Notizie, Annunci, Novità

In questa sezione il nostro Club raccoglie le notizie inerenti l'Annuario della Nobiltà Italiana, la casa editrice S.A.G.I. (Società Araldica Genealogica internazionale), ovvero la casa che lo pubblica, ma anche notizie riguardanti il coordinamento e la redazione dell'opera.

Inoltre in questa sezione il nostro Club riunisce le notizie riguardanti la propria attività.


La Segreteria del Club Annobit

convegno: Dialogo sulla nobiltà: "l'aristocrazia pesciatina e la storia di villa Cardellini", domenica 24 settembre 2017, ore 17, villa Cardellini, Pescia, via Lucchese, 42

pubblicato 15 set 2017, 14:54 da Annuario della Nobiltà Italiana

Convegno: Dialogo sulla nobiltà
"l'aristocrazia pesciatina e la storia di villa Cardellini"
domenica 24 settembre 2017, ore 17, villa Cardellini, Pescia, via Lucchese, 42

I posti a disposizione sono quasi del tutto, ad oggi (15.09.2017), esauriti. 
Gli interessati a partecipare devono confermare la loro presenza ai recapiti indicati nella locandina qui accanto.
Fra i relatori interverrà Andrea Borella, direttore dell'Annuario della Nobiltà italiana, che illustrerà le peculiarità araldiche di alcuni stemmi delle famiglie, ancor oggi fiorenti, appartenenti alla nobiltà pesciatina.

La medaglia commemorativa del Santo Battesimo di S.A.R. il Principe Reale Carlo Enrico Leonardo di Borbone Parma

pubblicato 01 ago 2017, 19:11 da Annuario della Nobiltà Italiana   [ aggiornato in data 01 ago 2017, 19:35 ]

La medaglia commemorativa del Santo Battesimo di S.A.R. il Principe Reale Carlo Enrico Leonardo di Borbone Parma

    E' stata coniata, in occasione del Battesimo di Sua Altezza Reale il Principe Reale Carlo Enrico Leonardo di Borbone Parma, figlio di Sua Altezza Reale il Principe Reale Carlo Saverio di Borbone Parma, Duca di Parma e Piacenza, una medaglia commemorativa. 
    La medaglia, assai rara ed appositamente realizzata, è qui sotto riprodotta, recto e verso, ed ha un diametro di 45 mm (conio G. Guccione, Roma). 
    E' di color oro con fondo specchio (nella foto reso come color oro oscuro per far risaltare le immagini e il testo).
    Nel recto reca, al centro, lo stemma antico "piccolo" del Duca di Parma e Piacenza, accollato dei Collari del Toson d'Oro, del Sacro Angelico Imperiale Ordine Costantiniano di San Giorgio (di Collazione della Real Casa) e dell'Ordine al Merito del San Lodovico (di Collazione della Real Casa), circondato nei margini della medaglia dalla scritta. ad arco, in maiuscolo: "REAL CASA DI BORBONE PARMA".
    Sul verso porta invece la scritta in caratteri maiuscoli: 
    "SANTO BATTESIMO / DI SUA ALTEZZA REALE / CARLO ENRICO LEONARDO / DI BORBONE PARMA / PRINCIPE DI PIACENZA / 25 SETTEMBRE 2016 / PARMA", il tutto sormontato dalla Corona Reale dei Parma e circondato da due rami di alloro e di quercia, legati e decussati in punta.
    Il dono ricevuto dallo scrivente, per il tramite del Nob. cav. gr. cr. avv. Guido Agosti, Capo del Cerimoniale della Real Casa di Borbone Parma, in ricordo del Sacramento del Battesimo di S.A.R. il Principe di Piacenza, al quale presenziai, riprende un'ininterrotta tradizione, propria delle più illustri Case Reali, ancor oggi vivissima, di coniare medaglie e monete particolari in occasione di eventi quali battesimi, matrimoni, incoronazioni e rispettivi anniversari.
    Questa dono credo sia la giusta occasione per ricordare quell'evento, del quale nessuno qui aveva accennato.
    Il 25 Settembre 2016, nel Duomo di Parma, venne battezzato Sua Altezza Reale il Principe Carlo Enrico Leonardo di Borbone Parma.
    Alle 11.30 in una piazza Duomo gremita di folla è uscito il corteo, guidato dal Capo del Cerimoniale, Nobile avv. Guido Agosti e dal Rappresentante di S.A.R. il Duca di Parma e Piacenza, Nob. dott. Emilio Villa Castiglioni, gentiluomo del Duca di Parma; nel corteo circondato erano presenti il battezzando, Sua Altezza Reale Carlo Enrico Leonardo di Borbone Parma, Principe di Piacenza, i genitori LL.AA.RR. i Principi Carlo Saverio e Annemarie di Borbone Parma, Duchi di Parma e Piacenza, oltre che il padrino, la madrina e i testimoni, tra i quali Sua Maestà Re Guglielmo Alessandro dei Paesi Bassi, Sua Altezza Reale principessa Maria de Las Nieves di Borbone Parma
Il Re dei Paesi Bassi Guglielmo Alessandro e la moglie Regina Maxima erano accompagnati anche dalle tre figlie le LL.AA.RR. le Principesse Reali Caterina Amalia, Principessa d'Orange ed erede al Trono dei Paesi Bassi, Alexia, Ariane dei Paesi Bassi (Casa Reale d'Olanda, Orange-Nassau).  
    
S.A.R. il Principe Carlo Enrico Leonardo salì sull’altare maggiore fra le braccia di Sua Maestà Re Guglielmo Alessandro dei Paesi Bassi, cugino del padre, S.A.R. Carlo Saverio Duca di Parma e Piacenza, e venne battezzato sotto la splendida cupola del Correggio dal Vescovo di Parma, Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Enrico Solmi, Gran Priore del Sacro Angelico Imperiale Ordine Costantiniano di San Giorgio.
    Il principe Carlo Enrico è primo in linea alla successione del padre come Duca di Parma e Piacenza e Capo della Real Casa di Borbone Parma e porta il titolo dinastico tradizionale per l'erede del Ducato di Parma e Piacenza, ossia il titolo di Principe di Piacenza, per concessione di Suo Padre il Duca. 
    La celebrazione è stata allietata dal coro dell'Università degli Studi di Parma, “Ildebrando Pizzetti” diretto dalla Prof.ssa Ilaria Poldi.
    La cerimonia è stata scandita in lingue diverse: olandese, spagnolo, inglese, portoghese, italiano, francese.
    Fra gli invitati, in tight gli uomini, in abito con cappello da cerimonia le donne, vi erano discendenti di altrettante famiglie nobili membri di vari ordini cavallereschi della Real Casa di Borbone Parma, provenienti da tutta Italia ed Europa, con una folta rappresentanza dei cavalieri dell'Ordine più importante tra quelli facenti parte del patrimonio araldico della Casa Reale dei Borbone Parma, ossia il Sacro Imperiale Angelico Ordine Costantiniano di San Giorgio, molto attivo a Parma, specie nelle opera di beneficenza, e del quale lo scrivente venne onorato, alcuni anni fa, dal Duca attuale, del grado di commendatore.

    Rinnovo gli auguri a Sua Altezza Reale il Principe di Piacenza.

   Andrea Borella
   direttore dell'Annuario della Nobiltà italiana

per la SOCIETAS INTERNATIONALIS STUDIORUM DYNASTICORUM

pubblicato 05 lug 2017, 16:58 da Annuario della Nobiltà Italiana   [ aggiornato in data 23 lug 2017, 08:15 ]

per la SOCIETAS INTERNATIONALIS STUDIORUM DYNASTICORUM

sua fondazione

 

« Per tutte le famiglie reali la fedeltà alle proprie leggi tradizionali è una condizione indispensabile di esistenza. Questa fedeltà è l'unica salvaguardia delle famiglie reali deposte. Senza questa fedeltà ci sarebbero solo il capriccio e l'arbitrio, con tutte le loro conseguenze: l'invasione, la violazione dei diritti degli altri, conflitti e rovine. » (Filippo VIII d'Orléans, dichiarazione del 15 luglio 1901)

 

Cari lettori,

il 30 maggio 2016 davo notizia del nuovo progetto "GUIDA GENEALOGICA E DINASTICA DELLE FAMIGLIE REALI E DELL'ALTA NOBILTÀ NEL MONDO"

E’ la prima volta che si tenta di pubblicare una guida di questo tipo, che unisca cioè sia l’aspetto genealogico, sia la successione dinastica di queste famiglie alla luce delle diverse leggi dinastiche di ciascun Casato.

GUIDA GENEALOGICA E DINASTICA DELLE FAMIGLIE REALI E DELL'ALTA NOBILTÀ NEL MONDO

            Da allora moltissima strada è stata fatta e questo progetto coinvolge attualmente decine di persone nel mondo, ognuna esperta in una o più case reali, o gruppi dinastici, e del loro diritto dinastico.

            Appassionanti dibattiti e confronti con vari studiosi di queste materie si sono sviluppati nel corso di questo ultimo anno.

Nonostante la mia nota avversione a società, accademie e simili, se non finalizzate ad un progetto preciso, è emersa la necessità di creare un gruppo di studi internazionale dedicato specificatamente allo studio delle leggi dinastiche e delle successioni negli Stati monarchici o già monarchici, o retti  o già retti da aristocrazie basate sul principio ereditario.

            Nelle monarchie ereditarie l'ordine di successione determina chi sarà il nuovo monarca quando il sovrano in carica morirà o abdicherà. Tale ordine di successione, in genere, indica un processo di selezione, per legge, che viene applicato per indicare quale parente del sovrano precedente, o altra persona, ha il diritto di succedere, e quindi ha il diritto di assumere il trono.

