similmente la scritta: "ELENA DI SAVOIA / REGINA D'ITALIA / 1873 -1952".  
    I Blocchi in  marmo sono stati selezionati presso una storica ditta di Pietrasanta, trasportati presso il laboratorio della ditta Tecnostone a Bene Vagienna, ove vennero lavorati per ottenere quanto progettato e concordato con la committenza.
    Vi è da sottolineare come i resti dei Reali riposino, in entrambi i casi, solamente nel basamento di marmo grigio (Sepolcro) posto nella parte inferiore su cui poggia il monumento,  essendo le arche marmoree, composte di marmo nero, giallo e grigio e recanti un semplicissimo epitaffio, arche che riecheggiano lo stile dell'arca funeraria del Duca Carlo Emanuele di Savoia presente nella stessa Cappella di San Bernardo, un semplice complemento architettonico puramente decorativo e, quindi, sono in realtà vuote. 




 

Ricorrenza del conferimento della Medaglia Sabauda al Merito in Oro all'Annuario della Nobiltà Italiana e ricordo di due gentiluomini: Sergio Boschiero e Gian Nicola Amoretti

pubblicato 2 mar 2018, 04:00 da Annuario della Nobiltà Italiana   [ aggiornato in data 3 mar 2018, 08:53 ]

Ricorrenza del conferimento della Medaglia Sabauda al Merito in Oro all'Annuario della Nobiltà Italiana e ricordo di due gentiluomini: Sergio Boschiero e Gian Nicola Amoretti.
a cura di Andrea Borella
    Dall'Unione Monarchica Italiana ai i Club Reali e ritorno.
   L’ Unione monarchica italiana (UMI) è un movimento culturale italiano trasversale ai partiti, fondato nel 1944 sotto il Regno di Vittorio Emanuele III.
Essa è la più “antica” realtà associativa monarchica italiana; poiché fondata il 29 agosto 1944 in Roma liberata, per iniziativa del nobile Augusto de Pignier, generale di Corpo d'Armata (n. a Torino 4 ott. 1879 † a Roma 11 gen. 1955), del conte Luigi Filippo Benedettini, maggiore, deputato dell'Assemblea Costituente e militare poi Presidente dell'Unione Monarchica Italiana (Roma, 23 dicembre 1898 † ivi 23 settembre 1978), Carlo Calvosa, professore di diritto nell'Università di Catania e Giuseppe Gullo, con apposito atto notarile.
    L'intento del movimento è di restaurare in Italia la monarchia costituzionale.
    L'UMI sostiene il principe Amedeo di Savoia nella questione dinastica.
    L'organizzazione nacque ufficialmente il 1º ottobre 1945 a Firenze, dove fu tenuto il primo congresso.
    La nuova associazione assunse la denominazione provvisoria di "Unione Monarchica Italiana".
    Nel 1956 S.M. Umberto II, Re d’Italia scrisse "L'UMI è istituita per raccogliere e guidare tutti i monarchici, senza esclusioni, al fine di ricomporre in sé quella concordia discors che è una delle ragioni d'essere della Monarchia e condizione di ogni progresso politico e sociale".
    Suo compito non è la partecipazione diretta alla lotta politica dei partiti, ma la affermazione e la difesa degli ideali supremi di Patria e libertà, che la mia casa rappresenta.
    La sua finalità era l'instaurazione, con metodo democratico, della monarchia costituzionale in Italia.
    Al termine della Seconda guerra mondiale si ebbe la sconfitta nel referendum istituzionale del 2 giugno 1946, che vide la vittoria della repubblica sulla monarchia.
    L'Unione monarchica italiana divenne allora un movimento elitario, composto principalmente da personalità di spicco dell'ex Regno d'Italia, senza scendere nell'agone elettorale.
    Nel 1961, con l'elezione di Sergio Boschiero a segretario nazionale del Fronte monarchico giovanile, l'associazione assunse una connotazione nazional-popolare.
    La questione dinastica sorta in seno a Casa Savoia portò al mantenimento di alcune sezioni e sedi storiche in importanti città.
    Fra queste, degna di menzione fu quella dell'UMI di Milano che mantenne, fino alla sua chiusura, una posizione dichiaratamente ed espressamente favorevole a S.A.R. il Principe Amedeo di Savoia.
    L’U.M.I. rispecchiava allora – e rispecchia anche oggi – l’esigenza di raccogliere quanti fra gli italiani si sentivano e si sentono istituzionalmente monarchici e ciò indipendentemente dalle singole opinioni politiche e schieramenti elettorali.
    Essa, pertanto, considera prioritaria l’accettazione del principio monarchico, tutela al suo interno tutte le differenze, tende ad anticipare il Regno ideale nella armonizzazione fra le molteplicità esistenti nelle sue strutture.
    Tuttavia non è un movimento nostalgico e propone democraticamente la forma monarchica dello Stato come alternativa istituzionale alla crisi del sistema repubblicano (abrogazione dell’art.139 della Costituzione).
    L’Unione monarchica Italiana ha tante benemerenze ed è per queste che il Re Umberto II l’ha sempre considerata con particolare ed esclusiva benevolenza, sostenendone l’azione e tutelandone l’indipendenza.
    Innegabile è il merito storico del sodalizio per il contributo offerto nel referendum istituzionale del 2 Giugno 1946 e per l’impegno profuso per tenere viva la proposta alternativa monarchica durante gli oltre 60 anni di repubblica.

    La Medaglia della Fedeltà
    La Medaglia della Fedeltà fu creata per volontà di Sua Maestà Umberto II, Re d’Italia che ne affidò il conferimento a discrezione della dirigenza dell’Unione Monarchica Italiana (U.M.I.) creando una sorta di sub collazione per il conferimento di tale distinzione.
    A tal scopo venne istituita presso l’U.M.I. una speciale Commissione per la Medaglia della Fedeltà al fine di vagliare le richieste di concessione.
    Venne istituita nelle tre classi Oro, Argento e Bronzo per premiare la fedeltà dei monarchici italiani rimasti tali dopo il maggio 1946: “L’UMI in forza del Regio mandato, con due successive deliberazioni, istituiva; medaglie della fedeltà – a) d’oro concessa solo alla memoria di chi sia caduto per la causa monarchica; b) d’argento concessa a coloro che abbiano riportato restrizioni per la causa monarchica, o feriti in conflitto; c) di bronzo concessa a coloro che si siano distinti per almeno dieci anni per la causa monarchica” (Carlo Antonio Del Papa: La repubblica nasce nel sangue, 1997, p. 154).
    Sul recto la Medaglia riporta il profilo del Sovrano contornato superiormente dalla scritta “VMBERTO II” a sinistra e a destra “RE D’ITALIA”; al verso reca l’anno 1946 circondato un’allegoria composta da due fronde, una d’alloro e l’altra di quercia, infilate superiormente in una corona reale sabauda e nascenti da un nodo sabaudo, essa allegoria circondata superiormente dal motto, doppiamente inciso, “FERT” e in punta dal motto “FEDELTÀ”. Il nastro è blu (colore di Casa Savoia) con due pali laterali rossi. Venne realizzata anche la medaglia nel formato ridotto, nelle tre classi Oro, Argento e Bronzo (conio P. Morabito –Lucifero).
    Per poter avere diritto alla concessione è necessario dimostrare un’anzianità d’iscrizione di almeno dieci anni all’U.M.I. (Unione Monarchica Italiana), od ad altre organizzazioni e partiti di ispirazione monarchica, cooperanti con la stessa U.M.I., per almeno dieci anni a partire
dal 1946 e avere conseguito spiccate benemerenze documentabili in favore della causa, per il sodalizio ed i valori da esso sostenuti (vedi: Alessandro Brambilla: Le medaglie italiane negli ultimi 200 anni, 1997, p. 871).
    La Medaglia è coniata anche nella variante “di merito” priva, al verso, della scritta “Fedeltà” e della cifra “1946”, nelle tre classi Oro, Argento e Bronzo: questa variante è destinata a premiare coloro i quali, pur avendo meriti riconosciuti dall’UMI, non rientrano pienamente nei canoni previsti per il rilascio del Brevetto della Decorazione.
    Questa variante, invece di avere la cambretta per il nastro come la precedente versione, reca solo un foro ed anello ma non il contranello e non prevede l’uso di nastro.
    Il Brevetto è costituito da un attestato rilasciato, con motivazione, dalla Presidenza Nazionale dell’UMI agli interessati in forza della facoltà ad essa delegata e reca la dicitura; “Viste le disposizioni di Umberto II Re d’Italia che istituiscono la Medaglia della Fedeltà e ne regolano la concessione”.
    Presso l’Archivio Storico della Camera dei Deputati, in Roma, è conservato il carteggio, del 1961, di Gianfranco Alliata (pseudonimo del Principe Don Giovanni Francesco Alliata di Montereale e Villafranca, politico, vice presidente del Partito nazionale monarchico e presidente regionale per la Sicilia dello stesso Partito; vice presidente del Partito monarchico popolare e vice presidente dell’Unione monarchica italiana, n. a Rio de Janeiro (Brasile) 26 agosto 1921 + a Roma 20 giugno 1994) relativo alla Medaglia e alle sue vicende sino a quell’anno.
    Il sottofascicolo contiene corrispondenza, in minuta e in originale, rapporti, appunti e elenchi nominativi concernenti la concessione della “Medaglia della Fedeltà” assegnata dall’Unione monarchica italiana (U.M.I.) a coloro i quali si fossero particolarmente distinti, dopo il 1946, nella difesa della causa monarchica.
    Inoltre, sono presenti, in bianco, alcuni esemplari dei moduli per la domanda di conferimento della “Medaglia della Fedeltà”.
    
