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Triduo Pasquale



VENERDI E
SABATO SANTO

Libretto delle Lodi
INNO

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INDICAZIONI
LITURGICHE

Documento
"Paschali Sollemnitatis"

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Piccola
guida liturgica

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Il Triduo Pasquale
 
Il  16  gennaio  1988  la  Congregazione  per  il  Culto  Divino  e  la  Disciplina  dei
Sacramenti, per meglio aiutarci a preparare e celebrare il Triduo pasquale, inviò
una  lettera  circolare  dal  titolo  Paschalis  Sollemnitatis,  di  cui  lo  scorso  anno
abbiamo  distribuito  un  estratto.  Con  questo  documento  la  Congregazione  ha
voluto  richiamare  la  centralità  del  mistero  pasquale  e  la  necessità  che  lo  si  viva
nella verità dei segni in spirito di piena comunione.
A  tale  proposito  l’Ufficio  Diocesano,  per  facilitare  il  lavoro,  con  il  N.O
dell’Arcivescovo, richiama alcuni punti già di nota conoscenza, affidando il resto al
cuore dei responsabili. 
 
La Settimana Santa si caratterizza per il Triduo Pasquale, centro del Mistero di Cristo e
della Chiesa. Il Centro dell'Anno liturgico. Vivremo in tre giorni il Mistero, della nostra salvezza:
la Passione, la Morte/Sepoltura e la gloriosa Risurrezione del Signore.
 
 
GIOVEDÌ SANTO:  CENA DEL SIGNORE
 
“Oltre  all’istituzione  del  Sacerdozio,  in  questo  giorno  santo  si  commemora  l’offerta
totale che Cristo ha fatto di Sé all’umanità nel sacramento dell’Eucaristia. In quella stessa
notte  in  cui  fu  tradito,  Egli  ci  ha  lasciato,  come  ricorda  la  Sacra  Scrittura,  il
"comandamento  nuovo"  -  "mandatum  novum"  -  dell'amore  fraterno  compiendo  il  gesto
toccante della lavanda dei piedi, che richiama l’umile servizio degli schiavi. Questa singolare
giornata,  evocatrice  di  grandi  misteri,  si  chiude  con  l’Adorazione  eucaristica,  nel  ricordo
dell’agonia del Signore nell’orto del Getsemani. Preso da grande angoscia, narra il Vangelo,
Gesù chiese ai suoi di vegliare con Lui rimanendo in preghiera: "Restate qui e vegliate con
me"  (Mt  26,38),  ma  i  discepoli  si  addormentarono.  Ancora  oggi  il  Signore  dice  a  noi:
"Restate e vegliate con me". [Benedetto XVI, 13.4.2006].
 
“Con  la  messa  che  si  celebra  la  sera  del  giovedì  della  Settimana  santa,  la  Chiesa  dà  inizio  al
Triduo pasquale e s’impegna a ricordare l’ultima Cena, nel corso della quale il Signore Gesù, la notte
stessa in cui fu tradito, amando fino alla fine i suoi che erano nel mondo, offrì a Dio Padre suo il suo
Corpo e il suo Sangue sotto le specie del pane e del vino, li offrì ai suoi apostoli in nutrimento e ordinò
loro, a loro e ai loro successori nel sacerdozio, di offrirli (PS 44)”.
-  La Messa sia celebrata sul fare della sera. (PS 46). 
-  Le  tradizioni  più  antiche  della  Chiesa  vietano  ogni  messa  senza  un  congruo  numero  di
fedeli oltre che di ministri e ministranti (PS 47).
-  La  doppia  celebrazione  del  Triduo  Pasquale  in  una  stessa  comunità  parrocchiale
contraddice l’unità del mistero che si celebra.
-  Nelle Rettorie del Centro Storico della Città, eccezionalmente, si può celebrare la messa
‘In Coena Domini’, ma in orari diversi da quelli delle parrocchie, e l’adorazione dei fedeli
avviene fino alla mezzanotte. (cfr. Decr. Dioc. n.7010 del 2004)
-  La lavanda dei piedi, che per tradizione viene fatta in questo giorno ad alcuni uomini scelti,
sta a significare il servizio e la carità di Cristo, che venne «non per essere servito, ma per
servire".  È  bene  che  questa  tradizione  venga  conservata  e  spiegata  nel  suo  significato
proprio. Questo rito non deve diventare il rito più importante di questo giorno; bisogna
quindi evitare di trasformarlo in una sacra rappresentazione teatrale.  
  Al  termine  della  celebrazione  Eucaristica,  si  fa  la  processione  per  portare  il  Santissimo
attraverso la Chiesa nel luogo della reposizione.    La reposizione ha come fine primario quello di conservare l’Eucaristia per la comunione
del giorno dopo e far si che la comunità cristiana dedichi la sua attenzione, contemplativa e
adoratrice,  a  Gesù  che  ha  voluto  essere  nostro  cibo  e  ha  pensato  a  darci  in  questo
sacramento il suo corpo e il suo sangue offerti sulla croce; un Cristo permanente nel suo
Sacramento che si offre a noi tutto l’anno, anche se ricordarlo oggi ha un significato tutto
particolare. 
 