Particolare importanza riveste lo studio di questi aspetti quando la dinastia in oggetto non è regnante proprio perché tanti aspetti di queste leggi sono ignorati persino da coloro che scrivono abitualmente di queste materie.

Spesso la linea di successione è limitata alle persone di sangue reale, con varie esclusioni (matrimoni morganatici, ipogamici, non ammessi, non autorizzati), cioè a quelle legalmente riconosciute come nate o discendenti della dinastia regnante o da quella di un sovrano precedente. Le persone in successione per ascendere a un trono sono chiamate dinastia. Costituzioni, statuti, leggi interne alla casa e norme possono disciplinare la linea di successione e l'ammissibilità dei potenziali successori al trono.

Le leggi di successione non hanno per oggetto lo Stato, bensì la dinastia che ha giurisdizione sovrana sullo Stato. Per questo motivo, talvolta, dette leggi non si trovano espresse nelle Costituzioni dei Regni, in quanto queste ultime regolano i rapporti tra gli organi dello Stato o stabiliscono i principii fondamentali della convivenza civile nello Stato, mentre per la successione si rinvia, più o meno esplicitamente, a norme - scritte o non scritte - particolari e proprie della dinastia.

Talvolta uno Stato dispone di una propria legge di successione che può divergere da quella della dinastia regnante, come nei casi dell'Hannover o del Lussemburgo.

Molte della materia inerente le leggi dinastiche case reali non più regnanti è oggi solo disordine e confusione.

Un panorama tristissimo punteggiato da menzogne, omissioni, falsi esperti che mirano, nella migliore ipotesi, a procacciarsi onori e cavalierati per sé e amici o sodali, principi fasulli e ordini cavallereschi contraffatti.

Oltre alle numerose truffe e ciarlatani esistenti, raramente perseguiti dalle leggi, almeno in Europa (fatta salva qualche notevole eccezione) c'è una diffusa ignoranza delle leggi internazionali e naturali che governano i diritti dinastici.

Questo triste stato di cose non deve continuare. 

Ecco quindi che oggi, dopo molti ripensamenti, do notizia della creazione della "SOCIETAS INTERNATIONALIS STUDIORUM DYNASTICORUM".

La mia piccola esperienza nell’Annuario della Nobiltà e la compilazione della parte I, dedicata alle Case Reale, mi ha insegnato questi studi sono spesso provocatori, in quanto portano in luce verità giuridiche e documentali che sono relativamente sconosciute, male interpretate o totalmente incomprese.

Purtroppo quando si studiano questi argomenti molti partono da una idea preconcetta, alle volte maggioritaria, ma destituita da qualunque fondamento storico-scientifico.

L'effetto di queste verità legali può essere destabilizzante per alcuni, specie per quelli che attorno a certe dinastie, sovente non regnanti, talvolta non legittime, hanno costituito piccoli o grandi centri di potere, troppo spesso fonte di distribuzione di ordini, onori ed onorificenze, non sempre legittime, approfittandosi della mancanza di araldi e giuristi esperti che assistano i Principi nelle questioni dinastiche e dalla quasi universale ignoranza del pubblico, oppure che, molto più prosaicamente, hanno ricevuto qualche ordine o qualche medaglia da taluni erroneamente identificati come depositari di una fons honorum.

Oggi si assiste anche al fenomeno di persone che, con pochissimo o nullo lustro, ricevono ordini cavallereschi apparentemente altisonanti, fenomeno tipico dei nostri tempi.

A tutto quanto sopra detto si aggiungono, talora, i  tentativi, spesso malriusciti, di modificare le leggi dinastiche di una casa da parte degli stessi Capi di vere Case Reali.

Questi mutamenti, e tentativi di mutamenti, sono stati e vengono rigorosamente ed imparzialmente esaminati: ogni tesi è sostenuta da prove ed esaminata alla luce del diritto dinastico di ciascuna casa reale, sovrana od ex sovrana, ricordando sempre le parole di Filippo VII d'Orléans nella sua dichiarazione del 15 luglio 1901:  «La volonté du Roi ne saurait créer ce droit, lequel préexiste et échappe à son pouvoir. Mais il peut y avoir dans des cas donnés à constater ce droit, à l'affirmer s'il est mis en question, à en préserver l'application, à le maintenir et à le défendre s'il est attaqué

Gli esempi ed i disastri sono, invece, purtroppo molto numerosi, soprattutto oggi.

Questo genere di studi fornisce una serie di strumenti che consentono, se applicati senza preconcetti, di identificare i contraffattori, gli usurpatori, le pretensioni infondate in buona o in cattiva fede mentre, per contro, supportano e rafforzano il Principe saldo nel suo proprio diritto.

Tali studi possono fornire anche soluzioni e risposte a problemi annosi che affliggono alcune dinastie e che ne possono minare la sopravvivenza.

Raramente le persone interessate alle case reali comprendono, o conoscono pienamente, il diritto legale e dinastico del Capo di una casa reale e di una Famiglia già sovrana, troppo spesso abbacinati e distratti dallo sfoggio di apparati esteriori, mantelli, gioielli e coreografiche cerimonie.

Se le modifiche alle leggi di successione di una dinastia regnante possono sollevare delle crisi di legittimità, nel caso delle famiglie non più regnanti queste non fanno altro che alimentare dispute dinastiche che indeboliscono le potenzialità di restaurazione.

Occorre vagliare meticolosamente l'autorità con la quale il capo della Casa dà luogo alla modifica, se cioè abbia il potere di farlo, e verificare che tale atto sia riconosciuto come legittimo dagli altri membri: ecco altra obiettivo di questa Società di Studi.

Questi studi possono fornire un grande contributo alla perpetuazione e alla continuità delle case reali ed, anche, talvolta, alla loro restaurazione sul Trono: attraverso questi studi si può ripercorrere anche la storia degli Stati del Mondo sin dal loro apparire.

 I particolari per la partecipazione a questo progetto saranno diffusi successivamente ai richiedenti e indicati anche on line su apposito blog multilingue.

Per chi fosse interessato ad avere ulteriori informazioni su questo progetto può scrivermi direttamente.

Non esistono presidenti, o segretari, ma solo un coordinamento di base per gruppi di studio strutturati per dinastie o gruppi di Case Reali.

 

Si è deciso di intitolare questa Società di Studi a Huig de Groot (Hugo Grotius, in italiano: Ugo Grozio) (Delft, 10 aprile 1583 – Rostock, 28 agosto 1645)  giurista, filosofo, teologo, umanista, storico, poeta, filologo, nonché politico, olandese "Hugo Grotius, gravissimus philosophus et philologus præstantissimus" (Joh. Baptistae Vici, De universi iuris uno principio et fine uno, Neapolis, Felix Musca, 1720, p. 9), autore del "De iure belli ac pacis" (1625) con il quale contribuì alla formulazione del diritto internazionale moderno e che tanta importanza ha avuto anche nel campo degli studi delle leggi dinastiche.

                 Cordiali saluti

                 Andrea Borella

 

I nuovi diplomi per i membri del Comitato Scientifico dell'Annuario della Nobiltà Italiana

pubblicato 02 lug 2017, 15:22 da Annuario della Nobiltà Italiana   [ aggiornato in data 02 lug 2017, 17:36 ]

I nuovi diplomi per i membri del Comitato Scientifico dell'Annuario della Nobiltà Italiana

Gentili lettori, 
    come già annunciato a suo tempo ho preparato i nuovi diplomi per i membri del Comitato Scientifico dell'Annuario della Nobiltà Italiana. 

    Come stile ho fuso insieme i due diplomi più antichi già conferiti dai di Crollalanza,  nel 1874 ed anni successivi, aggiungendovi i colori. 

    I Diplomi sono già in stampa e sono molto grandi (59.6 cm x 42.2 cm, ossia il doppio in un A3, ossia quattro fogli normali affiancati): ciò per mantenere le dimensioni e lo stile dei diplomi ottocenteschi.

    Per il supporto della stampa ho scelto il cartoncino pesante della qualità "Classic demimatt", carta patinata opaca (da 300 gr.  (per raffronto un foglio da comuni fotocopie pesa 80gr): si tratta di un tipo di carta con elevato punto di bianco e superficie satinata.  Priva di legno, resistente all'invecchiamento, esalta la riproduzione di immagini di alta qualità e la nitidezza dei testi.

    Grazie per l'attenzione

  Cordiali saluti

  Andrea Borella
direttore dell'Annuario della Nobiltà italiana


qui sotto, a destra: diploma in uso nel 1884 e, a sinistra, diploma in uso nel 1874 

  
 

aspiranti membri del Comitato Scientifico dell’Annuario e collaboratori esterni a rimborso - Progetto ANNUARIO DELLA NOBILTA’ COMPLETANDO – PRO PARTE II

pubblicato 25 giu 2017, 17:12 da Annuario della Nobiltà Italiana   [ aggiornato in data 22 ago 2017, 15:05 ]

Progetto
 ANNUARIO DELLA NOBILTA’ COMPLETANDO – PRO PARTE II
basato sui lavori di censimento genealogico della nobiltà italiana promossi dalla Consulta Araldica del Regno d’Italia e mirante al suo aggiornamento, integrazione e correzione.
Si ricercano aspiranti membri del Comitato Scientifico dell’Annuario e collaboratori esterni a rimborso
 
Gentili appassionati genealogisti,
ha riscosso  grande  successo il mio appello, lanciato a maggio 2017, per aderire al Comitato Scientifico dell’Annuario della Nobiltà italiana, appello rivolto a coloro i quali, appassionati, semplici dilettanti o grandi esperti muniti di competenze specifiche in materia, volessero aiutare l’Annuario nella sua missione scientifica gratuita di aggiornamento, correzione, implementazione delle genealogie delle famiglie nobili italiane.
Ricordo che l’Annuario della Nobiltà Italiana è una pubblicazione scientifica, indipendente, che aggiorna e pubblica gratuitamente i dati delle famiglie già comprese nelle sue parti, si autocorregge, ed ha come obiettivo la progressiva completezza.
Dal 2013, per mia volontà, è stato creato l’“Annuario della Nobiltà Foundation Trust” che è lo strumento giuridico prescelto per consentire il raggiungimento degli obiettivi prefissati dalla redazione in merito all’Annuario e per garantirne la conservazione negli anni a venire.     
     
