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Storia del circolo


Gli anni ’60 caratterizzano il momento di crescita economica e sociale che sfocia nel cosiddetto "boom economico".

A distanza di alcuni lustri, dopo gli eventi bellici, si è messa in moto la grande macchina dell’industria, dell’evoluzione tecnologica, dei movimenti delle grandi masse di capitali, nonché delle genti che si spostano da una regione all’altra, da una nazione all’altra, alla ricerca di quei beni materiali venuti meno per effetto dei danni nefasti della guerra.

I flussi dell’emigrazione si accentuano sempre più e vedono protagoniste, nell’esodo, le regioni dei Paesi più poveri e in modo estremamente marcato la nostra. Milioni di nostri connazionali senza lavoro lasciano l’Italia, alcune centinaia sono sardi.

La Regione Sardegna, in questo contesto, paga un grosso tributo in quanto, trovandosi con un’economia povera e prevalentemente legata all’agricoltura e alla pastorizia, si vede privata di quelle risorse umane che avrebbero dovuto creare i presupposti logici di crescita sociale, politica e culturale. In questo grande fronte di migranti, si colloca anche quello che approda nella Svizzera italiana e più precisamente in Leventina, dove trova occupazione presso l’acciaieria Monteforno SA di Bodio.

Un aneddoto, che deve essere ricordato per la storia, è quello che si riferisce al motivo che ha portato la dirigenza di questa azienda siderurgica a prendere contatto con la gente dell’Isola, per renderla partecipe del proprio lavoro. L’allora direttore della Monteforno SA, l’ing. Giovanni Morini di Milano, ufficiale negli anni della guerra, comandava una compagnia della quale facevano parte tanti Sardi, verso i quali nutriva ricordi di stima e di simpatia. Ai Sardi l’ing. Morini riconosceva anche un grande senso del dovere e uno spirito di abnegazione verso l’impegno che veniva loro affidato. Fu così che venne dato mandato al capo del personale dell’azienda, di recarsi in Sardegna per contattare i lavoratori interessati a trasferirsi in Svizzera per motivi di lavoro.

Già nel 1961, i primi lavoratori sardi provenienti in prevalenza dai comuni di Oschiri e Tula, si annoveravano fra le fila dei dipendenti della Monteforno, dando un contributo notevole allo sviluppo dell’azienda e al consolidamento della stessa.

Spiccato è sempre stato il senso del sociale e della solidarietà dei Sardi e, non a caso, si sono distinti soprattutto nell’impegno sindacale volto a tutelare le giuste rivendicazioni della collettività che operava nell’intera regione. Dall’impegno sindacale improntato alla vita sociale nella regione ospitante, si avvertiva la necessità di un collegamento alla regione d’origine ed in questo contesto l’esigenza di costituire un’associazione.

L’intenzione di costituire un circolo nasceva già da alcuni promotori nel 1964 e si concludeva, purtroppo in modo infelice, non essendovi ancora tutti i presupposti per concretizzare e coagulare le idee di tutti.

Finalmente nel 1979, in un primo raduno dei Sardi, egregiamente organizzato da un gruppo promotore, si ponevano le basi concrete per la costituzione di un’associazione rappresentativa della comunità presente in Ticino.



1980: SI FONDA IL CIRCOLO

Ci si è radunati in Bodio, nel salone posto a disposizione dai signori gestori dell’Hotel Monteforno, circa 150 emigrati sardi, residenti nel Canton Ticino. Ragione del convegno la costituzione del Circolo degli emigrati sardi, aderente Federazione dei Circoli Sardi in Svizzera.

Molti emigrati vennero contattati ed in tutti sorse spontaneo il desiderio di dar vita ad un’associazione, che si facesse promotrice di incontri, di convegni, di tavole rotonde, dove i problemi dell’Isola e della diaspora, venissero democraticamente discussi e nel contempo validamente risolti. Fu questo lavoro talvolta difficile e non privo di delusioni per coloro che, presi dalla febbre dell’entusiasmo, prevedevano o forse sognavano un’immediata realizzazione delle loro aspirazioni.

Venne allora costituito un comitato provvisorio, venne stilato uno statuto. Indetta l’assemblea generale per il primo pomeriggio del 19 ottobre 1980, si assistette ad uno spettacolo di solidarietà entusiasmante.

Dopo una breve prolusione di Nando Ceruso di Bodio, venne letto e discusso lo Statuto del Circolo che assume il nome di un lago e di un fiume, cari alla maggioranza dei presenti: Coghinas. Per alzata di mano, come in un’assemblea da comune rustico o da landsgemeinde, lo Statuto viene approvato all’unanimità. Immediatamente seguono le operazioni di tesseramento ed il comitato nomina infine il direttivo.

Il 30 novembre 1980 viene organizzata la prima manifestazione socio-culturale.

Dopo aver dato avvio alla vita del Circolo, grazie alle piccole risorse economiche create dai sussidi dei soci, si è potuto aprire la sede e munirla del minimo indispensabile, atto a poter espletare tutte quelle formalità di carattere burocratico occorrenti al Circolo e ai suoi soci.