La “Medaglia della Fedeltà” in Oro venne conferita solo in 11 casi, di cui 10 alla memoria ai ragazzi napoletani uccisi nella Strage di via Medina e nei giorni precedenti (1946), ossia a:
    Ida Cavalieri (19 anni), Vincenzo Di Guida (20 anni); Gaetano D’Alessandro (16 anni); Mario Fioretti (21 anni); Michele Pappalardo (22 anni); Francesco D’Azzo (21 anni); Guido Beninati; Felice Chirico; Ciro Martino, Carlo Russo (14 anni).
    La concessione delle medaglie d’oro alla memoria avvenne “motu proprio” per volontà del Re Umberto II nel 1964.
    Esse furono consegnate, alle famiglie dei caduti nel 1946, dal Ministro della Real Casa Falcone Lucifero in una cerimonia tenutasi a Napoli il 4 novembre 1964.   
    L’evento fu ritenuto di tale importanza che Re Umberto II inviò anche un personale messaggio da Cascais (Carlo Antonio Del Papa: La repubblica nasce nel sangue, 1997, p. 72).
    L’unica medaglia d’Oro ad un vivente venne conferita a Sergio Boschiero (n. a Breganze, 1936), Presidente Onorario dell’Unione Monarchica Italiana, a Roma in data 3 maggio 2014 durante il convegno per il 70° anniversario di fondazione dell’U.M.I.

    L' Unione dei Club Reali d'Italia
    La morte di Re Umberto II nel 1983, ormai da anni in esilio, e l'allontanamento di Boschiero dalla dirigenza contribuirono alla fine dell'attività politica del movimento, restando quella di testimonianza.
    Con altri monarchici Boschiero diede vita all'Unione dei Club Reali d'Italia.
    L' Unione dei Club Reali d'Italia, fedele a Casa Savoia, ebbe carattere associativo, fu aperta a tutti gli italiani che, indipendentemente dalle idee politiche, dalla fede religiosa, dalla classe sociale, sono istituzionalmente favorevoli alla monarchia costituzionale rappresentata da Casa Savoia.
    In seguito alla temporanea dispersione dell’UMI (Unione Monarchica Italiana), organizzatasi frattanto nell’Unione Club Reali, articolati su base locale, le assegnazioni delle Medaglie della Fedeltà volute da Sua Maestà Umberto II, Re d'Italia subirono una pausa temporanea, fino alla riorganizzazione dell’UMI nell’anno 2002, sotto la Presidenza di Gian Nicola Amoretti.

 
La Medaglia Sabauda al Merito
    Durante il periodo di pausa, non potendo rilasciare la Medaglia Fedeltà, che era prerogativa esclusiva dell’UMI per concessione di Sua Maestà il Re, l’Unione Club Reali creò, ex novo, una nuova medaglia per sostituire in qualche modo la “Medaglia della Fedeltà”, che venne chiamata “Medaglia Sabauda al Merito” (conio Jonhson, Milano) (vedi: Fert, Agenzia di Stampa, maggio 2000, pag. 10, Fert, Agenzia di Stampa, maggio 2001, pag. 11; Fert, Agenzia di Stampa, marzo 2001).
    Venne assegnata “per premiare azioni o fatti individuali di carattere monarchico (non per la fedeltà) come pubblicazioni di rilievo sulla Monarchia, ripetuti articoli, iniziative per dedica di vie o piazze a membri di Casa Savoia, atti individuali di presenza monarchica caratterizzati dal buon gusto e da ampia risonanza (…)” etc.
    La medaglia, che continuò ad essere conferita fino al 2011, poteva essere assegnata anche alla bandiera dei Club Reali e venne coniata in Argento e in Bronzo; riportava, sul recto, l’Aquila Sabauda, con le ali spiegate, caricata nel petto dallo scudo sabaudo e recante, tra gli artigli, il motto: FERT; più, sotto, in un cartiglio, altro motto “POUR LE MERITE”, il tutto circondato da due fronde di quercia lungo il margine e legate da un nastro in punta sotto il motto; nel verso una figura alata, volante, con elmo e cinta da lungo spadone al fianco sinistro, tenente con la destra un lungo cartiglio circondante la figura e recante un motto, e con la sinistra una buccina dalla quale muove una bandiera frangiata, intersecantesi con il motto, carica di una croce, il tutto circondato al margine da dieci nodi di Savoia intercalati da dieci rose araldiche. Il nastro era azzurro Savoia accostato da due pali, di ugual dimensione, di colore giallo, carichi ciascuno di un palo ristretto di color nero.
    Dopo il 2011 questa medaglia non venne più conferita.

    La nuova Unione Monarchica Italiana
    L'U.M.I. tornò in vita nel 2002 per iniziativa di Gian Nicola Amoretti e Sergio Boschiero.

    
    La Medaglia Sabauda al Merito all'Annuario della Nobiltà Italiana
    Il 1 marzo 2007 venne conferita, per iniziativa del già segretario dell'Unione dei Club Reali, poi Segretario Nazionale dell'Unione Monarchica Italiana, Sergio Boschiero, e su proposta di Gian Nicola Amoretti, Presidente nazionale dell'Unione Monarchica Italiana, all'Annuario della Nobiltà Italiana la Medaglia Sabauda al Merito in Oro con la seguente motivazione: "per gli approfonditi ed inediti studi sul diritto dinastico della Real Casa di Savoia pubblicati nella XXXI edizione dell'Annuario della Nobiltà italiana a cura del nobile dr. Andrea Borella, che nominiamo socio onorario dell'Unione Monarchica Italiana a vita" nel corso di un incontro presso la sede nazionale dell'Unione Monarchica Italiana in via Riccardo Grazioli Lante a Roma.
    Si tratta dell'unico caso di conferimento di Medaglia Sabauda al Merito in oro del quale si abbia notizia.
    
All'epoca i Club Reali erano riconfluiti nella rinata Unione Monarchica Italiana, compreso
quello presieduto, dall'età di 22 anni, dallo scrivente direttore dell'Annuario: si trattava del Club Reale "conte       Luigi Torelli" di Sondrio, unico Club Reale di tutta la provincia di Sondrio.
    Il conte Luigi Torelli (Villa di Tirano (Sondrio) 9 febbraio 1810 – Tirano (Sondrio) 14 novembre 1887) fu governatore, poi prefetto di Sondrio dal 1859 al 9 ottobre 1861. Successivamente venne nominato prefetto di Bergamo, Palermo (durante la cosiddetta rivolta del sette e mezzo), Pisa e Venezia.
    Ricoprì il ruolo di ministro dell'Agricoltura, Industria e Commercio del Regno d'Italia nel Governo La Marmora I.
    Fu fondatore e promotore della Società per l'apertura del Canale di Suez.     Viene ricordato anche per il suo gesto simbolico di issare con onore una grande bandiera tricolore sulla Madonnina del Duomo di Milano al termine delle Cinque giornate il 20 marzo 1848.
    Una targa commemorativa è presente a Milano nell'incrocio tra Corso Venezia e via Boschetti ed altra è infissa all'esterno della Villa in Tirano, suo luogo di nascita, che recita il presente testo:
    
    "IL CONTE LUIGI TORELLI

    NELLE CINQUE GIORNATE FREMENTE D'AUDACIA     BALZO' PRIMO SUL DUOMO CON LA BANDIERA TRICOLORE
    DANDO IMPETO DI VITTORIA ALLA RIVOLUZIONE
    ONORO' LA PATRIA SUI CAMPI DI BATTAGLIA     NEL GOVERNO DELLO STATO NEGLI STUDI FECONDI
    PRECURSORE GENIALE DI ARDIMENTOSE INIZIATIVE
    EBBE LUNGA DIMORA NELLA STORICA CASA DEI CIANI
    GIA' SORGENTE SULL'AREA DI QUESTO PALAZZO
    LA SOCIETA' NAZIONALE PER LA STORIA DEL RISORGIMENTO     VOLLE QUI ONORATA LA MEMORIA DELL'INSIGNE PATRIOTA
    NELL'ANNIVERSARIO LXXXVI DELLE CINQUE GIORNATE A.XII E.F."

    Numerose sono state le figure di grande importanza che hanno ricevuto le medaglie della fedeltà e le medaglia sabaude al merito.