Struttura
Essendo la materia genealogica riguardante le famiglie nobili italiane vastissima ho deciso di concentrare i lavori di ricerca nel completamento e nel rintraccio delle famiglie nobili già comprese negli Elenchi Ufficiali Nobiliari, compilati a cura del Regno d’Italia, manoscritti ed a stampa e che nell’Annuario della Nobiltà Italiana, seconda serie (dal 2000) sono comprese nella seconda parte del volume periodico.

E’ così nato il progetto “ANNUARIO DELLA NOBILTA’ COMPLETANDO – PRO PARTE II”.
 
   

 Struttura della parte II dell’Annuario della Nobiltà italiana
    Pochi giorni fa, a titolo esemplificativo, è stata data la chiave di lettura che permette di comprendere come nasce una scheda genealogica della parte seconda dell’Annuario della Nobiltà italiana.
Ho illustrato come, partendo da un'iscrizione nell'Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano del 1922, attraverso quello del 1933 e degli altri sussidi repertuali, e grazie alle ricerche della redazione dell'Annuario della Nobiltà Italiana e dei membri del comitato scientifico, si giunga alla compilazione di una scheda genealogico - araldica nell'annuario della nobiltà italiana, seconda serie (2000-). Qui il link con le pagine illustrative in PDF struttura logico espositiva della seconda parte dell'Annuario della Nobiltà italiana
    Questa spiegazione è a beneficio anche dei lettori dell'Annuario della Nobiltà italiana e degli aspiranti membri del Comitato Scientifico dell'Annuario della nobiltà italiana: questo metodo, da me elaborato, permette sempre di tracciare l'ascendenza gli attuali rappresentanti della famiglia (o degli ultimi conosciuti) dagli iscritti negli Elenchi Ufficiali Nobiliari del Regno e permette, grazie ai simboli posti innanzi al cognome, di capire da quale dei vari Elenchi ufficiali derivino le famiglie descritte e/o i singoli rami autonomi intestatari di scheda.

    Questo al preciso scopo di chiarire agli aspiranti Consultori ed ai collaboratori a rimborso come interagire nell’aggiornamento delle schede già redatte partendo dagli elenchi ufficiali.

    Con la messa on line di molti registri anagrafici scansionati è oggi possibile, comodamente, da remoto, senza visitare fisicamente gli archivi, aiutare l’Annuario della Nobiltà nel suo progetto di completamento, aggiornamento e correzione dei dati relativi al censimento delle famiglie nobili iniziato dalla Consulta Araldica sin dal 1869.
    Alcuni  di questi sono stati anche indicizzati ed è possibile quindi, semplicemente digitando un cognome, risalire ad alcuni atti (od a tutti gli atti entro un certo periodo di anni) relativi a quella famiglia, rendendo estremamente semplice collaborare al completamento delle schede genealogiche dell’Annuario.

    Ecco alcuni esempi di siti:         
           
http://www.antenati.san.beniculturali.it/il-portale (gratuito)
https://familysearch.org/  (a pagamento)
Per quanto riguarda i defunti esistono app per cellulari come questa preparata dal Comune di Milano:
http://www.adnkronos.com/fatti/cronaca/2015/10/31/caro-estinto-cercasi-comune-milano-lancia-app-per-trovare-parente-cimitero_3Iv3S0mpiUT9m0VtYZ21RJ.html (gratuito)
che permettono di rintracciare dati relativi a defunti mentre alcuni comuni hanno appositi siti, come il Comune di Torino:
http://www.cimiteritorino.it/i-servizi-on-line/ricerca-defunto/ (gratuito)
Molte sono le risorse on line che evitano lunghi e dispendiosi viaggi:
http://www.altoastigiano.it  Alto Astigiano
www.natitrentino.mondotrentino.net/portal/server.pt/community/indice_nati_in_trentino/840/i_libri_anagrafici/23801 Banca dati dei battesimi celebrati nella diocesi di Trento 1815-1823
http://www.centrorusca.it/bancaDatiBattesimi.html Archivi parrocchiali della Diocesi di Como
http://www.operaduomo.firenze.it/battesimi/default.asp  Registri battesimali – Firenze
http://www.novaria.org/siti/asd/battesimi.htm Archivio Diocesano Novara
http://www.sersale.org/comunes.htm Vari comuni e parrocchie
http://www.bellasion.org/colleg.html Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni
http://www.memorialdoimigrante.sp.gov.br/ Lista sbarchi S.Paolo - Brasile
    
    Tutti i genealogisti conoscono l’importanza di siti come quelli qui elencati.
    Purtroppo non tutte le province e città italiane sono ancora coperte ma, si spera, che lo possano essere in futuro.
 
    Come collaborare con l’Annuario della Nobiltà Italiana e diventare membro del Comitato Scientifico dell’Annuario della Nobiltà Italiana o collaboratore esterno a rimborso
    Nonostante tutte le ricerche sistematiche condotte a titolo gratuito, il costante e quotidiano implemento dei dati genealogici ordinati in schede, e nonostante il Comitato Scientifico dell'Annuario sia oggi composto da quasi un centinaio di persone, vi sono alcuni aspetti che potrebbero essere migliorati: come sicuramente alcuni di voi lettori si saranno accorti, ad oggi mancano, per alcune zone d'Italia, e quindi per certe famiglie, dei volenterosi consultori che completino le schede genealogiche di tante famiglie elencate nella parte seconda dell'Annuario della Nobiltà, schede da me appena abbozzate quasi 20 anni fa basandomi sugli Elenchi Ufficiali Nobiliari italiani e su altre eventuali fonti.
    E come è possibile collaborare con l’Annuario della Nobiltà Italiana al completamento delle schede genealogiche delle famiglie nobili elencate nella parte II (famiglie elencate negli Elenchi Ufficiali del Regno d’Italia)?
    Per far questo è sufficiente sottoporre la propria candidatura inviando una email indicando il proprio nome, cognome, recapiti postali, provincia o regione per la quale ci si vuole candidare per svolgere le ricerche, al seguente indirizzo e-mail: annuariodellanobilta@gmail.com
    Tutti i consultori e i collaboratori esterni nominati riceveranno una serie di schede da aggiornare come illustrato nell’esempio   del  PDF alla voce “elaborazione 3”, a volte implementata da alcuni dati genealogici: struttura logico espositiva della seconda parte dell'Annuario della Nobiltà italiana

            Membri del Comitato Scientifico dell’Annuario della Nobiltà Italiana e  collaboratori esterni genealogici a rimborso
Esistono tre tipi di collaboratori dell’Annuario della Nobiltà Italiana:  
    1)    membri del Comitato Scientifico dell’Annuario:
I membri del Comitato Scientifico dell'Annuario, che contribuiscono con il loro lavoro di ricerca gratuito, ad aggiornare e/o a ricostruire un congruo numero di famiglie, edizione per edizione, hanno diritto a:
    1. ricevere una copia di tutte le edizioni dell'Annuario della Nobiltà italiana dall'anno nel quale divennero membri del Comitato Scientifico e fino alla cessazione.
    2. se appartengono a Famiglie descritte nell'Annuario, o se sono collegati a famiglie iscritte, hanno il privilegio di pubblicare gratuitamente lo stemma a colori della propria famiglia.
    3. ricevono il diploma di ammissione, in stile antico, del Comitato scientifico dell'Annuario della Nobiltà Italiana
    4. riprendendo l'antica tradizione da quest'anno i consultori più meritevoli per i lavori scientifici svolti a favore dell'Annuario della Nobiltà italiana riceveranno anche la medaglia di benemerenza in oro, in argento od in bronzo, istituita nel XIX secolo dal fondatore dell'Annuario della Nobiltà Italiana Giovan Battista di Crollalanza e recentemente ripristinata.

    2) i collaboratori genealogici esterni a rimborso dell’Annuario:
    I collaboratori genealogici esterni a rimborso dell’Annuario sono dei genealogisti esperti che non fanno parte del comitato scientifico dell’Annuario della Nobiltà italiana ma che contribuiscono regolarmente alla ricostruzione delle genealogie incomplete presenti nell’Annuario.
    A costoro la liberalità del direttore dell’Annuario della Nobiltà Italiana riconosce, di tasca propria e senza gravare sulle finanze dell’Annuario della Nobiltà Foundation Trust, un rimborso forfettario per ogni genealogia ricostruita, o gruppo di genealogie ricostruite o completate, tra quelle prescelte dallo stesso direttore e affidate al singolo ricercatore. Essi rimangono anonimi.

    3) i collaboratori  esterni a rimborso per “capitoli particolari” dell’Annuario:
    I collaboratori  esterni a rimborso per capitoli particolari dell’Annuario sono quei ricercatori,  non genealogici, che svolgono ricerche per capitoli particolari dell’Annuario.   A costoro la liberalità del direttore dell’Annuario della Nobiltà Italiana riconosce, di tasca propria e senza gravare sulle finanze dell’Annuario della Nobiltà Foundation Trust, il compenso pattuito per tali ricerche.