 
“Per conservare il Santissimo, si prepara una cappella, convenientemente decorata per invitare
alla preghiera e alla meditazione; si raccomanda vivamente un’austerità in accordo con la liturgia di
questi  giorni,  evitando  o  eliminando  gli  abusi  su  questo  punto.  Quando  il  tabernacolo  è  situato
ordinariamente in una cappella distinta dalla navata della chiesa, è bene farne il luogo della reposizione
e dell’adorazione (PS 49)”.
-  Il Santissimo Sacramento sia posto in un tabernacolo che si tiene chiuso. 
-  Il tabernacolo deve essere del tutto vuoto prima della celebrazione. 
-  Non è mai permesso farne l’esposizione in un ostensorio o col tabernacolo aperto. 
-  Dopo la Messa della Cena del Signore, i fedeli saranno invitati a proseguire l’adorazione
davanti al Santissimo, conservato solennemente. Dopo mezzanotte, l’adorazione si fa senza
solennità né apparato, dal momento che inizia il giorno della Passione del Signore (PS 56). 
-  Si  scoraggi  l'usanza  di  deporre  nel  luogo  della  reposizione  denaro,  non  facendo  trovare
cassette o cestini per le offerte; semmai si orienti a lasciare il segno della loro carità in altro
luogo  distante  da  quello della  reposizione, riservato esclusivamente  alla  preghiera  e alla
meditazione" (49)
 
“Dopo la messa, si spoglia l’altare. E’ bene che le croci nella chiesa siano coperte con un velo
rosso o viola, se non sono già state coperte dopo il sabato prima della V Domenica di Quaresima. Non si
accenderanno lampade davanti alle immagini dei santi (PS 57)”.
 
 
VENERDI’  SANTO PASSIONE DEL SIGNORE 
 
“Il Venerdì Santo, che commemora gli eventi che vanno dalla condanna a morte alla
crocifissione  di  Cristo,  è  una  giornata  di  penitenza,  di  digiuno  e  di  preghiera,  di
partecipazione alla Passione del Signore. L’Assemblea cristiana ripercorre, con l’aiuto della
Parola  di  Dio  e  dei  gesti  liturgici,  la  storia  dell’umana  infedeltà  al  disegno  divino,  che
tuttavia proprio così si realizza, e riascolta il racconto commovente della Passione dolorosa
del  Signore.  Rivolge  poi  al  Padre  celeste  una  lunga  "preghiera  dei  fedeli",  che  abbraccia
tutte le necessità della Chiesa e del mondo. 
 La Comunità adora quindi la Croce e si accosta
all’Eucaristia, consumando le sacre specie conservate dalla Messa in Cena Domini del giorno
precedente. [Benedetto XVI 4.4.207]
 
“In  questo  giorno  in  cui  “il  Cristo,  nostra  Pasqua,  è  stato  immolato”,  la  Chiesa  medita  sulla
Passione  del suo  Signore e  Sposo,  e  venera  la  Croce  e,  ricordandosi  che  essa  è  nata  dal  costato  del
Cristo morto sulla Croce, essa intercede per la salvezza del mondo intero. (PS 58)”. 
-  La Chiesa non celebra l’Eucaristia il Venerdì Santo; al contrario distribuisce la comunione
ai fedeli durante la celebrazione della Passione e della morte del Cristo, quella che era stata
consacrata durante la Messa della sera del Giovedì Santo (PS 59). 
-  In  questo  giorno  le  Chiese  Rettoriali  restano  chiuse;  inoltre  sono  del  tutto  proibite  le
celebrazioni dei sacramenti, eccetto quelli della Penitenza e dell'Unzione degli infermi, e la
comunione agli ammalati.  
-  In  questo  giorno  si  raccomanda  che  l’Ufficio  delle  letture  e  le  Lodi  mattutine  siano
celebrati nelle chiese con la partecipazione del popolo.
-  La celebrazione della Passione e della Morte del Cristo ha luogo nel pomeriggio intorno
alle 15.00. Per ragioni pastorali si può fissarla in altra ora, ma non dopo le 21.00 (PS 63). 
 “Le letture saranno presentate integralmente. Il salmo responsoriale e il canto al Vangelo saranno
cantati nel solito modo. […] Dopo la recita della Passione, si terrà l’omelia, al termine della quale si
potranno invitare i fedeli a sostare qualche istante in meditazione (PS 66)”.
 “Per la presentazione della croce, questa deve essere sufficientemente grande e bella. Si sceglierà
l’una o l’altra forma di presentazione che suggerisce il Messale. Questo rito deve essere compiuto con
uno splendore degno del mistero della nostra salvezza: tanto l’invito rivolto nell’alzare la croce (“Ecco il
legno della croce…”) che la risposta del popolo saranno cantati, e non si ometterà pure una pausa di
silenzio pieno di rispetto dopo ogni prosternazione, stando il sacerdote in piedi e tenendo alzata la croce.
(PS 68)”.
-  La prima forma ricordata qui è quella tradizionale: una croce coperta viene scoperta in tre
tempi e mostrata ai fedeli; nella seconda forma, si mostra una croce scoperta che poi viene
presentata ad ogni fedele per l’adorazione (soltanto una!) perché la venerazione personale è
un elemento fondamentale di questa celebrazione (PS 69).
-  Dopo la celebrazione, si spoglia l’altare, lasciandovi tuttavia la croce circondata da quattro
candelieri.
-  Gli esercizi di pietà (cammino della Croce, processione della Passione o memoria dei sette
dolori  di  Maria  etc.),  devono  essere  programmati  in  modo  tale  che  si  svolgano  non  a
detrimento del punto centrale della Liturgia che è di livello superiore, per sua natura. (PS
72).
-  Terminata la celebrazione della Passione del Signore vengano rimossi tutti gli ornamenti
festivi che hanno adornato il luogo della reposizione. L’aula liturgica, adempiendo così la
sua  funzione  simbolica,  manifesta  la  sosta  silenziosa  della  Chiesa  presso  la  croce  e  il
sepolcro del suo Signore. 
-  Oggi  e  domani  si  genuflette  davanti  alla  Croce,  come  si  fa  gli  altri  giorni  davanti  al
Tabernacolo.
 
