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DISTURBO DA DEFICIT DI ATTENZIONE - IPERATTIVITÀ ADHD

pubblicato 30 ott 2016, 08:50 da Marita V   [ aggiornato in data 19 dic 2016, 04:44 ]
Centro Psicologico Specialistico Adhd Milano
FACCIAMO IL PUNTO SU: L'Iperattività  ADHD

 
Non è lui che vuole andare,fatto è che non può stare fermo.
Seneca
 
Il disturbo da deficit di attenzione/iperattività (ADHD) è caratterizzato da un livello di attenzione scarso, inadeguato per lo sviluppo, o da aspetti di iperattività e impulsività inappropriati all'età, o da entrambi. Si tratta di bambini con alti livelli di attivazione, i quali non possono stare fermi, sono irrequieti e impulsivi, parlano incessantemente e spesso ad alta voce. Per porre diagnosi di ADHD il disturbo deve essere presente per almeno sei mesi e causare compromissione delle prestazioni scolastiche e sociali. Il disturbo, inoltre, deve manifestarsi prima dei 7 anni.
Il DSM-IV, Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, elenca tre sottotipi di ADHD:
 
tipo con disattenzione predominante;
tipo con iperattività-impulsività predominanti;
tipo combinato. 
 
Così, un bambino può essere inquadrato in un disturbo caratterizzato da soli sintomi di disattenzione o da sintomi di iperattività e impulsività ma senza disattenzione (Rapoport J.L. e Ismond D.R., 2000).
Il ruolo della famiglia nel trattamento del bambino con ADHD è di fondamentale importanza, considerato il contesto educativo e relazionale nel quale il bambino vive.
Occorrerà prestare particolare attenzione a come i genitori vivono e si rappresentano il problema del figlio, bisognerà rivedere le attribuzioni dei genitori relative alle cause del comportamento problematico del bambino, occorrerà formarli nella gestione del figlio e aiutarli a ottenere una collaborazione da parte del bambino.
Spesso i genitori attribuiscono ai problemi del figlio quelle peculiarità comportamentali che sfuggono al loro controllo e si dovranno promuovere dei cambiamenti affinché i genitori arrivino a pensare che sono anche loro parte del problema del figlio e che è naturale fare degli errori. Una volta capito qual è il problema, è utile insegnare loro strategie educative e modalità di intervento al fine di evitare l'adozione, da parte del figlio, di comportamenti scorretti (Cornoldi C. et al., 2009).
Gli errori più frequentemente commessi dai genitori nella gestione del comportamento del figlio con ADHD sono:
 
 
pochi apprezzamenti per i comportamenti positivi del bambino (i bambini hanno più reazioni positive e costruttive quando vengono lodati e premiati, rispetto a quando vengono ignorati o puniti);
poca forza e coerenza nel far rispettare le regole (è inutile far temere una punizione quando il comportamento problematico si manifesta, cedendo però nel momento in cui diventa difficile da sostenere e da gestire. Il messaggio che arriverà al bambino sarà il seguente: "Mamma ora mi dice di no, ma se insisto prima o poi cederà!");
altalenanti strategie educative di gestione dei comportamenti inadeguati e problematici (le punizioni devono essere date in modo sistematico, ogni qual volta il comportamento si ripresenta);
discordanza tra i modelli educativi della madre e del padre (la mancanza di coerenza porta il bambino sia a rivolgersi al genitore più permissivo, impedendo di conseguenza la modificazione del comportamento inadeguato, sia a vedere i genitori come "quello buono e quello cattivo");
tendenza a urlare e sbraitare quando il bambino fa qualcosa che non va (per molti bambini ricevere attenzioni quando si stanno comportando male è molto meglio che non ricevere alcuna attenzione. Sgridare un bambino quando fa qualcosa di indesiderato facilita il ripresentarsi del comportamento problematico poiché il bambino è stato rinforzato dall'aver ricevuto l'attenzione del genitore);
tendenza a lasciar passare troppo tempo prima di intervenire sul comportamento inadeguato (un intervento efficace prevede un inserimento immediato, in un tempo compreso tra i 5 e i 10 secondi dalla manifestazione del comportamento e deve rispettare le seguenti fasi: 1. dire al bambino di smettere di comportarsi in un certo modo; 2. comunicare in modo chiaro e semplice le conseguenze di quel comportamento e la punizione; 3. punire il comportamento) (Di Pietro M. e Dacomo M., 2009).
 