    Cordiali saluti

    Andrea Borella
direttore dell'Annuario della Nobiltà italiana

i doppi cognomi attribuiti ai neonati in Italia

pubblicato 19 giu 2017, 10:03 da Annuario della Nobiltà Italiana

Il doppio cognome

E' stata pubblicata anche on line la circolare del Dipartimento per gli affari interni e territoriali ai prefetti diramata a seguito della sentenza della Corte Costituzionale n. 286 del 21 dicembre 2016, che ha accolto la questione di legittimità sul tema dei doppi cognomi attribuiti ai neonati.
Tale sentenza indica come illegittima la norma che impone l’attribuzione automatica ed esclusiva del solo cognome paterno. I neo genitori, quindi, possono ora attribuire al loro figlio, di comune accordo, il doppio cognome – paterno e materno – al momento della nascita.
Per rispondere alle richieste di chiarimento pervenute finora, la Direzione Centrale per i Servizi Demografici del Dipartimento per gli affari interni e territoriali ha trasmesso ai prefetti una circolare con le indicazioni operative e i chiarimenti interpretativi sulle prime questioni emerse dopo la pronuncia della Corte.


Tra i punti salienti della circolare è chiarito che:
• il cognome della madre dovrà essere posposto, e non anteposto, a quello paterno;
• l’attribuzione “anche” del cognome materno al nuovo nato riguarda tutti gli elementi onomastici dei quali sia eventualmente composto il cognome stesso;
• le novità in esame trovano applicazione per gli atti di nascita che si formano dal giorno successivo alla pubblicazione della citata sentenza, avvenuta il 28 dicembre 2016.
Il testo integrale della circolare è scaricabile in un file pdf
Di seguito il testo integrale della sentenza della Corte Costituzionale:
Corte Costituzionale, sentenza 8 novembre – 21 dicembre 2016, n. 286
Presidente Grossi – Redattore Amato
Ritenuto in fatto
1.– Con ordinanza emessa il 28 novembre 2013, la Corte d’appello di Genova ha sollevato – in riferimento agli artt. 2, 3, 29, secondo comma, e 117, primo comma, della Costituzione – questione di legittimità costituzionale della norma desumibile dagli artt. 237, 262 e 299 del codice civile, 72, primo comma, del regio decreto 9 luglio 1939, n. 1238 (Ordinamento dello stato civile) e 33 e 34 del d.P.R. 3 novembre 2000, n. 396 (Regolamento per la revisione e la semplificazione dell’ordinamento dello stato civile, a norma dell’articolo 2, comma 12, della L. 15 maggio 1997, n. 127), nella parte in cui prevede «l’automatica attribuzione del cognome paterno al figlio legittimo, in presenza di una diversa contraria volontà dei genitori».
2.– Il giudizio a quo ha per oggetto il reclamo avverso il provvedimento del Tribunale ordinario di Genova che ha respinto il ricorso avverso il rigetto, da parte dall’ufficiale dello stato civile, della richiesta di attribuire al figlio dei ricorrenti il cognome materno, in aggiunta a quello paterno.
La Corte d’appello di Genova osserva che, sebbene la norma sull’automatica attribuzione del cognome paterno, anche in presenza di una diversa volontà dei genitori, non sia prevista da alcuna specifica norma di legge, essa è desumibile dal sistema normativo, in quanto presupposta dagli artt. 237, 262 e 299 cod. civ., nonché dall’art. 72, primo comma, del r.d. n. 1238 del 1939, e dagli artt. 33 e 34 del d.P.R. n. 396 del 2000.
Il rimettente evidenzia che molti Stati europei si sono già adeguati al vincolo posto dalle fonti convenzionali e, in particolare, dall’art. 16, comma 1, lettera g), della Convenzione sulla eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna, adottata a New York il 18 dicembre 1979, ratificata e resa esecutiva con legge 14 marzo 1985, n. 132. Essa impegna gli Stati contraenti ad adottare tutte le misure adeguate per eliminare tale discriminazione in tutte le questioni derivanti dal matrimonio e nei rapporti familiari e, in particolare, ad assicurare «gli stessi diritti personali al marito e alla moglie, compresa la scelta del cognome».
Vengono, inoltre, richiamate le raccomandazioni del Consiglio d’Europa 28 aprile 1995, n. 1271 e 18 marzo 1998, n. 1362, nonché la risoluzione 27 settembre 1978, n. 37, relative alla piena realizzazione della uguaglianza tra madre e padre nell’attribuzione del cognome dei figli, nonché alcune pronunce della Corte europea dei diritti dell’uomo, che vanno nella direzione della eliminazione di ogni discriminazione basata sul genere nella scelta del cognome (sentenze 16 febbraio 2005, Unal Tekeli contro Turchia; 24 ottobre 1994, Stjerna contro Finlandia; 24 gennaio 1994, Burghartz contro Svizzera).
Viene, in particolare, richiamata la sentenza di questa Corte in cui si afferma che «l’attuale sistema di attribuzione del cognome è retaggio di una concezione patriarcale della famiglia, la quale affonda le proprie radici nel diritto di famiglia romanistico, e di una tramontata potestà maritale, non più coerente con i principi dell’ordinamento e con il valore costituzionale dell’uguaglianza tra uomo e donna» (sentenza n. 61 del 2006). In quella occasione, osserva il rimettente, la Corte costituzionale ritenne che la questione esorbitasse dalle proprie prerogative, in quanto l’intervento invocato avrebbe comportato un’operazione manipolativa eccedente dai suoi poteri.
Il giudice a quo evidenzia, tuttavia, la necessità di una rivalutazione della medesima questione, alla luce degli argomenti sviluppati dalla Corte di cassazione nell’ordinanza n. 23934 del 22 settembre 2008, con la quale – ai sensi dell’art. 374, secondo comma, del codice di procedura civile – veniva disposta la trasmissione degli atti al Primo Presidente ai fini della rimessione alle sezioni unite, per valutare la possibilità di un’interpretazione costituzionalmente orientata delle norme che regolano l’attribuzione del cognome ai figli.
Il rimettente ritiene che la distonia rispetto ai principi sanciti dall’art. 29 Cost., già rilevata nella sentenza n. 61 del 2006, imponga – alla luce dei due eventi normativi consistenti, da un lato, nella modifica dell’art. 117 Cost. e, dall’altro, nella ratifica del trattato di Lisbona – la riproposizione della questione relativa alla norma implicita che prevede l’automatica attribuzione del cognome paterno al figlio legittimo, in presenza di una diversa volontà dei genitori.
Tale disciplina si porrebbe in contrasto, in primo luogo, con l’art. 2 Cost., per la violazione del diritto all’identità personale, che trova il primo ed immediato riscontro proprio nel nome e che, nell’ambito del consesso sociale, identifica le origini di ogni persona. Da ciò discenderebbe il diritto del singolo individuo di vedersi riconoscere i segni di identificazione di entrambi i rami genitoriali.
Viene, inoltre, denunciata la violazione dell’art. 3 e dell’art. 29, secondo comma, Cost., sotto il profilo del diritto di uguaglianza e pari dignità dei genitori nei confronti dei figli e dei coniugi tra di loro. D’altra parte, ad avviso del rimettente, l’esigenza di tutela dell’unità familiare non sarebbe idonea a giustificare l’obbligatoria prevalenza del cognome paterno.
Viene, infine, denunciata la violazione dell’art. 117, primo comma, Cost., «come interpretato nelle sentenze n. 348 e n. 349 del 2007 della Corte costituzionale […], costituendo le norme di natura convenzionale già citate parametri del giudizio di costituzionalità delle norme interne».
3.– Nel giudizio dinanzi alla Corte si sono costituite le parti reclamanti nel giudizio principale, chiedendo l’accoglimento della questione di legittimità costituzionale sollevata dal giudice a quo.
3.1.– In punto di fatto, esse evidenziano che il proprio figlio minore, nato in costanza di matrimonio, è titolare di doppia cittadinanza e tuttavia – per effetto del rifiuto opposto dall’ufficiale dello stato civile di procedere all’iscrizione del minore con il cognome di entrambi i genitori – egli viene identificato diversamente nei due Stati dei quali è cittadino: in Italia con il solo cognome del padre ed in Brasile con il doppio cognome, paterno e materno.
Dopo avere illustrato l’evoluzione normativa e giurisprudenziale successiva alla sentenza n. 61 del 2006, la difesa delle parti ricorrenti evidenzia che, nelle more del presente giudizio, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha affermato che l’impossibilità per i genitori di far iscrivere il figlio “legittimo” nei registri dello stato civile attribuendogli alla nascita il cognome della madre, anziché quello del padre, integra violazione dell’art. 14 (divieto di discriminazione), in combinato disposto con l’art. 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare) della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), firmata a Roma il 4 novembre 1950, ratificata e resa esecutiva con la legge 4 agosto 1955, n. 848, e deriva da una lacuna del sistema giuridico italiano, per superare la quale «dovrebbero essere adottate riforme nella legislazione e/o nelle prassi italiane» (sentenza 7 gennaio 2014, Cusan e Fazzo contro Italia).
Ad avviso delle parti reclamanti, tale decisione, vertente su un caso sostanzialmente identico a quello all’esame di questa Corte, rafforza gli argomenti a sostegno della fondatezza della questione.
3.2.– Con riferimento alla denunciata violazione dell’art. 2 Cost., la difesa delle parti private richiama i principi affermati dalla giurisprudenza costituzionale sul diritto al nome come segno distintivo dell’identità personale, anche in riferimento alla posizione del figlio adottivo (sentenze n. 268 del 2002; n. 120 del 2001; n. 297 del 1996 e n. 13 del 1994).
Pur riconoscendo che permangono delle differenze in materia di attribuzione del cognome tra la posizione del figlio di una coppia non unita in matrimonio o adottato e la posizione del figlio di una coppia coniugata, le parti ricorrenti ritengono che la rigidità della norma che impone in ogni caso l’attribuzione del cognome paterno sacrifichi il diritto all’identità del minore, che si vede negata la possibilità di aggiungere il cognome materno, qualora tale scelta sia espressione di un’esigenza connessa all’esercizio del diritto all’identità personale.
Ad avviso delle parti private, se il diritto al nome e, più in particolare, al cognome, costituisce la manifestazione esterna e “tangibile” del diritto all’identità personale, l’attribuzione automatica al figlio di una coppia coniugata del solo cognome paterno determina l’irrimediabile compromissione di tale diritto, precludendo al singolo individuo di essere identificato attraverso il cognome che meglio corrisponda alla propria identità personale.
3.3.– Con riferimento alla dedotta violazione dell’art. 3, primo comma, e dell’art. 29, secondo comma, Cost., sotto il profilo dell’uguaglianza e pari dignità dei genitori e dei coniugi, vengono richiamate le pronunce con le quali, sin dal 1960, la giurisprudenza costituzionale ha affermato l’illegittimità di norme che prevedevano un trattamento irragionevolmente differenziato dei coniugi (sentenze n. 33 del 1960; n. 126 e n. 127 del 1968; n. 147 del 1969; n. 128 del 1970; n. 87 del 1975; n. 477 del 1987; n. 254 del 2006; in tema di eguaglianza nei rapporti patrimoniali tra i coniugi, vengono, inoltre, citate le sentenze n. 46 del 1966; n. 133 del 1970; n. 6 del 1980 e n. 116 del 1990).