 
  SABATO  SANTO
 
“Nella  Veglia  pasquale  il  velo  di  mestizia,  che  avvolge  la  Chiesa  per  la  morte  e  la
sepoltura  del  Signore,  verrà  infranto  dal  grido  della  vittoria:  Cristo  è  risorto  ed  ha
sconfitto  per  sempre  la  morte!  Potremo  allora  veramente  comprendere  il  mistero  della
Croce, "come Dio crei prodigi anche nell’impossibile - scrive un autore antico - affinché si
sappia che egli solo può fare ciò che vuole. Dalla sua morte la nostra vita, dalle sue piaghe la
nostra  guarigione,  dalla  sua  caduta  la  nostra  risurrezione,  dalla  sua  discesa  la  nostra
risalita"  (Anonimo  Quartodecimano).  Animati  da  fede  più  salda,  nel  cuore  della  Veglia
pasquale  accoglieremo  i  neo-battezzati  e  rinnoveremo  le  promesse  del  nostro  Battesimo.
Sperimenteremo così che la Chiesa è sempre viva, si ringiovanisce sempre, è sempre bella e
santa, perché poggia su Cristo che, risorto, non muore più”. [Benedetto XVI 4.4.2006]
 
“Il Sabato Santo, la Chiesa rimane presso il sepolcro del suo Signore, meditando la Passione e la
morte del Cristo, così come la sua discesa agli inferi, e attende la sua risurrezione nella preghiera e nel
digiuno. (PS 73)”. Da ciò deriva il suggerimento di proporre alla venerazione dei fedeli l’immagine del
Cristo sulla croce, o che riposa nel sepolcro, o che scende agli inferi, che mettono in luce il mistero del
Sabato Santo, ed anche l’immagine della Madonna Addolorata. (PS 74). 
-  E’  molto  raccomandata  la  celebrazione  dell’Ufficio  delle  letture  e  delle  Lodi  mattutine  con  la
partecipazione del popolo. 
-  La prima celebrazione della domenica di Pasqua è la Veglia pasquale, in cui la Chiesa attende,
vegliando, la risurrezione di Cristo e la celebra nei sacramenti. La struttura di questa celebrazione
vigiliare introduce i partecipanti nella contemplazione della Pasqua in tutte le sue dimensioni: la
liturgia della luce celebra la Pasqua cosmica, che segna il passaggio dalle tenebre alla luce; la
liturgia della Parola celebra la Pasqua storica evocando i principali momenti della storia della
salvezza; la liturgia battesimale celebra la Pasqua della Chiesa, popolo nuovo suscitato dal fonte
battesimale;  la  liturgia  eucaristica  celebra  la  Pasqua  perenne  ed  escatologica  con  la
partecipazione al convito eucaristico, immagine della vita nuova e del regno promesso.    La Veglia pasquale dunque è il vertice di una sequenza celebrativa unitaria che si articola su tre
giorni senza soluzione di continuità; basti pensare che dalla Messa “In Cena Domini” fino alla
conclusione della Veglia pasquale non c’è l’abituale congedo dell’assemblea. 
-  L’intera celebrazione della  Veglia pasquale si svolge di notte; essa quindi deve o cominciare
dopo  l’inizio  della  notte  o  terminare  prima  dell’alba  della  domenica.  Tale  regola  è  di  stretta
interpretazione.  Non  è  permesso  anticipare  l’ora  della  celebrazione  della  veglia  pasquale
nelle ore in cui di solito si celebrano le Messe prefestive della domenica.
 
II giorno di Pasqua   
 
"Si  celebri  la  messa  del  giorno  di  Pasqua  con  grande  solennità.  È  opportuno  oggi  compiere
l'aspersione dell'acqua, benedetta nella Veglia, come atto penitenziale" (97). 
"II Cero pasquale, da collocare presso l'ambone o vicino all'altare, rimanga acceso almeno in tutte
le celebrazioni liturgiche più solenni di questo tempo… fino alla domenica di Pentecoste" (99).