Le strategie educative più efficaci per affrontare i comportamenti problematici dei bambini con ADHD sono:
comprendere ed accettare il problema, al fine di affrontarne la gestione in modo efficace e funzionale;
programmare un piano di intervento, identificando prioritariamente quali sono i comportamenti inadeguati più frequenti nel bambino e stabilire quelli su cui si vuole intervenire;
usare il rinforzo positivo, come dare attenzione, sorridere, approvare (rinforzo sociale), oppure fare un regalo, dare una ricompensa (rinforzo concreto). Un rinforzo efficace deve essere immediato dopo l'emissione del comportamento positivo e deve essere dato, almeno nella fasi iniziali, ogni volta che viene messo in atto. In un secondo momento, quando il comportamento è diventato modalità tipica di risposta, la frequenza del rinforzo positivo va diminuita;
usare la comunicazione assertiva, esprimendo in modo chiaro, specifico e fermo le proprie richieste, utilizzando un linguaggio semplice;
usare il time out, collocando il bambino in un luogo neutro e insignificante non appena si verifica il comportamento indesiderato e farvelo rimanere fino a quando un segnale indica la fine del periodo di time out. Il tempo in cui il bambino passa in time out deve essere stabilito calcolando 1 minuto per ogni età del bambino per i comportamenti ritenuti di media gravità, 2 minuti per ogni anno di età del bambino per i comportamenti più gravi. Il time out è una tecnica disciplinare che si propone due obiettivi: interrompere quanto prima possibile il comportamento problema e aiutare il bambino a raggiungere una capacità di autodisciplina. Il time out può indebolire rapidamente molti comportamenti indesiderabili e i genitori che lo utilizzano diventano modelli razionali di autocontrollo;
lasciare che il bambino faccia delle scelte, in quanto è proprio il bambino che decide se comportarsi o meno in un certo modo e impara che un determinato comportamento ha specifiche conseguenze e che deve assumersi la responsabilità delle proprie azioni e scelte;
usare un programma a punti, utilizzando una scheda giornaliera dei punteggi e del menu delle ricompense e dei premi;
l'impiego delle punizioni deve essere monitorato e adeguato all'età del bambino e al comportamento da punire. Un atteggiamento eccessivamente punitivo può causare rabbia, risentimento, ostilità e demoralizzazione nel bambino. La punizione dovrebbe essere applicata in maniera consapevole, per una specifica e motivata ragione, con un linguaggio assertivo e in modo coerente da entrambi i genitori (Di Pietro M. e Dacomo C., 2009; Viola D., 2010).
 
 
Il parent training
 
Il parent training è stato suggerito come una via per migliorare il funzionamento di bambini con ADHD insegnando ai genitori a riconoscere l'importanza delle relazioni con i coetanei, ad insegnare, in modo naturale e quando ve ne è il bisogno, le abilità sociali e di crescita, ad acquisire un ruolo attivo nell'organizzazione della vita sociale del bambino, e a facilitare l'accordo fra adulti nell'ambiente in cui il bambino si trova a vivere (insegnanti e altri educatori). Di seguito verranno presentati due programmi molto accreditati di parent training.
Vio C., Marzocchi G.M. e Offredi F. (1999) hanno messo a punto un programma di parent training da proporre ai genitori di bambini ADHD, sia in un setting di lavoro individuale che di gruppo.
Si compone di 9 unità di lavoro, ciascuna delle quali tratta una specifica tematica. Dopo una fase iniziale educativa, in cui si forniscono ai genitori informazioni corrette sul disturbo, si passa ad una fase in cui si insegnano loro tecniche di gestione del comportamento iperattivo; alla fine del percorso si effettua una verifica del cammino compiuto (Bisiacchi P. e Fabbro N., 2002).
Power e collaboratori (2001) hanno messo a punto l'Homework Success Program (HSP), un programma di parent training che nasce nel tentativo di aiutare le famiglie di bambini con ADHD con difficoltà nei compiti a casa. Si basa su un approccio comportamentale che integra il lavoro con i genitori a quello con i bambini e gli insegnanti in modo che si costituisca una catena di aiuto mossa da obiettivi comuni. Il programma persegue i seguenti obiettivi:
 
aumentare la conoscenza sull'ADHD;
aumentare la conoscenza delle strategie dei cambiamenti comportamentali;
migliorare la frequenza e la qualità della collaborazione casa-scuola;
migliorare il grado di rapidità e correttezza dei compiti a casa;
migliorare i risultati scolastici dei bambini con ADHD;
migliorare la relazione genitore-figlio;
diminuire lo stress genitoriale (Renzetti V., 2008).
 
Dott. Davide Viola
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