3.4.– Quanto alla denunciata violazione dell’art. 117, primo comma, Cost., la difesa delle parti private richiama i principi affermati a livello internazionale, e recepiti dall’ordinamento italiano, sulla protezione dei diritti del fanciullo e sulla parità di genere. Vengono richiamati, in particolare, l’art. 24 del Patto internazionale sui diritti civili e politici (adottato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 16 dicembre 1966, entrato in vigore il 23 marzo 1976, ratificato e reso esecutivo con legge 25 ottobre 1977, n. 881); l’art. 7 della Convenzione sui diritti del fanciullo (fatta a New York il 20 novembre 1989, ratificata e resa esecutiva con legge 27 maggio 1991, n. 176); l’art. 16, lettera g), della Convenzione sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne (Convention on the Elimination of all forms of Discrimination Against Women – CEDAW), adottata il 18 dicembre 1979 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, ratificata e resa esecutiva con legge 14 marzo 1985, n. 132.
Da tale quadro normativo emergerebbe la non conformità ai principi sopra richiamati della norma che impone l’attribuzione automatica ed esclusiva del solo cognome paterno. Essa sarebbe lesiva sia dei principi che garantiscono la tutela del diritto al nome, sia di quelli in tema di eguaglianza e di non discriminazione tra uomo e donna nella trasmissione del cognome al figlio, sia esso legittimo o naturale.
La difesa delle parti reclamanti evidenzia, in particolare, che sebbene la CEDU non contenga alcun riferimento espresso al diritto al nome del singolo individuo, la Corte di Strasburgo, in molteplici pronunce, ne ha ricondotto la tutela entro l’ambito applicativo del diritto al rispetto della vita privata, sancito dall’art. 8 della CEDU. In queste decisioni la Corte europea – pronunciandosi su casi analoghi a quello successivamente deciso dalla citata sentenza nel caso Cusan e Fazzo – ha accertato la violazione dell’art. 8 CEDU, in combinato disposto con l’art. 14, in ragione della disparità di trattamento fondata sul genere.
3.5.– Le parti private deducono, inoltre, che la pronuncia richiesta alla Corte non sarebbe tale da invadere la sfera di discrezionalità del legislatore, trattandosi, viceversa, di un intervento costituzionalmente imposto, limitato all’apposizione, alla norma impugnata, delle “rime obbligate”. La Corte potrebbe, infatti, limitarsi a dichiarare l’illegittimità costituzionale delle norme invocate, nella parte in cui non consentono ai genitori di scegliere, di comune accordo, il cognome da trasmettere ai figli.
D’altra parte, non sarebbe ravvisabile alcun vuoto normativo derivante dall’invocato intervento caducatorio. Al riguardo, sono richiamate le pronunce che affermano che, a fronte di «un vulnus costituzionale, non sanabile in via interpretativa − tanto più se attinente a diritti fondamentali − la Corte è tenuta comunque a porvi rimedio: e ciò, indipendentemente dal fatto che la lesione dipenda da quello che la norma prevede o, al contrario, da quanto la norma (o, meglio, la norma maggiormente pertinente alla fattispecie in discussione) omette di prevedere. […] Spetterà, infatti, da un lato, ai giudici comuni trarre dalla decisione i necessari corollari sul piano applicativo, avvalendosi degli strumenti ermeneutici a loro disposizione; e, dall’altro, al legislatore provvedere eventualmente a disciplinare, nel modo più sollecito e opportuno, gli aspetti che apparissero bisognevoli di apposita regolamentazione» (sentenza n. 113 del 2011; nello stesso senso, sentenze n. 78 del 1992 e n. 59 del 1958).
4.– L’Associazione Rete per la Parità ha depositato atto di intervento in cui ha chiesto l’accoglimento della questione di legittimità costituzionale sollevata dalla Corte di appello di Genova.
In via preliminare, sono state illustrate le ragioni dell’ammissibilità dell’intervento, sebbene l’Associazione non rivesta la qualità di parte nel giudizio a quo.
Quanto al merito della questione, l’Associazione ha esposto e ribadito i medesimi argomenti svolti dalla difesa delle parti private a sostegno della rilevanza e della fondatezza della questione.
5.− L’ordinanza di rimessione è stata ritualmente notificata al Presidente del Consiglio dei ministri, il quale ha omesso di intervenire in giudizio.
Considerato in diritto
1.– Con ordinanza emessa il 28 novembre 2013, la Corte d’appello di Genova ha sollevato − in riferimento agli artt. 2, 3, 29, secondo comma, e 117, primo comma, della Costituzione – questione di legittimità costituzionale della norma desumibile dagli artt. 237, 262 e 299 del codice civile, 72, primo comma, del regio decreto 9 luglio 1939, n. 1238 (Ordinamento dello stato civile) e 33 e 34 del d.P.R. 3 novembre 2000, n. 396 (Regolamento per la revisione e la semplificazione dell’ordinamento dello stato civile, a norma dell’articolo 2, comma 12, della L. 15 maggio 1997, n. 127), nella parte in cui prevede «l’automatica attribuzione del cognome paterno al figlio legittimo, in presenza di una diversa contraria volontà dei genitori».
È denunciata, in primo luogo, la violazione dell’art. 2 Cost., in quanto verrebbe compresso il diritto all’identità personale, il quale comporta il diritto del singolo individuo di vedersi riconoscere i segni di identificazione di entrambi i rami genitoriali.
Viene, inoltre, evidenziato il contrasto con gli artt. 3 e 29, secondo comma, Cost., poiché sarebbe leso il diritto di uguaglianza e pari dignità dei genitori nei confronti dei figli e dei coniugi tra di loro.
Viene, infine, ravvisata la violazione dell’art. 117, primo comma, Cost., in riferimento all’art. 16, comma 1, lettera g), della Convenzione sulla eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna, alle raccomandazioni del Consiglio d’Europa 28 aprile 1995, n. 1271 e 18 marzo 1998, n. 1362, nonché alla risoluzione 27 settembre 1978, n. 37, relative alla piena realizzazione dell’uguaglianza dei genitori nell’attribuzione del cognome dei figli.
2.– Preliminarmente, va confermata l’ordinanza dibattimentale, allegata alla presente sentenza, con la quale è stato dichiarato inammissibile l’intervento dell’associazione Rete per la Parità.
3.– La questione sollevata in riferimento agli artt. 2, 3 e 29 Cost. è fondata.
3.1.– È denunciata l’illegittimità costituzionale della norma − desumibile dagli artt. 237, 262 e 299 cod. civ. e dagli artt. 33 e 34 del d.P.R. n. 396 del 2000 – che prevede l’automatica attribuzione del cognome paterno al figlio nato in costanza di matrimonio, in presenza di una diversa contraria volontà dei genitori.
Va rilevato, preliminarmente, che tra le disposizioni individuate dal rimettente compare, altresì, l’art. 72, primo comma, del r.d. n. 1238 del 1939, il quale, tuttavia, è stato abrogato dall’art. 110 del d.P.R. n. 396 del 2000. Dal tenore complessivo degli argomenti sviluppati nell’ordinanza di rinvio si evince, peraltro, che tale disposizione rientra nel fuoco delle censure del rimettente al solo fine di esplicitare la norma − da essa presupposta – che prevede l’automatica attribuzione del solo cognome paterno.
L’esistenza della norma censurata e la sua perdurante immanenza nel sistema, desumibili dalle disposizioni che implicitamente la presuppongono, è stata già riconosciuta dalla giurisprudenza costituzionale, nelle precedenti occasioni in cui ne è stata denunciata l’illegittimità (sentenze n. 61 del 2006 e n. 176 del 1988; ordinanze n. 145 del 2007 e n. 586 del 1988). In queste pronunce, la Corte ha riconosciuto l’esistenza di tale norma, in quanto presupposta dalle medesime disposizioni, regolatrici di fattispecie diverse, individuate dall’odierno rimettente (artt. 237, 262 e 299 cod. civ., nonché artt. 33 e 34 del d.P.R. n. 396 del 2000).
Sebbene essa non abbia trovato corpo in una disposizione espressa, ancora una volta, non vi è ragione di dubitare dell’attuale vigenza e forza imperativa della norma, in base alla quale il cognome del padre si estende ipso iure al figlio.
Nello stesso senso si è espressa anche la giurisprudenza di legittimità, sia precedente, sia successiva alle richiamate pronunce di questa Corte, laddove ha riconosciuto che – da tali pur eterogenee previsioni – si desume l’esistenza di una norma che, sebbene non prevista testualmente nell’ambito di alcuna disposizione, è ugualmente presente nel sistema e «certamente si configura come traduzione in regola dello Stato di un’usanza consolidata nel tempo» (Cass., sez. I, 17 luglio 2004, n. 13298; v. anche Cass., sez. I, 22 settembre 2008, n. 23934).
Nel caso in esame, la norma sull’automatica attribuzione del cognome paterno è oggetto di censura per la sola parte in cui non consente ai genitori – i quali ne facciano concorde richiesta al momento della nascita – di attribuire al figlio anche il cognome materno.
3.2.– Così ricostruito l’oggetto della presente questione, va rilevato che già in precedenti occasioni questa Corte ha esaminato la disciplina della prevalenza del cognome paterno, al momento della sua attribuzione al figlio, ma ha dichiarato inammissibili le relative questioni, ritenendole riservate alla discrezionalità del legislatore, nell’ambito di una rinnovata disciplina.
Tuttavia, già nell’ordinanza n. 176 del 1988, è stato espressamente riconosciuto che «sarebbe possibile, e probabilmente consentaneo all’evoluzione della coscienza sociale, sostituire la regola vigente in ordine alla determinazione del nome distintivo dei membri della famiglia costituita dal matrimonio con un criterio diverso, più rispettoso dell’autonomia dei coniugi, il quale concilii i due principi sanciti dall’art. 29 Cost., anziché avvalersi dell’autorizzazione a limitare l’uno in funzione dell’altro» (v. anche ordinanza n. 586 del 1988).
Diciotto anni dopo, con ancora maggiore fermezza, nella sentenza n. 61 del 2006, in considerazione dell’immutato quadro normativo, questa Corte ha espressamente rilevato l’incompatibilità della norma in esame con i valori costituzionali della uguaglianza morale e giuridica dei coniugi. Tale sistema di attribuzione del cognome, infatti, è definito come il «retaggio di una concezione patriarcale della famiglia, la quale affonda le proprie radici nel diritto di famiglia romanistico, e di una tramontata potestà maritale, non più coerente con i principi dell’ordinamento e con il valore costituzionale dell’uguaglianza tra uomo e donna».
3.3.– A distanza di molti anni da queste pronunce, un «criterio diverso, più rispettoso dell’autonomia dei coniugi», non è ancora stato introdotto.
Neppure il decreto legislativo 28 dicembre 2013, n. 154 (Revisione delle disposizioni vigenti in materia di filiazione, a norma dell’articolo 2 della legge 10 dicembre 2012, n. 219), con cui il legislatore ha posto le basi per la completa equiparazione della disciplina dello status di figlio legittimo, figlio naturale e figlio adottato, riconoscendo l’unicità dello status di figlio, ha scalfito la norma oggi censurata.
Pur essendo stata modificata la disciplina del cambiamento di cognome – con l’abrogazione degli artt. 84, 85, 86, 87 e 88 del d.P.R. n. 396 del 2000 e l’introduzione del nuovo testo dell’art. 89, ad opera del d.P.R. 13 marzo 2012, n. 54 (Regolamento per la revisione e la semplificazione dell’ordinamento dello stato civile, a norma dell’art. 2, comma 12, della L. 15 maggio 1997, n. 127) – le modifiche non hanno attinto la disciplina dell’attribuzione “originaria” del cognome, effettuata al momento della nascita.
Va, d’altro canto, rilevata un’intensa attività preparatoria di interventi legislativi volti a disciplinare secondo nuovi criteri la materia dell’attribuzione del cognome ai figli. Allo stato, tuttavia, essi risultano ancora in itinere.