    Tra queste si ricordano: Aldo A. Mola, Giulio Vignoli, Domenico Fisichella, Edgardo Sogno, Indro Montanelli, Giovanni Agnelli: come ricorda l'articolo de "La Stampa", 2 giugno 1996, p. 2: “Una medaglia ad Agnelli" ROMA. Giovanni Agnelli, Domenico Fisichella, Indro Montanelli ed Edgardo Sogno saranno premiati da Amedeo di Savoia per la fedeltà dimostrata verso la patria e la monarchia. In occasione del 2 giugno, anniversario del referendum istituzionale tra repubblica e monarchia, l’Unione monarchica italiana ha infatti deciso di conferire 100 medaglie a quanti, recita il comunicato, «in questi anni hanno portato nel cuore il ricordo di Umberto II non dimenticando la sua figura di uomo e di re, la sua bontà, la sua correttezza, il suo amore alla patria e la sua sofferenza per l’iniquo esilio».
Tra le personalità della politica e della cultura alle quali l’Umi ha concesso l’ambito riconoscimento voluto nel ‘60 da Umberto II, figurano anche Marcello Veneziani, Gustavo Selva, Pierferdinando Casini, Vittorio Sgarbi e Federico Orlando, [r. i.]
    Nell'agenzia "Fert" dell'aprile-maggio 2001, p.11, si descrive altro conferimento: “Nel corso della solenne seduta inaugurale del 1° Congresso Nazionale dell’Unione, Sergio Boschiero ha consegnato la Medaglia Sabauda al Merito agli scrittori: prof. Domenico Fisichella, prof. Aldo A. Mola, dott.ssa Erina Russo de Caro, avv. Franco Malnati, prof. Giulio Vignoli, comm. Renato Riparbelli, prof. Antonio Giordano, Marilù Safier e dott. Fabio Torriero”.