Nel servizio operativo l’attività del Circolo comincia a muoversi espletando le prime pratiche per i rientri definitivi di corregionali e prenotando i biglietti per rientri temporanei in Sardegna.

Le nostre riunioni non sono solamente momenti di incontro nei quali si dibatte in riferimenti nostalgici del passato, verso la nostra terra natia, ma bensì momenti di confronto con le realtà attuali che si vivono nei paesi che ci vedono protagonisti nel mondo del lavoro e attivi nella vita sociale e associativa, non tralasciando l’impegno attivo in quel discorso socio-politico collegato ai problemi passati e presenti della Sardegna.

Il 15 aprile 1983 il Circolo si fa promotore di un’iniziativa particolare: sottoscrive una petizione di solidarietà a favore di un bambino di Villasimius (CA) che, affetto da tumore al cervello, non poteva essere operato in Sardegna e al quale i sanitari locali davano tre mesi di vita. L’iniziativa di solidarietà ha ottenuto larghi consensi da parte della collettività sarda qui residente e degli amici simpatizzanti. Sono stati raccolti i fondi, il bambino è stato ricoverato presso una clinica svizzera a Zurigo e operato da uno specialista. L’operazione è riuscita nel migliore dei modi ed il bambino, dopo un breve periodo di ricovero in Svizzera, è rientrato presso la propria famiglia, dichiarato fuori pericolo e in via di guarigione.

 

PERCHÉ COGHINAS ?


Coghinas è il nome di un lago artificiale, creato nel 1920/1926, per dar vita ad una centrale elettrica. È sito tra il comune di Oschiri e quello di Tula, comuni dai quali proviene, in parte, il maggior numero degli emigrati sardi, residenti in Bodio e in Giornico. Sentita la necessità di associarsi, gli operai della Monteforno scelsero proprio il nome di questo lago, tratto d’unione fra i due paesi d’origine, perché lontani dalla Patria si sentissero più uniti fra loro nella gioia, nelle difficoltà e nel dolore. La scelta di chiamare il nostro circolo "Coghinas" è nata dal fatto che questo nome ci richiama immagini e sentimenti legati allo sviluppo della Sardegna. Infatti il Coghinas è un fiume lungo 123 km che costituisce un bacino di 2477 kmq nella Sardegna settentrionale, formato dal Rio Mannu di Ozieri e dal Rio Mannu di Berchidda, provenienti il primo dall’altopiano di Campo Giavesu, il secondo dal massiccio del Limbara; sfociando entrambi nelle Bocche di Bonifacio.

 

OGGI


Tracciando un bilancio dell’intensa attività svolta in questi anni, caratterizzata da molteplici attività sociali, culturali e ricreative possiamo affermare che la segreteria del nostro Circolo è sempre stata un punto di riferimento per la collettività sarda, ma anche per tutta la comunità italiana che ha trovato nel nostro circolo la possibilità di avere ottimi servizi informativi e di assistenza nel disbrigo di formalità burocratiche, sul diritto del lavoro, nelle vertenze sindacali e previdenziali, nella ricerca di un posto di apprendistato o di lavoro, per le certificazioni fiscali, nonché come luogo di incontro culturale, ricreativo e informativo. Il supporto di assistenza e di solidarietà deriva dal qualificato lavoro di volontariato svolto dagli stessi esponenti del Circolo, professionalmente occupati nei diversi settori economici e sociali.

Creare occasioni di incontro, organizzare manifestazioni a sfondo socio-culturale vale a dire essere partecipi nella società che ci circonda e verso la quale si hanno dei doveri ben precisi ai quali non si può venire meno.

Il fatto che una comunità come la nostra, legata fortemente alle proprie tradizioni di usanza e di costume, porti in un paese di altra estrazione culturale e sociale un collegamento culturale equivale a dare un contributo di arricchimento sul piano della conoscenza dell’identità di altri paesi e arricchisce vicendevolmente due culture che si incontrano e che crescono seguendo la logica evoluzione dei tempi.

Crediamo che il Circolo Coghinas abbia dimostrato di voler cogliere questo aspetto importante e vuole rendersi utile portando il suo contributo di impegno sociale non certo per gestire nostalgie, e quant’altro, ma per dare un apporto doveroso volto a valorizzare i sardi e la Sardegna come il Ticino e la sua gente che a giusta ragione vantano pregi e valori che non possono essergli negati.

L’avvicendarsi degli anni hanno prodotto quel miracolo naturale di integrazione dei giovani della seconda generazione che, pur sentendosi fortemente legati alle identità culturali dei propri genitori si ritrovano uniti nei lavori e nelle identità indigene quale segno tangibile di inserimento nei vari paesi che hanno saputo ben accoglierli e valorizzarli.

Oggi non parliamo più di emigrazione ma bensì di integrazione. La nostra comunità, in particolare i nostri giovani, partecipano con passione alle attività delle varie associazioni e società locali, tanti hanno ricevuto la nazionalità svizzera e danno il proprio contributo alle amministrazioni comunali.

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