Nella famiglia fondata sul matrimonio rimane così tuttora preclusa la possibilità per la madre di attribuire al figlio, sin dalla nascita, il proprio cognome, nonché la possibilità per il figlio di essere identificato, sin dalla nascita, anche con il cognome della madre.
3.4.– La Corte ritiene che siffatta preclusione pregiudichi il diritto all’identità personale del minore e, al contempo, costituisca un’irragionevole disparità di trattamento tra i coniugi, che non trova alcuna giustificazione nella finalità di salvaguardia dell’unità familiare.
3.4.1.– Quanto al primo profilo di illegittimità, va rilevato che la distonia di tale norma rispetto alla garanzia della piena realizzazione del diritto all’identità personale, avente copertura costituzionale assoluta, ai sensi dell’art. 2 Cost., risulta avvalorata nell’attuale quadro ordinamentale.
Il valore dell’identità della persona, nella pienezza e complessità delle sue espressioni, e la consapevolezza della valenza, pubblicistica e privatistica, del diritto al nome, quale punto di emersione dell’appartenenza del singolo ad un gruppo familiare, portano ad individuare nei criteri di attribuzione del cognome del minore profili determinanti della sua identità personale, che si proietta nella sua personalità sociale, ai sensi dell’art. 2 Cost.
È proprio in tale prospettiva che questa Corte aveva, da tempo, riconosciuto il diritto al mantenimento dell’originario cognome del figlio, anche in caso di modificazioni del suo status derivanti da successivo riconoscimento o da adozione. Tale originario cognome si qualifica, infatti, come autonomo segno distintivo della sua identità personale (sentenza n. 297 del 1996), nonché «tratto essenziale della sua personalità» (sentenza n. 268 del 2002; nello stesso senso, sentenza n. 120 del 2001).
Il processo di valorizzazione del diritto all’identità personale è culminato nella recente affermazione, da parte di questa Corte, del diritto del figlio a conoscere le proprie origini e ad accedere alla propria storia parentale, quale «elemento significativo nel sistema costituzionale di tutela della persona» (sentenza n. 278 del 2013).
In questa stessa cornice si inserisce anche la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, che ha ricondotto il diritto al nome nell’ambito della tutela offerta dall’art. 8 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), firmata a Roma il 4 novembre 1950 e resa esecutiva con la legge 4 agosto 1955, n. 848.
In particolare, nella sentenza Cusan Fazzo contro Italia, del 7 gennaio 2014, successiva all’ordinanza di rimessione in esame, la Corte di Strasburgo ha affermato che l’impossibilità per i genitori di attribuire al figlio, alla nascita, il cognome della madre, anziché quello del padre, integra violazione dell’art. 14 (divieto di discriminazione), in combinato disposto con l’art. 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare) della CEDU, e deriva da una lacuna del sistema giuridico italiano, per superare la quale «dovrebbero essere adottate riforme nella legislazione e/o nelle prassi italiane». La Corte EDU ha, altresì, ritenuto che tale impossibilità non sia compensata dalla successiva autorizzazione amministrativa a cambiare il cognome dei figli minorenni aggiungendo a quello paterno il cognome della madre.
La piena ed effettiva realizzazione del diritto all’identità personale, che nel nome trova il suo primo ed immediato riscontro, unitamente al riconoscimento del paritario rilievo di entrambe le figure genitoriali nel processo di costruzione di tale identità personale, impone l’affermazione del diritto del figlio ad essere identificato, sin dalla nascita, attraverso l’attribuzione del cognome di entrambi i genitori.
Viceversa, la previsione dell’inderogabile prevalenza del cognome paterno sacrifica il diritto all’identità del minore, negandogli la possibilità di essere identificato, sin dalla nascita, anche con il cognome materno.
3.4.2.– Quanto al concorrente profilo di illegittimità, che risiede nella violazione del principio di uguaglianza dei coniugi, va rilevato che il criterio della prevalenza del cognome paterno, e la conseguente disparità di trattamento dei coniugi, non trovano alcuna giustificazione né nell’art. 3 Cost., né nella finalità di salvaguardia dell’unità familiare, di cui all’art. 29, secondo comma, Cost.
Come già osservato da questa Corte sin da epoca risalente, «è proprio l’eguaglianza che garantisce quella unità e, viceversa, è la diseguaglianza a metterla in pericolo», poiché l’unità «si rafforza nella misura in cui i reciproci rapporti fra i coniugi sono governati dalla solidarietà e dalla parità» (sentenza n. 133 del 1970).
La perdurante violazione del principio di uguaglianza “morale e giuridica” dei coniugi, realizzata attraverso la mortificazione del diritto della madre a che il figlio acquisti anche il suo cognome, contraddice, ora come allora, quella finalità di garanzia dell’unità familiare, individuata quale ratio giustificatrice, in generale, di eventuali deroghe alla parità dei coniugi, ed in particolare, della norma sulla prevalenza del cognome paterno.
Tale diversità di trattamento dei coniugi nell’attribuzione del cognome ai figli, in quanto espressione di una superata concezione patriarcale della famiglia e dei rapporti fra coniugi, non è compatibile né con il principio di uguaglianza, né con il principio della loro pari dignità morale e giuridica.
4.– Con la presente decisione, questa Corte è, peraltro, chiamata a risolvere la questione formulata dal rimettente e riferita alla norma sull’attribuzione del cognome paterno nella sola parte in cui, anche in presenza di una diversa e comune volontà dei coniugi, i figli acquistano automaticamente il cognome del padre. L’accertamento della illegittimità è, pertanto, limitato alla sola parte di essa in cui non consente ai coniugi, di comune accordo, di trasmettere ai figli, al momento della nascita, anche il cognome materno.
4.1– Rimane assorbita la censura relativa all’art. 117, primo comma, Cost.
5.– Ai sensi dell’art. 27 della legge 11 marzo 1953, n. 87 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale), la dichiarazione di illegittimità costituzionale va estesa, in via consequenziale, alla disposizione dell’art. 262, primo comma, cod. civ., la quale contiene tuttora – con riferimento alla fattispecie del riconoscimento del figlio naturale effettuato contemporaneamente da entrambi i genitori – una norma identica a quella dichiarata in contrasto con la Costituzione dalla presente sentenza.
Anche tale disposizione va, pertanto, dichiarata illegittima, nella parte in cui non consente ai genitori, di comune accordo, di trasmettere al figlio, al momento della nascita, anche il cognome materno.
5.1.– Per le medesime ragioni, la dichiarazione di illegittimità costituzionale, ai sensi dell’art. 27 della legge n. 87 del 1953, va estesa, infine, all’art. 299, terzo comma, cod. civ., per la parte in cui non consente ai coniugi, in caso di adozione compiuta da entrambi, di attribuire, di comune accordo, anche il cognome materno al momento dell’adozione.
6.– Va, infine, rilevato che, in assenza dell’accordo dei genitori, residua la generale previsione dell’attribuzione del cognome paterno, in attesa di un indifferibile intervento legislativo, destinato a disciplinare organicamente la materia, secondo criteri finalmente consoni al principio di parità.
Per questi motivi
la Corte Costituzionale
1) dichiara l’illegittimità costituzionale della norma desumibile dagli artt. 237, 262 e 299 del codice civile; 72, primo comma, del regio decreto 9 luglio 1939, n. 1238 (Ordinamento dello stato civile); e 33 e 34 del d.P.R. 3 novembre 2000, n. 396 (Regolamento per la revisione e la semplificazione dell’ordinamento dello stato civile, a norma dell’articolo 2, comma 12, della L. 15 maggio 1997, n. 127), nella parte in cui non consente ai coniugi, di comune accordo, di trasmettere ai figli, al momento della nascita, anche il cognome materno;
2) dichiara in via consequenziale, ai sensi dell’art. 27 della legge 11 marzo 1953, n. 87 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale), l’illegittimità costituzionale dell’art. 262, primo comma, cod. civ., nella parte in cui non consente ai genitori, di comune accordo, di trasmettere al figlio, al momento della nascita, anche il cognome materno;
3) dichiara in via consequenziale, ai sensi dell’art. 27 della legge n. 87 del 1953, l’illegittimità costituzionale dell’art. 299, terzo comma, cod. civ., nella parte in cui non consente ai coniugi, in caso di adozione compiuta da entrambi, di attribuire, di comune accordo, anche il cognome materno al momento dell’adozione.
Allegato:
ordinanza letta all’udienza dell’8 novembre 2016
Rilevato che, nel giudizio promosso dalla Corte di appello di Genova con ordinanza del 28 novembre 2013 (reg. ord. n. 31 del 2014), il 7 aprile 2014 ha depositato atto di intervento l’associazione Rete per la Parità, in persona del proprio legale rappresentante pro tempore.
Considerato che l’Associazione Rete per la Parità non riveste la qualità di parte del giudizio principale;
che la costante giurisprudenza di questa Corte (tra le tante, le ordinanze allegate alla sentenza n. 134 del 2013 e all’ordinanza n. 318 del 2013) è nel senso che la partecipazione al giudizio incidentale di legittimità costituzionale è circoscritta, di norma, alle parti del giudizio a quo, oltre che al Presidente del Consiglio dei ministri e, nel caso di legge regionale, al Presidente della Giunta regionale (artt. 3 e 4 delle norme integrative per i giudizi dinanzi alla Corte costituzionale);
che a tale disciplina è possibile derogare – senza venire in contrasto con il carattere incidentale del giudizio di costituzionalità – soltanto a favore di soggetti terzi che siano titolari di un interesse qualificato, immediatamente inerente al rapporto sostanziale dedotto in giudizio e non semplicemente regolato, al pari di ogni altro, dalla norma o dalle norme oggetto di censura (ex plurimis, sentenze n. 76 del 2016; n. 221 del 2015 e relativa ordinanza letta all’udienza del 20 ottobre 2015; n. 162 del 2014 e relativa ordinanza letta allʼudienza dellʼ8 aprile 2014; n. 293 e n. 118 del 2011; n. 138 del 2010 e relativa ordinanza letta allʼudienza del 23 marzo 2010; ordinanze n. 240 del 2014; n. 156 del 2013; n. 150 del 2012 e relativa ordinanza letta allʼudienza del 22 maggio 2012);
che, pertanto, sulla posizione soggettiva della parte interveniente l’eventuale declaratoria di illegittimità della legge deve produrre lo stesso effetto che produce sul rapporto oggetto del giudizio a quo;
che il presente giudizio – che ha ad oggetto la norma desumibile dagli artt. 237, 262 e 299 del codice civile, 72, primo comma, del regio decreto 9 luglio 1939, n. 1238 (Ordinamento dello stato civile) e 33 e 34 del decreto del Presidente della Repubblica 3 novembre 2000, n. 396 (Regolamento per la revisione e la semplificazione dell’ordinamento dello stato civile, a norma dell’articolo 2, comma 12, della L. 15 maggio 1997, n. 127), nella parte in cui prevede «l’automatica attribuzione del cognome paterno al figlio legittimo, in presenza di una diversa contraria volontà dei genitori» − non sarebbe destinato a produrre, nei confronti dell’Associazione interveniente, effetti immediati, neppure indiretti;
che, pertanto, essa non riveste la posizione di terzo legittimato a partecipare al giudizio dinanzi a questa Corte.
Per questi motivi
la Corte Costituzionale
dichiara inammissibile l’intervento dell’Associazione Rete per la Parità.