    ******

    Sergio Boschiero
    
Sergio Boschiero nacque a Breganze, in provincia di Vicenza, il 15 aprile 1936.
    Fu lo storico rappresentante di alcuni movimenti monarchici italiani fondati dopo il 2 giugno 1946.     Sergio Boschiero ricordava che in occasione del referendum istituzionale del 1946, non ancora undicenne, faceva parte di una banda di ragazzi che affiggeva i manifesti pro-Monarchia in tutta la provincia di Vicenza.     Negli anni '50 si iscrisse al Fronte Monarchico Giovanile, organismo dell'Unione Monarchia Italiana, divenendone successivamente segretario per il Triveneto: al Teatro ''Roma'' di Vicenza tenne il suo primo comizio pubblico (08/04/1960), alla presenza di Carlo Delcroix (Deputato del Partito Nazionale Monarchico) e del Principe Amedeo di Savoia-Aosta.     Agli inizi degli anni 60 si trasferì a Roma, lavorando come impiegato di banca, dopo essere stato nominato da Umberto II come rappresentante ufficiale dei monarchici italiani.
    Fu così che il ventitreenne giovane impiegato presso una banca vicentina, grazie all’'interessamento del Ministro marchese Falcone Lucifero di Aprigliano, dietro consiglio dello stesso conte Carlo Delcroix , che vedeva il Lui una risorsa per il futuro, ottenne il trasferimento presso il romano Banco di Santo Spirito.
    L’ufficio lo occupava nelle ore mattutine e del primo pomeriggio, appena libero, l’impegno principale era nella sede U.M.I. di via Rasella.
    Da quel momento le sorti del monarchismo italiano cambiarono radicalmente, portando una ventata di giovanile freschezza e dando il via ad una serie di esperienze politiche culturali in crescendo: Sergio rappresentava uno stile di vita politica basato su alti Valori, che hanno contraddistinto chi lo seguiva. Un nome per tutti: Antonio Tajani.
    Nel 1962 divenne a tutti gli effetti Segretario nazionale dell’F.M.G. e si adoperò per potenziare i gruppi monarchici, in particolare quelli più vicini all’asse A1, la nascente “autostrada del Sole”, che attraversando la Penisola, permetteva massicci spostamenti verso la Capitale.
    Sergio fu geniale in alcune novità introdotte per animare le manifestazioni, fu un grandissimo oratore, trascinatore di folle, battagliero senza eccedere mai nella volgarità e violenza. Sosteneva lunghi dibattiti ed interviste sia sui giornali che alle radio locali, ed alle trasmissioni televisive.
    Negli anni ‘60/’70 le attività dell’F.M.G. offuscavano la popolarità della stessa U.M.I., ma il Suo entusiasmo e voglia di far crescere l’associazione, era tale che non vi erano più distinzioni fra movimento giovanile e sigla madre. Tutto dipendeva da quel ragazzo con l’accento veneto che meravigliava tutti con educazione e cortesia innate. Sergio ebbe il merito di riportare i Monarchici nelle piazze a protestare per l’esilio del Re, per rinnovare lo spirito patriottico e risorgimentale che aveva condotto all’Unità della Nazione, evento che non accadeva più dai tempi dell’infausto referendum del 1946.
    Intanto si moltiplicavano le sedi monarchiche in tutta Italia.
    Migliaia di giovani furono colpiti dall’'attivismo ed abbracciarono la Causa della Corona.
    Furono decenni di imponenti manifestazioni, con tantissimi Tricolori sabaudi che sventolavano mentre Boschiero, dal palco, arringava la folla parlando di “amor di Patria e Monarchia”! Impossibile elencarle tutte, alcune furono a dir poco memorabili.  
    Nell’ottobre 1965 una grande manifestazione al Teatro “Adriano”, alla presenza di S.A.R. il Principe Amedeo di Savoia Duca d’Aosta, rappresentante ufficiale di Sua Maestà. Il 29 Maggio 1966 Boschiero organizzò a Napoli un evento grandioso e memorabile, la più grande manifestazione monarchica nell’'Italia repubblicana.
    Dopo un’entusiasmante comizio al Teatro “Metropolitan”, alla presenza dell’intera Famiglia dei Duchi d’Aosta, con oltre 20 mila napoletani presenti, il Fronte Monarchico Giovanile inneggiò alla Monarchia ottenendo un plebiscito popolare di applausi e coro con un’unica parola: “W il Re!”.
    In quel preciso momento sui cieli del Capoluogo partenopeo un velivolo sorvolò il corteo che si era schierato sul lungomare Caracciolo. A bordo vi era il Principe Vittorio Emanuele di Savoia, figlio del Sovrano, anch'egli in esilio.
    Per l’organizzazione di tutto ciò ci vollero mesi di lavoro, Boschiero fece vari viaggi da Roma a Napoli per coordinare il tutto ed il successo popolare fu strepitoso. Nel Novembre 1968 a Trieste organizzò la cerimonia per celebrare il 50° anniversario dell’arrivo del Re Soldato vincitore della Grande Guerra.
    Nel 1969 a Torino in piazza Castello altro corteo numeroso e festoso, con in testa la Famiglia Reale di Savoia rappresentata dai Duchi di Genova e di Bergamo, il Ministro Falcone Lucifero di Aprigliano, e vari onorevoli. A Savona il 30 Novembre 1969 entusiasmante comizio al cinema “Olympia” e corteo con in testa il Duca di Bergamo. Per la prima volta dal 1946, in una città “rossa” come Savona, ci fu un corteo monarchico contestato da i Comunisti, i quali fecero sfociare le provocazioni in aggressioni. Lo stesso Boschiero riportò una lieve ferita dopo lo scontro con alcuni di loro.
    Con il suo F.M.G. calpestò tutte le piazze d’Italia con manifestazioni memorabili per la libertà dei popoli oppressi dalle dittature e dalla mancanza di indipendenza: dal Vietnam alla Cambogia, dal Tibet ai Paesi facenti parte della “Cortina di ferro” scrivendo pagine memorabili in difesa della democrazia e della libertà. Egli da tempo e sistematicamente riceveva le attenzioni del leader della destra Giorgio Almirante che non nascose mai di volerlo candidato in Parlamento al Suo fianco.
    Boschiero era compiaciuto ma subito si allontanava dalle lusinghe del Segretario Almirante con sottile diplomazia: “sulla questione candidatura parlamentare ascolterò il Sovrano”. In tutti questi anni fondamentale fu il rapporto di stima e fiducia da parte del Re Umberto II verso Boschiero.
    Soventi erano le visite a Cascais, dove il Sovrano attendeva notizie sulla situazione della Nazione ed i progressi compiuti nel ricordare agli Italiani il dramma dell’esilio ed il ruolo storico della Dinastia. A cadenza settimanale le telefonate al Sovrano per tenerlo informato e fargli sentire l’affetto degli Italiani. Periodicamente Sergio organizzava incontri con i Monarchici ed il Re in Francia o direttamente in Portogallo.
    Fu nel 1978 a Beaulieu sur Mer in Costa Azzurra, il più grande raduno di Italiani con il Sovrano, l’ultimo per il Re già ammalato gravemente. L’incontro è visibile grazie ad una suggestiva ed emozionante video ripresa amatoriale a colori.
    Purtroppo il Re ebbe un decorso post operatorio tragico, disperati tentativi per salvarlo dalla malattia del secolo, e vani tentativi per farlo tornare in Patria, grazie ad azioni diplomatiche, condotte da Sergio Boschiero, presso diversi rappresentanti di tutti i Partiti politici di allora.
    La vicinanza di Marco Pannella, dichiaratamente contrario alla pena dell’esilio, l’interesse alla questione da parte di Bettino Craxi, il più attento al dramma umano, addirittura l’incontro con Giorgio Napolitano per il P.C.I., il quale ascoltò attentamente tutte le argomentazioni da parte di Boschiero, ma nessun provvedimento venne portato avanti.
    Solo l’On. Giuseppe Costamagna della D.C. ebbe l’ardire di rivolgersi direttamente all'allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini. L’ultimo saluto al Re avvenne a Londra, nella Clinica dove il Sovrano era ricoverato, prima del trasferimento a Ginevra, e Boschiero fu colpito dalla grande dignità di quell’'Uomo malato che voleva rivedere la Sua Patria.
    Purtroppo il Re morì in esilio il 18 Marzo 1983, Sergio coordinò la cerimonia solenne all’'Abbazia di Hautecombe, con la presenza di migliaia di Italiani.
    Qui il video con i funerali di Re Umberto II e la spiegazione ai giornalisti delle televisioni presenti da parte dello stesso Sergio Boschiero.
    Per dieci anni, dal 1962 al ’72, è stato segretario nazionale del Fronte monarchico giovanile, e subito dopo, fino al 1984, segretario nazionale dell’Unione monarchica italiana, la più antica organizzazione monarchica italiana, ruolo che ha assunto successivamente dal 2001 al 2012.     
    A distanza di poco tempo finì la stagione felice del monarchismo italiano, segnata dalla divisione dei Monarchici in vari gruppi, terminò l’esperienza con l’U.M.I. per Boschiero, a cui seguì la fondazione di un nuovo movimento politico che prese il nome di FERT, dalla storica testata giornalistica fondata da Mario Pucci.
    Rimasero vicino a Lui come stretti collaboratori pochissimi amici fidati: Marucci, Parisi, Maulu, e Pellegrini Pacchiani. Epica fu l’attività per riscoprire temi dimenticati dalla storiografia ufficiale, ad esempio nel 1989 la campagna per le contromanifestazioni nel bicentenario della rivoluzione francese. La sua esperienza si diversificò con diverse sigle: Alleanza Monarchia, Federazione Monarchica Italiana, Unione dei Club Reali d’Italia, dove Sergio fu il vero “motore”, ed in Lui i Monarchici si riconoscevano ed apprezzavano l’attività.
    Stretta amicizia e condivisione di impegni con l’Ammiraglio Antonio Cocco, Presidente dell’Istituto per la Guardia d’Onore alle Reali Tombe del Pantheon, del quale era socio da decenni.
    Stessa amicizia e collaborazione con il benemerito Circolo “Rex”, di cui fu Consigliere fino alla morte.     
    Sergio non amava onorificenze ed ostentazione di titoli, vivendo sempre nella discrezione e serietà.            
    Partecipava alle funzioni dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio nella Chiesa di Santa Croce al Flaminio.     
    Pur essendo stato insignito della Croce di Cavaliere della Corona direttamente dal Re, ed anche di quelle Mauriziane, non esitò a restituire quest’ultime, non appena entrò in contrasto con chi iniziò a gestirle dopo il 1983.
    Negli anni ’90 furono ineguagliabili le cerimonie di commemorazione della Regina Margherita, della Principessa Mafalda di Savoia nella sala della Protomoteca del Campidoglio con il Sindaco Francesco Rutelli.
    Ad Assisi per commemorare la Regina Giovanna di Savoia, con i figli Simeone e Maria Luisa di Bulgaria. L’apoteosi nel 1996 nell’'auditorium dell'’EUR gremito all’'inverosimile, con uno spumeggiante On. Vittorio Sgarbi.
    Fu iscritto all'Ordine Nazionale dei Giornalisti a partire dal 1974 e negli ultimi anni della sua vita diresse l'Agenzia di Stampa FERT. Collaborò inoltre con la rivista di divulgazione storica, diretta da Fabio Andriola, Storia in Rete.
    Fu creato Commendatore dell'Ordine della Corona d'Italia, cavaliere di gran croce del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio (ramo alfonsino).
    Nel Novembre 2001 si giunse ad una svolta decisiva per l’attività monarchica italiana, e fu a Peschiera del Garda, durante l’annuale ricorrenza della commemorazione del famoso Convegno del 1917, alla presenza delle LL.AA.RR. Amedeo ed Aimone di Savoia, con l’'Avv. Gian Nicola Amoretti si annunciò il ritorno di Sergio Boschiero nella storica sigla U.M.I. assumendo l’incarico di Segretario nazionale.   
    Dal 2002 tornò quindi a ricoprire l'incarico di segretario nazionale dell'Unione Monarchica Italiana, la più antica e numerosa organizzazione monarchica presente sul territorio nazionale, presieduta da Gian Nicola Amoretti.
    Ricoprì tale ruolo fino al 2012 quando, durante il XII Congresso nazionale dell’U.M.I., annunciò le Sue dimissioni, promettendo però che non si sarebbe mai allontanato dalla Sede, continuando a collaborare.
    Il 24 novembre 2012, nel corso del XII Congresso nazionale dell'Unione Monarchica Italiana, venne acclamato Presidente onorario dall’Assemblea plaudente e, dopo due anni, gli venne conferita la Medaglia d’Oro della Fedeltà, onorificenza fino ad allora concessa solo alla memoria dei Caduti di via Medina.
    Fino agli ultimi giorni della Sua vita non ha mai smesso di seguire ed emozionarsi per ogni attività monarchica e per gli eventi delle varie Dinastie sul Trono o in attività per riconquistarlo.
    Fu consigliere ed amico del Re Leka I d’Albania, protagonista di un comizio di piazza a Tirana pro Monarchia durante il periodo di propaganda per arrivare al referendum istituzionale del 1997, purtroppo vinto dagli avversari tra mille dubbi.
    È stato l’unico caso di leader monarchico legittimato direttamente dal Sovrano, appassionato a tal punto da incarnare il concetto stesso di Monarchia, per la quale ha dedicato tutta la vita.
    Boschiero sostenne la Consulta dei Senatori del Regno, attualmente presieduta dallo storico Aldo Alessandro Mola, circa l'esclusione di Vittorio Emanuele ed Emanuele Filiberto di Savoia (ramo ginevrino) dalla successione a Umberto II, proponendo ufficialmente Amedeo di Savoia-Aosta come pretendente al trono d'Italia.
    Sino al 2001 sostenne il ramo ginevrino dei Savoia ma, prima della fine del loro esilio, dopo un colloquio e lunghe spiegazioni mie, appena venni eletto presidente del Club Reale "conte Luigi Torelli" di Sondrio, e pareri anche altri, Boschiero restituì le decorazioni dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro conferitegli dai due.     Si è spense all’età di 79 anni, il 3 giugno 2015, dopo una breve malattia, nella cittadina dove viveva, Colleferro, in provincia di Roma.
La notizia della sua morte è stata data dall’allora Segretario dell’U.M.I, Davide Colombo, con queste parole: «Chiniamo le abbrunate bandiere del Regno in ricordo di colui che ha dedicato un’intera vita alla causa monarchica»: così venne scritto, in segno d’addio, sul sito dei monarchici italiani.
Fu un gentiluomo, Boschiero, amava la sua Patria ed è stato il protagonista delle più importanti battaglie monarchiche dal dopoguerra, come ad esempio le lotte contro l’esilio dei Savoia.
    Boschiero è stato anche artefice della contestazione dell’articolo 139 della Costituzione, che rende non revisionabile la forma repubblicana dell’Italia. Nel 1966 ha compiuto un gesto che rimarrà memorabile: il volo di Vittorio Emanuele, allora in esilio, su Napoli.
    Ma sua è stata anche la battaglia contro il monumento dedicato a Gaetano Bresci, l’anarchico italiano che uccise Re Umberto I, oppure quella per impedire ai Comuni di modificare la toponomastica cancellando le vie intitolate a Casa Savoia. Chiunque ricorda la sua determinazione nel difendere la storia del Risorgimento italiano e nel criticare il Bicentenario della Rivoluzione francese.
    Fabio Torriero, giornalista e giovane monarchico, ha voluto ricordarlo con una commovente lettera nella quale rammenta il suo sarcasmo, la sua ironia e simpatia, ma anche il suo «profondo senso del rispetto, dell’onestà, della pulizia morale». Nell’addio di Torriero vengono anche citati gli «anni bui» dell’Italia, i Settanta, quando a causa degli «opposti estremismi» si moriva per strada «e tu avevi sempre parole di pacificazione, di concordia, pur nella sana e legittima rivendicazione storica e politica dei diritti istituzionali dell’opzione monarchica». Ed è lo stesso Torriero a scrivere che Boschiero conservava «nelle vene e nel cuore lo slancio, la passione e il fuoco militante del capo dei giovani del Fronte monarchico giovanile» e che alla sua segreteria «sono legati i meravigliosi e imponenti cortei sabaudi che hanno attraversato le città italiane». Il «monarchico gentiluomo» ha diretto il quotidiano «Monarchia-Oggi» e l’agenzia di stampa Fert. «Ci mancherai Sergio, ma soprattutto, mancherà all’Italia un patriota come te» conclude Torriero.
    I funerali si tennero alle ore 14 a Roma il 4 giugno 2015, presso il Pantheon (Basilica di Santa Maria ad Martyres).
    Alle esequie fu presente S.A.R. il Principe Aimone di Savoia, Duca di Aosta e Duca delle Puglie, moltissimi monarchici ed anche l'onorevole Antonio Tajani, all'epoca vicepresidente del Parlamento europeo e monarchico sin dalla gioventù, oggi candidato premier nelle consultazioni politiche de 4 marzo 2018.
    Io lessi il versetto 177 dal Libro della Sapienza (3, 1-9) secondo il Rito delle Esequie del Rituale Romano "Dio gradisce i giusti come un olocausto".
    Ecco cosa venne scritto sul suo estremo saluto:
    "AL PANTHEON LE ESEQUIE DI SERGIO BOSCHIERO
    Roma, 5 giugno 2015 - Nella solenne cornice del Pantheon si sono svolti i funerali del Presidente onorario U.M.I. Sergio Boschiero, indiscusso leader storico del monarchici italiani. Boschiero si è spento a Colleferro (Rm) mercoledì 3 giugno dopo una breve e improvvisa malattia. Al simbolo del monarchismo si sono voluti tributare i massimi onori in un luogo storico che egli tanto ha amato e che accoglie le spoglie del Padre della Patria, del Re Umberto I e della Regina Margherita. La tomba, sormontata da un grande tricolore con scudo sabaudo dell’inizio del ‘900, è stata scortata ai piedi dell’altare dal labaro nazionale dell’U.M.I., portato dall’alfiere Alessio Trentin, e da quello dell’U.M.I. di Teramo, portato da Berardo Tassoni. E’ giunto appositamente dalla Russia, per onorare l’uomo che ha dedicato la propria vita alla Monarchia e alla Famiglia Reale, S.A.R. il Principe Aimone di Savoia, Duca d’Aosta e Duca delle Puglie, accompagnato dal Prof. Marco Grandi e dal Presidente dell’U.M.I. Avv. Alessandro Sacchi. Alle 14.00 è cominciato il rito funebre, officiato dal Rettore del Pantheon Mons. Daniele Micheletti, e concelebrato da Don Sergio Mercanzin, Direttore del “Centro Russia Ecumenica” di Roma e amico di Sergio Boschiero. Al termine della mesta cerimonia funebre, il Segretario nazionale U.M.I., Davide Colombo, ha portato i saluti del Capo di Casa Savoia, impossibilitato a partecipare per indisposizione, ed ha letto il messaggio di S.A.R. la Principessa Maria Gabriella di Savoia. Colombo ha ricordato l’imprescindibile importanza del ruolo di Sergio Boschiero nel monarchismo italiano, aggiungendo che il destino ha voluto al Pantheon la salma di Boschiero, prima di quella dei quattro Sovrani che ancora riposano in terra straniera. Boschiero, ha proseguito Colombo, non è stato solo un leader politico, ma uno stile di vita, modello preso ad esempio dalle migliaia di ragazzi che si sono formati tra le file del “suo” F.M.G., i quali hanno tramandato i Suoi valori ed il Suo modo di amare la Patria ai propri figli e nipoti. Compito dei monarchici di oggi è quello di proseguire sulla strada indicataci da Sergio e di non arrendersi mai, per gratitudine e rispetto verso l’uomo che ha dedicato tutta la sua vita alla Causa Monarchica. A seguire un ricordo di Sergio Boschiero da parte di uno dei ragazzi cresciuti nel F.M.G., l'attuale Vicepresidente del Parlamento Europeo On. Antonio Tajani. Egli ha ringraziato Boschiero, che è stato una figura principale in ambito formativo dell’ex ragazzo di via Rasella, e che ha dato un grandissimo insegnamento sul come vada interpretata la politica: dare tutto se stesso per l’Ideale, senza mai ottenere tornaconti personali. Boschiero, forse unico caso nell’Italia del dopoguerra, si è sempre comportato in questa modo, senza arricchirsi. Al termine degli interventi, Mons. Micheletti ha benedetto la Salma e la bara è stata portata a spalla dai Monarchici presenti fuori dal Pantheon, mentre dall’organo provenivano le note della Marcia Reale, tra gli applausi dei presenti e qualche grido di “Viva il Re!”, lo stesso grido che è stato l’emblema della vita di Sergio. Tantissimi amici hanno partecipato commossi alle esequie, difficile ricordarli tutti. In prima fila c’erano i parenti più stretti di Boschiero, la sorella Miriam ed i nipoti Enrico e Patrizia Azzolin. Graditissima la presenza, oltre del già citato On. Antonio Tajani, del Vicepresidente del Senato Sen. Maurizio Gasparri, dell'On. Gabriele Pagliuzzi, e dell’amico di vecchia data On. Marco Pannella. La Consulta dei Senatori del Regno era presente con molti suoi componenti, guidati dal Duca Giannandrea Lombardo di Cumia, in rappresentanza del Presidente Aldo Mola che non è riuscito a raggiungere Roma per insormontabili difficoltà logistiche. Ovviamente sono giunti da tutta Italia esponenti dell’U.M.I. e compagni di tante battaglie di Sergio. Il Comandante delle Guardie d’Onore Ugo d’Atri con il delegato di Roma, Col. Paolo Caruso, il Presidente del Circolo Rex Domenico Giglio, la Sig.ra Maria Coculo Satta Presidente dell'Associazione Amici del Montenegro, il Presidente dell’Ospol Luigi Marucci e rappresentanti dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio. Sono giunte graditissime ed apprezzate per stile ed eleganza due cuscini di rose rosse e bianche, con le scritte "Amedeo e Silvia" ed "Aimone ed Olga" , da parte delle LL.AA.RR. i Principi Amedeo e Silvia di Savoia, e dal Principe Ereditario e dalla Principessa Olga di Savoia, stupenda corona di fiori "tricolore" dal Gruppo "Croce Bianca" di Torino, per volontà del suo Presidente Conte Alessandro Cremonte Pastorello di Cornour, cuscino firoito dalla Famiglia Pellegrini Pacchiani ed, ovviamente grande corona di alloro dell’Unione Monarchica Italiana. Inoltre tanti fiori portati dai monarchici come omaggio al Defunto. Un ringraziamento particolare a Maurizio Bettoja, che ha curato nei minimi particolari il cerimoniale delle esequie ed all’organista M° Stefano Paolucci, che ha accompagnato la funzione eseguendo anche l’Inno Sardo e la Marcia Reale." (il testo è stato ripreso, per intero, dall'articolo "AL PANTHEON LE ESEQUIE DI SERGIO BOSCHIERO" già pubblicato sul sito dell'Unione Monarchica Italiana e riproposto qui con immagini).
Sergio Boschiero venne tumulato nel paese natale, Breganze (Vicenza), nella tomba di famiglia.
Sergio osteggiato, criticato, invidiato, offeso da chi non è riuscito a fare meglio di Lui, o da chi voleva creare un guadagno illecito, sfruttando il sentimentalismo patriottico nei confronti della Dinastia e della Patria.
Resterà sempre il punto di riferimento per i Monarchici italiani, un esempio da seguire ed imitare.     IL COMUNICATO UFFICIALE PER LA SCOMPARSA:     "Questa sera alle ore 19.28, dopo breve e improvvisa malattia, presso il reparto di Medicina dell’Ospedale “Parodi Delfino” di Colleferro (RM), il Presidente Onorario U.M.I., nonché leader storico del monarchici italiani, Sergio Boschiero si è spento all’età di 79 anni. A stargli accanto nelle ultime ore il Segretario nazionale U.M.I. Davide Colombo e il Presidente dell’Ospol Luigi Marucci, oltre agli amici più stretti. Le esequie si terranno in Roma, presso il Pantheon (Basilica di Santa Maria ad Martyres), venerdì 5 giugno alle ore 14.00. Parteciperà alle esequie S.A.R. il Principe Aimone di Savoia, Duca d'Aosta e Duca delle Puglie, che giungerà a Roma dalla Russia. I messaggi di cordoglio rivolti alla Famiglia possono essere recapitati presso la sede nazionale dell’U.M.I. di via Riccardo Grazioli Lante 15/A 00195 Roma.     Davide Colombo     Segretario nazionale U.M.I. Roma, mercoledì 3 giugno 2015"        IL MESSAGGIO DI S.A.R. LA PRINCIPESSA MARIA GABRIELLA "Rivolgo ai monarchici dell’Unione Monarchica Italiana il mio pensiero grato nel ricordo di Sergio Boschiero, che per decenni è stato ispiratore delle attività dell’Associazione. La sua vicinanza a Mio Padre, il Re Umberto II, nei dolorosi anni del Suo esilio, il suo instancabile dedicarsi per tutta la vita all’Idea Monarchica, hanno fatto di lui il riferimento di intere generazioni di italiani memori del fatto che il valore di un’Istituzione non si cancella con un Referendum. Con Boschiero l’Italia perde un buon italiano. Il suo esempio lo manterrà vivo e presente nella memoria di tutti noi.     Maria Gabriella di Savoia     Ginevra, 5 giugno 2015"     IL CORDOGLIO DELLA CONSULTA DEI SENATORI DEL REGNO     "SERGIO BOSCHIERO: UNA VITA PER LA MONARCHIA, UNA VITA PER L'ITALIA
    La Consulta dei Senatori del Regno addita alla Memoria degli italiani Sergio Boschiero, Presidente Onorario dell'Unione Monarchica Italiana, alfiere strenuo dell'Ideale della Monarchia in Italia: Patria e Casa Savoia. Sergio Boschiero si è spento oggi, 3 giugno 2015. Egli vive e vivrà nel magistero della Sua Opera: a fianco del Re Umberto II in esilio; a fianco del Capo della Casa di Savoia, S.A.R. il Principe Amedeo, Duca di Savoia; a fianco e di sprone per tutti i monarchici, per quanti credono nell'Italia. Con entusiasmo, dedizione, pazienza e amore per l'Italia indipendente, unita e libera, Sergio Boschiero ha indicato e indica la via per risalire la china: mentre il regime repubblicano traballa, travolto da scandali d'ogni genere e dal rifiuto del voto da parte dei cittadini, ormai esasperati, Sergio Boschiero ci ripete: “Avanti Savoia, Viva la Monarchia costituzionale,Viva l'Italia”. Onore a Sergio Boschiero.     Aldo Alessandro Mola     Presidente della Consulta dei Senatori del Regno Roma, 3 giugno 2015"     IL COMUNICATO STAMPA DELL'U.M.I.     "Sergio Boschiero con Re Umberto II
     Oltre mezzo secolo di politica controcorrente animata dal tratto signorile del gentiluomo, dall'amore incondizionato per l'Italia migliore, dall'impegno per una visione alta della Patria, della sua dignità, dei suoi destini futuri. La vicenda umana e istituzionale di Sergio Boschiero, storico e indiscusso punto di riferimento dei monarchici italiani, si è conclusa improvvisamente la sera del 3 giugno all'Ospedale “Parodi Delfino” di Colleferro (Roma), dove il 79enne Presidente onorario dell'Unione Monarchica Italiana era ricoverato da qualche tempo. Nato a Breganze, in provincia di Vicenza, e trasferitosi a Roma all'inizio degli Anni Sessanta per espressa volontà del Re Umberto II, Boschiero seppe trasformare il Fronte Monarchico Giovanile in uno dei principali movimenti politici di piazza, capace di mobilitare migliaia di giovani con le bandiere del Regno.     Fu l'artefice di tutte le principali battaglie monarchiche dal dopoguerra ad oggi: dalla lotta all'esilio, alla tumulazione dei Sovrani sepolti in terra straniera (Vittorio Emanuele III e la Regina Elena, Umberto II e la Regina Maria José) in Italia, fino alla contestazione dell'articolo 139 della Costituzione, che rende "democraticamente" immodificabile la forma repubblicana dello Stato.     Fra le sue gesta memorabili, l'organizzazione del volo dell'allora esiliato Vittorio Emanuele su Napoli nel 1966, la battaglia contro il monumento dedicato al regicida Gaetano Bresci a Carrara, l'interessamento per evitare che alcuni Comuni cambiassero la toponomastica dedicata a Casa Savoia delle proprie vie se non addirittura il nome del paese stesso (come Savoia di Lucania), la difesa storica del Risorgimento nazionale così brutalmente attaccato in tempi recenti.     Boschiero ebbe sempre un rapporto privilegiato con il Re Umberto II, di cui godeva la sincera stima, e con il quale si relazionava direttamente durante gli anni dell'esilio".


