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ORDINARIO B 1

 
 TEMPO ORDINARIO,
La struttura e il lezionario

L’Ordinamento delle letture della messa reca le letture per le 34 domeniche e relative settimane. Talvolta però le settimane del tempo ordinario sono soltanto 33. Inoltre alcune domeniche o risultano incluse in un altro tempo liturgico (domenica del battesimo del Signore e domenica di pentecoste), o sono impedite per l’occorrenza di una solennità (per es.: la ss. Trinità, Cristo Re) (OLM 103).

Per ben ordinare le letture del tempo ordinario, si osservino le norme seguenti:

1) La domenica in cui si celebra la festa del battesimo del Signore tiene luogo della I Domenica del tempo ordinario; pertanto le letture della prima settimana cominciano il lunedì dopo la domenica che segue il 6 gennaio. Se la festa del battesimo del Signore si celebra il lunedì dopo la domenica nella quale si è celebrata l’epifania, le letture della I settimana cominciano il martedì.

 2) La domenica che segue la festa del battesimo del Signore è la seconda. Le altre domeniche sono poi indicate nel loro ordine progressivo, fino alla domenica che precede l’inizio della quaresima. Le letture della settimana in cui cade il mercoledì delle ceneri, s’interrompono al martedì.

 

3) Alla ripresa delle letture del tempo ordinario dopo la domenica di pentecoste, ci si regola in questo modo: - se le domeniche sono 34, si riprende dalla settimana che segue immediatamente, nell’ordine, l’ultima settimana del tempo ordinario, interrotta al sopraggiungere della quaresima; - se le domeniche del tempo ordinario sono 33, si tralascia la prima settimana da cui si dovrebbe ricominciare, nell’ordine, dopo pentecoste, per poter così leggere, alla fine del tempo ordinario, i testi escatologici assegnati alle ultime due settimane (OLM 104).


- Le letture domenicali -

Letture del vangelo

Nella II domenica del tempo ordinario il vangelo si riferisce ancora alla manifestazione del Signore, celebrata nella solennità dell’epifania: tale riferimento è sottolineato dalla pericope tradizionale delle nozze di Cana e da altre due pericopi, tratte esse pure dal Vangelo di Giovanni. Dalla III domenica comincia la lettura semicontinua dei vangeli sinottici; questa lettura segue il successivo svolgersi della vita e della predicazione del Signore, secondo l’orientamento dottrinale proprio di ogni vangelo. Con una istribuzione così concepita si ottiene anche una certa armonia tra l’impostazione di ciascun vangelo e lo svolgimento dell’anno liturgico. Infatti dopo l’epifania si leggono gli inizi della predicazione del Signore,  che si collegano assai bene con il battesimo e con le prime manifestazioni di Cristo. Al termine poi dell’anno liturgico si sfocia con naturalezza nel tema escatologico, caratteristico delle ultime domeniche; il tema escatologico affiora infatti, in modo più o meno accentuato, nei capitoli dei vangeli che precedono la narrazione della passione. Nell’anno B sono inserite, dopo la XVI domenica, cinque letture tratte dal cap. 6 di Giovanni (discorso sul pane della vita): è una inserzione del tutto naturale, perché la moltiplicazione dei pani narrata nel vangelo di Giovanni sostituisce il passo parallelo di Marco. Nella lettura semicontinua di Luca per l’anno C, al primo testo (III domenica) è premesso il prologo del suo vangelo: prologo che untualizza assai bene l’intenzione dell’autore e che non si poteva riportare altrove (OLM 105).

Le letture dell’Antico Testamento

Sono scelte in riferimento alle rispettive pericopi del vangelo, per evitare troppe diversità tra le letture delle singole messe, e specialmente per dimostrare l’unità dei due Testamenti. La relazione tra le letture di una medesima messa vien precisata dalla scelta accurata dei titoli che sono preposti alle singole letture. Si è fatto il possibile perché le letture così scelte fossero brevi e facili. Ma si è anche cercato che fossero assegnati alle domeniche molti testi assai importanti dell’Antico Testamento. È vero che questi testi dell’Antico Testamento sono inseriti nel Lezionario senza un ordine logico, per poterli riferire al brano del vangelo; tuttavia il tesoro della parola di Dio verrà aperto in così larga misura, che i partecipanti alla messa domenicale potranno conoscere quasi tutte le pagine più importanti dell’Antico Testamento (OLM 106).