criterio espositivo utilizzato nell'Annuario della Nobiltà italiana

pubblicato 17 giu 2017, 14:00 da Annuario della Nobiltà Italiana   [ aggiornato in data 17 giu 2017, 14:30 ]

Gentili lettori,

ho il piacere di illustrare, nel dettaglio, il criterio espositivo utilizzato nell'Annuario della Nobiltà italiana con queste pagine appositamente realizzate, ossia come mai le schede della parte II (famiglie iscritte negli Elenchi Ufficiali Nobiliari del Regno d'Italia) abbiano una certa impostazione e non altra. 

Ho illustrato come, partendo da un'iscrizione nell'Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano del 1922, attraverso quello del 1933 e degli altri sussidi repertuali, e grazie alle ricerche della redazione dell'Annuario della Nobiltà Italiana e dei membri del comitato scientifico, si giunga alla compilazione di una scheda genealogico - araldica nell'annuario della nobiltà italiana, seconda serie (2000-).

Questa spiegazione è a beneficio anche dei lettori dell'Annuario della Nobiltà italiana e degli aspiranti membri del Comitato Scientifico dell'Annuario della nobiltà italiana: questo metodo, da me elaborato, permette sempre di tracciare l'ascendenza gli attuali rappresentanti della famiglia (o degli ultimi conosciuti) dagli iscritti negli Elenchi Ufficiali Nobiliari del Regno e permette, grazie ai simboli posti innanzi al cognome, di capire da quale dei vari Elenchi ufficiali derivino le famiglie descritte e/o i singoli rami autonomi intestatari di scheda.

Sperando di aver fatto cosa gradita od almeno utile ad una maggiore comprensione dei criteri espositivi della serie porgo cordiali saluti a tutti i lettori e specialmente agli aspiranti consultori del Comitato Scientifico dell'Annuario della Nobiltà Italiana.


Andrea Borella
direttore dell'Annuario della Nobiltà Italiana 

Diplomi di appartenenza al comitato scientifico dell'Annuario della Nobiltà Italiana, i diplomi di benemerenza e le medaglie

pubblicato 08 giu 2017, 15:36 da Annuario della Nobiltà Italiana   [ aggiornato in data 09 giu 2017, 06:35 ]

Egregi Consultori membri del Comitato scientifico dell'Annuario della Nobiltà Italiana,

gentili Sostenitori dell'Annuario della Nobiltà italiana,

come annunciato a suo tempo sono stati predisposti i diplomi di appartenenza al comitato scientifico dell'Annuario della Nobiltà Italiana.

Tali diplomi ripetono nello stile, dimensioni, nei fregi, nei caratteri ed anche, si spera, nello spirito, quelli ideati sin dal 1873 dal comm. Giovanni Battista di Crollalanza per l'ammissione alla Reale Accademia Araldica Genealogica, con minimi adattamenti. 

Dati i molteplici significati araldico-storico-allegorici di questa cornice vale spendere qualche parola. 
Volendo quindi descrivere sommariamente l'antica cornice, ripresa e restaurata nei vecchi diplomi, è da notarne la particolare ricchezza di elementi decorativi. 

Qui accanto, a destra, potete vedere un rarissimo esemplare di un vecchio diploma della Reale Accademia Araldico Genealogica appartenente alla mia collezione di documenti (collezione araldica A. Borella, Teglio).