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   Gian Nicola Amoretti    
    Gian Nicola Amoretti fu consigliere politico di S.A.R. il Principe Amedeo di Savoia, Duca di Savoia, consultore vitalizio del Senato del Regno, guardia d’Onore alle RR.TT. del Pantheon, presidente nazionale dell’Unione Monarchica Italiana, già vice presidente del Consiglio Provinciale di Genova e sindaco della Città di Rapallo. Avvocato, docente universitario, giornalista pubblicista.
     Nacque a Rapallo, Genova, l'8 agosto 1945 e morì nel primo pomeriggio all’ospedale di Lavagna, Genova, dove era stato ricoverato nella notte, a seguito di una crisi respiratoria, l'8 febbraio 2017. Aveva 71 anni.
    Sposato con Carla Ruggeri fu il padre di Umberto, avvocato, assessore comunale di Rapallo, sua città, e dell’ex consigliere di Rapallo Carlo, anche lui avvocato.
     Gian Nicola Amoretti aveva iniziato il suo cammino nella politica, amore che mai lascerà, nella Gioventù Liberale. Proprio con il Partito Liberale entrerà, in consiglio, a Rapallo, per la sua prima esperienza da consigliere. Fu Sindaco di Rapallo dal 1990 al 1995, poi la militanza nella Democrazia Cristiana e poi in An, partiti nei quali ha ricoperto cariche di rilievo e non solo a livello cittadino. Nel 1997 fu candidato del centrodestra alla presidenza della Provincia: andrà al ballottaggio e verrà sconfitto da Marta Vincenzi. In Alleanza Nazionale, nel 2001, era arrivato anche a sfiorare il seggio da Senatore: è stato il primo dei non eletti. Da Alleanza Nazionale, dove è stato segretario provinciale, la scelta poi del passaggio nel Pdl. Era stato rifondatore dell’Unione Monarchica Italiana, nonché suo presidente.
    Benché non ne abbia mai sfoggio in vita Gian Nicola Amoretti apparteneva ad una ramo nobile dello stesso ceppo di quella famiglia degli Amoretti poi elevati a "Marchesi di Ossario, Conti di Envie con i feudi di Envie, Castelvecchio, Malpertugio, Barcheo, Costarossa, Cortiglione, Olivello, S. Agata, Orsolaro ed Olivastro. Il primo Conte di Envie fu Antonio Maria per acquisto fattone da Carlo Vittorio Cacherano con atto notarile del 1672 e R. Assenso con LL.PP. del 19 dicembre 1672, poi infeudato con il titolo Comitale (LL.PP. del 5 maggio 1673), Signore di Borgo d’Oneglia con Barcheto, Castelvecchio, Costigliole d’Oneglia, Costa Rossa, Oliveto, Molini ossia Malpertusio e Villa Sant’Agata ossia Mortassi, Orsarola e di parte di Olivastri con Bonzo dal 28 gen. 1650. Carlo Giacinto, fu creato primo Marchese di Osasio con RR.LL.PP. del 7 marzo 1722, feudo poi elevato a dignità marchionale il 27 agosto 1722. Lo stesso perse alcuni feudi minori paterni in forza dell’editto del 1720 che prevedeva la riunione al Demanio di tutti i feudi concessi a titolo gratuito. La linea marchionale e comitale è estinta mentre fiorisce quella signorile" (vedi Annuario della Nobiltà Italiana, XXXI edizione, parte IV).
    Della nobile linea signorile diretta dalla quale discese l'avvocato Gian Nicola Amoretti si ricordano: "Gerolamo e Giacinto, fratelli, che ebbero ricompense (1649) per la riconquista di Oneglia dagli Spagnoli. Pellegro fu cav. Ord. SS. Maur. e Lazz. (1663); Antonio Maria, prefetto di Oneglia (1648), Maria Pellegrina, n. ad Oneglia 2 gen. 1756 † 15 ott. 1787 che riscosse grosso successo per la sua disputa di laurea nelle leggi all’Università di Pavia (1777); Carlo, n. ad Oneglia 4 ag. 1747 † a Milano 23 mar. 1816, letterato celebre; Girolamo, f. di Pietro, Filippo di Vincenzo ed Antonio, cavalieri dei SS. Maur. e Lazz., quest’ultimo magg. di Fanteria, nel 1822 furono ammessi a giurare come nobili. ARMA: troncato: nel primo d’azzurro, a tre stelle d’oro, ordinate in fascia,nel secondo d’argento, al cane di nero, ferito da un dardo dello stesso (confermato con PP.19 marzo 1695, Reg. contr. 191, 188) alias: troncato: nel primo d’azzurro, a tre stelle d’oro, ordinate in fascia, al capo d’oro (o d’argento ?); nel secondo d’argento, al cane di nero, macchiato d’argento, ferito da un dardo dello stesso CIMIERO: cupido alato e saettante MOTTO: SEMPER FIDELIS" (vedi Annuario della Nobiltà Italiana, XXXI edizione, parte IV).
    Fu cavaliere di grazia magistrale del Sovrano Militare Ordine di Malta. grand'ufficiale dell'Ordine al Merito Melitense, cavaliere di merito con placca d’Argento del S.M.O. Costantiniano di San Giorgio (Alf.), cavaliere ufficiale dell'Ordine della Corona d’Italia Diceva spesso che la Monarchia bisogna “servirla e non servirsene”. Uomo di grande cultura fu autore di saggi storici e appassionato ricercatore nell'ambito della storia locale. Sempre pacato e mai sopra le righe, dotato dell'educazione di un vero gentiluomo, che fu il tratto distintivo e costante del suo modo di porsi e di parlare con le persone.  

