03 Le regole dell’accento


Per la posizione dell’accento nella lettura esistono tre leggi:

-        Legge del trisillabismo: l’accento non va mai oltre la terzultima sillaba.

o   Quindi può esserci al massimo una parola sdrucciola, tipo "tàvolo" (ad es. ìncipit), ma assolutamente non una parola bisdrucciola, tipo "telèfonami".

-        Legge della baritonèsi: in latino l'accento non cade mai sull'ultima sillaba: non esistono quindi parole tronche, tipo "città".

o   C'è qualche eccezione (apparente): adhùc, illìc, illùc e parole di questo genere; ma in realtà si tratta di parole apocopate, ovvero mutile dell'ultima sillaba (in origine erano adhùce, illìce, illùce).

-        Legge della penultima: (regola più importante) riguarda le parole di tre o più sillabe.

o   se la penultima sillaba è lunga: l'accento cade su di essa;  

o   se la penultima sillaba è breve: l'accento cade sulla sillaba precedente.

-        Se la parola presenta la congiunzione enclitica –que l’accento cade sulla vocale immediatamente precedente all’enclitica (-que è una congiunzione coordinante copulativa, si unisce alla fine della parola che segue; es. puer puellàque = il ragazzo e la ragazza)

o   populùsque (e il popolo)

 

N.B. Non bisogna lasciarsi ingannare dall’accentazione italiana.

Esempi:

o   cadĕre (càdere = cadere)

o   ridēre (ridère = ridere)

o   philophĭa (filosòfia = filosofia)

o   gratuītus (gratuìtus = gratuito)

o   sapĕre (sàpere = sapere)

o   geometrĭa (geomètria = geometria)

o   mordēre (mordère = mordere)


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