Le lettere dell’apostolo

Per l’epistola viene proposta la lettura semicontinua delle lettere di Paolo e di Giacomo (quelle di Pietro e di Giovanni si leggono nel tempo pasquale e nel tempo natalizio). La prima lettera ai Corinzi, data la sua lunghezza e la diversità degli argomenti trattati, è stata distribuita in tutti e tre gli anni, all’inizio del tempo ordinario. Così pure è sembrato opportuno dividere la lettera agli Ebrei in due parti: una per l’anno B e l’altra per l’anno C. Si noti che sono state scelte soltanto letture piuttosto brevi, e non troppo difficili per la comprensione dei fedeli. La tabella II, riportata più oltre indica la distribuzione delle epistole tra le domeniche del tempo ordinario nel ciclo triennale (OLM 107).

 

LETTURE PER LE SOLENNITÀ DEL SIGNORE NEL TEMPO ORDINARIO
Nelle solennità della ss. Trinità, del ss. corpo e sangue di Cristo e del ss. Cuore di Gesù, sono scelti dei testi che corrispondono alle principali caratteristiche di tali celebrazioni. Le letture della XXXIV e ultima domenica si riferiscono a Cristo Re dell’universo, che, tipologicamente adombrato nel re Davide e proclamato Re tra le umiliazioni della passione e della croce, regna ora nella chiesa e tornerà alla fine dei tempi (OLM 108).

 

LETTURE FERIALI

I vangeli

Per i vangeli, l’ordinamento adottato prevede che si legga prima Marco (settimane I-IX), poi Matteo (settimane X-XXI), quindi Luca (settimane XXII-XXXIV). I capitoli 1-12 di Marco vengono letti per intero; si tralasciano soltanto due pericopi del capitolo 6, che vengono lette nelle ferie di altri tempi. Di Matteo e di Luca si leggono tutti i passi che non si riscontrano in Marco. Alcune parti si leggono due o tre volte: si tratta di quelle parti che nei diversi vangeli hanno caratteristiche del tutto proprie, o sono necessarie per ben intendere il seguito del vangelo. Il discorso escatologico, nella stesura completa riportata da Luca, si legge alla fine dell’anno liturgico (OLM 109).

 

La prima lettura

L’ordinamento della prima lettura, così come è stato predisposto, consente di leggere ora l’Antico ora il Nuovo Testamento, a periodi alterni di alcune settimane, secondo la
lunghezza dei vari libri. Dei libri del Nuovo Testamento si leggono parti piuttosto ampie, che consentono di cogliere in qualche modo il contenuto essenziale delle varie "lettere".
Dell’Antico Testamento invece non si possono leggere se non passi scelti, quelli precisamente ritenuti più adatti a porre in risalto la caratteristica propria di ogni libro. La scelta dei testi storici è stata fatta in modo da ricavarne una specie di compendio della storia della salvezza, prima dell’incarnazione del Signore. Non era il caso di riportare narrazioni troppo lunghe: si è fatta talora una scelta di versetti, in modo che la lettura ne risultasse sveltita. Il significato religioso di certi avvenimenti storici viene inoltre illustrato attraverso alcuni testi dei libri sapienziali, inseriti nel Lezionario come proemio o conclusione di una determinata serie storica. Figurano nell’Ordinamento delle letture della messa per le letture feriali del proprio del tempo quasi tutti i libri dell’Antico Testamento. Sono stati tralasciati solo i libri profetici più brevi (Abdia, Sofonìa) e un libro poetico (il Cantico dei cantici). Tra i libri narrativi a carattere edificante, libri che esigono una lettura piuttosto prolungata per essere debitamente intesi, si leggono Tobia e Rut; gli altri (Ester, Giuditta) vengono tralasciati. Di questi testi si legge però qualche passo nelle domeniche o nelle ferie di altri tempi liturgici. La tabella III riportata più oltre indica la distribuzione dei libri dei due Testamenti nel ciclo biennale delle ferie del tempo ordinario. Alla fine dell’anno liturgico si leggono i libri che rispondono al carattere escatologico di questo tempo, e cioè Daniele e
l’Apocalisse (OLM 110).
 

LE CARATTERISTICHE DEL TEMPO ORDINARIO


Un tempo “ordinario” o “ordinatore”?
  Oltre i tempi che hanno proprie caratteristiche, ci sono trenta tre o trenta quattro settimane durante il corso dell’anno, che sono destinate non a celebrare un particolare aspetto del mistero di Cristo, ma nelle quali tale mistero viene soprattutto venerato nella sua globalità, specialmente nelle domeniche. Questo periodo si chiama Tempo ordinario o «per annum» (Norme generali per l'ordinamento dell’anno liturgico e del calendario n. 43). 
 