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N.B.: alcuni testi sono in parte un adattamento dell'opuscolo "La Medaglia della Fedeltà dell'UMI" a cura di Andrea Borella e di Alessandro Mella, edizione fuori commercio, Roma, dicembre 2014, liberamente scaricabile a questo indirizzo, corredato di molte immagini a colori, spesso in precedenza inedite: La Medaglia della Fedeltà dell'UMI.
    Lo studio fu realizzato da Alessandro Mella e da Andrea Borella nel 2014 e si concretizzò in un libretto a colori che venne donato il 13 dicembre di quello stesso anno a tutti i partecipanti della cena di gala per lo scambio d’auguri natalizi nel giorno di Santa Lucia, alla presenza di S.A.R. la Principessa Maria Gabriella di Savoia, madrina della serata.


“Sentenza sull’uso del Cognome Savoia”: vincono in appello le LL.AA.RR. i Principi Amedeo e Aimone di Savoia contro Vittorio Emanuele ed Emanuele Filiberto di Savoia

pubblicato 15 gen 2018, 18:53 da Annuario della Nobiltà Italiana   [ aggiornato in data 16 gen 2018, 05:19 ]

    Sentenza n. 8 del 8 Gennaio 2018  della Corte di Appello di Firenze sull’uso del Cognome Savoia.
 
