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Che cos'è la Città dei Bambini nel XXI secolo? Questa è una domanda lecita dopo che sono passati oltre venticinque anni dalla sua nascita. Oggi, infatti, si deve considerare concluso il ciclo che ha visto la creazione e l’affermazione del modello Città dei Bambini, per rilanciare il progetto, riorganizzandone il modello: tutto questo è necessario per mantenere intatto il suo potenziale innovativo e dirompente. Si passa così, da un progetto bidimensionale (il dualismo città-bambini) ad un progetto multidimensionale in cui la città con i bambini diviene il fulcro di una società conviviale, integrata, dove l’accoglienza e l’integrazione divengono le parole chiave per una città più conviviale armoniosa. Perciò, non vi è più la logica del “gioco a somma zero”, per cui se vince uno deve perdere l’altro, ma una relazione multidimensionale in cui, se vince una parte, vincono tutti (la logica del win-win). Tale mutamento va considerato come il passaggio da una fisica newtoniana ad una dimensione quantistica in cui l’idea “Città con i Bambini” è l’elemento che fa collassare l’onda delle infinite possibilità dei modi di essere di una città verso un modello di sostenibilità, di armonia e di partecipazione. Le infinite città possibili, di fronte a tale approccio, cessano di esistere a favore di un modello sostenibile dove la cura del bene comune, degli spazi d’incontro delle strutture pubbliche si fonde con il benessere con la qualità della vita. Ritengo che tale mutamento sia come se passassimo da una geometria euclidea ad una non euclidea, dove le relazioni si intrecciano, le realtà si sovrappongono una con l’altra così come avviene l’incrociarsi delle parallele nello spazio convesso della geometria non euclidea. Pertanto, le parole chiave che oggi devono costituire le radici del progetto, diventano parole chiave di un intero programma politico che si fonda sul benessere, sulla partecipazione e sulla sostenibilità, laddove, sia dentro la parola partecipazione che in quella benessere, sta il concetto di integrazione che costituisce l’anima della comunità educante.

Una città Armoniosa.

Può sembrare utopico al giorno d'oggi parlare di Città Armoniosa. Ma, una Città Armoniosa non esiste, non può esistere disgiunta da una comunità capace di vibrare in armonia alla ricerca di una luce redentrice nella confusione cieca delle città - non città in cui oggi viviamo. Una comunità, quella di oggi, che, pur essendo spaziale, è diventata aspaziale, distopica e spesso aggressiva e intollerante. Questo però, non può esimerci dall'evitare di mettersi al lavoro per risollevare l'Uomo dalla sua caduta e per reintegrarlo nella sua dignità di essere divino. Perciò, è solo da un lavoro congiunto e partecipativo che possiamo ricostruire, passo dopo passo, una comunità e una città, partendo da ciò che ci è vicino, dal luogo in cui si vive. La Città Armoniosa che miriamo così a costruire, una Città di Anfione, è una città santa, una città della pace, nata dall'armonia musicale di una "Grande Arte, la cui magia ridesta l'Uomo-Operaio addormentato nell'Uomo-Materia. Pietre viventi gli uomini si conformano agli accordi della lira per unirsi armonicamente: dalla loro unione nasce l'edificio sacro della civiltà definitiva di tutti gli umani" (O. Wirth).

Non si può pensare di costruire neppure un pezzo della città fisica se non si è agito per costruire la città vivente. E questo è il fine della partecipazione: creare una comunità integrata ed armoniosa che possa produrre, un pezzo dopo l'altro, una città armoniosa.

Partire dai bambini, significa aprire gli occhi a chi è ancora pervaso dal sano egoismo della sopravvivenza della propria specie e del proprio benessere, piuttosto che da spiriti di parte, da controversie e da integralismi. Una città in grado di accogliere e di aprirsi anche ai bambini è comunità, è luogo vero e può godere di grande ricchezza, intesa in senso lato, ma anche reale.