Così le Norme per l'anno liturgico definiscono il tempo ordinario: un tempo senza alcuna particolare caratteristica, se non quella di essere una celebrazione scandita del mistero del Signore. Allora qui ordinario non significa qualunque, ma indica la celebrazione del mistero di Cristo che nel ritmo originario della domenica ordina, dà sistemazione misterica al tempo della Chiesa. È importante notare il rapporto che esiste tra questo tempo della liturgia e quello della nostra vita di ogni giorno, che non è normalmente segnato da nulla di caratteristico, ma nel quale sono presenti le strutture di fondo, quelle più essenziali e più profonde della nostra vita, vissute senza particolari
emozioni, ma con la tranquillità delle cose comuni, normali, ordinarie... ma che comunque ordinano la vita stessa.

Rendere grazie per la creazione e la redenzione
Il Tempo ordinario impedisce all'anno liturgico di essere un semplice itinerario catechistico. Per la maggior parte dell’anno si abbandona la preoccupazione di ripresentare il mistero di Cristo in qualche aspetto particolare suo o di quello della storia della salvezza; ci sono circa trenta domeniche su cinquanta due che non hanno particolari con- notazioni, e che permettono al giorno del Signore, alla Parola, alla Chiesa radunata, al memoriale eucaristico settimanale della Pasqua, di essere
l'esperienza fondante e l’«emozione» profonda della comunità cristiana. Ogni domenica l'Eucaristia recupera la sua forte valenza di essere momento sintesi dell'opera di Dio che va dalla creazione, alla redenzione operata in Cristo fino all’annuncio - profezia del suo compimento negli ultimi tempi. 

Il giorno del Signore, signore dei giorni
Già un'altra relazione del presente convegno ne ha già trattato in profondità. Qui richiamiamo soltanto la centralità che la domenica è ritornata ad avere nell'anno liturgico e in particolare nel tempo ordinario. Dal Concilio di Trento ad oggi le domeniche avevano perso la loro identità, riempi- te com'erano di molteplici commemorazioni di santi. Già Pio X all'inizio di questo secolo ridiede dignità al gior- no del Signore liberandolo dalle feste dei santi. La riforma del Vaticano Il ha costituito un successivo passo in avanti; nella costituzione Sacrosanctum Concilium si legge: 
la domenica è giorno di festa primordiale (...); di- venga anche giorno di gioia e di astensione dal lavoro. Non vengano anteposte ad essa altre solennità che non siano di grandissima importanza, perché la domenica è il fondamento e il nucleo di tutto l'anno liturgico (SC n. 106). 
La liturgia anche nel tempo ordinario deve celebrare soprattutto il primato di Dio, certo non al di sopra, ma dentro la vita dell'uomo.  Lasciare a Dio la prima e l’ultima Parola
I Tempi «forti» operano una scelta dei brani della Scrittura, il Tempo ordinario invece fa leggere in maniera semicontinua Vangeli e Lettere e circa un terzo dell'Antico Testamento. L'intervento ordinatore della Chiesa si riduce al minimo. In questo Tempo si lascia alla Parola di scorrere in maniera quasi continua. Così la Parola ha il potere di ritmare il giorno domenicale e il giorno feriale della Chiesa. Così le opere di Dio, l'insegnamento del Maestro, i segni che ha operato, la sapienza e i profeti d’lsraele, la visione di fede sul mondo e sull'uomo dell'antico popolo eletto, le sue risposte sul problema del male e del dolore, tutta questa ricchezza contenuta nei due Testamenti
ritma il cammino «ordinario. della Chiesa. 

I giorni feriali un tempo prezioso
II Tempo ordinario, nel suo richiamo alla ferialità, ci fa venire alla mente il tempo feriale della nostra vita. Se la domenica è la giornata centrale della settimana, tuttavia questo non significa che i giorni del tempo feriale non siano preziosi: lo sono con un altro valore. Il riferimento al mistero del signore nella nostra vita feriale è un modo per dare ad ogni minuto della nostra vita dignità e valore. Per questo non è da trascurare, nel limite del possibile per gli impegni della vita laicale, il fare anche nei giorni feriali l’esperienza dell'eucaristia, dell'ascolto della Parola, della preghiera con la chiesa attraverso la Liturgia delle Ore. La scuola della Parola e della liturgia, nel tempo senza “emozioni”, si fa ancora più vicina al tempo della nostra vita e ne diventa riferimento normale, semplice, forte nella sua ordinarietà.  



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