    Giusta la sentenza n. 8 dell'8 Gennaio 2018  della Corte di Appello di Firenze ha definitivamente rigettato la domanda giudiziale proposta da Vittorio Emanuele e dal figlio Emanuele Filiberto di Savoia nei confronti dei lontani cugini, le LL.AA.RR. i Principi Reali Amedeo di Savoia Duca di Savoia e di suo figlio Aimone di Savoia, Duca di Aosta e Duca delle Puglie, in merito all’uso del solo cognome “di Savoia”.

    Nello specifico la Corte di Appello di Firenze ha stabilito che S.A.R. il Principe Amedeo di Savoia e il figlio sono – senza dubbio – titolari del cognome “Savoia” che possono utilizzare, a loro piacimento, congiuntamente o disgiuntamente dal cognome “Aosta”.
    Nella parte della motivazione della  Sentenza, è stata, inoltre chiaramente esclusa la possibilità per  Vittorio Emanuele di Savoia ed Emanuele Filiberto di Savoia di utilizzare lo strumento apprestato dall’ordinamento giuridico italiano per la tutela del nome, al fine di contrastare la dichiarazione, del luglio 2006.

    E' bene ricordare per sommi capi la vicenda: nel 2006 Vittorio Emanuele ed Emanuele Filiberto di Savoia promossero una causa, radicatasi presso il Tribunale di Arezzo, lamentando "l'uso illecito del cognome 'di Savoia' e per l'uso illecito dello Stemma della Casa Reale di Savoia e dello Stemma del Principe di Piemonte". 
    Nel febbraio 2010 Vittorio Emanuele ed Emanuele Filiberto vinsero, in primo grado,  la causa contro Amedeo e Aimone di Savoia. 
    Il Tribunale di Arezzo condannò, in primo grado, questi ultimi due a pagare un risarcimento di cinquantamila euro e alle spese processuali stabilendo che Amedeo e Aimone "non potranno piu' usare il solo cognome 'di Savoia' ma dovranno utilizzare il cognome completo 'di Savoia Aosta'". La decisione in sentenza era stata diffusa con una nota della segreteria di Vittorio Emanuele nella quale, tra l'altro, Vittorio Emanuele esprimeva la sua soddisfazione dichiarando: ''Ora gli Aosta tornino a fare gli Aosta''.  
    In tale nota si leggeva ''Con una sentenza netta e resa esecutiva  il Tribunale di Arezzo ha condannato Amedeo d'Aosta e Aimone d'Aosta per l'uso illecito del cognome 'di Savoia' e per l'uso illecito dello Stemma della Casa Reale di Savoia e dello Stemma del Principe di Piemonte Amedeo d'Aosta e Aimone d'Aosta. La causa, promossa dai Principi Vittorio Emanuele ed Emanuele Filiberto di Savoia nel 2006, era stata depositata all'indomani del tentativo di Amedeo d'Aosta di proclamarsi Capo della Casa Reale di Savoia. All'operazione aveva preso parte anche il figlio Aimone d'Aosta che all'improvviso iniziò ad utilizzare lo stemma spettante al Principe Emanuele Filiberto di Savoia avocandosi i diritti sugli Ordini Cavallereschi di Casa Savoia. Tutto ciò provocò gravi danni alle Organizzazioni Sociali e Culturali legate alla Casa Savoia ed in modo particolare agli Ordini Cavallereschi di Casa Savoia.
    La sentenza, particolarmente accurata e netta  condanna i due Aosta a cessare immediatamente l'uso del cognome 'di Savoia' e degli stemmi della Casa Reale. Li condanna a pubblicare la sentenza nei maggiori quotidiani e al pagamento di una pena pecuniaria come risarcimento per i danni sofferti dai Principi Vittorio Emanuele ed Emanuele Filiberto. Interessante che tra i testi a favore di Vittorio Emanuele ed Emanuele Filiberto nel procedimento spicchino i vertici dei monarchici italiani: Pier Luigi Duvina (Presidente della Consulta dei Senatori del Regno), il Cap. Vasc. Ugo d'Atri (Presidente delle Guardie d'Onore al Pantheon) ed Alberto Claut"(nota ripresa dall'agenzia di stampa Adnkronos del  13.02.2010). 
    Vittorio Emanuele espresse  la sua viva soddisfazione con queste parole: “Ringrazio il Tribunale di Arezzo che conferma, con la sentenza, che la giustizia premia la verità e la trasparenza. Il Giudice ha certamente compreso l’azione vile e lesiva che avevano impostato Amedeo e Aimone d’Aosta contro di me, mio figlio e contro la Casa Reale di Savoia, un atto promosso da secondi fini che è stato giustamente punito. La cosa che più mi spiace è che ha creato un danno agli Ordini Dinastici della Real Casa che operano per la solidarietà e la beneficenza e che seguo personalmente dalla scomparsa di mio padre Re Umberto II. Il fallimentare tentativo di Amedeo d’Aosta di prendere il mio posto in Casa Savoia, e tra i monarchici, ricalca tentativi vecchi di decenni, non ci aveva stupito ma amareggiato si, e molto. Soprattutto per il momento difficile che attraversava la mia famiglia. Ora gli Aosta tornino a fare gli Aosta come hanno sempre fatto. Ringrazio l’Avv. Sergio Calvetti e tutti i monarchici che hanno sempre creduto in me e mio figlio non facendosi abbindolare dalle stravaganze degli Aosta.”  
    Secondo quanto stabilito dalla sentenza di primo grado, oggi riformata “l’indebito utilizzo del cognome ‘di Savoia’, non congiunto ad Aosta, ha sicuramente comportato un pregiudizio agli attori, che hanno visto compromessa la funzione individualizzante del proprio cognome, sia quale segno identificativo della discendenza familiare sia quale strumento identificativo della propria persona, pregiudizio accentuato, nel caso di specie, dalla particolare forza individualizzante del cognome usurpato”.
    Amedeo e Aimone, a titolo di risarcimento danni, erano stati anche condannati a pagare sia a Vittorio Emanuele sia ad Emanuele Filiberto di Savoia 50mila euro a testa (in tutto, 200mila euro piu’ gli interessi legali).
    La sentenza prevedette anche la sua pubblicazione per una volta sul “Corriere della Sera”, “Repubblica”, “L’Espresso” e “Panorama” “a cura e spese dei convenuti”.    

    Nel settembre 2010 la Corte di Appello di Firenze  dispose la sospensione della provvisoria esecutività della sentenza del Tribunale di Arezzo in data 27 gennaio 2010, rilevando come il Giudice di Primo Grado non avesse individuato correttamente i presupposti per la tutela civilistica del diritto al nome.  
    In particolare i Giudici, accogliendo le tesi difensive di S.A.R. il Principe Amedeo di Savoia,  riconobbero come non risulti sussistere alcuna norma che, al di fuori di particolari esigenze formali, imponga di utilizzare il proprio nome e cognome anagrafico in forma necessariamente completa. 
    Di conseguenza “le LL.AA.RR. Amedeo ed Aimone di Savoia, attesa la loro reale titolarità del cognome ‘di Savoia’ potranno liberamente usare il loro nome, unitamente o meno all’indicazione del predicato nobiliare cognomizzato, senza che ciò possa ritenersi lesivo di diritti altrui”.

    In una intervista a S.A.R. il Principe Amedeo di Savoia del giornalista Angelo Allegri, pubblicata lunedì 27 aprile 2015, su "il Giornale", si accenna alla questione.
    Ecco alcuni passaggi dell'intervista:
   Angelo Allegri: "Vittorio Emanuele l'ha anche denunciata per l'uso del nome Savoia".
    Amedeo di Savoia"Mi è capitato di firmare dei documenti come Amedeo di Savoia e la sua tesi è che né io né mio figlio Aimone abbiamo diritto di chiamarci Savoia. Faccio notare che Savoia Aosta è molto semplicemente il mio cognome, su tutti i documenti questa è la dizione ufficiale. Ho trovato la vicenda un'assurdità".
   Angelo Allegri: "Lei però produceva vini a marchio Savoia Aosta e in primo grado è stato condannato."
    Amedeo di Savoia: "Il fatto è che mio cugino ha registrato come marchi e brevetti commerciali i nomi legati alla storia della famiglia. Io e mio figlio siamo stati condannati in primo grado a un risarcimento di 164mila euro a testa. Poi però in appello a Firenze sono stato assolto e adesso stiamo aspettando un terzo giudizio che dovrebbe arrivare entro l'anno. Certo, non è una bella storia. Io ho ancora i conti correnti bloccati, mio cugino è arrivato a dire che avrebbe chiamato Savoia Aosta i suoi maiali...".
   Angelo Allegri: "E poi c'è il nodo centrale, quello della successione dinastica: la Consulta dei Senatori del Regno ha dichiarato che è lei il legittimo pretendente al trono e suo cugino ha perso ogni diritto per aver sposato Marina Doria. Vittorio Emanuele ha dichiarato invalida la pronuncia e sciolto la Consulta. Adesso di Consulte ce ne sono due e ognuna sostiene il proprio candidato".
    Amedeo di Savoia: "Ci sono delle lettere molto chiare di re Umberto. Quando Vittorio Emanuele stava sposando una sua precedente fidanzata gli ricordava la necessità del suo consenso, pena il rischio di perdere i diritti ereditari. Perché il nodo è questo: non il fatto di aver sposato una borghese ma l'obbligo del consenso paterno. Guardi Felipe di Spagna: ha sposato una borghese, Juan Carlos si è affrettato a dare il suo via libera, Felipe ha sposato chi ha voluto e adesso è re".
   Angelo Allegri: "E in questo caso il consenso non c'è stato?"
    Amedeo di Savoia: "Re Umberto era così profondamente contrariato dal matrimonio che proibì a tutti i parenti di partecipare alla cerimonia. Quanto alla Consulta c'è solo quella voluta e nominata da re Umberto per dirimere le questioni dinastiche. L'altra è una sorta di associazione privata voluta da mio cugino. Tenga presente comunque che qui non si parla di una successione a un trono che non c'è più".
   Angelo Allegri: "Che cosa intende?"
    Amedeo di Savoia: "Crede che sia realisticamente possibile che l'Italia torni ad essere un regno, almeno in tempi prevedibili? Tra l'altro io stesso, come ufficiale di marina, ho giurato fedeltà alla Repubblica. Qui non c'è in gioco nessuna corona ma il ruolo di capo della Casa, il custode di valori di una tradizione, quella dei Savoia, che ha fatto la storia d'Italia. Di questo si parla". (...)
    