Partendo quindi dall'alto, la fastosa cornice incisa del diploma, a forma di rettangolo coricato, di gusto tipicamente ottocentesco, reca al centro, in alto, lo stemma reale sabaudo, con il collare dell'annunziata, collocato sul padiglione regio, con il manto movente dalla corona reale chiusa, il tutto posto su un trionfo d'arme, composto da picche, bandiere e trombe, sostenuto da due leoni accovacciati sopra un comparto barocco, a simboleggiare il dominio della Casa Reale (Savoia)
A destra e a sinistra si sviluppano vaghe volute di foglie e tralci che sostengono due targhe basse, barocche e sagomate, quella di sinistra con il leone alato di San Marco tenente il libro aperto dell'evangelista (Venezia), quella a destra con la Lupa capitolina che allatta i gemelli (Roma). Dalle due targhe pendono da quella di Venezia la croce di Malta e da quella di Roma la potenza del Toson d'Oro: entrambe le targhe sono cimate ciascuna da un elmo aperto e piumato volto all'esterno ed accompagnate in punta da un cartiglio svolazzante bianco.
Al fianco della targa di Roma, da una voluta, pende una croce dell'Ordine del Cristo e, alla sinistra di quella di Venezia, da altra voluta, una croce dell'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro. 
La cornice ornamentale è chiusa agli angoli superiori da due medaglioni, leggermente abbassati, circondati da ghirlande vegetali legate in punta al medaglione, caricato a sinistra da una medaglia con un serto di alloro racchiudente la scritta BENE MERENTI in lettere maiuscole e, quella a destra, uno scudo sannitico sabaudo, inclinato, e circondato da una scritta circolare, movente da una stella, in lettere maiuscole latine, che recita: ACCADEMIA ARALDICA ITALIANA. 
Queste medaglie rappresentano, rispettivamente, il verso ed il recto dell'antica medaglia di benemerenza dell'Accademia Araldica italiana. Di tale medaglia se ne è già parlato tempo fa sul blog del Giornale Araldico Genealogico Diplomatico Italiano  "Le medaglie dell'Accademia Araldica Genealogica Italiana e dell'Annuario della Nobiltà Italiana" ( 11 gennaio 2015), articolo riproposto anche qui, su questo blog Le medaglie dell'Accademia Araldica Genealogica Italiana e dell'Annuario della Nobiltà Italiana, mentre qui ho dato qualche altra informazione circa la foggia delle medaglie stesse: Le medaglie dell'Annuario per il 2016 e i doni dell'Annuario alle Biblioteche degli Archivi di Stato.
Ogni medaglione è sormontato da un aquila, tenente fra gli artigli una lancia, rivolta verso lo stemma reale centrale,  posata sulla loro sommità.

Il lato inferiore della cornice araldica reca invece una targa, sostenuta da due angeli araldi volanti, con la testa rivolta verso l'esterno del diploma, soffianti ciascuno in una buccina e tenenti una corona d'alloro, quello di destra con  la mano sinistra e quello di sinistra con la mano destra. La targa è caricata da una medaglia recante l'effigie del celeberrimo araldista Marc'Antonio Ginanni, padre della moderna araldica italiana. Il busto è di profilo, volto di tre quarti verso sinistra, ed è sormontato dalla scritta in lettere maiuscole latine COMES MARC. ANT. GINANNI posta ad arco sopra l'effigie.

Qui sotto potete vedere un ritratto e lo stemma del conte Ginanni, un brevissimo cenno biografico e il frontespizio della sua opera più famosa "L'Arte del Blasone dichiarata per Alfabeto" (Venezia, 1756).
   

Sempre tra tralci floreali la targa è accostata da due targhe stemmarie gotiche caricate rispettivamente, quella a destra dello stemma Medici, Granduchi di Toscana, e quella a sinistra dello stemma dei Visconti, Sovrani del Ducato di Milano, col biscione e l'uscente volti verso il centro della cornice, ambedue gli scudi di forma gotica e sormontati da una corona da Stato sovrano all'antica.

Agli angoli inferiori chiudono la cornice due targhe sagomate recanti, quella di sinistra, la raffigurazione di due cavalieri torneanti e, quella di destra, delle mura di un castello. Ciascuna targa è cimata da uno scudo ovale: quello di sinistra dallo stemma di Pisa (allora sede della Reale Accademia Araldica-Genealogica e dell'Annuario della Nobiltà italiana) e quello di destra dallo stemma della città di Fermo (ove venne fondata l'Accademia Araldica-Genealogica).
Ambedue gli scudi sono sormontati da una corona con sette perle sostenute da punte, dalle quali fuoriesce un busto di cavaliere, armato di tutto punto con elmo piumato, scudi e cavalieri circondati da un trofeo di 4 bandiere, due a destra e due a sinistra di ogni cavaliere, e da altri emblemi militari. 
Dietro ai cavalieri sorgono due stendardi ossia gonfaloni: quello di sinistra caricato da un giglio fiorentino (rappresentante la Toscana, regione nella quale aveva sede l'Accademia) e quello di destra carico da una croce latina di rosso (rappresentante la Lombardia o, meglio, lo stendardo della Città di Milano da dove i Crollalanza anticamente provenivano: entrambi gli stendardi sono pendenti e fissati, con un cordone,  dai medaglioni già descritti carichi delle medaglie di benemerenza dell'annuario, a chiudere la cornice. 

E' mia intenzione, se sarà possibile, consegnarli personalmente durante i vari appuntamenti che si susseguiranno nei prossimi mesi ed anni. 

I diplomi sono gratuiti, non richiedono spese di cancelleria o altre spese, e sono richiedibili solo ed esclusivamente dai membri del comitato scientifico dell'Annuario della Nobiltà Italiana. Il loro numero è fissato in 100.

Al fine di venire in contro a molteplici richieste è stato anche istituito il diploma di benemerenza per coloro che, pure non essendo membri del Comitato Scientifico dell'Annuario della Nobiltà, pure contribuiscono significativamente in vari modi (acquisto copie, recensioni, donazioni, etc.) alla crescita e alla diffusione dell'Annuario della Nobiltà. Il loro numero è fissato in 50.
Questo altro diploma sarà descritto in un futuro apposito articolo.

Qui accanto, a sinistra, potete vedere un diploma moderno, da me realizzato, riutilizzando i fregi e lo stile di quello antico qui sopra descritto e adattandolo per il comitato scientifico dell'Annuario. 
Il lavoro di sistemazione e restauro è stato da me effettuato partendo da scansioni ad alta risoluzione del diploma antico pubblicato più sopra e procedendo poi ai lavori di ritocco, rendering e restauro che si sono resi necessari.

Apposito articolo, che apparirà in questo mese di giugno 2017 su questo blog, descriverà le medaglie di benemerenza che accompagneranno i diplomi (d'oro, d'argento e di bronzo), sia quelli per i Consultori membri del Comitato Scientifico dell'Annuario della Nobiltà italiana, sia i benemerenti. 

Per i Consultori, anche residenti all'estero, che desiderino avere copia del diploma, è sufficiente farne domanda al consueto indirizzo della redazione per ottenerne la spedizione senza alcun costo:

Annuario della Nobiltà Italiana
casella postale 23
23036 Teglio (Sondrio)
ITALIA

oppure anche via email sempre alla redazione: annuariodellanobilta@gmail.com
E' stata altresì istituita, come già accennato una medaglia di benemerenza in oro, argento e bronzo della quale parlerò in un prossimo articolo.

Ho scelto di modificare la vecchia medaglia di benemerenza più antica dell'Accademia, anche presente, come si è visto, nel diploma qui sopra descritto, utilizzando, per il recto, quella entrata poi in uso per premiare i benemeriti dell'Archivio Storico Gentilizio del conte di Daugnon (Francesco Foucault de Saint-Germain-Beaupré conte di Daugnon, Napoli, 31 ottobre 1836 – Napoli, 30 gennaio 1920), stretto collaboratore di direttori dell'Annuario della Nobiltà Italiana Giovanni Battista, Goffredo ed Aldo di Crollalanza, nonché primo vicepresidente dell'Accademia Araldico Genealogica, medaglia che riprende proprio alcuni dei fregi e dei motivi ornamentali della cornice e il cui Archivio Storico Gentilizio si era fuso, sin dal suo sorgere,  nell'Accademia Araldico Genealogica, per poi tornare autonomo dopo la morte di Aldo di Crollalanza, terzo editore dell'Annuario.

Qui accanto potete vederne una riproduzione della futura medaglia che verrà conferita, priva ancora delle iscrizioni che vi verranno scolpite.


Cordiali saluti e grazie per l'attenzione.


Andrea Borella
direttore dell'Annuario della Nobiltà Italiana

invito rivolto ai consultori, vecchi e nuovi, ed agli appassionati

pubblicato 28 mag 2017, 12:18 da Annuario della Nobiltà Italiana   [ aggiornato in data 28 mag 2017, 12:27 ]

Carissimi consultori e appassionati,

la nuova edizione dell'Annuario procede a gonfie vele, grazie anche a tutti i vostri contributi, sempre preziosissimi.

Come saprete è iniziata la vasta campagna di raccolta dati direttamente anche presso le famiglie: detta campagna durerà per almeno i prossimi 4 mesi.

Si tratta di una campagna rivolta ad oltre 98.000 persone discendenti da famiglie nobili italiane viventi in oltre 100 Stati del mondo.

Invito tutti i consultori che leggono questo invito, e che non vengono/non sono stati già raggiunti da altro mezzo, che abbiano tempo e che vogliano dedicarsi alle ricerche genealogiche in aiuto all'Annuario (nella sua missione quasi impossibile di aggiornamento e censimento anagrafico-genealogico), di richiedere le schede da aggiornare al solito indirizzo e-mail che ripeto: annuariodellanobilta@gmail.com

Ad oggi sono state aggiornate (alle volte molto ampiamente, con varie generazioni ricostruite) oltre 3.000 famiglie, tutto questo ante campagna di raccolta dati presso le famiglie nobili: tutto ciò è stato reso possibile solo grazie al vostro prezioso contributo di paziente ed intelligente ricerca e al costante lavoro redazionale di inserimento, confronto e collazione dei dati da voi trasmessi.  


Cordiali saluti ed a presto.


Andrea Borella

direttore dell'Annuario della Nobiltà italiana


10.500 iscritti sul gruppo di Facebook dell'Annuario della Nobiltà italiana

pubblicato 26 mag 2017, 08:52 da Annuario della Nobiltà Italiana   [ aggiornato in data 26 mag 2017, 08:53 ]

10.500 gli iscritti sul gruppo di Facebook dell'Annuario della Nobiltà italiana!

Il gruppo su Facebook dell'Annuario della Nobiltà Italiana ha raggiunto oggi un altro importante traguardo superando i 10.500 iscritti

Ringrazio sempre i fedeli lettori di questo gruppo e, soprattutto, coloro che lo animano con i loro interventi, sovente interessantissimi! 
Grazie a tutti!

Andrea Borella
direttore dell'Annuario della Nobiltà italiana

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