    Ora la sentenza della Corte di Appello di Firenze, n°. 8 dell'8 Gennaio 2018, ha ribaltato la sentenza di primo grado del Tribunale di Arezzo in data 27 gennaio 2010, dando quindi torto a Vittorio Emanuele ed Emanuele Filiberto di Savoia circa il preteso diniego della possibilità di utilizzo del solo cognome Savoia per i lontani cugini Amedeo ed Aimone di Savoia
    Le LL.AA.RR. i Principi Amedeo di Savoia ed Aimone di Savoia potranno quindi pacificamente usare il cognome di Savoia, a loro piacimento, congiuntamente o disgiuntamente dal cognome “Aosta”.
   
E' appena il caso di sottolineare l'Annuario della Nobiltà Italiana ha sempre sostenuto, per volontà ed  indirizzo dato dal suo direttore Andrea Borella, pure in mezzo a pressioni di ogni genere che non è il caso di qui dettagliare, la liceità della facoltà dell'uso del solo cognome di Savoia da parte delle LL.AA.RR. i Principi Amedeo 
di Savoia e di Aimone di Savoia, ben comprendendo la questione da un punto di vista storico - giuridico e di diritto al nome, così come ampiamente trattato nelle edizioni dell'Annuario XXX (2006, monumentale), XXXI (2010, commemorativa per i 150 anni dell'Unità d'Italia) ed anche nell'edizione XXXII (2014) dell'Annuario della Nobiltà Italiana, nel breve trattato di diritto dinastico a corredo della scheda genealogica della Real Casa di Savoia, a cura dello stesso direttore dell'Annuario Andrea Borella.
    Anzi, sin dal principio, in mezzo al silenzio di troppi, quando non all'aperta ostilità di altri, oltre ad illustrare sull'Annuario della Nobiltà Italiana, attraverso l'applicazione e la spiegazione del diritto dinastico, le ragioni in fatto ed in diritto della posizione delle LL.AA.RR. Amedeo di Savoia, Duca di Savoia e Capo della Real Casa d'Italia e del Figlio Suo Aimone di Savoia, Duca delle Puglie e Duca di Aosta ed infine, quando nacque, anche del figlio delle LL.AA.RR. i Principi Aimone di Savoia ed Olga di Grecia, S.A.R. il Principe Umberto di Savoia, Principe di Piemonte, il direttore chiese  ed ottenne l'Alto onore di vedere le introduzioni delle edizioni monumentale e commemorativa dell'Annuario firmate proprio da S.A.R. il Principe Amedeo di Savoia.
    Ripetendo sempre l'esortazione incisa sull'antica stilografica del direttore dell'Annuario della Nobiltà, già appartenuta, in successione, a quattro famosi studiosi di diritto dinastico del passato: "non flectere leges domus tuae, numquam desistam iura regni", è forse utile riproporre qui sia il video di presentazione della XXX edizione dell'Annuario della Nobiltà e la galleria di immagini della conferenza e della mostra, l'intervista rilasciata da S.A.R. il Principe Amedeo di Savoia, Duca di Savoia, Capo della Real Casa d'Italia alla trasmissione "Vita di Diretta" e l'intervento dello stesso Principe di introduzione alla conferenza di presentazione dell'Annuario della Nobiltà Italiana, Palazzo Lascaris, Sala dei Presidenti, Torino, tutte del 10 dicembre 2007. 



    

pubblicazione dei video del VI CONVEGNO DI STUDI SUL DIRITTO NOBILIARE “ DINASTIE E NOBILTA' EUROPEA

pubblicato 12 gen 2018, 08:58 da Annuario della Nobiltà Italiana   [ aggiornato in data 30 gen 2018, 16:16 ]

    Si avvisa che, dopo qualche mese di attesa, e dopo ripetute richieste da parte del pubblico degli studiosi interessato, grazie all'interessamento del prof. Emilio Petrini Mansi, che magistralmente curò l'organizzazione e la presentazione al SENATO DELLA REPUBBLICA ITALIANA, Palazzo Giustiniani, Sala dei Presidenti, Roma, venerdì 20 OTTOBRE 2017 del VI CONVEGNO DI STUDI SUL DIRITTO NOBILIARE “ DINASTIE E NOBILTA' EUROPEA” sono stati messi on line, divisi per intervento, alcuni interventi scelti dei conferenzieri che parteciparono al convegno.
Sono stati pubblicati su youtube i seguenti interventi divisi per capitoli:

    1) introduzione, prof. Emilio Petrini Mansi della Fontanazza, membro del comitato scientifico dell'Annuario della Nobiltà Italiana
    intervento del Senatore Lucio Barani
    intervento del Senatore Domenico Benedetti Valentini

    2) intervento dell'ospite d'onore Sua Altezza Imperiale il Principe Osman Osmanoglu (Casa Imperiale Ottomana),         discendente diretto del Sultano Ottomano Murad V

    avv. prof. Raffaello Cecchetti

    4) 
    a) presentazione della "SOCIETAS INTERNATIONALIS STUDIORUM DINASTICORUM" e b) presentazione del nuovo repertorio periodico sulle famiglie reali e l'alta nobiltà in tutti i Paesi del mondo : ROYAL ALMANACH  
    prof. Andrea Borella (direttore dell'Annuario della Nobiltà Italiana) 
    prof. Andrea Borella (direttore dell'Annuario della Nobiltà Italiana)    

    dott. Demetrio Baffa Trasci Amalfitani di Crucoli (membro del comitato scientifico dell'Annuario della Nobiltà Italiana)

    Si ringraziano in particolar modo il prof. nobile Emilio Petrini Mansi, eccezionale organizzatore di tanti importantissimi eventi di rinomanza internazionale, Emanuele Bongiorno di Canigliari, da Padova,e il dott. Giovanni Chianese, infaticabili collaboratori ed assistenti alle proiezioni delle slide, tutti membri del Comitato Scientifico dell'Annuario della Nobiltà Italiana da me diretto.

    Andrea Borella

presentazione del volume: Il Ministro delle Grandi Opere che disse di no a Mussolini. Vita di Araldo di Crollalanza

pubblicato 11 gen 2018, 13:37 da Annuario della Nobiltà Italiana

    Si avvisano gli interessati che è in programma la presentazione di un saggio biografico su S.E. nobile Araldo di Crollalanza, unico figlio maschio del Nobile comm. Goffredo di Crollalanza, secondo direttore dell'Annuario della Nobiltà italiana  e di sua moglie Donna Giuseppa Amalia Noya dei baroni di Bitetto, nipote del nobile comm. Giovanni Battista di Crollalanza, fondatore dell'Annuario della Nobiltà Italiana, padre di due presidenti onorari dell'Annuario della Nobiltà Italiana, ovvero della nobile Onda di Crollalanza, sua prima biografa, e di Araldo di Crollalanza junior  e nonno dell'attuale presidente onorario dell'Annuario della Nobiltà italiana nobile Goffredo di Crollalanza.

    Si tratta del volume del comm. Domenico Crocco  dal titolo:
    Il Ministro delle Grandi Opere che disse di no a Mussolini. Vita di Araldo di Crollalanza (Cedam, 2017) 
  
Intervengono
Gianni Letta (Presidente Associazione Civita)  
Antonio Pennacchi (Scrittore)  
Gennaro Sangiuliano (Vice Direttore Tg1 Rai, saggista)  
Giuseppe Parlato (presidente della Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice e del Comitato scientifico del Centro studi Araldo di Crollalanza)  
Enrico Fronticelli Baldelli (avvocato, nipote di Araldo di Crollalanza, figlio della nobile Zina (Potty) di Crollalanza, membro del comitato scientifico dell'Annuario della Nobiltà Italiana)

Modera 
Mario Avagliano (Giornalista e storico)  
Sarà presente l’autore.

L’incontro si terrà venerdì 26 gennaio alle ore 18.00 presso:
Associazione Civita - Sala Gianfranco Imperatori
Piazza Venezia 11 
Roma 

    Presentazione del volume di Domenico Crocco Il Ministro delle Grandi Opere che disse di no a Mussolini. Vita di Araldo di Crollalanza (Cedam, 2017).
     
    L'episodio è ricordato anche in questa pubblicazione 
    Sito dedicato ad Araldo di Crollalanza http://www.araldodicrollalanza.it 

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